Poesie

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  • Kyra
    Disappointed Idealist
    • 24/10/05
    • 22455

    #16
    Questa l'ho trovata ieri notte, un secondo prima di andare a nanna.
    Leggendola ho pensato ad una sola persona, e non me ne vengono in mente altre. Questa poesia e' sua quanto mia.
    E adesso e' anche vostra, spero vi faccia sentire come ha fatto sentire me.

    E' una poesia di Boris Vian - Perche' Vivo (tradotta dal francese)


    Perche' vivo
    Perche' vivo
    Per la gamba bianca
    d'una donna bionda
    appoggiata al muro
    in pieno sole
    per la vela gonfia
    di un battello del porto
    per l'ombra delle tende
    il caffe' ghiacciato
    che si beve con la cannuccia
    per toccare la sabbia
    vedere il fondo dell'acqua
    che diventa cosi' azzurro
    che discende tanto in basso
    con i pesci
    i calmi pesci
    pascolanti sul fondo
    che si librano sopra
    i capelli delle alghe
    come uccelli lenti
    come uccelli azzurri
    Perche' vivo
    Perche' e' bello.
    I'm laying down, eating snow
    My fur is hot, my tongue is cold
    On a bed of spider web
    I think of how to change myself

    A lot of hope in a one man tent
    There's no room for innocence
    So take me home before the storm
    Velvet mites will keep us warm.

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    • Stefi
      • 28/07/05
      • 6398

      #17
      Per la serie sensazioni semplici ma forti...

      Rimbaud
      Sensazione

      "Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
      punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
      trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
      e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

      io non parlerò, non penserò più a nulla:
      ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
      e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
      nella Natura, lieto come con una donna."

      Comment

      • Stefi
        • 28/07/05
        • 6398

        #18
        Edmond Haracourt



        " Partire è un po' morire
        rispetto a ciò che si ama
        poiché lasciamo un po' di noi stessi
        in ogni luogo ad ogni istante.
        E' un dolore sottile e definitivo
        come l'ultimo verso di un poema...
        Partire è un po' morire
        rispetto a ciò che si ama.
        Si parte come per gioco
        prima del viaggio estremo
        e in ogni addio seminiamo
        un po' della nostra anima. "

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        • Idaea

          #19
          pensieri per...

          Qui io ti amo (Venti poesie d

          Comment

          • Stefi
            • 28/07/05
            • 6398

            #20
            e per stamattina giuro non ne posto più

            Il Sorriso
            -William Blake

            C'è un Sorriso d'Amore,
            e c'è un Sorriso d'Inganno,
            e c'è un Sorriso dei Sorrisi
            in cui questi due Sorrisi si incontrano.

            E c'è uno Sguardo d'Odio,
            E c'è uno Sguardo di Disprezzo,
            e c'è uno Sguardo degli Sguardi,
            che tentate di scordare in vano;

            perché si pianta nel profondo del Cuore,
            e si pianta nel profondo della Schiena,
            e nessun Sorriso che mai fu Sorriso,
            ma un solo Sorriso soltanto,

            che fra la Culla & la Tomba
            si può Sorridere soltanto una volta;
            ma, quando è Sorriso una volta,
            c'è una fine a tutta l'Angoscia.

            Comment

            • Jampa
              ........
              • 21/07/05
              • 6179

              #21
              ma che bellissime poesie............
              E' il momento di andare

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              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70494

                #22
                Posto questa poesia, che mi piace in modo particolare...


                BUSSERANNO ALLA TUA PORTA
                (di Ra
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                Comment

                • Zazzauser
                  Orribile grassone
                  • 05/06/05
                  • 5297

                  #23
                  Ecco una lirica di Govoni... usa dei paragoni bellissimi per descrivere la natura di per sé contraddittoria dellla donna, che può rappresentare la pioggia, ma anche il sole, il fango, ma anche la luce delle stelle...

                  CORRADO GOVONI

                  La pioggia è il tuo vestito (1943) (da Govonigiotto)

                  La pioggia è il tuo vestito.
                  Il fango è le tue scarpe.
                  La tua pezzuola è il vento.
                  Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
                  e la notte dei fieni i tuoi capelli.
                  Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
                  è il fuoco della terra e delle stelle.
                  [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

                  Comment

                  • Xilinx23
                    The Count
                    • 01/06/05
                    • 41139

                    #24
                    Semplicemente bellissima....

                    [i]Anima mia che metti le ali
                    e sei un bruco possente
                    ti fa meno male l'oblio
                    che questo cerchio di velo.
                    E se diventi farfalla
                    nessuno pensa pi
                    Membro del Consiglio degli Admin


                    [RIGHT][I]L'ironia

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                    • Stefi
                      • 28/07/05
                      • 6398

                      #25
                      Nazim Hikmet

                      Ti amo come se mangiassi il pane
                      spruzzandolo di sale
                      come se alzandomi la notte bruciante di febbre
                      bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
                      Ti amo come guardo il pesante sacco della posta
                      non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
                      pieno di sospetto agitato
                      Ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
                      Ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
                      crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
                      Ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

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                      • Stefi
                        • 28/07/05
                        • 6398

                        #26
                        Non solo per un amore...questa è una delle poesie che mi mettono i brividi...

