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Discussione: Sigmund Freud e l'immaginazione

  1. #106
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    Solo che Freud aveva le fantasie sulle sue solite pulsioni, quella di morte a questo giro. E di sicuro non ci aveva azzeccato con le altre pippe psico-sessuali, le fasi, l'aggressività e poi esagerazioni con i sogni, l'inconscio ed i desideri inconsci e rimossi.

    Pagine e pagine di giri di argomenti pur di non dire chiaramente in cosa Freud e altri dopo di lui avevano sbagliato o non capito appieno.
    è arrivata l'esperta
    presenta un paper, vinci il Nobel e diventi famosa.
    c'� del lardo in Garfagnana

  2. #107
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    E' arrivata la
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  3. #108
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    Tu trovami in natura, in generale, un'assenza di conflitti, anche minimi. In un branco di animali, prendi i gorilla ad esempio, il silverback gestisce anche i conflitti fra i vari membri.
    qui si parla del conflitto entro la personalità, tra pulsione ed educazione/morale;
    Sembra che la socialità debba creare un paradiso terrestre a sentire quello che dici.
    Noi abbiamo anche una possibilità più complessa di trasmissione delle informazioni, date le capacità del linguaggio verbale e cognitive del nostro cervello. Da un certo punto di vista le leggi potremmo vederle come un mezzo ulteriore per gestire e controllare i comportamenti.
    certo; ma significa che altrimenti la gente si comporterebbe diversamente, per istinto; forse un giorno i carnivori elaboreranno un'ideologia mite, proveranno sensi di colpa e diverranno vegani, chissà
    Questa cosa dei pompini e le malattie la devi spiegare
    controllo della salute, vantaggio evolutivo;
    Non è detto in assoluto che il pudore sia solo un prodotto della cultura. Che poi, se vogliamo, c'è chi distingue fra pudore e vergogna. Che ci siano influenze diverse nelle emozioni secondarie e frutto anche dei fattori sociali e culturali l'abbiamo detto. Fatte salve le influenze culturali, il pudore, nel senso di una certa riservatezza, l'appartarsi e non condivisione di qualcosa della propria vita e delle emozioni, non è detto che non sia qualcosa che abbiamo sviluppato per una difesa interiore personale.
    E non è nemmeno detto che i nostri antenati facessero sesso sempre in mezzo ad altri. L'atto sessuale comporta dei rischi, in quel momento non siamo vigili verso altro, siamo più vulnerabili, possibile che la coppia cercasse punti più appartati. Tanti animali hanno rapporti molto brevi e ripetuti probabilmente proprio per questo.
    è pieno di ricerche su civiltà e comunità che non hanno pudori sessuale, isole Trobriand ecc...
    nelle civiltà antiche si faceva di tutto e allo scoperto; c'è uno scritto di Catullo in cui lui racconta di essersi aggiunto a due servitori 13enni che copulavano; non solo lo faceva, ma lo raccontava; solo 2mila anni fa;

    è ovvio che si tratta di costrutti culturali, e comunque con un gigantesco conflitto con gli istinti; perché poi il punto è questo:
    vorresti fare una cosa, ma il babbo e la mamma, che ti vogliono tanto bene e da cui dipendi, ti dicono che non si deve; e pure gli altri; perciò se tu vuoi, allora sei cattiva e devi fare penitenza; ti ricorda qualcosa ? se continui a desiderare il babbo e la mamma potrebbero non volerti più bene e abbandonarti; che fai, brutta cattiva ?

    diventi buona, obbedisci e reprimi; ma resti la persona con quell'istinto, che ti costa tante energie reprimere; te lo sei dimenticato in soffitta, ma continua a pesare e toglierti energie; così diventi una rompicoglioni acida e aggressiva, e ti dispiace perché ti incasina la vita, a domino; però hai obbedito, sei a posto, come tutti;
    e te la prendi con Freud, come tutti
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  4. #109
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    Peccato che Freud non le avesse azzeccate tutte e nemmeno altri dopo di lui

