In via ordinaria, chi sia cresciuto in ambiente cattolico - non importa se credente o meno - non percepisce l'eccentricità di questo sistema religioso e i problemi dottrinari che esso pone:
se partiamo dall'ebraismo originario, la religione di Gesù, si trattava di un sistema fondato sui Comandamenti e sui precetti della Torah, interpretati però dai rabbini, dove l'AT era solo una narrazione indicativa e poetica;
Torah e interpretazioni fungevano da camera di compensazione elastica e flottante a fronte dei principi, e nei Vangeli i rimandi a quella prassi sono numerosissimi; Gesù argomenta proprio come un rabbino, con quei paradossi che rimandano alla coscienza individuale: non sappia la sinistra cosa fa la destra... fino al Sabato per l'uomo, che non era una novità per gli ebrei: cioè, si può derogare al precetto se vi è necessità, e non stupisce affatto che l'ebreo ellenizzato Paolo parli a coloro che sono legge a se stessi, e quindi esercitano la stessa valutazione in coscienza;
i problemi sorgono quando per secoli quella cultura diventa intrisa di ellenismo, razionalismo, e poi si produce l'eccezione Gesù-Cristo; perché un problema ?
perché quel sistema, prima in equilibrio, perde quella camera di compensazione che lo rendeva in qualche modo elastico, e diventa un sistema normativo pieno di postulati teologici che si confrontano col razionalismo del pensiero ellenistico;
affermare come evento centrale ed essenziale la Passione e la Resurrezione, significa implicare che l'AT e la Torah non fossero sufficienti, e quindi - per lo standard razionalista ellenizzato - un dio imperfetto, che avrebbe dovuto correggerSi; già questo è un problema enorme alla luce della teologia medievale;
poi, nei primi secoli, i vescovi dovevano sostanziare il principio del Nulla Salus..., cioè: non c'è salvezza fuori dalla Chiesa e dalla fede in Cristo risorto; ma questo, nel costrutto teologico, presenta problemi ancora più grandi:
perché, se la Salvezza dipende dalla fede nella Resurrezione, la Passione diventa un evento imprescindibile e necessario, inteso da Dio; ma questo significa anche che anche la "collaborazione" di Pilato, del sinedrio, di Giuda e dei soldati romani era indispensabile; se questi soggetti fossero stati liberi di agire diversamente, si sarebbe dovuto ammettere che in fondo anche la Passione e la Resurrezione erano eventi dispensabili;
infatti, già nel IV° secolo Agostino negava il libero arbitrio, e fu minacciato e costretto ad abiurare - salvo poi riconfermare, quando fu al sicuro- perché le implicazioni toglievano potere ai vescovi;
quando la questione è arrivata a Lutero, l'alternativa era tra gettare alle ortiche le Scritture o il potere del clero, e lui non ha avuto dubbi;
ha preferito dire ai fedeli: le cose vanno così perché siamo predestinati, quindi Dio non fa errori, non si corregge, Cristo è necessario, anzi è l'unica cosa necessaria, e anche la fede è una Grazia divina, che dipende solo da Dio, senza alcun merito, come dice Paolo;
capisco che sia un'idea controintuitiva per la maggior parte delle persone, soprattutto quelle educate in ambiente cattolico e poco familiari alle questioni teologiche e filosofiche; ma era l'unica formula per far quadrare i conti e salvare l'autorevolezza delle Scritture, dopo che la stampa cominciava a diffonderle e lo stesso clero decentrato cominciava ad interpretare in proprio, e che nei secoli precedenti si era visto un florilegio di eresie;
tutto questo solo per accennare a solo un paio di problemi che la narrazione cristiana poneva dal punto di vista teologico, discostandosi dall'impianto originario; quello luterano, cerca di tagliare via tutte quelle costruzioni abusive e ricreare l'antico equilibrio, con i riferimenti biblici, temperati dall'esercizio della coscienza, e senza una chiesa-autorità chiamata a rispondere della logica, sempre sotto schiaffo.






- perché le implicazioni toglievano potere ai vescovi;
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