[QUOTE=dark lady;1042543]Mi piacerebbe sapere se qualcuno condivide la visione del pessimismo cosmico. Secondo me dietro ad essa si cela una buona porzione della natura umana, e credo che Leopardi se ne fosse accorto. La smania dell'uomo di voler sempre raggiungere qualcosa, tranne poi non goder nulla del risultato, perch
[I][B][COLOR="Magenta"][COLOR="Black"]je me vois je me dis, putain elle est bien cette meuf, j'aimerais bien
Associare il pessimismo leopardiano ad una gobba e a pochi amplessi mi pare riduttivo e anche un pò superficiale, anche se probabilmente in qualche misura avrà certo influito. Credo che il suo pensiero pessimista sia dovuto soprattutto ad un tipo di vita contemplativa e al fatto di essersi posto le domande giuste.
A me piaceva molto quando ero al liceo ma ho deciso di riprenderlo in mano svariati anni dopo visto che spesso l'obbligatorietà del liceo non ti fa apprezzare appieno certe cose oltre che fartele studiare in maniera superficiale. Mi è piaciuto il libro delle operette morali, anche se non condivido totalmente fino in fondo il suo pessimismo, così come non mi è mai piaciuto chi si accoccola o peggio ancora si addormenta sugli allori dell'ottimismo, che è tipico della peggior retorica moderna.
Forse ad un Leopardi preferisco Cioran, che spesso usa l'ironia.
[QUOTE=Gloucester;1162353]Certo, se poi te ne esci con castronerie come l'uomo domina sulla Natura, significa che Leopardi l'hai letto poco e male, oppure che non ti senti cos
[QUOTE=marmaladesky;1162370]Quando ero ottimista, credevo che fosse sbagliato pensare che la letteratura, la poesia, dovessero"obbligare al pensare".
Poi mi sono svegliata.
"Perché ha incominciato a interessarsi di Leopardi e in particolare della sua dimensione religiosa, che in verità pervade tutta l'opera, ma che la gran parte della critica minimizza, nega o distorce?
La figura di Leopardi mi ha sempre affascinato e non solo per la sua sublime poesia. Il suo pensiero, che esamina e sfaccetta tutti gli aspetti della vita umana, è un qualcosa che mi ha attratto in un modo molto forte spingendomi verso una strada che si è rivelata, mano a mano, assai intricata e complessa. Forse una delle pagine leopardiane "colpevoli" di questa passione è stata, dopo l'Infinito e il Canto notturno di un pastore errante, quella famosa dello Zibaldone che descrive un giardino in "istato di souffrance". Mano a mano che procedevo nello studio e nella ricerca pensavo, con sempre maggior convinzione, che la tesi dominante della critica che, fin dal 1947, propugna l'ateismo e il materialismo assoluti di Leopardi, forse non era proprio corretta. Considerando tutta l'opera e la stessa vicenda esistenziale di Leopardi, mi sembrava di poter rilevare una religiosità profondissima, tanto che molte pagine bibliche mi tornavano alla mente.
Perché ha focalizzato la sua ricerca, ottimamente centrata e illuminante, sui rapporti tra Leopardi e Giobbe, Leopardi e Qoèlet?
Durante i primi anni dei miei studi leopardiani, incontravo spesso nei vari testi di critica che andavo leggendo, definizioni che riprendevano quella che lo stesso Carducci diede parlando di Leopardi: Il "Giobbe del pensiero italiano". Erano però definizioni che si fermavano lì, ad un livello superficiale, e non approfondivano davvero, in parallelo con il poema biblico, il rapporto tra l'uomo di Uz e l'uomo di Recanati. Allo stesso modo, anche Qoèlet è stato riconosciuto, forse ancor più che Giobbe, l'altro specchio di Leopardi sia dalla critica leopardiana sia dagli esegeti - ricordo, ad esempio, che il Ravasi pone il Recanatese tra i suoi "mille Qoèlet". Infine, lo stesso Leopardi si considerava il "difensore" di Giobbe e di colui che, all'epoca, era creduto l'autore di Qoèlet, Salomone.
Quali risultati, guardandosi indietro, pensa di aver raggiunto?
Rivedendo i miei primi scritti - La crisi della ragione moderna in Giacomo Leopardi; Vita ed Esistenza nello Zibaldone - riconosco quello che è stato un poco il filo conduttore in tutte le mie ricerche, appunto quello che mi è sempre apparso evidente nella trama che compone il pensiero di Leopardi: quello della sua religiosità. Non ho mai avuto la presunzione di pensare che il mio "volto" di Leopardi rispecchiasse ciò che egli fosse stato davvero; ho solo cercato, con umiltà, di ritrovare tutti quei frammenti e/o documenti trascurati dalla critica imperante poiché non combaciavano con l'immagine ormai consolidata di un Leopardi ateo.
Gli articoli sugli stessi argomenti con cui in questi anni ha corredato i saggi precedenti, quale funzione hanno avuto?
Amando Leopardi anzi, vivendo ogni giorno con lui attraverso le sue pagine, mi ha sempre interessato discutere, su quanto andavo valutando e riscoprendo, con tante persone che, come me, sentivano la medesima passione. Penso che quando si crede in qualcosa si desideri anche far parte altri di questa fede. Gli articoli sugli argomenti dei saggi, quindi, vorrebbero, per così dire, allargare l'interesse, divulgare - anche presso chi forse non legge abitualmente saggi - la figura e il pensiero di Leopardi, mostrando anche aspetti poco considerati dalla critica ufficiale.
Progetti per il futuro?
Tanti sono i progetti che vorrei portare avanti in campo leopardiano e soprattutto in direzione di quella religiosità e spiritualità in cui ho sempre creduto. Vorrei, ad esempio, riprendere il discorso sugli ultimi giorni di Leopardi, sulla sua morte cristiana - un documento che nessuno cita e nessuno va a consultare è appunto quello che riguarda i Sacramenti ricevuti dal poeta prima di spirare - e poi sui rapporti con l'ebraismo cui era interessato non solo Giacomo ma anche il padre Monaldo."
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.
Stupenda!
Ti invidio, perché non riuscirai mai a comprenderla.
Rispondendo alla domanda iniziale di Dark Lady, io mi sento Leopardi (Efilzeo era il nome del suo eroe immaginario durante l'infanzia). Dico sul serio, e vorrei che non fosse così. Lo amo oltre ogni limite, ho tutte le opere, le lettere, i quadri...
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