Wittgenstein era un logico, e parlava in campo logico. Le proposizioni di cui non si deve parlare non sono tali perché "non si deve", ma perché nell'ambito della logica non portano a conclusioni e confondere il mondo della logica con quello interiore porta a conclusioni basate più su quello che vogliamo, o vogliono farci credere, di non dimostrabile. Ha smentito delle premesse, ma il tractatus resta un'opera basilare sulla filosofia del xx secolo. Filosofia strettamente legata alla scienza, qui non si parla di metafisica ma di linguaggio, e di come questo può o non può descrivere la realtà. Inoltre non tiene conto dei limiti di esprimibilità del reale, perché premette una perfetta aderenza del descrivibile col reale che non era realizzata né lo è stata mai. Fissa solo delle regole.
Nel campo della meccanica quantistica, alcuni risultati sono provati, ma non hanno senso logico. Se col metodo Galileiano devo vedere Dumbo che vola perché questo sia vero, vederlo non sconvolge meno la nostra concezione della realtà. E per chi segue la meccanica quantistica, anche se non si spinge a prevedere Dumbo, dice cose che sconvolgono il mondo come era stato concepito. Einstein la rifiutò non per motivi procedurali, o perché trovasse sbagliate delle formule, ma perché le conclusioni erano troppo incredibili per lui, che era abituato a pensarla in altro modo. Se non metodo, è una mentalità antiscientifica in cui cadiamo tutti con l'età, anche Einstein: il conservatorismo mentale.
Einstein non voleva crederci. E non è da biasimare troppo. la teoria del dualismo onda/particella non esprime due facce di una medaglia compatibili, da dirsi semplicemente "ma guarda, chi avrebbe detto che fosse così...". Descrive due situazioni incompatibili, che si definiscono rispettivamente nel momento in cui un essere senziente provvede a controllare. E' una medaglia con una sola faccia che appare in un modo o in un altro non per motivi esterni o per trasformazioni, ma perché è stata guardata.
Cosa che ha senso se ammettiamo che partendo da un dato stato, non c'è una linea temporale che lo modifica univocamente, creando "la storia", ma che tutto quello che può succedere succede contemporaneamente. A questo punto il ricercatore segue una e una sola realtà, è risucchiato nell'esperimento in un possibile esito, non sapendo di esistere in altri piani, dimensioni come si vuole chiamare, ne sta guardando per forza uno di questi esiti come da natura umana. Allora ha senso.
Complimenti se hai capito qualcosa del tractatus alla prima lettura, io lo trovai incomprensibile. Cominciai a capire qualcosa non solo rileggendolo, ma anche con l'ausilio di commentari e articoli.







Rispondi Citando