    Tu puoi fare tutte le supercazzole che vuoi, e patetici riferimenti personali, ma un concetto come la pulsione di morte che senso ha, sia come spiegazione scientifica, etologica e psicologica, che legata all'evoluzione? Perché lui credeva che esistesse questa pulsione di morte così come quella di autoconservazione, a cui era contrapposta.
    Ci sta pure il caso che riporti tu ma l'autosabotaggio ha spiegazioni un pò differenti da quella degli esordi di Freud. Ci possono essere insicurezze e poca stima di sè stessi, aver avuto un attaccamento insicuro, persone vicine svalutanti, avere paura del fallimento o del successo perfino, aspettative nel lavoro o in famiglia e carico di responsabilità, cose che insomma generano ansia e/o poca considerazione di sè. Per rimanere anche in situazioni e schemi conosciuti, può arrivare l'autosabotaggio. Quindi diventa una sorta di controllo degli eventi e autoconservazione di sé anche se in un modo che genera un circolo vizioso e tarpa le ali.
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  5. #110
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    Peccato che Freud non le avesse azzeccate tutte e nemmeno altri dopo di lui
    ma che vuol dire ? tutte le discipline di ricerca sono provvisorie, per definizione; se Lister fosse nato un secolo prima e avesse abbozzato sistemi di disinfezione, non gli andresti a contestare che ora c'è l'acido fenico;
    Tu puoi fare tutte le supercazzole che vuoi, e patetici riferimenti personali, ma un concetto come la pulsione di morte che senso ha
    vedi ? la cultura psicanalitica è talmente entrata in profondità nella nostra mentalità, che tu stessa dai la stessa risposta di Freud:
    sia come spiegazione scientifica, etologica e psicologica, che legata all'evoluzione? Perché lui credeva che esistesse questa pulsione di morte così come quella di autoconservazione, a cui era contrapposta.
    Ci sta pure il caso che riporti tu ma l'autosabotaggio ha spiegazioni un pò differenti da quella degli esordi di Freud. Ci possono essere insicurezze e poca stima di sè stessi, aver avuto un attaccamento insicuro, persone vicine svalutanti, avere paura del fallimento o del successo perfino, aspettative nel lavoro o in famiglia e carico di responsabilità, cose che insomma generano ansia e/o poca considerazione di sè. Per rimanere anche in situazioni e schemi conosciuti, può arrivare l'autosabotaggio. Quindi diventa una sorta di controllo degli eventi e autoconservazione di sé anche se in un modo che genera un circolo vizioso e tarpa le ali.
    come sovrainsieme, la pulsione di morte può essere spiegata come una forma radicale per placare l'angoscia generata dalla tensione; si rinuncia e distrugge per non subire passivamente la prospettiva temuta di essere sconfitti e impotenti;

    ora, i dettagli possono essere discussi, ma il principio spiega tantissimo: se c'è un importante investimento in un determinato nodo, la paura di fallire per un giudizio esterno è talmente soverchiante e distruttiva da far optare per l'amministrazione in proprio del fallimento; esempio banale: l'adolescente che non ci prova con la ragazza che gli piace perché teme l'eventuale rifiuto più di quanto desideri;

    non so se si può parlare di pulsione primaria, al pari di quella sessuale; ma tu potresti benissimo ipotizzarla come evoluzione adattativa della consapevolezza di dover morire e del desiderio di una pace/atarassia organica, soprattutto nel caso di un eros depotenziato o depresso, e la prevalenza della sofferenza cronica; forse i malati terminali e gli anziani molto debilitati, soprattutto quelli che erano molto attivi, possono attingere a un apparato autonomo che desidera l'annullamento dei desideri, con la morte; in fondo, si tratta di anestetici;
    persino un eros compulsivo può avere quella funzione anestetica e distruttiva;

    al di là dei giudizi, di persone così abbiamo esperienza tutti; sono circostanze reali.
    c'� del lardo in Garfagnana

