Io sono un caso a sé perché sono contro questi tipi di reati effettuati con la parola, tranne la calunnia. Sono le mie idee (di tipo liberale classico per quanto riguarda l'impianto generale). Vieterei i partiti fascisti e comunisti, ma non la possibilità del singolo di dirsi comunista o fascista o nazista fuori da una struttura politica organizzata. Punirei l'istigazione a delinquere solo se si realizza il fatto auspicato dall'istigatore.
Ad esempio non avrei votato la legge sul negazionismo; non condivido le argomentazioni di questa corrente antistorica ma considero l'avere un pensiero negazionista come un diritto parte della libertà di parola e di manifestazione del pensiero. Proprio come non credere all'allunaggio o vedere la P2 e la mafia dovunque. Il negazionismo dovrebbe solo essere un aggravante dell'odio razziale o dell'ingiuria, se rivolto direttamente come corollario di un insulto che ferisce la sensibilità di una vittima ebrea, ad esempio, ma non utilizzerei la pena della reclusione, comunque.
Se fossi un deputato non voterei nessuna legge che limiti il diritto di parola o che stabilisca pene carcerarie per reati di parola, mi riconosco nel principio semplificato dal primo emendamento della costituzione americana.
Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.
Dò un'interpretazione estensiva del principio, come negli USA fanno ad esempio l'ACLU o Ron Paul.
Se i fascisti si riuniscono con manganelli, anche se non li usano, vanno puniti in quanto non si riuniscono pacificamente (come dice anche la costituzione italiana).







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