Sarà pure come dici tu; infatti in me esiste un senso di discontinuità: un voler essere ma non esserci.
Il carattere delle persone difficilmente cambia ma dura tutta la vita; inconsciamente cerco un punto fermo, foss'anche un'ancora di salvezza: forse è questo che mi induce a credere in Dio.
Non sento alcun ricatto all'obbedienza divina e cerco di vivere la mia esistenza nel migliore dei modi, in senso anti egoistico, ed è in questo vivere che intravedo in trasparenza le storture.
Un aspetto che del vangelo ho sempre apprezzato è la ripugnanza di Gesù verso l'ipocrisia, e quasi sempre gli ipocriti li capisco al volo, come capisco bene anche un parlare per se e non per gli altri.
Infine non considero Dio come estremo giudice verso gli altri ma verso me stesso, come vorrei che Dio potesse conoscere i miei pensieri nel più profondo facendomi capire in qualche modo ciò che in me è buono e ciò che è cattivo!

Axe! Quante ave Marie mi dai per penitenza?