Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
le multinazionali, per definizione, sono allocate ovunque, quindi per loro gli effetti sono molto più complessi; in quelle dimensioni poi, sono anche attrezzate per coprirsi da determinati rischi molto più di altri, dato che hanno una gestione finanziaria e cautelativa, assicurativa, ecc...
Comuqnue le multinazionali sono per definizione anti-protezioniste, quindi una sterzata delle economie occidentali verso il protezionismo le danneggerebbe in qualche modo.

intanto, hai una perdita, cioè una tassa sul consumatore che in parte va in tasca alla proprietà e ai manager delle industrie protette; è una scelta politica; se a te va bene, perché no ? basta saperlo; poi, bisogna essere convinti che quella formula davvero aiuti il settore a svilupparsi; nell'esempio che avevo fatto a proposito delle auto giapponesi, ha solo messo a nudo una carenza e rinviato una grave crisi del settore nazionale, consentendo alla dirigenza alcuni anni per sottrarsi al mercato;
Ma ti ritorna sotto forma di posti di lavoro. Poi le tasse le avresti lo stesso, sotto altra forma: come finanzi i vari sussidi per la disoccupazione e fasce deboli? Sostenendo l'industria invece avresti meno disoccupazione.

qui, l'equivoco su cui si specula, consiste nella negazione degli interessi di classe; si evoca una tutela "nazionale", che l'opinione poco avvertita identifica con un "noi"; in realtà, quella tutela distribuisce vantaggi nella misura dei rapporti di forza interni tra classi; se io blocco la Bolkenstein, tutelo dalla concorrenza chi ha una licenza di sfruttamento del litorale; ma ostacolo anche il giovane nazionale o la cooperativa che potrebbe contendergli quel servizio; e così via per i tassisti, gli ambulanti con una rendita di posizione, e via a salire... ovviamente, quando si tratta comunque di poveri, bisogna essere comprensivi e articolati; ma non si capisce perché una famiglia romana debba avere il monopolio degli ambulanti e imporre 5 euro per mezzo litro di minerale perché il fugone è a S. Pietro e il canone della licenza è bloccato a prezzi ridicoli;


allora, il dumping è effettivamente un problema, ma diverso; cioè, va affrontato strategicamente e in modo proprio, dato che nessuno può regalarti la merce sottocosto all'infinito; c'è un dumping vero e proprio, in cui un settore straniero cerca di soffocare quello nazionale tenendo i prezzi artificiosamente bassi per il proprio standard; e allo quello è un caso speciale, ostile; ma poi c'è la circostanza che in alcuni paesi si fanno bastare davvero poco, anche cercano di aumentare i consumi, tipo la Cina, che però non viene ancora ammessa come economia di mercato a pieno titolo.
Ma questo non è a causa del protezionismo verso l'esterno, quanto piuttosto di quello interno con il solito condimento di clientelismi e monopoli.

Comunque secondo me l'equivoco è proprio sull'assenza/ritorno del protezionismo più che sulla questione di classe. Forme di protezionismo ci sono già e ci sono sempre state, solo che non si dice e si chiamano in altri modi politicamente corretti. Altrimenti come farebbe l'Occidente a mantenere la posizione di supremazia?
Poi anche se a livello nazionale si avvantaggiano determinati settori rispetto ad altri, prevale comunque la prospettiva globale su quella di classe, perché nel complesso l'obiettivo è avvantaggiare un paese rispetto agli altri e gli Usa cercano di mantenere la loro supremazia.
Cioè in pratica, tutta questa globalizzazione e liberalizzazione ci ha portato una gigantesca crisi e stallo della crescita, quindi mi pare ovvio che inizino a levarsi voci favorevoli al protezionismo, anche perché non si può crescere all'infinito.