Le fasi di assestamento sono normali in ogni processo osservato sul lungo periodo: le società raramente evolvono in modo lineare e hanno già attraversato transizioni demografiche, anche violente, prima di ritrovare nuovi equilibri.
Mi chiedo però se il nodo interessante non sia tanto il livello riproduttivo globale, quanto la sua localizzazione e le condizioni sociali in cui avviene. Per la prima volta, almeno nelle società ad alta autonomia individuale, la scelta di avere figli sembra separarsi dalla necessità di costruire una coppia stabile come struttura di base. Questo apre a modelli familiari diversi — probabilmente destinati a crescere — ma modifica un equilibrio che per millenni ha legato cooperazione adulta, stabilità relazionale e crescita della prole.
Stiamo assistendo a un semplice adattamento delle forme familiari, oppure a un passaggio in cui la funzione riproduttiva diventa progressivamente indipendente dalla coppia stessa? Come, mi sembra, ipotizzi Axe.
E, se così fosse, quali effetti potrebbe avere nel lungo periodo su coesione sociale, trasmissione culturale e sostenibilità dei sistemi costruiti attorno al ricambio generazionale?


è lo stesso: un giudizio di inadeguatezza:
probabilmente perché incontra un sentimento diffuso;difficile da estirpare. E che, anzi, sta trovando terreno fertile nelle nuove generazioni. Probabilmente figlia delle tante incertezze in cui i giovani vivono oggi. Le idee estremiste attecchiscono sempre in questi contesti.
il catechismo, pure con le migliori intenzioni, non funziona coi sentimenti;A contrasto l'unica cosa che si può fare è una battaglia culturale seria. Che per fortuna è in atto e che coinvolge anche giovanissimi che invece hanno una mente più aperta e una consapevolezza diversa. Ho intervistato giusto ieri la portavoce di un collettivo femminista. Tutte ragazze universitarie di 24-25 anni. Che mi fanno ben sperare nel futuro.
E comunque una certa radicazione di mentalità antiquate attecchisce soprattutto laddove vi è povertà culturale. Ed è molto più frequente al sud che al nord. Qui fortunatamente la deriva patriarcale è molto contenuta e trovi molte più persone con la mente aperta di quelle con la mente chiusa.
io me n'ero accorto nel 94 coi miei amici di sinistra che non capivano quelli della gente che votava Berlusconi e li ballavano come minus habentes da rieducare;
se vuoi davvero competere con un sentimento, ne devi offrire uno più attraente per l'identità;
ps. per non restare sul vago, Prodi offrì - per ingenua che fosse - l'idea di diventare "europei", che piaceva molto agli italiani complessati ed esterofili, le comitive ammirate davanti al Louvre, Tate o Van Gogh, un modo per sentirsi più fighi, migliori.
c'� del lardo in Garfagnana
Io riassumerei il tutto in cinque parole, meglio soli che mal accompagnati...
...finalmente la gente comincia a capire che certe norme sociali possono essere altamente tossiche, e poi che altro dire, per come sta andando il mondo altro che passa la voglia di fare famiglia e riprodursi, che qua sta andando tutto sempre peggio
![]()
Non sta a noi produrre scenari ipotetici, non siamo tecnici del settore.
Al massimo possiamo fare ipotesi fantasiose e strampalate. Per come la vedo io, da profana, un'ottima soluzione potrebbe essere quella del puntare sulle famiglie allargate, sul concetto di comunità collaborante e cooperante. In cui il figlio eventuale non è responsabilità della sola donna ma di una serie di persone. In alcune tribù peraltro funziona già così, e in modo egregio direi.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .


no, no...![]()
intendevo una società molto intellettualizzata e creativa, anche a latere di occupazioni ordinariamente noiose, dove però l'identità di ognuno abbia anche riferimenti più gratificanti, per cui lo status e la vita di coppia perdano quel peso preponderante e ansiogeno; ma so che è un'utopia.
c'� del lardo in Garfagnana


