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Risultati da 31 a 45 di 69

Discussione: Formazione della coppia oggi: crisi, cambiamento o adattamento?

  1. #31
    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    no, no...
    intendevo una società molto intellettualizzata e creativa, anche a latere di occupazioni ordinariamente noiose, dove però l'identità di ognuno abbia anche riferimenti più gratificanti, per cui lo status e la vita di coppia perdano quel peso preponderante e ansiogeno; ma so che è un'utopia.

    Perdonami, axe: non ho capito (non aggiungo "veramente", perché non mento mai).
    Puoi farmi un esempio...una ipoterica situazione "reale"?
    So' de coccio, senza pazzia'

  2. #32
    Citazione Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
    Se il presidente, l'allenatore, tutti i giocatori, per non parlare dell' equipe medica, li decide la mamma di lui,
    non resta che trovargli anche lo svago.
    C'è sempre mammina.


    E comunque...non c'entrano le aspirazioni lavorative, gli impegni individuali, nemmeno il livello culturale né da quale parte del letto uno preferisca dormire.
    Penso che sia la cosa più naturale del mondo il fatto che, ad un certo punto della sua Storia, l'umanità inizi a smontare costrutti e comportamenti tramandati come essenziali.
    È un passaggio essenziale per smontare un po' per volta tutto.

    Il problema è che, una volta iniziato a smontare questi pezzi, l'essere umano si fa prendere la mano e, abbagliato dalle proprie idee su cosa sia la LIBBERTÀ, non riesce a comprendere che molte altre cose sono essenziali e imprescindibili.
    Citazione Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
    Penso alle mancate occasioni che viviamo, per esempio quella di raccontarci a chi incontriamo in modo naturale , senza necessità di temere come reazione la fuga; c'è chi smonta i propri pezzi e li rimette a posto nella maniera che più conviene credendo di trasmettere la parte migliore di sé, che magari è tale solo perché lo crede lui.
    Magari fare un po' di schifo non è una cosa tanto negativa.
    Non è tanto male dire:"io non ne sono capace", "le incombenze vorrei poterle scegliere in base a ciò che so di poter affrontare".
    E invece si tenta, si prova, si riprova ad libitum ma senza alcun piacere perché ammettere che la libertà personale è già nella crescita che affrontiamo fino all'ultimo dei nostri giorni, può sembrare triste o segno di resa.

    Ma vuoi mettere il piacere di ammettere di non essere in grado e il sollievo che dà?
    Per me è impagabile.
    Mi chiedo se alcune strutture che oggi tendiamo a leggere solo come costrutti culturali, spesso negativi e nefasti, non fossero anche risposte pragmatiche a bisogni piuttosto permanenti: cooperazione, cura reciproca, continuità tra generazioni.
    In fondo l’essere umano, per quanto ami pensarsi autonomo, resta una creatura inevitabilmente sociale — anche quando non è spontaneamente socievole. Vivere insieme non ci riesce sempre naturale, ma da soli, talvolta o...sovente, funzioniamo ancora peggio.
    Forse molte forme relazionali del passato non nascevano perché ideali, ma perché sufficientemente stabili da permettere alle persone di attraversare nel tempo fragilità, conflitti, dipendenze reciproche.
    E quindi mi chiedo: nel momento in cui smontiamo quei modelli, stiamo semplicemente liberando possibilità nuove… oppure stiamo anche cercando, magari senza accorgercene, nuove strutture capaci di svolgere le stesse funzioni?
    Perché il bisogno di libertà cambia le forme.
    Ma non è detto che elimini i bisogni a cui quelle forme rispondevano.

  3. #33
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio

    Perdonami, axe: non ho capito (non aggiungo "veramente", perché non mento mai).
    Puoi farmi un esempio...una ipoterica situazione "reale"?
    So' de coccio, senza pazzia'
    fossi un dittatore spenderei fior di quattrini e sussidi per far laureare tutti, sussidi alle famiglie e garanzie fino al triennio; la magistrale, si vedrà; ovviamente a partire dalle elementari; poi magari fai l'artigiano e lasci; però vorrei un'opportunità offerta già a tutti i bambini di intravedere qualcosa, e anche ai genitori; che c'entra ?
    che le persone che hanno l'opportunità di investire anche in una passione di alto livello di impegno, vivono la vita privata in modo più equilibrato, se non incorrono in particolari sfortune; sono più centrate e fiduciose;
    ho precisato che è un'utopia.
    c'� del lardo in Garfagnana

  4. #34
    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    ho precisato che è un'utopia.
    Cioé: un'utopica "famiglia tradizionale", da "mulino Bianco", che possa essere tale in quanto libera dai problemini della sussistenza e del "riconoscimento".
    Ho capito?

