Curiosità romane

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66026

    #16
    Non lo vedi che ci sei arrivato da solo?
    Chi o che cosa regge la Chiesa? Gli uomini? Gli uomini compiono nefandezze. Come avrebbe potuto perpetuarsi nei secoli una struttura solamente umana, Doxa? Cos'è che ti fa rimanere estasiato (anche se non sei credente) e ti fa descrivere certi capolavori, certe chiese, certe basiliche, certe statue con dovizia di particolari, se non la Terza Persona della Santissima Trinità?
    amate i vostri nemici

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #17


      Fratel Cono ha scritto

      Cos'è che ti fa rimanere estasiato (anche se non sei credente) e ti fa descrivere certi capolavori, certe chiese, certe basiliche, certe statue con dovizia di particolari, se non la Terza Persona della Santissima Trinità?
      Si, si è proprio lei ! O meglio, è proprio lui: lo Spirito Santo


      Caro Cono, magister epistularum, quando scriverai la mia biografia ricordati di aggiungere che

      “Vissi d'arte, vissi d'amore,
      non feci mai male ad anima viva!

      Con man furtiva
      quante miserie conobbi, aiutai.

      Sempre con fe' sincera,
      la mia preghiera
      ai santi tabernacoli salì.

      Sempre con fe' sincera
      diedi fiori agli altar.

      Nell'ora del dolore
      perché, perché Signore,
      perché me ne rimuneri così?

      Diedi gioielli
      della Madonna al manto,
      e diedi il canto
      agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.

      Nell'ora del dolore,
      perché, perché Signore,
      perché me ne rimuneri così?”


      Brano dall’opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini.
      E’ alla fine del dialogo tra la cantante Floria Tosca e il Barone Scarpia, quando egli ricatta la donna chiedendole di concedersi a lui in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte.

      Comment

      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #18


        Copia di epoca romana della Afrodite cnidia. E’ conservata a Roma nel Palazzo Altemps, una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano.
        La statua originale, considerata il primo nudo femminile nella storia della scultura greca, la realizzò lo scultore ateniese Prassitele nel 360 a. C. circa per ornare il naos (la cella interna) del tempio dedicato ad Afrodite Euplea (protettrice della navigazione) nell’antica città greca denominata Cnido, fondata dai Dori del Peloponneso nei pressi di Alicarnasso, l’attuale Bodrum, in Turchia.

        Si narra che la modella sia stata Mnesàrete (il suo nome significa “colei che fa ricordare le virtù”), meglio conosciuta col soprannome di Phrýne (= Frine), un’etèra, celebre per la sua bellezza.

        Questa marmorea Afrodite cnidia è in un momento intimo. Perché è nuda ? Deve lavarsi oppure ha già fatto il “bagno” ? Con gesto pudìco si copre il pube con la mano destra, con l’altra mano prende o depone la veste poggiata su un’idria, usata per contenere l’acqua.
        Se si copre il pube significa che si è accorta di essere guardata. In tal caso prende l’abito poggiato sull’idria.

        In alcune versioni la mano destra regge un asciugamano che copre le gambe della dea.

        Come le altre sculture di Prassitele, anche questa statua è fatta per essere vista preferibilmente in posizione frontale, l'unica che consenta di coglierne appieno la grazia.

        Tornando a Frine, l’etèra. Nell’antica Grecia chi erano le etère ? Erano particolari “donne di compagnia”, colte, indipendenti, assimilabili alle cortigiane. Solitamente forestiere o liberte, oltre alle “prestazioni sessuali”, offrivano compagnia, erano brave nella danza, nel suonare alcuni strumenti musicali e spesso intrattenevano con i clienti relazioni prolungate, a volte riuscendo anche ad esercitare un'influenza notevole su importanti personaggi pubblici.

        Esse indossavano sempre abiti eleganti. Potevano essere delle compagne occasionali oppure concubine, potevano uscire a loro piacimento, avere una vita pubblica, coltivare libere frequentazioni e prender parte ai simposi maschili, dai quali le altre donne erano invece generalmente escluse.

