Citazione Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
Per ora stiamo aumentando, quindi mi pare che il problema non si ponga, salvo diventare effettivamente non più adatti all'ambiente.

Ma questi valori assoluti, inutili ed irrazionali, saranno forse schematismi utili a qualcosa, come dicevo più sopra, forse come i bias, un'euristica?

Non capisco ancora perché insisti con la prevedibilità vista la complessità della mente e dei comportamenti. Il fatto di considerare una base biologica non ti dà la chiave automatica per sapere che passa nella mente. Al film di fantascienza non siamo arrivati.
Tutto è partito dal termine inutile e autolesionista del comportamento legato a certi valori, ma probabilmente di inutile realmente non c'è nulla.
Anche perché difficilmente si selezionerebbe nell'Evoluzione qualcosa di non utile o inadatto.
la prevedibilità ti offre la prova che il meccanismo che ipotizzi effettivamente funzioni in un certo modo, e perciò produca quel risultato, e non un altro; a certe condizioni corrisponde un determinato esito; altrimenti è astrologia, suggestione; pertanto:

a) tu puoi osservare che in effetti la quasi totalità delle persone coltiva consapevolmente o inconsapevolmente forme - anche diversissime, e più o meno strutturate di "sacro"; ci sei o no ? perché se non vedi questo è un problema di acquisizione della realtà;

b) a questo punto puoi cercare una spiegazione di utilità sociale di questo comportamento, tale da renderla congruente ad un modello evolutivo che le avrebbe selezionate, magari - la vedo dura, viste le differenze ideologiche - sotto forma di schema "biologico";

per brevità, alla fine ti troverai a dover spiegare perché l'essere umano manifesta un attaccamento identitario a dottrine del sacro che lo espongono a quella che a tutti gli effetti è una privazione priva di concrete remunerazioni di qualsiasi tipo, inclusa l'immaginaria gloria memoriae dei propri simili; cioè, una circostanza che nel mondo animale, e men che meno tra gli stessi mammiferi, è osservabile;

se tu vuoi in qualsiasi modo argomentare un quadro "naturale" della condizione umana non puoi aggirare il nodo della coscienza; e non nell'accezione conesca di sede dell'etica in sé; ma, innanzitutto, nella sua acquisizione dell'identità che contrasta con quelle altrui, cioè nel pensarsi, e attaccarsi a quell'identità come opposizione alla morte, di cui si è consapevoli; e questo tu lo puoi anche ascrivere ad un fattore biologico, volendo;

ma, allora avresti:
1) una biologia che ti spinge ad affermare un'identità --> l'identità che ti richiede un modello astratto cui conformarsi, anche ove cambino le esigenze concrete, e cioè non-negoziabile; altrimenti non sarebbe identità;
se una veggente ti dicesse che tra 10 anni vedesse una Vega sana di mente che tortura i cani per strada, tu le diresti: impossibile ! io non sono così ! e nemmeno se fosse prassi legittima e praticata da tutti gli altri, o magari non conformarsi ti darebbe problemi;
quindi:
2) avresti una spiegazione più o meno biologica della necessità di un "sacro", nemmeno congruente ad un'esigenza sociale, ma al funzionamento stesso dell'individuo cosciente in rapporto con la sua identità, laddove il caso deviante è significativamente classificato come patologia, cioè la schisi, lo sdoppiamento di personalità, ecc...

capisci perché sta cosa del sacro non si può liquidare con tanta facilità, nonostante non funzioni come la butta lì Cono ?