                        Jacques Prevert

                        Questo amore
                        Questo amore
                        Così violento
                        Così fragile
                        Così tenero
                        Così disperato
                        Questo amore
                        Bello come il giorno
                        E cattivo come il tempo
                        Quando il tempo è cattivo
                        Questo amore così vero
                        Questo amore così bello
                        Così felice
                        Così gaio
                        E così beffardo
                        Tremante di paura come un bambino al buio
                        E così sicuro di sé
                        Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
                        Questo amore che impauriva gli altri
                        Che li faceva parlare
                        Che li faceva impallidire
                        Questo amore spiato
                        Perché noi lo spiavamo
                        Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
                        Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato
                        ucciso negato dimenticato
                        Questo amore tutto intero
                        Ancora così vivo
                        E tutto soleggiato
                        E tuo
                        E mio
                        È stato quel che è stato
                        Questa cosa sempre nuova
                        E che non è mai cambiata
                        Vera come una pianta
                        Tremante come un uccello
                        Calda e viva come l'estate
                        Noi possiamo tutti e due
                        Andare e ritornare
                        Noi possiamo dimenticare
                        E quindi riaddormentarci
                        Risvegliarci soffrire invecchiare
                        Addormentarci ancora
                        Sognare la morte
                        Svegliarci sorridere e ridere
                        E ringiovanire
                        Il nostro amore è là
                        Testardo come un asino
                        Vivo come il desiderio
                        Crudele come la memoria
                        Sciocco come i rimpianti
                        Tenero come il ricordo
                        Freddo come il marmo
                        Bello come il giorno
                        Fragile come un bambino
                        Ci guarda sorridendo
                        E ci parla senza dir nulla
                        E io tremante l'ascolto
                        E grido
                        Grido per te
                        Grido per me
                        Ti supplico
                        Per te per me per tutti coloro che si amano
                        E che si sono amati
                        Sì io gli grido
                        Per te per me e per tutti gli altri
                        Che non conosco
                        Fermati là
                        Là dove sei
                        Là dove sei stato altre volte
                        Fermati
                        Non muoverti
                        Non andartene
                        Noi che siamo amati
                        Noi ti abbiamo dimenticato
                        Tu non dimenticarci
                        Non avevamo che te sulla terra
                        Non lasciarci diventare gelidi
                        Anche se molto lontano sempre
                        E non importa dove
                        Dacci un segno di vita
                        Molto più tardi ai margini di un bosco
                        Nella foresta della memoria
                        Alzati subito
                        Tendici la mano
                        E salvaci.

                        Comment

                        • Xilinx23
                          The Count
                          • 01/06/05
                          • 41139

                          #27
                          [QUOTE=Stefi]Non solo per un amore...questa
                          Membro del Consiglio degli Admin


                          [RIGHT][I]L'ironia

                          Comment

                          • vannik
                            Opinionista
                            • 22/10/05
                            • 171

                            #28
                            POSSO SCRIVERE I VERSI PIU' TRISTI STANOTTE (LEI NON E' CON ME)

                            Posso scrivere i versi pi
                            [I][B]I dolori superficiali e gli amori superficiali durano. Gli amori e i dolori profondi sono uccisi dalla loro stessa intensit

                            Comment

                            • Xilinx23
                              The Count
                              • 01/06/05
                              • 41139

                              #29
                              [b]A met
                              Membro del Consiglio degli Admin


                              [RIGHT][I]L'ironia

                              Comment

                              • enomis
                                Opinionista
                                • 06/08/05
                                • 164

                                #30
                                CANTO NOTTURNO

                                DI UN PASTORE ERRANTE DELL'ASIA



                                Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

                                Silenziosa luna?

                                Sorgi la sera, e vai,

                                Contemplando i deserti; indi ti posi.

                                Ancor non sei tu paga

                                Di riandare i sempiterni calli?

                                Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga

                                Di mirar queste valli?

                                Somiglia alla tua vita

                                La vita del pastore.

                                Sorge in sul primo albore;

                                Move la greggia oltre pel campo, e vede

                                Greggi, fontane ed erbe;

                                Poi stanco si riposa in su la sera:

                                Altro mai non ispera.

                                Dimmi, o luna: a che vale

                                Al pastor la sua vita,

                                La vostra vita a voi? dimmi: ove tende

                                Questo vagar mio breve,

                                Il tuo corso immortale?

