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Discussione: San Giuseppe: festa del "Papà"

  1. #1

    San Giuseppe: festa del "Papà"

    Il 19 marzo celebra un paradosso elegante, quasi ingegneristico: si prende come archetipo del padre un uomo che, tecnicamente, padre non lo è. E tuttavia funziona. Anzi: funziona proprio per quello.
    Giuseppe è il padre per sottrazione biologica e per addizione etica. Non genera, ma assume. Non trasmette DNA, ma struttura. In un mondo ossessionato dall’origine (“di chi sei figlio?”), lui sposta il baricentro sulla funzione (“di chi ti prendi cura?”).
    Il paradosso è quindi solo apparente:
    se la paternità è atto biologico, Giuseppe è un’anomalia;
    se è atto di responsabilità continuata nel tempo, Giuseppe è un benchmark.
    C’è anche un’ironia sottile: il modello massimo di paternità è uno che non può vantarsi di alcun merito genetico. Nessun “ha preso da me”. Zero narcisismo ereditario. Solo manutenzione quotidiana: proteggere, lavorare, tacere quando serve, parlare quando conta. Una paternità “a bassa entropia”: pochi proclami, alta affidabilità.
    In termini quasi contrattuali, Giuseppe firma un accordo senza clausola di uscita su un progetto che non ha iniziato lui. E lo porta a termine senza chiedere royalty. Questo lo rende, per certi versi, più padre di molti padri: perché elimina il movente proprietario e lascia solo quello custodiale.
    Dunque sì, il 19 marzo festeggiamo un uomo famoso per “non esserlo stato”. Ma proprio lì sta il punto: padre non è chi mette al mondo, ma chi ci resta quando il mondo arriva.
    E Giuseppe, su questo, non ha rivali.

  2. #2
    Opinionista L'avatar di LadyHawke
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    Dunque sì, il 19 marzo festeggiamo un uomo famoso per “non esserlo stato”. Ma proprio lì sta il punto: padre non è chi mette al mondo, ma chi ci resta quando il mondo arriva.
    E Giuseppe, su questo, non ha rivali.

    Si festeggia anche l'onomastico di tutti quelli che si chiamano Giuseppe.
    Padre non è solamente biologico ma anche chi ti cresce.
    La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
    Confucio

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio

    Si festeggia anche l'onomastico di tutti quelli che si chiamano Giuseppe.
    Padre non è solamente biologico ma anche chi ti cresce.
    Dunque sì, il 19 marzo festeggiamo un uomo famoso per “non esserlo stato”. Ma proprio lì sta il punto: padre non è chi mette al mondo, ma chi ci resta quando il mondo arriva.
    E Giuseppe, su questo, non ha rivali


  4. #4
    Opinionista L'avatar di PACE
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    Ci sono figure del Vangelo che parlano molto, insegnano, discutono, compiono gesti clamorosi. E poi c’è San Giuseppe, che nel Vangelo non pronuncia neppure una parola. Eppure, nonostante questo silenzio, la sua presenza attraversa tutta l’infanzia di Gesù come una colonna discreta ma indispensabile. È l’uomo che custodisce, protegge, lavora, decide. L’uomo che Dio sceglie per essere padre sulla terra del suo Figlio.

    Giuseppe vive a Nazaret ed è un artigiano, un falegname. Non appartiene alle élite religiose né ai gruppi di potere del tempo. È un uomo semplice, uno di quelli che nella storia normalmente restano sullo sfondo. Ma è proprio a lui che accade qualcosa di imprevedibile: Maria, la sua promessa sposa, è incinta. Il Vangelo racconta il suo turbamento con poche parole, ma si intuisce tutto il peso della situazione. Secondo la legge del tempo Giuseppe avrebbe potuto esporre Maria alla vergogna pubblica. Invece decide di agire con misericordia e pensa di allontanarsi in silenzio.

    Ed è proprio nel momento della sua crisi che Dio entra nella sua storia. Un angelo gli appare in sogno e gli rivela che quel bambino viene dallo Spirito Santo. Giuseppe non fa domande, non cerca garanzie. Semplicemente si fida. Accoglie Maria, accoglie quel figlio che non è biologicamente suo e accetta una missione che cambierà la sua vita per sempre.

    Da quel momento il Vangelo lo mostra sempre in movimento. È lui che conduce Maria a Betlemme per il censimento. È lui che, nel cuore della notte, fugge in Egitto per salvare il bambino dalla persecuzione di Erode. È lui che poi riporta la famiglia a Nazaret e costruisce una vita quotidiana fatta di lavoro, normalità e crescita. In altre parole, Giuseppe fa ciò che fanno i padri: protegge, provvede, apre la strada.

    E forse è proprio questa normalità a renderlo così vicino al nostro tempo. In un mondo che spesso esalta il protagonismo e la visibilità, la figura di San Giuseppe racconta un’altra forma di grandezza: quella di chi si prende responsabilità senza cercare applausi. Il suo silenzio non è vuoto, ma fiducia operosa.

    Per questo la tradizione cristiana lo ha riconosciuto come custode della Sacra Famiglia e modello per tutti i padri e per chi vive il lavoro quotidiano come vocazione. Non è un caso che la Chiesa celebri la sua festa il 19 marzo, una data profondamente radicata nella cultura cristiana e nella tradizione popolare di molti paesi. In Italia, per esempio, questa giornata coincide anche con la festa del papà, quasi a ricordare che la paternità non è solo un fatto biologico, ma soprattutto una responsabilità d’amore.
    "Tutti sotto lo stesso tendone blu, il Cielo di Dio, credenti di qualsiasi religione e non credenti, con la certezza che l

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