Davvero non capisco, da quando avere un'identità è diventato un problema politicamente scorretto.ma l'hai tirato fuori a proposito di un paventato appiattimento identitario;![]()
Davvero non capisco, da quando avere un'identità è diventato un problema politicamente scorretto.ma l'hai tirato fuori a proposito di un paventato appiattimento identitario;![]()


poi:
una storia di guerre, in cambio di essere superpotenza che resiste alla speculazione con una moneta fortissima e in prospettiva la capacità di difendersi; ti sembrano perline ?e finalmente il nulla da cui essere risucchiati, rinunciare all’anelito di personalità equivale a rinnegare la propria storia, in cambio di una manciata di perline colorate,qui attribuisci addirittura al politicamente corretto l'attitudine a contrapporsi nientemeno che alla sopravvivenza dello spirito umano;ogni tentativo di far sopravvivere lo spirito umano spazzato via perché non è politicamente corretto
il che, se sono ancora in grado di comprendere il tuo italiano corretto, significa che per far sopravvivere lo spirito umano dovrei poter liberamente chiamare "mongoloide" una tua figlia eventualmente down, darti della "donnetta isterica", o indulgere in altre battute, ecc...
c'� del lardo in Garfagnana
Ladyhawke ciao, come andiamo, come stai?
Prima di rispondere al tuo quesito, voglio farti anch'io una domanda: perché, secondo te, molti governi stanno prendendo in seria considerazione l'idea di vietare gli smartphone ai minori?
"Sulla scia dell'Australia, che ha introdotto il divieto di social media sotto i 16 anni, Francia e Spagna stanno implementando restrizioni simili per i minori. La Francia punta a vietare i social agli under 15 da settembre 2026, mentre la Spagna ha annunciato il blocco per gli under 16, entrambi per proteggere i giovani dai rischi online."
Cosa c'entrano i telefonini con l'educazione? Quale correlazione intercorre?
Grazie.
amate i vostri nemici
Chiedo venia, mi riferivo solo agli esseri umani. Probabilmente siamo su piani differenti, se tralasciamo questo concetto parliamo del nulla. Inoltre, estrapolare una parte del testo non sempre fa capire il contesto in cui esso è stato scritto.qui attribuisci addirittura al politicamente corretto l'attitudine a contrapporsi nientemeno che alla sopravvivenza dello spirito umano;
il che, se sono ancora in grado di comprendere il tuo italiano corretto, significa che per far sopravvivere lo spirito umano dovrei poter liberamente chiamare "mongoloide" una tua figlia eventualmente down, darti della "donnetta isterica", o indulgere in altre battute, ecc...
Ultima modifica di Ninag; Oggi alle 15:23


scusa, forse non ho capito;
il politicamente corretto è una forma di educazione destinata a evitare prepotenza e bullismo nei confronti di categorie fragili; e, effettivamente - come ogni norma e forma di educazione - produce quell'effetto di appiattimento dei comportamenti umani e un vincolo per l'identità ; non è affatto un'argomentazione illogica la tua; anzi, direi che è molto popolare oggi;
sto solo cercando di capire le tue idee, eh...
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Provo a spiegare meglio il mio pensiero; qual è la base di partenza per ogni essere umano? Da quale punto dobbiamo iniziare? Se la base è semplicemente il politicamente corretto, siamo già oltre, fuori tempo massimo, perché abbiamo saltato molti passaggi, prendiamo un bambino di due anni, lui non sa cosa è politicamente corretto, ma se vive in contesto sociale dovrà essere educato, ma questo non deve essere contrapposto a quella che è la sua storia, ma deve andare di pari passo, per farla facile se non hai una base non costruisci nulla.