  5. #35
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
    Cioé: un'utopica "famiglia tradizionale", da "mulino Bianco", che possa essere tale in quanto libera dai problemini della sussistenza e del "riconoscimento".
    Ho capito?
    no; esseri umani più ricchi di identità e centrati, che vivranno i soliti casini, con qualche ancoraggio in più; il sussidio lo do alle famiglie perché si impegnino a farli studiare e abbiano fiducia che il sistema li garantirà fino ai 20, e forse dopo;
    magari non faranno tutti gli ingegneri, ma avere giovani che hanno più autostima perché più istruiti, forse migliora un po' tutta la vita sociale, qualità ed equilibrio delle relazioni incluse; hai persone meno insicure e meno dipendenti.
    c'� del lardo in Garfagnana

  6. #36
    senza "cambi sociali strutturali", intendi? Cioé: che, liberi e creativi, creino "nuove strutture" (che ignoriamo) che possano rispondere ai bisogni essenziali della "perennità" della specie, assicurati fino a oggi (bene, mièz-e-mièz, o male) dalla mai a sufficienza esecrata "famiglia patriarcale".

  7. #37
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
    senza "cambi sociali strutturali", intendi? Cioé: che, liberi e creativi, creino "nuove strutture" (che ignoriamo) che possano rispondere ai bisogni essenziali della "perennità" della specie, assicurati fino a oggi (bene, mièz-e-mièz, o male) dalla mai a sufficienza esecrata "famiglia patriarcale".
    niente rivoluzioni, sol dell'avvenire, dirigismi e ambizioni;
    solo provare a mandare in giro per il mondo gente in grado di pescare i propri desideri anche tra opzioni di qualità; puoi cominciare a 14 anni a farti la maionese in casa, invece di comprare il tubetto;
    ripeto, che i giovani possano avere desideri di valore, qualità, è un'utopia;
    ma anche qualcosina in questa direzione vale la pena.
    c'� del lardo in Garfagnana

  8. #38
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Ultima modifica di axeUgene; 03-03-2026 alle 22:13
    c'� del lardo in Garfagnana

  9. #39
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  10. #40
    Cosmo-Agonica L'avatar di Bauxite
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    Citazione Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    eh, graziearca; un mio compagno di uni sosteneva la convenienza di scorreggiare al primo appuntamento, come manifestazione di rilassata naturalezza; Altan fece la bellissima ed ellittica: eh, se fossimo, saremmo

    ma hai ragione, eh... io una volta ho chiesto: mi sapete dire perché un partner vi potrebbe volere ? e non ho ricevuto risposte; non per pavidità, ma proprio perché non è nella nostra natura ragionare non in termini di quello che ci serve, ma in quelli di "da dove può arrivare l'inatteso felice"; scombina la postura di controllo, anche solo contemplare l'idea; ma poi, per mia esperienza, di solito il meglio sta in quell'angolo cieco; assieme a tante cose dispensabili o pericolose, va detto.
    Non vorrei dire cazzate, pur non temendone la portata, ma allora ricordo che risposi.
    È una vita che mi chiedo:"si ok, ma tu cosa porti? Non sei figa, non sei bella, vuoi ragionare anche dopo una litigata, mandi a cacare e poi dopo mezz'ora ti è passata, che catenazzo vai trovando?".
    Mi dò molteplici risposte e di solito prevale quella che è più adatta a come mi sento in quel momento.
    Ultimamente mi rispondo:"non porto nulla e non voglio qualcuno che mi porti qualcosa. Ove mai fosse che incontri qualcuno spero solo.di accorgermene".
    Io porto la possibilità di non rendermi conto dell' incontro.
    Un vero drammone brontiano.

  11. #41
    Opinionista L'avatar di Ninag
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    Molte donne stanno iniziando a mettere in discussione l'idea stessa che avere una relazione con un uomo sia un fine in sé. In un mondo in cui i ruoli tradizionali appaiono sempre meno attraenti, ho molte amiche che preferiscono stare da sole, alcune hanno superato i quaranta, altre, dopo relazioni poco soddisfacenti decidono che è meglio stare da sole o quasi, molte hanno il cane, per quanto riguarda gli incontri vis a vis, dicono che se capita qualcosa d’interessante va bene, altrimenti nulla. Mentre per gli uomini il discorso è diverso, almeno dalle cose che sento, sempre in proporzione, l’uomo cerca la compagna, una persona con cui condividere un percorso, sia relazionale che emotivo. A me sembrano due mondi che si parlano poco, o che hanno perso la capacità di ascoltarsi.

  12. #42
    Opinionista L'avatar di axeUgene
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    Citazione Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
    Non vorrei dire cazzate, pur non temendone la portata, ma allora ricordo che risposi.
    È una vita che mi chiedo:"si ok, ma tu cosa porti? Non sei figa, non sei bella, vuoi ragionare anche dopo una litigata, mandi a cacare e poi dopo mezz'ora ti è passata, che catenazzo vai trovando?".
    Mi dò molteplici risposte e di solito prevale quella che è più adatta a come mi sento in quel momento.
    Ultimamente mi rispondo:"non porto nulla e non voglio qualcuno che mi porti qualcosa. Ove mai fosse che incontri qualcuno spero solo.di accorgermene".
    Io porto la possibilità di non rendermi conto dell' incontro.
    Un vero drammone brontiano.
    non è il tipo di risposta che intendevo, ma non è l'inquisizione, e tantomeno un pensiero "alto";

    io ragionavo terra-terra, di configurazione pregi/difetti, che in me descrivono un tipo di personalità che può trovarmi modicamente sopportabile per ragioni modicamente sostenibili; cioè, che non mi soffre troppo e viceversa;
    non è sta grande scienza, ma osservazione ex-post, che in qualche caso può essere utile, forse.
    c'� del lardo in Garfagnana