        Non devono essere confuse con le “pornai” prostitute di strada o da bordello. Lo status di etèra era contrapposto a quello della prostituta.

        Nell'Urbe rinascimentale simili alle etère erano le cosiddette “cortigiane honeste”, che oggi chiameremmo "escort".

        Sapevano come comportarsi nella cosiddetta “alta società”, come intrattenere i propri frequentatori. Colte, capaci di comporre madrigali o sonetti, di recitare, cantare in pubblico, discutere di letteratura, di musica e di arti. Alcune diventarono ricche. Con la loro astuzia e intelligenza riuscirono ad avere i favori da uomini che avevano potere.

        Nella Roma cattolica del papa-re (che per calcolo politico attribuiva il titolo cardinalizio anche giovani rampolli di famiglie nobili, tenuti solo a rispettare il celibato e non la castità fino al compimento dei 36 anni) si svolsero le vite straordinarie di belle “cortigiane honeste”. Erano le consigliere più ascoltate dalle élites del tempo, le accompagnatrici più ricercate ad eventi mondani.

        Nel rione Ponte, vicino al Vaticano, c’erano palazzi, taverne e negozi di proprietà delle cortigiane “honeste” più stimate e amate dell’epoca. Nella stessa zona c’è ancora oggi “piazza Fiammetta”: è dedicata a una delle più belle e sagaci donne che fra gli altri “accompagnava” il ricco cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini e Cesare Borgia, meglio conosciuto come il duca Valentino.

        Lei, “Madonna Fiammetta” si chiamava Fiammetta Michaelis o de’ Michaelis. Quando morì lasciò un’ingente eredità al figlio e alla chiesa di Sant’Agostino.

        Altre “donne honeste” diventate ricche furono Tullia d’Aragona, Giulia Campana, Vannozza Cattanei, Beatrice Ferrarese, Imperia Cognati e Lucrezia Porzia.

        E’ facile immaginarle con figli e amanti, con problemi di gelosie e rivalità.

        segue
        Last edited by doxa; 16-05-2025, 16:21.

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12523

          #19
          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
          .....omissis...Spirito Santo ... ha ispirato ... un Michelangelo, un Raffaello,....
          Un commento in merito é qui (in una sezione Ban-free)

          https://discutere.it/showthread.php?...89#post1902889
          ...vassapé...

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66026

            #20
            Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio


            Fratel Cono ha scritto



            Si, si è proprio lei ! O meglio, è proprio lui: lo Spirito Santo


            Caro Cono, magister epistularum, quando scriverai la mia biografia ricordati di aggiungere che

            “Vissi d'arte, vissi d'amore,
            non feci mai male ad anima viva!

            Con man furtiva
            quante miserie conobbi, aiutai.

            Sempre con fe' sincera,
            la mia preghiera
            ai santi tabernacoli salì.

            Sempre con fe' sincera
            diedi fiori agli altar.

            Nell'ora del dolore
            perché, perché Signore,
            perché me ne rimuneri così?

            Diedi gioielli
            della Madonna al manto,
            e diedi il canto
            agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.

            Nell'ora del dolore,
            perché, perché Signore,
            perché me ne rimuneri così?”


            Brano dall’opera lirica “Tosca” di Giacomo Puccini.
            E’ alla fine del dialogo tra la cantante Floria Tosca e il Barone Scarpia, quando egli ricatta la donna chiedendole di concedersi a lui in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte.

            Scriverei piuttosto questa, a tuo riguardo...