Così sembri contrapporre quello che chiami "politicamente corretto" ad un'altra forma di educazione, quella della "sua storia", o identità ;
ma questa, appunto, è l'ordinaria storia umana; nel sud, decenni fa, se un uomo desiderava una donna, la stuprava, offriva un matrimonio riparatore, e il costume identitario atteso era che l'offerta fosse accettata; Franca Viola rifiutò per prima;
ma fu uno scandalo, perché i più erano legati a quel costume identitario: da noi usa così ; comprensibilmente, non volevano appiattirsi ai costumi del nord;
non è che voglio fare della morale; il punto è che quell'identità che tiri in ballo, in effetti non esiste come riferimento, perché cambia di continuo; eri duosiciliana, sabauda o pontificia, e poi sei diventata italiana; due generazioni dopo europea, o francese a Nizza, italiana a Bolzano, nata asburgica;
quello che intendo è che le esperienze sono una circostanza di necessità ; nasci, hai una famiglia, vai a scuola, ecc... ma "l'identità " è un fatto artificioso, perché qualcuno te la deve riflettere in positum, e la cultura per astrarla;
mo', tu parli di un'"identità " ancestrale, che però è un falso, se la applichi alla nazionalità , perché prima dell'Ottocento le nazioni non potevano esistere, per un motivo semplicissimo:
il 90% della gente era analfabeta e non poteva concettualizzare la propria appartenenza; ancora alla vigilia della Prima guerra, era un'impresa spiegare a un contadino del materano che gli toccava combattere per Trento e Trieste, perché quello non solo non era mai uscito dal suo comprensorio, ma non aveva nemmeno idea di dove quei posti fossero sulla carta, e probabilmente i trentini e i triestini della sua condizione li avrebbe visti come stranieri che parlavano un'altra lingua;
per questo ho difficoltà a capire il valore che attribuisci a una condizione per definizione transitoria, come idea assoluta, che dovrebbe resistere.
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Se nasci in una determinata località non potrai dire che sei nato in un'altra, se hai avuto qualcuno che ti ha nutrito nell'infanzia, genitori, parenti, zii, personale di servizio, saranno loro che ti hanno dato i primi rudimenti, che ci sia una crescita è un fatto naturale," anche se non tutti raggiungono l'età adulta".
Tu stesso hai raccontato degli episodi che ti hanno riguardato, e che in qualche modo ti hanno formato, hai una tua storia personale, quando avevi dieci anni, o sedici, probabilmente eri differente, con il tempo avrai sviluppato una tua personalità . Con l'esperienza, lo studio le tue conoscenze saranno aumentate. Sappiamo tutti che in passato la società aveva altri modelli, che possono piacere o meno, come in quella attuale. Avere una personalità , un'educazione, che ci permette di comprendere o almeno in parte il mondo in cui viviamo, che poi su cosa intendiamo e sul modo di vivere possono esserci mille sfumature. Non vedo perché si dovrebbero rinnegare le proprie origini, tenendo ben presente che ogni tempo richiede un confronto e talvolta un adattamento. Ma questo lo puoi fare solo se sai chi sei.


e queste sono esperienze, necessarie; non è "identità ", a meno che tu la possa pensare come tale, ne abbia gli strumenti;
"chi sei" è una selezione artificiosa di elementi - spesso proprio falsi - a cui siamo educati, o che ci raccontiamo;che poi su cosa intendiamo e sul modo di vivere possono esserci mille sfumature. Non vedo perché si dovrebbero rinnegare le proprie origini, tenendo ben presente che ogni tempo richiede un confronto e talvolta un adattamento. Ma questo lo puoi fare solo se sai chi sei.
pure questa frase del "rinnegare le proprie origini" è una fregatura retorica, che ricorre alla tautologia per un motivo politico, che Roland Barthes aveva descritto in dettaglio:
ovviamente, le origini sono un mero fatto, incontrovertibile: se tuo nonno era un segregazionista dell'Alabama, resta tuo nonno; non c'è niente da "rinnegare", è un fatto; ma quello che si intende retoricamente è che non dovresti rinnegare i valori di quella cultura, in quanto nipote, appartenente a quella comunità ;
qualcuno mi dice "chi sono", intendendo chi - secondo lui - dovrei essere e come dovrei comportarmi, e che se non condivido quei valori sono un "traditore";
questo hanno fatto gli inventori del nazionalismo: raccontato miti identitari per convincere la gente a seguirli e, il più delle volte, a fare cose atroci;
se poi si tratta degli italiani, le mistificazioni storiche sono proprio barzellette, anche se vale un po' per quasi tutti i popoli europei; più sono ammischiati, più i nazionalismo e l'orgoglio delle proprie origini sono allo stesso tempo feroci e ridicoli, a conoscere la realtà delle mistificazioni.
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Trova tu un esempio di fulgida interezza, al di fuori dell'Europa.questo hanno fatto gli inventori del nazionalismo: raccontato miti identitari per convincere la gente a seguirli e, il più delle volte, a fare cose atroci;
se poi si tratta degli italiani, le mistificazioni storiche sono proprio barzellette, anche se vale un po' per quasi tutti i popoli europei; più sono ammischiati, più i nazionalismo e l'orgoglio delle proprie origini sono allo stesso tempo feroci e ridicoli, a conoscere la realtà delle mistificazioni.
Quando dico conosci te stesso, non mi riferisco solo alle basi dell'esistenza, ma come stava scritto all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi, nell’antica Grecia, «Conosci te stesso» . Certamente roba superata, vista la grande modernità dei saperi


