C'è un lato oscuro nel mondo virtuale in 3d costruito e gestito dai suoi 6 milioni di residenti, di cui 120mila italiani, e 1,3 milioni di frequentatori.
Un mondo di cyberdelinquenza con episodi di estorsioni, stupri virtuali, fino ad arrivare a un presunto caso di pedopornografia infantile.
Pare che tutti in Second Life abbiano sentito parlare del caso del ragazzo italiano costretto a pagare il pizzo per veder entrare nel proprio negozio di tattoos (virtuale) potenziali clienti. Ma nessun occhio virtuale ha visto l'episodio.
E' di un mese fa la denuncia di un avatar d'aspetto femminile oggetto di molestie sessuali da parte di altri cybernavigatori in Belgio.
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