                                Vecchierel bianco, infermo,

                                Mezzo vestito e scalzo,

                                Con gravissimo fascio in su le spalle,

                                Per montagna e per valle,

                                Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,

                                Al vento, alla tempesta, e quando avvampa

                                L'ora, e quando poi gela,

                                Corre via, corre, anela,

                                Varca torrenti e stagni,

                                Cade, risorge, e più e più s'affretta,

                                Senza posa o ristoro,

                                Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva

                                Colà dove la via

                                E dove il tanto affaticar fu volto:

                                Abisso orrido, immenso,

                                Ov'ei precipitando, il tutto obblia.

                                Vergine luna, tale

                                È la vita mortale.

                                Nasce l'uomo a fatica,

                                Ed è rischio di morte il nascimento.

                                Prova pena e tormento

                                Per prima cosa; e in sul principio stesso

                                La madre e il genitore

                                Il prende a consolar dell'esser nato.

                                Poi che crescendo viene,

                                L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre

                                Con atti e con parole

                                Studiasi fargli core,

                                E consolarlo dell'umano stato:

                                Altro ufficio più grato

                                Non si fa da parenti alla lor prole.

                                Ma perché dare al sole,

                                Perché reggere in vita

                                Chi poi di quella consolar convenga?

                                Se la vita è sventura

                                Perché da noi si dura?

                                Intatta luna, tale

                                E` lo stato mortale.

                                Ma tu mortal non sei,

                                E forse del mio dir poco ti cale.

                                Pur tu, solinga, eterna peregrina,

                                Che sì pensosa sei, tu forse intendi,

                                Questo viver terreno,

                                Il patir nostro, il sospirar, che sia;

                                Che sia questo morir, questo supremo

                                Scolorar del sembiante,

                                E perir dalla terra, e venir meno

                                Ad ogni usata, amante compagnia.

                                E tu certo comprendi

                                Il perché delle cose, e vedi il frutto

                                Del mattin, della sera,

                                Del tacito, infinito andar del tempo.

                                Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore

                                Rida la primavera,

                                A chi giovi l'ardore, e che procacci

                                Il verno co' suoi ghiacci.

                                Mille cose sai tu, mille discopri,

                                Che son celate al semplice pastore.

                                Spesso quand'io ti miro

                                Star così muta in sul deserto piano,

                                Che, in suo giro lontano, al ciel confina;

                                Ovver con la mia greggia

                                Seguirmi viaggiando a mano a mano;

                                E quando miro in cielo arder le stelle;

                                Dico fra me pensando:

                                A che tante facelle?

                                Che fa l'aria infinita, e quel profondo

                                Infinito seren? che vuol dir questa

                                Solitudine immensa? ed io che sono?

                                Così meco ragiono: e della stanza

                                Smisurata e superba,

                                E dell'innumerabile famiglia;

                                Poi di tanto adoprar, di tanti moti

                                D'ogni celeste, ogni terrena cosa,

                                Girando senza posa,

                                Per tornar sempre là donde son mosse;

                                Uso alcuno, alcun frutto

                                Indovinar non so. Ma tu per certo,

                                Giovinetta immortal, conosci il tutto.

                                Questo io conosco e sento,

                                Che degli eterni giri,

                                Che dell'esser mio frale,

                                Qualche bene o contento

                                Avrà fors'altri; a me la vita è male.

                                O greggia mia che posi, oh te beata,

                                Che la miseria tua, credo, non sai!

                                Quanta invidia ti porto!

                                Non sol perché d'affanno

                                Quasi libera vai;

                                Ch'ogni stento, ogni danno,

                                Ogni estremo timor subito scordi;

                                Ma più perché giammai tedio non provi.

                                Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,

                                Tu se' queta e contenta;

                                E gran parte dell'anno

                                Senza noia consumi in quello stato.

                                Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,

                                E un fastidio m'ingombra

                                La mente, ed uno spron quasi mi punge

                                Sì che, sedendo, più che mai son lunge

                                Da trovar pace o loco.

                                E pur nulla non bramo,

                                E non ho fino a qui cagion di pianto.

                                Quel che tu goda o quanto,

                                Non so già dir; ma fortunata sei.

                                Ed io godo ancor poco,

                                O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.

                                Se tu parlar sapessi, io chiederei:

                                Dimmi: perché giacendo

                                A bell'agio, ozioso,

                                S'appaga ogni animale;

                                Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

                                Forse s'avess'io l'ale

                                Da volar su le nubi,

                                E noverar le stelle ad una ad una,

                                O come il tuono errar di giogo in giogo,

                                Più felice sarei, dolce mia greggia,

                                Più felice sarei, candida luna.

                                O forse erra dal vero,

                                Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:

                                Forse in qual forma, in quale

                                Stato che sia, dentro covile o cuna,

                                È funesto a chi nasce il dì natale.
                                [I]

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