era solo per discutere di soggetti noti a tutti e di genus paragonabile al nostro;
che tu conosca te stessa, e ti regoli, è un conto;Quando dico conosci te stesso, non mi riferisco solo alle basi dell'esistenza, ma come stava scritto all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi, nell’antica Grecia, «Conosci te stesso» . Certamente roba superata, vista la grande modernità dei saperi
ma se io ti attribuisco un'identità che implica un ruolo o determinati costumi e idee, è tutt'altro;
detto questo, il desiderio di affermare l'identità è inversamente proporzionale alla forza dell'identità stessa; agli scandinavi importa un corno; ma in Europa centrale e orientale sono parossistici, e ridicoli.
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Direi che è un gran punto di partenza, anche il mare è formato da goccioline, che per quanto simili non sono tutte uguali. Da ciò possiamo dire che la stragrande maggioranza è formata da umani, che hanno similitudini, che in qualche modo devono convivere, e che questo è più complicato se non hai idea di chi sei.che tu conosca te stessa, e ti regoli, è un conto;
ma se io ti attribuisco un'identità che implica un ruolo o determinati costumi e idee, è tutt'altro;
Che non tutto può essere assimilabile. Non credo che un francese si sentirebbe italiano, perché esistono delle differenze. Ma siamo comunque nati in Europa, come territorio, se vogliamo in Eurasia, se poi vogliamo siamo terrestri. Qualcosa abbiamo in comune.![]()


chi sei ? quando gli italiani sbarcavano a Coney Island, li dividevano in due: quelli del nord erano "white", quelli del sud più o meno assimilati ad altre razze, a metà strada tra bianchi e neri, e istradati a lavori confacenti;
prima che il razzismo trovasse gli albanesi, maghrebini, romeni e senegalesi, da Siena in su i meridionali erano oggetto di grande "diffidenza antropologica", quando non di razzismo aperto;
con ogni probabilità , c'è molta più differenza antropo-culturale tra te e i tuoi genitori, che tra te e una tua coetanea francese che abbia viaggiato come te o abbia lo stesso tuo livello di istruzione; probabilmente avete ascoltato la stessa musica e letto gli stessi libri, visto gli stessi film e desiderato gli stessi vestiti e scarpe, avuto problemi analoghi di coppia, dilemmi morali, ecc... se stai al di là dell'Appennino non vivi nemmeno il vero spartiacque di civiltà , quello tra olio EVO e burro![]()
secondo te, l'unità d'Italia e l'emigrazione interna hanno appiattito o arricchito la cultura italiana ? cosa può davvero succedere di male con l'unità federale europea ?
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Veramente capita spesso alcuni miei corregionali indichino i pugliesi, siciliani...con l'appellativo di marocchini. A parte che adoro stare tra queste tranquille montagne, essendo io tradizionalista uso l'olio d'oliva solo in certi piatti e burro in altri.
Tra l'unità d'Italia e l'emigrazione interna è passato un po' di tempo, non è avvenuta subito, è stato un fenomeno lento, per quanto ancora oggi ogni regione conservi le sue peculiarità .
La tua è una domanda a cui è difficile rispondere, in quanto non ho dati sufficienti, l'integrazione non è qualcosa che puoi calare dall'alto, è un lavoro complesso, chi ha viaggiato è più disposto a relazionarsi, talvolta le culture si compenetrano delle altre si respingono, è un lavoro di fine cesellatura. Anche se un tempo esisteva un impero romano, in cui tutti si identificavano. In Italia è stata adottata un lingua comune, che in qualche modo ha permesso la costruzione di relazioni.
L'Europa come UE, non dispone di questa modalità .


ma a te piace andare in pizzeria ? tra parentesi, la mozzarella l'ha portata l'Asburgo moglie di re Carlo Borbone;
a me non pare che le interazioni internazionali generino troppi traumi identitari; ma probabilmente sono molto più grandi quelli intergenerazionali; se tu non hai avuto figli o non ti sei nemmeno sposata, è probabile che per i tuoi genitori fosse una cosa poco concepibile, come per quasi tutti qui dentro; io sto con un piede di fuori, ma nemmeno troppo, perché la mia famiglia era già un po' più "moderna" della media;
a occhio e croce, mi pare che i ventenni di oggi si sentirebbero a.casa ovunque in Europa occidentale, in misura della loro istruzione;
tu vedi stili di vita tanto diversi ? io no; vedo solo i ragazzi italiani un po' indietro con le lingue, anche perché abbiamo i cartoni e i film doppiati; gli scandinavi no, e alle elementari già sanno un inglese basico.
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