poco o nulla; tutto il mio pathos si riversa sulla circostanza di essere compreso o meno nella possibilità relazionale, che si combina con un certo fatalismo del destino; mi spiego:
se una "mi vede" e capisce l'essenziale, le può piacere, oppure no; nel primo caso, si apre una potenziale relazione; questa può essere agita, proseguita, oppure finire, per tanti motivi, e lì interviene il fatalismo;
ma l'essere visti e capiti è già un fatto eccezionale e conchiuso, un evento reale, e nessuno lo può togliere;
per essere gelosi è necessario il fantasma di essere fungibili, sostituibili;
ma questo non è possibile se si è elaborata una propria identità di relazione; al più, si può soffrire se quella persona desidera altro e ci si deve fare una ragione; ma una persona equilibrata valuta il disagio di non contribuire più al benessere di quella persona e riduce l'attaccamento.







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