boh... mi rendo conto dell'antipatia di quello che dico, ma sticazzi:
il punto sarebbe - esattamente - che quello che si sa, per quanto importante, non esaurisce le possibilità, nonostante il restringimento di quelle nel tempo; ovviamente, serve una capacità reattiva, in termini di energie disponibili;
per "capacità" non intendo una categoria morale, ma un canale di flusso di gioia creativa; magari una fallisce l'obbiettivo di fare la soprintendente di un museo per cui ha studiato anni, e diventa la campionessa mondiale di origami o di centrini all'uncinetto ed è felice così, gira il mondo e conosce un sacco di gente;
se tu, correttamente, poni a Dark la questione degli stati dell'"io" - una cosa parecchio sofisticata - a maggior ragione ti dovrebbe sorgere il dubbio sul vincolo posto dalla narrazione di sé, che invece opera come un vero e proprio testo, esterno, oggettivabile.







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