Ale, condensare due problemi classici in cinque parole e un quesito universale è già un piccolo capolavoro.
Da un lato, il filtro “meglio soli che mal accompagnati” funziona come selezione naturale: oggi la coppia deve aggiungere valore concreto alla vita di ciascuno.
Dall’altro lato, il dilemma simili/opposti diventa interessante se lo guardiamo come compatibilità di sistema: attrazione iniziale sì, ma il vero test è la capacità di adattarsi a tempi, ritmi e piccoli compromessi quotidiani.
In altre parole, non conta solo chi ti attrae, ma con chi funziona restare insieme senza troppi attriti.
È un po’ come un ballerino filiforme che piroetta e solleva una ballerina "in carne"… o Eddy Merckx sullo Stelvio in sella a una Graziella pieghevole 😄
Sì da un lato le donne non trovano più la realizzazione solo o necessariamente attraverso la famiglia, le relazioni fisse, dall'altro è difficile sincronizzare le aspettative, ma comunque osservo in chi conosco, anche nel genere maschile, che il desiderio di creare relazioni stabili c'è ancora e in qualcuno anche il desiderio di avere figli.
Anche dopo essere passati da precedenti esperienze sentimentali o convivenze.
È evidente che mano a mano che passano gli anni diventa più difficile trovare chi "s'incastra" con le reciproche aspettative.
Comunque non credo allo slogan "soli è bello", se dev'essere una relazione tossica meglio soli certo, ma.... "Siamo animali sociali" e arrivare a casa la sera, dopo diverse ore di lavoro, dopo mille impegni e attività sfinenti e trovare manco un cane che ti aspetta per me è triste. Per lo meno per come sono io sentirei la mancanza di una presenza.
Infatti gli animali sono diventati spesso sostituti degli esseri umani, meno impegnativi, si accontentano di poco, ti ricambiano l'affetto.
O si trovano altri modi super impegnativi per colmare "vuoti" e bisogni, e grazie anche alla tecnologia oggi la compagnia la puoi trovare online e addirittura nella A.I.
Penso non ci sia un'unica risposta su quale fenomeno originario.E, se esiste questa "inflazione", quale potrebbe esserne il fenomeno originario: maggiore autonomia individuale, aspettative più alte, o minore necessità materiale della cooperazione?
E ancora: se la coppia (nell'ambito di una "famiglia") è stata storicamente il primo spazio di apprendimento del compromesso, dove si acquisiscono oggi quelle competenze relazionali?
Perché forse non è diminuito il desiderio di relazione, ma la tolleranza verso ciò che ogni relazione inevitabilmente comporta.
Dove si acquisiscono oggi le competenze relazionali?
Boh, dal confronto con amici?
Dai social?
Ecco per ovviare alla mancanza di tolleranza...e trovare altri compromessi, oggi spesso le coppie, soprattutto quelle che vanno formandosi dopo esperienze di convivenza finite male, vivono a distanza, non vivono sotto lo stesso tetto e allargare, diventano parte anche figli avuti da altri.
La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
Confucio
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Mi ero persa questo intervento! Io credo che la risposta ce la darà solo il tempo.
Ci troviamo sicuramente di fronte ad una rivoluzione tecnologica incredibile. E questi tipi di rivoluzioni producono cambiamenti profondi nel tessuto sociale. Nulla mi stupirebbe. E nulla mi scandalizzerebbe, in effetti. Essere aperti al cambiamento è l'unico modo per non farsi travolgere dall'evoluzione.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Io sono esattamente in quella fase. Solo che non ho il cane, ma due gatti.
E' che si, dopo i 40 spesso acquisisci più consapevolezza di te, e capisci anche che non hai bisogno di un uomo. Che la coppia può essere un'aggiunta piacevole, ma solo se ne vale la pena. Cioè, solo se incontri qualcuno che ti piaccia più di quanto ti piace stare da sola.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Verissimo. Ma quale sarà l'evoluzione è difficile dirlo.
Io auspico la prima ipotesi: identità più libere e plurali. E l'identificazione in una comunità fatta di persone che si tendono una mano. Sarò un'utopista, ma credo che quello sarebbe lo scenario più bello,.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Forse il vero filtro di compatibilità è il “cosa porto”: non conta tanto ciò che offriamo in senso oggettivo, quanto quanto ci rendiamo disponibili a riconoscere l’incontro quando arriva.
Portare “nulla” può bastare, se il sistema, le due persone, tempi, ritmi, micro-compromessi quotidiani, trova il suo equilibrio naturale. In altre parole, il valore non sta sempre nelle qualità individuali, ma nella capacità di far funzionare insieme il sistema.
Un drammone brontiano, sì 😄, ma efficace come selezione naturale.


