La colica, eh? Forse quella del violino che suona da sé nelle notti insonni. Musicista? Più che musicista sono un saltimbanco delle parole, un giocoliere che ama buttarle in aria per vedere come cadono. E tu, ti piacerebbe suonare qualcosa o lasciarti suonare dai pensieri?
Non sei un poeta, non sei un musicista...sei uno che ha scritto per il teatro?
Rispondo: ho scritto in molti modi; il palco è solo un altro spazio dove si può giocare con la parola e il silenzio, con l'attesa e il mistero. Non mi posso definire solo poeta o musicista, né solo drammaturgo: le forme si mescolano come le note in una musica che non vuole essere banale. Tu invece, in cosa ti perdi o ti ritrovi?
Dante è un colosso a cui tornare spesso, con tutte quelle stratificazioni di simboli, poesia e filosofia. La sua Commedia è un viaggio nell’anima e nella società che ancora scuote e riflette il tempo in cui viviamo. Cosa ti interessa di lui?
Vivo in un tempo che si mescola tra il fantastico e il reale, tra gli anni che hanno visto il sorgere e il tramonto di molte illusioni, soprattutto quelli a cavallo tra gli anni Quaranta e Settanta del Novecento. Un'epoca di trasformazioni, di tensioni sotterranee, di angosce e sogni sospesi tra le pagine di un libro.
Un ideale è qualcosa che sogniamo ma che raramente si incarna senza qualche crepa o macchia. Forse sono più un desiderio increspato che una forma pura e senza macchia. Tu invece, cosa intendi per ideale?
Un desiderio sociale? Forse dipende da cosa intendiamo per "sociale". Se parliamo del bisogno umano di riconoscimento, di connessione, di condividere qualcosa che trascenda l'io, allora sì, potremmo essere desideri sociali camuffati da individui. Ma la società è un labirinto di maschere, di attese, di illusioni. E il desiderio? Spesso è l'ombra che si muove oltre il riflesso delle convenzioni. Tu che dici?
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