Propongo un estratto dell’articolo “La vocazione” di Albano Martín De La Scala, pubblicato nella rivista “Lettera e Spirito” del Giugno 2013 (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-suf...t/la-vocazione).
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La parola “vocazione” deriva dal vocabolo latino “vocatus” e ha radice comune con il termine “vox”: voce; il significato etimologico è quello di “chiamata”. Chiamata che, se intesa in senso superiore, procede direttamente dal centro supremo di cui parla Guénon nella citazione introduttiva [vedi testo completo], centro che, a livello microcosmico, corrisponde simbolicamente al cuore. Tale chiamata parte dal centro di ogni essere ed è rivolta a ciascuno di essi con il nome essenziale e profondo che lo caratterizza, il quale è diverso da quello di tutti gli altri ed è propriamente unico. Tale nome essenziale però, combinandosi con l’ambiente che incontra nel suo percorso che dal centro si diffonde simbolicamente nello spazio, si vela e si rivela allo stesso tempo con modalità via via più esteriori. La graduale alterazione e come mascheramento del nome, hanno fra gli altri effetti quello di permettere, anche a chi abbia un orizzonte intellettuale più limitato, di poter comunque percepire, al suo livello, questa chiamata centrale.
Questa pluralità di nomi può aiutare a comprendere come la stessa parola “vocazione” possa essere intesa con significati e a gradi molto diversi. Può, ad esempio, riferirsi al dominio della spiritualità pura, oppure a quello psichico, inteso come origine relativa dell’individualità. Ne consegue che, anche quando si parla di vocazione, si può legittimamente intendere la chiamata dell’uomo allo spirituale, oppure quella predisposizione dell’essere a esercitare un mestiere o una funzione particolare piuttosto che altre. È chiaro che i punti di vista di cui si tratta, riferendosi a piani diversi di realtà, non sono affatto in opposizione, anzi, è nell’espletazione delle attività più esteriori che l’essere può trovare un supporto adeguato per aprirsi a quelle più profonde.
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Nella parte più profonda e intima dell’essere umano vi [è] una presenza che non è di natura individuale ma universale. Questa presenza è sempre viva, ed è questa la ragione per cui gli esseri esistono, ma, al giorno d’oggi, i sensi interni che permettono all’individuo di percepirla, spesso sono come addormentati o narcotizzati. Nonostante questo, la sua vitalità, a volte, si può manifestare attraverso delle vibrazioni interne che risuonano come un richiamo interiore al trascendente. Ciò è dovuto al fatto che i simili si attraggono, tendendo naturalmente verso la riunificazione di ciò che è stato sparso.
Come abbiamo avuto modo di indicare, da un punto di vista iniziatico, l’unione che bisogna ricercare è quella del soffio divino, presente nel foro interiore di ogni essere umano, con l’origine spirituale da cui nasce. È in ciò che è contenuto il senso profondo dell’amore.
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L’appello che nasce nel centro si diffonde nello spazio attraverso vibrazioni caratterizzate da cerchi concentrici, si può quindi intuire come il seguire questa chiamata corrisponda a un cammino che, procedendo in senso inverso, trovi il suo punto di partenza nel cerchio esteriore, che corrisponde all’attuale stato di percezione della realtà nella quale si trova l’essere e lo porti, attraverso tappe successive corrispondenti al raggiungimento di cerchi via via più piccoli, a ritornare alla propria essenza profonda.
Il passaggio da un cerchio esteriore a uno più interiore implica l’attualizzazione di tutte le possibilità comprese nello spazio esistente fra i due e, di conseguenza, il raggiungimento del centro, nel caso specifico dello stato umano, comporta lo sviluppo armonico e totale delle potenzialità in esso contenute.
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In definitiva seguire la vocazione, significa trovare un centro alla propria vita, a esso tendere e a esso attenersi.
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