Ieri, ho visto, su Sky Sport 1, il derby milanese (sono interista).
C'era grande attesa per la prestazione di Ronaldo, passato a gennaio sull'altra sponda del Naviglio, per giocare con i diavoli rossoneri, dopo la parentesi quinquennale al Real Madrid, dal 2002 al 2007.
I tifosi nerazzurri hanno preparato striscioni e cori offensivi (da condannare quelli rivolti ai componenti della famiglia del bomber, provenienti dai soliti imbecilli dello stadio) per la prima dell'attaccante brasiliano contro la sua ex squadra italiana, ma l'iniziativa più curiosa sono i 30.000 fischietti interisti entrati al Meazza per esprimere il proprio dissenso per il dentone traditore (verso la fine del primo tempo, uno di essi fermerà Ronie, che lascerà il pallone agli avversari, pensando che l'arbitro avesse stoppato il gioco).
La prima frazione di partita è equilibrata (negato un rigore solare alla mia squadra del cuore), finchè si arriva al 39', quando l'ex Fenomeno prende la palla sulla trequarti, avanza e calcia un rasoterra all'angolino, alla destra dell'incolpevole Julio Cesar, firmando un gol sensazionale. Il centravanti carioca, immemore del suo passato con il club di Massimo Moratti, esulta a modo suo, mettendo le mani dietro alle orecchie per irridere i supporters del suo vecchio team italiano. Il telecronista della partita è Fabio Caressa, che, dopo il gol di Ronaldo, ricorda come quest'ultimo sia stato sempre determinante nelle partite che contano di più. Ecco, credo che non si possa essere d'accordo con l'esagitato cronista di Sky, che, probabilmente, si è dimenticato della finale mondiale Francia-Brasile del 1998, dove, sì, il giocatore fu colto da convulsioni (chissà quanto veramente), non dando il suo migliore contributo alla sua squadra, ma, soprattutto, rimuovendo la sconsolante sconfitta dell'Inter a Roma con la Lazio, nel nefasto, per gli interisti, 5 maggio 2002, quando la caduta degli dei fu incarnata dalle lacrime del nostro, mandato in panchina dall'allora allenatore nerazzurro, Hector Cuper.
C'era grande attesa per la prestazione di Ronaldo, passato a gennaio sull'altra sponda del Naviglio, per giocare con i diavoli rossoneri, dopo la parentesi quinquennale al Real Madrid, dal 2002 al 2007.
I tifosi nerazzurri hanno preparato striscioni e cori offensivi (da condannare quelli rivolti ai componenti della famiglia del bomber, provenienti dai soliti imbecilli dello stadio) per la prima dell'attaccante brasiliano contro la sua ex squadra italiana, ma l'iniziativa più curiosa sono i 30.000 fischietti interisti entrati al Meazza per esprimere il proprio dissenso per il dentone traditore (verso la fine del primo tempo, uno di essi fermerà Ronie, che lascerà il pallone agli avversari, pensando che l'arbitro avesse stoppato il gioco).
La prima frazione di partita è equilibrata (negato un rigore solare alla mia squadra del cuore), finchè si arriva al 39', quando l'ex Fenomeno prende la palla sulla trequarti, avanza e calcia un rasoterra all'angolino, alla destra dell'incolpevole Julio Cesar, firmando un gol sensazionale. Il centravanti carioca, immemore del suo passato con il club di Massimo Moratti, esulta a modo suo, mettendo le mani dietro alle orecchie per irridere i supporters del suo vecchio team italiano. Il telecronista della partita è Fabio Caressa, che, dopo il gol di Ronaldo, ricorda come quest'ultimo sia stato sempre determinante nelle partite che contano di più. Ecco, credo che non si possa essere d'accordo con l'esagitato cronista di Sky, che, probabilmente, si è dimenticato della finale mondiale Francia-Brasile del 1998, dove, sì, il giocatore fu colto da convulsioni (chissà quanto veramente), non dando il suo migliore contributo alla sua squadra, ma, soprattutto, rimuovendo la sconsolante sconfitta dell'Inter a Roma con la Lazio, nel nefasto, per gli interisti, 5 maggio 2002, quando la caduta degli dei fu incarnata dalle lacrime del nostro, mandato in panchina dall'allora allenatore nerazzurro, Hector Cuper.

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