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Opinionista
Tecnologia Ai. Non è solo Google ad avere paura della nuova intelligenza artificiale!
Il seguente è un estratto (in corsivo) di un articolo Di Avvenire.it di Paolo Benanti di cui in calce fornirò il link … che a mio parere sarebbe tutto da leggere in quanto fornisce un quadro veramente interessante sullo sviluppo di questa rivoluzionaria maniera di rispondere a ogni nostra richiesta conoscitiva su quasi ogni argomento e come questo nuovo approccio sia completamente innovativo e perturbante per i vecchi sistemi di inquiry!
“Chat Gpt appartiene a una famiglia di intelligenze artificiali basate sul machine learning utilizzando una tecnica di deep learning nota come transformer, che consiste nell’utilizzare una rete neurale per analizzare e comprendere il significato di un testo. Nello specifico, ChatGpt fa parte della famiglia degli InstructGpt, modelli formati tramite deep learning ma poi ottimizzati tramite il rinforzo umano. Il sistema potrebbe rivelarsi come un disastro finanziario per Google in quanto fornisce risposte superiori alle domande che attualmente rivolgiamo al motore di ricerca più potente del mondo. Sebbene ChatGpt abbia ancora ampi margini di miglioramento, il suo rilascio ha portato la direzione di Google a dichiarare un “codice rosso”, più o meno come lanciare l’allarme antincendio. Alcuni ritengono che l’azienda si stia avvicinando al momento temuto dalle più grandi protagoniste della Silicon Valley: l’arrivo di un enorme cambiamento tecnologico che potrebbe sconvolgere la propria attività.
Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, ha partecipato a una serie di riunioni per definire la strategia di AI di Google e ha modificato il lavoro di numerosi gruppi all’interno dell’azienda per rispondere alla minaccia rappresentata da ChatGpt, secondo quanto riportato in un memo e in una registrazione audio ottenuti dal New York Times. I dipendenti sono stati anche incaricati di costruire prodotti AI in grado di competere con quelli di OpenAI. Google funziona analizzando miliardi di pagine web, indicizzando i contenuti e classificandoli. Quindi, fornisce all’utente un elenco di link su cui fare clic. ChatGpt offre qualcosa di più allettante: un’unica risposta basata sulla propria ricerca e sulla sintesi di tali informazioni. Insomma, ChatGpt non risponde con una serie di link ma con una risposta stile vecchio Bignami, il libretto di riassunti per la scuola che si usava alle superiori, per salvarsi in vista di una interrogazione.”
L’autore spiega come lui stesso abbia provato ha trovare la soluzione ad una questione di culinaria su come fare un dolce … provando sia le richieste tradizionali che quella usando ChatGPT ed ha scoperto che su 13 casi su 18 la risposta del secondo era più “utile” per risolvere il problema … facendo notare che pur essendo il termine “utile” piuttosto soggettivo ha potuto constare che la risposta di ChatGPT era più chiara ed esauriente mentre Google si limitava a dare una lista di link da cliccare dove non era facile trovare una risposta altrettanto chiara ed esaustiva!
“Questo fa capire la principale minaccia di ChatGpt nei confronti di Google: fornire una risposta unica e immediata che non richiede un’ulteriore scansione di altri siti web. Nel linguaggio della Silicon Valley, questa è un’esperienza “senza attrito”, una sorta di santo graal, perché i consumatori online preferiscono in larga misura servizi rapidi e facili da usare. Google dispone di una propria versione di risposte sintetiche ad alcune ricerche, ma si tratta di compilazioni della pagina web più votata, e in genere brevi. Ha anche un modello linguistico proprietario, chiamato LaMda, talmente valido che uno degli ingegneri dell’azienda ha pensato che il sistema fosse senziente. Anche se Google perfeziona i chatbot, deve affrontare un altro problema: questa tecnologia cannibalizzerebbe i redditizi annunci di ricerca dell’azienda. Se un chatbot risponde alle domande con frasi stringate, le persone hanno meno motivi per cliccare sui link pubblicitari.”
Questi link …. Non sono altro che una collezione di link cliccabili fra i più richiesti ed aprono ad annunci per la maggior parte “pay-per-click” ed alla possibilità di ricerche di mercato ma anche ad utilizzi geopolitici delle notizie come nel caso della propaganda sui vaccini, sulla guerra ed alle temute “fake news”.
Ia parte!
Ultima modifica di gillian; 15-01-2023 alle 17:31
sono modesto e me ne vanto!
Gil

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