Inceghniere sehr effektiv, qvando motore muofe![]()
in questi dispositivi cartesiani, per la mia esperienza - vale quel che vale - manca l'imprevedibile;
vale a dire la circostanza di un incontro che in qualche misura sfugge a ciò che preventiviamo di volere, ma sollecita una crescita;
un tipo ideale può benissimo essere tale nel rafforzare tratti che potrebbero essere discutibili, oppure no; non si sa;
in concreto, se penso alle mie esperienze migliori, devo dire che non le avrei probabilmente scelte su un catalogo, ma si sono rivelate come fondamentali, magari proprio perché andavano a ravanare in anfratti psichici dove c'era bisogno;
per questo ho reiterato la domanda cui ha risposto Bau; specularmente, se posso rappresentare mie attitudini utili in quel senso, mi è più facile vedere in tempo reale, capire i messaggi di una persona e l'eventualità che, oltre ad eventuale attrazione, si potrebbero mettere in moto percorsi gratificanti per entrambi;
ecco, se io avessi un* figli*, cercherei di sollecitare questa capacità di percepire consapevolmente queste dinamiche e riconoscerle in modo esplicito; *
* disponibili esempi, ove il tutto risulti oscuro; prodotto surgelato![]()
c'� del lardo in Garfagnana
Quante seghe mentali! Finché c'è pisello e patonza c'è speranza![]()
Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple
Saggia Vega!
Comunque, tornando seri, io credo che da un lato l'incontro sia paradossalmente diventato più difficile. Il che farebbe sorridere se pensiamo alle dinamiche dei social e su quanto sia comune conoscere gente online.
Eppure, io che il mondo social lo analizzo a fondo per motivi di lavoro, noto dinamiche piuttosto peculiari, in cui la gente sui social esprime soprattutto la propria solitudine, ma non è minimamente in grado poi di farvi fronte nella vita reale.
Paradossalmente, le persone si lamentano sui social che sono sole, quando la soluzione sarebbe uscire dai social e misurarsi con il mondo.
Ma questo oggi a molti fa paura.
Io che della socialità ho fatto uno stile di vita fatico non poco a comprendere certe dinamiche, eppure sono così comuni che ritengo non siano spettro del disagio di singole persone, ma più una dinamica sociale.
Forse il periodo del Covid, che ha recluso la gente per mesi, ha contribuito a sviluppare questo isolamento sociale, che comunque i social network, per come sono usati, non fanno che amplificare.
Poi sicuramente anche lo stile di vita odierno non aiuta. Soprattutto per chi vive in grandi città, che sicuramente non favoriscono la socializzazione.
Eppure credo che di fondo ci sia anche una diffusa incapacità di trovarle, le occasioni di incontro. Non è che non esistano, è che non vengono praticate.
Ma ho divagato, sebbene anche queste dinamiche contribuiscono a rendere più difficile la formazione di coppie.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
Quello che descrivi mi sembra un fenomeno di isolamento strutturale: l’esposizione digitale cresce, ma la capacità di trasformarla in contatto reale diminuisce.
Non è solo questione di timidezza, città o pandemie: si tratta di una dinamica sociale più ampia, in cui la disponibilità alle occasioni concrete e la capacità di misurarsi con l’altro si indeboliscono, mentre la rappresentazione online amplifica desideri, frustrazioni e percezioni di solitudine.
I social segnalano segnali, ma non costruiscono automaticamente la rete di collegamento tra persone. L’incontro reale richiede tempo, attenzione, piccoli adattamenti quotidiani e un po’ di rischio: tutti elementi che la visibilità virtuale non genera di per sé.
Forse la sfida più interessante oggi non è creare più occasioni, ma allenarsi a riconoscere e cogliere quelle già presenti, imparando a distinguere tra la percezione e la sostanza, tra il bisogno di essere visti e la possibilità di incontrare davvero.
Ci si potrebbe chiedere, ad esempio: quanto le nostre aspettative filtrano ciò che potremmo considerare un incontro significativo? E quanto le modalità di socializzazione digitale influenzano la percezione di ciò che è possibile nel mondo reale?
Forse l’imprevedibile non manca: gli incontri decisivi raramente coincidono con ciò che pensavamo di voler scegliere.
Molte esperienze significative non sarebbero finite in nessun catalogo e funzionano perché toccano zone che non avevamo previsto ma che erano pronte a muoversi.
In questo senso, la domanda sul “cosa porto” non misura il valore personale, ma la disponibilità a lasciarsi modificare dall’incontro. L’attrazione può avviare tutto, ma sono la percezione reciproca, l’adattamento ai tempi, ai ritmi e ai piccoli compromessi quotidiani a far capire se qualcosa sta realmente accadendo.
Se dovessi trasmetterlo a un* figli*: non come scegliere “bene”, ma come riconoscere quando l’imprevedibile smette di essere casuale e diventa significativo.
In altre parole, il vero test non è il catalogo ideale, ma la capacità del sistema, due persone, tempi e micro-compromessi, di funzionare insieme senza doverlo spiegare a posteriori.