Il nome della rosa-di Umberto Eco
Era una bella mattina di fine novembre.Nella notte aveva nevicato un poco,ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita.Al buio,subito dopo laudi,avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle.Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne,allo spuntar del sole.Come ci inerpicavamo per il sentieroscosceso che si snodava intorno al monte ,vidi l'abbazia.Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato,simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano,ma la mole di quello che poi appresi essere l'Edificio.
Era questa una costruzione ottagonale che a distanza appariva come un terragono(figura perfettissima che esprime la saldezza e l'imprendibilità della città di Dio),i cui lati meridionalisi ergevanos sul pianoro dell'abbazia,mentre quelli settentrionali sembravano crescere dalle falde stesse del monte,su cui s'innervavano a strapiombo.
Era una bella mattina di fine novembre.Nella notte aveva nevicato un poco,ma il terreno era coperto di un velo fresco non più alto di tre dita.Al buio,subito dopo laudi,avevamo ascoltato la messa in un villaggio a valle.Poi ci eravamo messi in viaggio verso le montagne,allo spuntar del sole.Come ci inerpicavamo per il sentieroscosceso che si snodava intorno al monte ,vidi l'abbazia.Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato,simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano,ma la mole di quello che poi appresi essere l'Edificio.
Era questa una costruzione ottagonale che a distanza appariva come un terragono(figura perfettissima che esprime la saldezza e l'imprendibilità della città di Dio),i cui lati meridionalisi ergevanos sul pianoro dell'abbazia,mentre quelli settentrionali sembravano crescere dalle falde stesse del monte,su cui s'innervavano a strapiombo.


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