  6. #111
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    ma tu potresti benissimo ipotizzarla come evoluzione adattativa della consapevolezza di dover morire e del desiderio di una pace/atarassia organica
    Questa e la solita roba psicanalitica. Un pò più scientifiche sono le spiegazioni successive, tipo comportamenti di evitamento appreso come anche il mantenimento dell'immagine di sè nel non affrontare una prova e avere la conferma di non essere capace. Sarebbero benefici sul momento anche se poi sul lungo termine diventano un problema e lo schema purtroppo si ripete.
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  7. #112
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    Questa e la solita roba psicanalitica. Un pò più scientifiche sono le spiegazioni successive, tipo comportamenti di evitamento appreso come anche il mantenimento dell'immagine di sè nel non affrontare una prova e avere la conferma di non essere capace. Sarebbero benefici sul momento anche se poi sul lungo termine diventano un problema e lo schema purtroppo si ripete.
    non capisco: tu descrivi un segmento di un sistema di trasmissione di forze, come fosse il sistema tutto, visto come sistema alternativo; senza peraltro che ci sia una differenza sostanziale in termini di scientificità popperiana; sempre su un terreno ipotetico ti muovi;

    capisco possa essere teoricamente questionabile, ma il procedimento analitico è esattamente quello di individuare quella che tu stessa vedi come un problema; e cioè che la difesa dell'immagine/identità si atteggia a corazza - pure utile, per esempio nei bambini soggetti a traumi che si desensibilizzano - ma poi diventa ostacolo, limite disfunzionale;

    l'isolamento di un segmento può essere suggestivo; ma anche deviare da una corazza all'altra, se la terapia manca di affrontare certe radici conflittuali; tra l'altro, questo trend di de-psicanalizzare la terapia è oggetto di un certo vaglio critico, per un motivo semplice:
    è una cosa molto gratificante e vantaggiosa, come il dolce per il palato; tipicamente, nelle prime fasi di qualsiasi terapia, il paziente prova un grande sollievo, perché l'analista gli spiega cose tipo quelle che hai scritto; razionalmente capisce e si sente in controllo; ma la radice emotiva del comportamento è rimasta intatta, perché è più in profondità, sta a monte del sistema di trasmissione;

    che è un po' la differenza tra un uomo che ti imbrocca e recita la parte di uno assertivo e sicuro di sé, ma dopo due minuti che parla ti rendi conto che è tutta aria fritta; quello, poveretto, è consapevole delle sue insicurezze e si è fatto la sceneggiatura, ma non gli regge la pompa, proprio perché manca di centratura emotiva;

    giusto o sbagliato, il percorso di analisi postula la neutralizzazione emotiva del conflitto; in effetti, non "guarisce" in senso proprio, ma abitua a convivere con una propria fragilità senza che questa possa interferire più di tanto con funzioni normali; quello che ti broccola smetterà di fare la scena, ti racconterà che gli piacciono i fumetti e va sempre a Lucca, e se gli sputi perché tu solo prime edizioni in lingua originale, avrà un dispiacere gestibile, ma non smetterà di andare a Lucca.
    c'� del lardo in Garfagnana

  8. #113
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    Guarda, non importa fare tanti giri di discorsi e scomodare popper dato che si tratta appunto di meccanismi già riscontrati, come il condizionamento operante, le zone confort, i bias, le credenze su sè stessi, gli stili di attaccaemnto, come funzionano lo stress, l'ansia e la paura ecc...
    Se c'è poi da scavare indietro nel tempo, dipende come li spieghi quei motivi negativi originari. Se li spieghi con una pippa vecchia, tipo la pulsione di morte, non vai a capire le ragioni ed i meccanismi veri che hanno portato e portano a certi comportamenti.
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  9. #114
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    Guarda, non importa fare tanti giri di discorsi e scomodare popper dato che si tratta appunto di meccanismi già riscontrati, come il condizionamento operante, le zone confort, i bias, le credenze su sè stessi, gli stili di attaccaemnto, come funzionano lo stress, l'ansia e la paura ecc...
    appunto, segmenti intermedi del processo;
    Se c'è poi da scavare indietro nel tempo, dipende come li spieghi quei motivi negativi originari. Se li spieghi con una pippa vecchia, tipo la pulsione di morte, non vai a capire le ragioni ed i meccanismi veri che hanno portato e portano a certi comportamenti.
    vabbè, ma non stai dicendo nulla di utile, come al solito;
    hai un'ipotesi; la puoi confutare in modo controfattuale, ma non lo fai; Popper in questo caso serve a poco, perché la disciplina per sua natura non può essere nomotetica più di tanto; avevo fatto l'esempio dell'inflazione;

