Sono definiti violenti tutti gli atti sessuali compiuti da una o più persone su un’altra persona, contro la sua volontà o in tutti i casi in cui la persona abusata non è consapevole della situazione.

Compie reato di violenza sessuale "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali" e la legge N.66 "Norme contro la violenza sessuale" identifica il reato di violenza sessuale come delitto contro la persona.

Il codice penale Italiano distingue tra la violenza carnale e gli atti di libidine violenti, dove con questi ultimi intendiamo l’eccitazione mediante contatto fisico con parti del corpo della vittima e non penetrazione.

Un atto sessuale è considerato abuso se avviene usando la violenza, la minaccia, l’inganno, su persone con meno di anni 14, su un minore di anni 16 affidato a chi compie l’atto, su persona incapace di comprendere la situazione a causa di deficit psichici e fisici.

L’abuso è una manifestazione di forza con cui l’aggressore cerca di dimostrare a sé stesso o agli altri il proprio potere.

In genere l’abusatore è una persona che si sente sessualmente rifiutato e che manifesta odio e disprezzo verso le sue vittime; con l’abuso prova l’eccitazione della vendetta e della sua affermazione personale.

La violenza sessuale può essere consumata anche su minori, ed in questo caso ci troviamo davanti alla pedofilia, punita dal Codice Penale Italiano che condanna atti di natura sessuale su minori di 14 anni o su minori di 16 quando essi siano sotto la tutela di chi compie gli atti.

I soggetti a maggior rischio di violenza sessuale sono le donne ed i minori, e la vittima non ha nessuna responsabilità per gli atti subiti; la violenza può infatti avvenire in ogni luogo, e l’abusatore può essere chiunque.

Sono molti gli stereotipi relativi alla violenza sessuale e contro questi è necessario ricordare che qualunque atto compiuto contro la volontà è violenza.

Non è possibile giustificare una violenza per la mancata resistenza;occorre infatti il desiderio da parte della donna.
Lo stupro non nasce da un desiderio erotico ma affonda le sue radici nella volontà di annientamento fisico e psicologico della vittima.

Tra le varie tipologie di violenza sessuale rientrano le molestie sessuali,lo stupro, lo stupro di gruppo, lo stupro di guerra.

Le conseguenze psicologiche della vittima sono drammatiche e spesso, soprattutto se ai danni di un minore, capaci di compromettere il normale sviluppo, portando ad atti estremi, a disturbi psichiatrici, a disturbi dell’affettività e della sessualità, al suicidio.
L’abuso è un gravissimo fattore di vulnerabilità e tacerlo o ignorarlo non può che aggravare la situazione.
Chiedere l’aiuto delle persone care e di un esperto mi sembra fondamentale.

La vittima spesso si autocolpevolizza, l’ equilibrio emotivo-relazionale è compromesso, manifestando uno stato confusionale, angoscia, apatia, rabbia; il desiderio di annientamento porta allo sviluppo di disturbi alimentari, disturbi da stress post traumatico, comportamenti autolesionisti.

Serie sono anche le conseguenze fisiche ed i rischi di malattie sessualmente trasmesse come l’HIV, aborto spontaneo, gravidanze indesiderate.

Spesso la vittima si vergogna, e per questo tace; la vergogna però si insinua sulla falsa credenza che la vittima possa avere delle responsabilità o che in parte anche lei abbia fatto qualcosa di sbagliato, o che l’atto subito la renda sbagliata.
In tempi non lontani anche in ambito giuridico questa falsa credenza trovava consenso, con trattamento della vittima inadeguato, e poco sensibile.
Oggi diventa allora importante aiutare la vittima a comprendere che non ha nessuna responsabilità sulle condotte dell’aggressore e che deve denunciare, al fine di evitare la reiterazione su terzi.

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Una ricerca

Secondo una ricerca ISTAT del 2004, ogni giorno in Italia sette donne in media subiscono una violenza sessuale.
Questi dati potrebbero non essere la fedele fotografia della realtà, riferendosi esclusivamente ai casi denunciati, che sembrano costituire solo l’8% degli episodi di violenza sessuale.
Il 92% delle vittime, dunque, deciderebbe per vergogna o copertura del molestatore, di non denunciare la violenza subita.

Solo nell’8,6% dei casi la violenza sessuale viene praticata in un luogo pubblico.
Più spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2%), in automobile (25,4%) o nella casa dell’aggressore (10%).
L’aggressore è quindi spesso una persona conosciuta dalla vittima, che può essere il marito o convivente (20,2% dei casi), un amico (23,8%), il fidanzato (17,4%), un conoscente (12,3%).
Solo il 3,5% dei violentatori non conosce la vittima dello stupro.

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Secondo i dati Istat, diffusi in questi giorni dal Corriere della Sera, la maggioranza delle violenze avviene in casa e solo il 10% degli stupri è attribuibile a stranieri; il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei.
I dati disconfermano l’immagine del rischio stupro per strada a carico di stranieri.

In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006.
1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.
In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.