Poesie

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  • Wolfy
    Opinionista
    • 27/09/13
    • 78

    #1141
    NOTTURNO
    Quando la terra è d'ombre ricoverta,
    E soffia 'l vento, e in su le arene estreme
    L'onda va e vien che mormorando geme,
    E appar la luna tra le nubi incerta;

    Torno dove la spiaggia è più deserta
    Solingo a ragionar con la mia speme,
    E del mio cor che sanguinando geme
    Ad or ad or palpo la piaga aperta.

    Lasso! me stesso in me più non discerno,
    E languono i miei dì come viola
    Nascente ch'abbia tempestata il verno;

    Chè va lungi da me colei che sola
    Far potea sul mio labbro il riso eterno:
    Luce degli occhi miei, chi mi t'invola?

    U.Foscolo

    "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
    il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

    -Paul Velèry

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #1142
      L'albatros



      Io ero un uccello
      dal bianco ventre gentile,
      qualcuno mi ha tagliato la gola
      per riderci sopra,
      non so.
      Io ero un albatro grande
      e volteggiavo sui mari.
      Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
      senza nessuna carità di suono.
      Ma anche distesa per terra
      io canto ora per te
      le mie canzoni d'amore.

      Alda Merini
      amate i vostri nemici

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      • Wolfy
        Opinionista
        • 27/09/13
        • 78

        #1143
        All’Italia
        Chi conosce la terra dove il cielo
        d’indicibile azzurro si colora?
        dove tranquillo il mar con l’onda sfiora
        rovine del passato?
        dove l’alloro eterno ed il cipresso
        crescon superbi? dove il gran Torquato
        cantò? dove anche adesso
        ne la notte profonda
        i canti suoi va ripetendo l’onda?
        la terra ove dipinse Raffaello,
        dove gli ultimi marmi
        animò di Canova lo scalpello
        e Byron rude martire ne’ carmi
        dolore, amore effuse e imprecazione?
        Italia, terra magica, gioconda
        terra d’ispirazione!

        -Puskin

        "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
        il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

        -Paul Velèry

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #1144
          Non solo il fuoco

          Ahi, sì, ricordo,
          ahi, i tuoi occhi chiusi
          come pieni dentro di luce nera,
          tutto il tuo corpo come una mano aperta,
          come un grappolo bianco della luna,
          e l'estasi,
          quando un fulmine ci uccide,
          quando un pugnale ci ferisce nelle radici
          e una luce ci spezza la chioma,
          e quando
          di nuovo
          torniamo alla vita,
          come uscissimo dall'oceano,
          come tornassimo feriti
          dal naufragio
          tra le pietre e l'alghe rosse.
          Ahi, vita mia,
          non solo il fuoco tra noi arde,
          ma tutta la vita,
          la semplice storia,
          l'amore semplice
          di una donna e d'un uomo
          uguali a tutti gli altri.

          -- Pablo Neruda
          amate i vostri nemici

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          • Wolfy
            Opinionista
            • 27/09/13
            • 78

            #1145
            LA MIA SERA


            Il giorno fu pieno di lampi;
            ma ora verranno le stelle,
            le tacite stelle. Nei campi
            c'è un breve gre gre di ranelle.
            Le tremule foglie dei pioppi
            trascorre una gioia leggiera.
            Nel giorno, che lampi! che scoppi!
            Che pace, la sera!

            Si devono aprire le stelle
            nel cielo sì tenero e vivo.
            Là, presso le allegre ranelle,
            singhiozza monotono un rivo.
            Di tutto quel cupo tumulto,
            di tutta quell'aspra bufera,
            non resta che un dolce singulto
            nell'umida sera.

            E', quella infinita tempesta,
            finita in un rivo canoro.
            Dei fulmini fragili restano
            cirri di porpora e d'oro.
            O stanco dolore, riposa!
            La nube nel giorno più nera
            fu quella che vedo più rosa
            nell'ultima sera.