    in un terreno come questo, l'unica cosa utile è verificare se le procedure che metti in opera in base all'ipotesi sono utili oppure no;
    posto che al fondo dei comportamenti gestiti dal sistema limbico quella roba c'è, e non le elaborazioni sovrastrutturali che descrivi e che comunque devono avere una causa prima di relativo squilibrio rispetto ad una normalità convenzionale;

    una persona fa SEMPRE qualcosa perché ne ha desiderio diretto, oppure per scongiurare qualcosa che teme;

    in questo ultimo caso, o si aggredisce ciò che è temuto, o, non potendo far questo si adottano strategie laterali di compensazione, rimozione e sublimazione dell'oggetto tensivo che si crea dalla frustrazione.
    c'� del lardo in Garfagnana

  10. #115
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    Non è che sono segmenti intermezzi del processo e basta, è che al di là delle cause specifiche personali, i genitori che hanno valorizzato poco o nulla il bambino, le prese di giro a scuola o altro, si creano quegli schemi mentali, quelle reazioni di evitamento, quelle ansie e paure per noti meccanismi psicologici e fisiologici.
    Il rapporto è inscindibile, perché le esperienze ti plasmano il cervello. Il tuo schema della paura non sarà uguale al mio perché abbiamo avuto delle esperienze diverse, ma certi condizionamenti, certi meccanismi reattivi e difensivi possono essere uguali.
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  11. #116
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    Non è che sono segmenti intermezzi del processo e basta, è che al di là delle cause specifiche personali, i genitori che hanno valorizzato poco o nulla il bambino, le prese di giro a scuola o altro, si creano quegli schemi mentali, quelle reazioni di evitamento, quelle ansie e paure per noti meccanismi psicologici e fisiologici.
    Il rapporto è inscindibile, perché le esperienze ti plasmano il cervello. Il tuo schema della paura non sarà uguale al mio perché abbiamo avuto delle esperienze diverse, ma certi condizionamenti, certi meccanismi reattivi e difensivi possono essere uguali.
    tutto questo è ovvio, esattamente come per l'economia o altre discipline in cui interagisce una molteplicità di fattori; in questi casi puoi fare ipotesi solo fingendo una coeteris paribus e cercando di sterilizzare le concausa, che riduci quanto puoi a parametri, per descrivere l'andamento di una variabile;

    i riscontri li hai nella sensibilità al trattamento; ma devi fare un lavoro di carotaggio che comunque è una procedura ardimentosa; perché, poniamo, ti si presenta un 25enne; quello ti racconta di un suo disagio e tu devi comunque desumere aggirando la sua stessa esposizione; perché magari quello ha davvero i genitori svalutanti, ma lo nega a sé stesso, o è altrimenti reticente su circostanze essenziali;

    come fai, materialmente, a cercare una diagnosi se non parti da quello che tu definisci un azzardo, e cioè partire da un'eziologia connessa ad ipotesi astratte ?
    ho parlato di carotaggio proprio perché il marker geologico del problema cominci a vederlo in termini di robustezza/risposta dei diversi strati psichici, ma sollecitazioni su base comunque arbitraria;

    altrimenti, tu come faresti a capire come sta un tizio che ti si presenta e racconta qualcosa ?
    c'� del lardo in Garfagnana

