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Forse non credi al mito degli italiani brava gente, ma coi tuoi aneddoti sembri invece avvalorare la tesi che il fascismo fu una passeggiata. Non lo fu per noi, per la mia famiglia, fra cui molti partigiani che rischiarono la vita ogni giorno e vennero rinchiusi in prigione, per il mio popolo di cui più decine di migliaia morirono nei rastrellamenti, incendi e nei campi di concentramento fascisti, per tacere dell’italianizzazione forzata.
E se essere nazionalisti vuol dire salvaguardare la propria lingua madre e tramandarla ai figli, allora sì, sono nazionalista. Ma credo lo sia chiunque in questo senso.
Non ci sono numeri certi che riguardino le foibe e per questo il mondo della politica può inventarsi di tutto, senza badare agli studi.
Vero è che non abbiamo memorie storiche condivise e per questo tempo fa è stata istituita una commissione di storici italiani e sloveni che ha redatto una relazione che si può trovare anche in rete, ratificata dal governo sloveno, ma mai da quello italiano. Perché?
Per chi non conosce bene questo argomento pubblico questo video che suggerisce solo degli spunti, ma rende l’idea della complessità delle questioni del confine orientale.
https://www.youtube.com/watch?v=FncryiyPyhc
P.S. E’ vero: furono i fascisti ad iniziare ad infoibare la gente che non parlava italiano: A Pola xe l’Arena/ la foiba xe a Pisin/ che i buta zo in quel fondo/ chi ga un zerto morbin/ E chi con zerte storie/ tra i pié ne vegnerà/ diseghe ciaro e tondo/ feve più in là, più in là. (Cobol, 1919)
Oppure una testimonianza più tarda, alla vigilia della guerra:
Quello che ho veduto in quel periodo, sino al 1941 - poi sono stato trasferito a Verteneglio- ha dell’incredibile. La crudeltà dei fascisti italiani contro chi parlava il croato, invece che l’italiano, o chi si opponeva a cambiare il proprio cognome croato o sloveno, con altro, italiano, era tale che di notte prendevano di forza dalle loro abitazioni gli uomini, giovani e vecchi, e con sistemi incredibili li trascinavanno fino a Vignes, Chersano e altre località limitrofe, ove c’erano delle foibe, e lì, dopo un colpo di pistola alla nuca, li gettavano nel baratro.
(Raffaele Camerini, 1940, riportato nel libro Foibe di Jože Pirjevec)
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