  13. #43
    Opinionista L'avatar di LadyHawke
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    Citazione Originariamente Scritto da Ninag Visualizza Messaggio
    Molte donne stanno iniziando a mettere in discussione l'idea stessa che avere una relazione con un uomo sia un fine in sé. In un mondo in cui i ruoli tradizionali appaiono sempre meno attraenti, ho molte amiche che preferiscono stare da sole, alcune hanno superato i quaranta, altre, dopo relazioni poco soddisfacenti decidono che è meglio stare da sole o quasi, molte hanno il cane, per quanto riguarda gli incontri vis a vis, dicono che se capita qualcosa d’interessante va bene, altrimenti nulla. Mentre per gli uomini il discorso è diverso, almeno dalle cose che sento, sempre in proporzione, l’uomo cerca la compagna, una persona con cui condividere un percorso, sia relazionale che emotivo. A me sembrano due mondi che si parlano poco, o che hanno perso la capacità di ascoltarsi.
    Condivido

    È molto più difficile oggi parlarsi e imparare ad ascoltare i bisogni e desideri dell'altro, si vive in una società (occidentale) che ha ritmi frenetici e che punta molto sull'individualità e libertà personale, in pratica per dirla in stile zen un eccesso di ego e desideri e aspettative.
    Non che "l'ego" e i propri desideri siano sbagliati ma è l'eccesso che porta confusione.
    Manca anche spesso la capacità di andare uno incontro all'altro e trovare dei compromessi, la rinuncia non visti come sacrificio, come succede tra fratelli litiganti, guerre in atto ecc...la coppia e la famiglia alla fine sono il primo nucleo sociale in cui si cresce.

    Poi bisogna vedere l'età delle coppie, da giovani si hanno dei progetti e aspettative, più facile che due giovani desiderino formare una coppia ma se poi va male è comprensibile sia piu faticoso ricominciare da capo e relazionarsi di nuovo con altre persone, soprattutto poi se di mezzo ci sono dei figli.
    La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
    Confucio

  14. #44
    Citazione Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
    Non sta a noi produrre scenari ipotetici, non siamo tecnici del settore.
    Al massimo possiamo fare ipotesi fantasiose e strampalate. Per come la vedo io, da profana, un'ottima soluzione potrebbe essere quella del puntare sulle famiglie allargate, sul concetto di comunità collaborante e cooperante. In cui il figlio eventuale non è responsabilità della sola donna ma di una serie di persone. In alcune tribù peraltro funziona già così, e in modo egregio direi.
    Mi chiedo se l’idea della comunità cooperante non apra anche una questione parallela: quella dell’appartenenza.
    Finora l’identità personale, cioè il senso di chi siamo, è nata in gran parte da una storia relazionale abbastanza definita, sintetizzata nella "Famiglia".
    Se la cura e la responsabilità si distribuiscono su una rete più ampia, cambiano inevitabilmente anche il luogo e modalità nelle quali quell’identità si forma.
    Mi chiedo quindi: modelli più comunitari produrranno identità più libere e plurali… o faranno emergere un bisogno nuovo di riferimenti stabili?
    Perché, se cambia chi si prende cura, cambia anche il modo in cui impariamo a dire “noi”.

  15. #45
    @ninag;@LadyHawke (non "pojana", plis )

    Se ho ben capito, sembra emergere la sovrapposizione di due dinamiche non necessariamente conflittuali, anche se talvolta divergenti, all’interno di un processo evolutivo piuttosto dinamico e multivariabile.
    Da un lato pare crescere, almeno in molte esperienze femminili, l’idea che la relazione non rappresenti più una necessità strutturale, ma una possibilità tra altre.
    Dall’altro lato emerge però una difficoltà crescente di sincronizzazione tra aspettative, tempi di vita e disponibilità al compromesso, indipendentemente dal genere, in un contesto in cui anche i bisogni relazionali stessi continuano a evolvere.
    Forse non è solo che “ci si ascolta meno”, ma che oggi arriviamo all’incontro con identità più complesse e autocoscienti, quindi meno malleabili rispetto al passato.
    Mi chiedo allora:
    stiamo assistendo a una reale divergenza dei bisogni relazionali, oppure a una sorta di aumento "inflazionistico" della soglia oltre la quale ciascuno è disposto ad adattarsi?
    E, se esiste questa "inflazione", quale potrebbe esserne il fenomeno originario: maggiore autonomia individuale, aspettative più alte, o minore necessità materiale della cooperazione?
    E ancora: se la coppia (nell'ambito di una "famiglia") è stata storicamente il primo spazio di apprendimento del compromesso, dove si acquisiscono oggi quelle competenze relazionali?
    Perché forse non è diminuito il desiderio di relazione, ma la tolleranza verso ciò che ogni relazione inevitabilmente comporta.
    Ultima modifica di restodelcarlino; Ieri alle 11:12

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