            «Tardi ti ho amato,
            bellezza così antica e così nuova,
            tardi ti ho amato.
            Tu eri dentro di me, e io fuori.
            E là ti cercavo.
            Deforme, mi gettavo
            sulle belle forme delle tue creature.
            Tu eri con me, ma io non ero con te.
            Mi tenevano lontano da te
            quelle creature che non esisterebbero
            se non esistessero in te.
            Mi hai chiamato,
            e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
            Hai mandato un baleno,
            e il tuo splendore
            ha dissipato la mia cecità.
            Hai effuso il tuo profumo;
            l’ho aspirato e ora anelo a te.
            Ti ho gustato,
            e ora ho fame e sete di te.
            Mi hai toccato,
            e ora ardo dal desiderio della tua pace».

            in calce, invece che Agostino di Ippona, farei incidere Doxa di Trastevere.
            amate i vostri nemici

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            • doxa
              Opinionista
              • 30/04/19
              • 2659

              #21
              Nel mio precedente post ho elencato i nomi di alcune “cortigiane honeste” nella Roma rinascimentale, di alcune di esse ci sono notizie biografiche, per esempio quelle riguardanti Fiammetta Michaelis (Firenze, 1465 – Roma, 1512).


              Immaginario ritratto di Fiammetta, realizzato nel 1876 dalla “pre-raffaellitica” pittrice britannica Emma Sandys.
              La giovane donna volge lo sguardo verso lo spettatore; bella l’ondulata capigliatura di colore ramato e con le trecce; indossa la collana e gli orecchini con le perle.



              A Roma, vicino piazza Navona c’è la “casa di Fiammetta”, prospetta sull’omonima piazza.

              L’edificio del XV secolo, ha l'altana belvedere e il portico con tre archi sorretto da colonne e due pilastri ai lati.


              lato dell’edificio con il portico

              Fiammetta, famosa cortigiana fiorentina, arrivò a Roma nel 1478. Aveva 13 anni. Giunse nell’Urbe insieme alla madre, anch’essa meretrice. In poco tempo madre e figlia conquistarono i favori di numerosi uomini facoltosi, tra cui porporati.

              Fiammetta divenne la favorita del cardinale di origine toscana Giacomo Ammannati Piccolomini, ma appena un anno dopo, nel 1479, questo morì a causa della malaria.

              Fiammetta ereditò tutti i suoi beni. Ci furono contestazioni e fu necessario l'intervento del pontefice Sisto IV che bloccò il testamento e nominò una commissione per risolvere la questione: fu così che "la damigella di singolare beltà", come la definì la commissione stessa, ricevette la sua eredità non perché avesse offerto i suoi servizi al cardinale, ma "per amore di Dio e fornirle una dote". Fiammetta divenne così proprietaria di vari immobili.

              Nel 1493 la donna divenne l’amante del cardinale e condottiero Cesare Borgia (il famigerato figlio del pontefice Alessandro VI), detto “il duca Valentino”, perché nominato dal re di Francia Luigi XII "duca di Valentinois": provincia francese tra Provenza e Borgogna.
              Il Valentinois deve il suo nome alla città di Valence, sede della prefettura del dipartimento della Dròme.

              Cesare Borgia andava da lei la sera, nella vigna del Vaticano, con l’abito cardinalizio e la spada, per difendersi da banditi di strada e indesiderati spioni della sua tresca amorosa.

              Fiammetta Michaelis morì il 19 febbraio 1512 all'età di 47 anni. Nel suo testamento davanti ad un notaio è indicata come "Fiammetta del Duca di Valentino": “Flammettae Ducis Valentini Testamenti Transumptum”.

              La donna lasciò parte dei suoi beni al figlio Andrea (nel testamento con un espediente viene detto “fratello), altri li lasciò alla chiesa di Sant’Agostino, dove fu sepolta nella prima cappella a sinistra che lei aveva fatto costruire nel 1506 e dove era sepolto il cardinale Jacopo Ammannati Piccolomini.

              Lo scrittore Pietro Aretino nel suo capolavoro “Ragionamenti” (definito “erotico e divertente”) dedicò un capitolo al “Ragionamento del Zoppino”, a Zoppino “fatto frate” e Ludovico “puttaniere”, i quali trattano “de la vita, e de la genealogia” delle cortigiane a Roma.

              Lo Zoppino dice: “La Fiammetta ancor fece bello fine, e ho visto in Sant’Agostino la sua cappella”.
              Last edited by doxa; 30-05-2025, 16:20.

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              • doxa
                Opinionista
                • 30/04/19
                • 2659

                #22

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