  12. #117
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    Quale azzardo avrei definito? Io ho criticato certe spiegazioni psicanalitiche, non certo il fatto di capire se il problema di oggi di quella persona abbia origini più lontane. Il fatto di sapere il funzionamento di qualcosa credo sia meglio che chiamare in causa pulsioni di morte o edipi e fasi anali non risolte. Queste si, fantasie di chi le ha concepite e senza prova.
    Capire effettivamente come si origina e funziona un comportamento come l'autosabotaggio, oltre ai motivi personali, aiuta a curare meglio.
    Quando devi gestire lo stress, spesso c'è bisogno di una risposta immediata. Magari è iniziato tutto con la famiglia, per esempio, e si sono poi accumulate esperienze negative oltre a quelle, che poi hanno formato il tipo di risposte comportamentali nel tempo, la scarsa stima di sè stessi. Ma è in quel momento, quando si ripresenta la situazione, che scatta l'evitamento, che torna a galla quello schema di risposta perché lo stress è lì davanti adesso e c'è la memoria degli eventi pregressi. Ed il cervello ha bisogno di placare ora e subito quell'ansia per cercare di stare meglio. Ciò è legato anche ai sistemi di ricompensa più a breve termine e al fatto che entra in gioco la parte antica del cervello a discapito di quella più nuova, tipo la corteccia prefrontale, quella legata alla pianificazione.
    Lo stress, e questo è stato studiato e appurato, fa sì che scattino le abitudini e si rimanga in situazioni note.
    Altro che pulsioni di morte e pippe varie!
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  13. #118
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    Citazione Originariamente Scritto da Vega Visualizza Messaggio
    Capire effettivamente come si origina e funziona un comportamento come l'autosabotaggio, oltre ai motivi personali, aiuta a curare meglio.
    ...
    Altro che pulsioni di morte e pippe varie!
    benissimo; come fai a "capire" ?
    tu hai determinati comportamenti; parti da zero, nel senso che non c'è il manualino di riferimento; come procedi, se non per ipotesi arbitrarie, che invece bocci come "pippe";

    spiegami il tuo procedimento, a partire da zero; altrimenti ti avvali delle pippe altrui, visto che qualsiasi teoria parte da zero per ordinare dati altrimenti caotici.
    c'� del lardo in Garfagnana

  14. #119
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    Come come faccio a capire? Si spera che lo psicologo sappia fare il suo mestiere e capisca il problema in base alle competenze della professione, ascolti il paziente, faccia domande mirate per conoscere di più.
    Tutto questo cosa c'entra con le vecchie spiegazioni?
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  15. #120
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    Come come faccio a capire? Si spera che lo psicologo sappia fare il suo mestiere e capisca il problema in base alle competenze della professione, ascolti il paziente, faccia domande mirate per conoscere di più.
    Tutto questo cosa c'entra con le vecchie spiegazioni?

    lascièeeenzaaaaa... eravate tu, Zichichi, Rubbia e gli scienziati credeeentiiii

    c'entra che quelli delle vecchie spiegazioni non avevano niente alle spalle, nessun mestiere, né competenze della professione;
    c'entra che tutta la professione continua a lavorare sulla base di quelle ipotesi, benché tu lo ignori;

    ma, c'entra soprattutto in termini di metodo:
    se tu fai la psicologa e vuoi - come pretendi legittimamente - di adottare un approccio critico, devi, per esporre le critiche che riporti, ripartire DA ZERO:
    hai un paziente e non puoi dare nulla per consolidato, visto che dovresti "dimostrare" una corrispondenza tra un'eziologia che già dovresti individuare - pare facile... su quale base distingui il cleptomane da un ladro, se non hai una teoria della disfunzionalità ? - e uno schema/ipotesi di causa;
    sulla base di che ? formulato come ?

    sarei curioso di leggere una procedura, ma tanto risponderai con le solite cazzate vaghe di "nuove scoperte";
    vabbè, peggio di così non puoi...
    c'� del lardo in Garfagnana

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