beh, semmai noi saremmo quelli che dovrebbero proprio viverle ste cose, i pionieri;
non ti sto a dire la mia personale fisica quantistica
a questo ho sempre pensato anche io;Al massimo possiamo fare ipotesi fantasiose e strampalate. Per come la vedo io, da profana, un'ottima soluzione potrebbe essere quella del puntare sulle famiglie allargate, sul concetto di comunità collaborante e cooperante. In cui il figlio eventuale non è responsabilità della sola donna ma di una serie di persone. In alcune tribù peraltro funziona già così, e in modo egregio direi.
se ci pensi, in effetti più che le propensioni davvero patriarcali - in concreto deboli; nessuna famiglia campa con uno stipendio solo, e se lei lavora ha'voglia a giocare al patriarca tradizionale - la famiglia, di qualsiasi tipo, è difficile perché mancano reti sociali di alleggerimento, nonni, istituzioni varie, amicherie e solidarietà di prossimità;
però, ripeto: se hai due o tre generazioni che hanno elaborato un immaginario di rinuncia, con una sua epica, riti e simboli identitari, potresti non avere proprio nessuna prole, o quasi; anche perché, nella migliore delle ipotesi, ti servono tre o quattro generazioni che vadano a manetta per compensare il gap.
c'� del lardo in Garfagnana
Se il presidente, l'allenatore, tutti i giocatori, per non parlare dell' equipe medica, li decide la mamma di lui,
non resta che trovargli anche lo svago.
C'è sempre mammina.
E comunque...non c'entrano le aspirazioni lavorative, gli impegni individuali, nemmeno il livello culturale né da quale parte del letto uno preferisca dormire.
Penso che sia la cosa più naturale del mondo il fatto che, ad un certo punto della sua Storia, l'umanità inizi a smontare costrutti e comportamenti tramandati come essenziali.
È un passaggio essenziale per smontare un po' per volta tutto.
Il problema è che, una volta iniziato a smontare questi pezzi, l'essere umano si fa prendere la mano e, abbagliato dalle proprie idee su cosa sia la LIBBERTÀ, non riesce a comprendere che molte altre cose sono essenziali e imprescindibili.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Si beh la mancanza di una rete familiare pesa parecchio.
Ad esempio, prendi mia sorella. Lei vuole avere un figlio. Ma fa i conti senza l'oste. Il compagno non ha più la madre e col padre non parla. Da parte nostra mio padre ha 78 anni e non sarebbe in grado di prendersi cura di un bambino. Io lavoro e sono fuori casa praticamente sempre. Non avrebbe questo grande aiuto, dovrebbero gestirsela più o meno da soli. E abitano pure in piena campagna. Non la vedo facilissima. Diciamo che al di là di tutto pure volendoli fare, i figli, oggigiorno è complicato.
Ma stiamo andando fuori dal seminato, visto che Rdc parlava della formazione della coppia.
“Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]
Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
Penso alle mancate occasioni che viviamo, per esempio quella di raccontarci a chi incontriamo in modo naturale , senza necessità di temere come reazione la fuga; c'è chi smonta i propri pezzi e li rimette a posto nella maniera che più conviene credendo di trasmettere la parte migliore di sé, che magari è tale solo perché lo crede lui.
Magari fare un po' di schifo non è una cosa tanto negativa.
Non è tanto male dire:"io non ne sono capace", "le incombenze vorrei poterle scegliere in base a ciò che so di poter affrontare".
E invece si tenta, si prova, si riprova ad libitum ma senza alcun piacere perché ammettere che la libertà personale è già nella crescita che affrontiamo fino all'ultimo dei nostri giorni, può sembrare triste o segno di resa.
Ma vuoi mettere il piacere di ammettere di non essere in grado e il sollievo che dà?
Per me è impagabile.


eh, graziearca; un mio compagno di uni sosteneva la convenienza di scorreggiare al primo appuntamento, come manifestazione di rilassata naturalezza; Altan fece la bellissima ed ellittica: eh, se fossimo, saremmo
ma hai ragione, eh... io una volta ho chiesto: mi sapete dire perché un partner vi potrebbe volere ? e non ho ricevuto risposte; non per pavidità, ma proprio perché non è nella nostra natura ragionare non in termini di quello che ci serve, ma in quelli di "da dove può arrivare l'inatteso felice"; scombina la postura di controllo, anche solo contemplare l'idea; ma poi, per mia esperienza, di solito il meglio sta in quell'angolo cieco; assieme a tante cose dispensabili o pericolose, va detto.
c'� del lardo in Garfagnana
A proposito e restando intopic in merito la formazione della coppia, vorrei ripropone qua un profondo quesito esistenziale...
...secondo voi, chi si somiglia si piglia oppure gli opposti si attraggono?
![]()