            Che voli di rondini intorno!
            Che gridi nell'aria serena!
            La fame del povero giorno
            prolunga la garrula cena.
            La parte, sì piccola, i nidi
            nel giorno non l'ebbero intera.
            Nè io ... che voli, che gridi,
            mia limpida sera!

            Don ... Don ... E mi dicono, Dormi!
            mi cantano, Dormi! sussurrano,
            Dormi! bisbigliano, Dormi!
            là, voci di tenebra azzurra ...
            Mi sembrano canti di culla,
            che fanno ch'io torni com'era ...
            sentivo mia madre ... poi nulla ...
            sul far della sera.

            -G.Pascoli

            "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
            il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

            -Paul Velèry

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66028

              #1146
              L'assiuolo

              Dov'era la luna? ché il cielo
              notava in un'alba di perla,
              ed ergersi il mandorlo e il melo
              parevano a meglio vederla.
              Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù;
              veniva una voce dai campi: chiù . . .

              Le stelle lucevano rare
              tra mezzo alla nebbia di latte:
              sentivo il cullare del mare,
              sentivo un fru fru tra le fratte;
              sentivo nel cuore un sussulto,
              com'eco d'un grido che fu.
              Sonava lontano il singulto: chiù . . .

              Su tutte le lucide vette
              tremava un sospiro di vento:
              squassavano le cavallette
              finissimi sistri d'argento
              (tintinni a invisibili porte che forse non s'aprono più? . . .);
              e c'era quel pianto di morte. . .
              chiù . . .

              G.PASCOLI
              amate i vostri nemici

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              • Wolfy
                Opinionista
                • 27/09/13
                • 78

                #1147
                IL PASSERO SOLITARIO
                D'in su la vetta della torre antica,
                Passero solitario, alla campagna
                Cantando vai finchè non more il giorno;
                Ed erra l'armonia per questa valle.
                Primavera dintorno
                Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
                Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
                Odi greggi belar, muggire armenti;
                Gli altri augelli contenti, a gara insieme
                Per lo libero ciel fan mille giri,
                Pur festeggiando il lor tempo migliore:
                Tu pensoso in disparte il tutto miri;
                Non compagni, non voli
                Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
                Canti, e così trapassi
                Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
                Oimè, quanto somiglia
                Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
                Della novella età dolce famiglia,
                E te german di giovinezza, amore,
                Sospiro acerbo de' provetti giorni,
                Non curo, io non so come; anzi da loro
                Quasi fuggo lontano;
                Quasi romito, e strano
                Al mio loco natio,
                Passo del viver mio la primavera.
                Questo giorno ch'omai cede alla sera,
                Festeggiar si costuma al nostro borgo.

                Odi per lo sereno un suon di squilla,
                Odi spesso un tonar di ferree canne,
                Che rimbomba lontan di villa in villa.
                Tutta vestita a festa
                La gioventù del loco
                Lascia le case, e per le vie si spande;
                E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.

                Io solitario in questa
                Rimota parte alla campagna uscendo,
                Ogni diletto e gioco
                Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
                Steso nell'aria aprica
                Mi fere il Sol che tra lontani monti,
                Dopo il giorno sereno,
                Cadendo si dilegua, e par che dica
                Che la beata gioventù vien meno.

                Tu, solingo augellin, venuto a sera
                Del viver che daranno a te le stelle,
                Certo del tuo costume
                Non ti dorrai; che di natura è frutto
                Ogni vostra vaghezza.
                A me, se di vecchiezza
                La detestata soglia
                Evitar non impetro,
                Quando muti questi occhi all'altrui core,
                E lor fia vóto il mondo, e il dì futuro
                Del dì presente più noioso e tetro,
                Che parrà di tal voglia?
                Che di quest'anni miei? che di me stesso?
                Ahi pentirornmi, e spesso,
                Ma sconsolato, volgerommi indietro.

                -G.Leopardi

                "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
                il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

                -Paul Velèry

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66028

                  #1148
                  L'INFINITO

                  Sempre caro mi fu quest'’ermo colle,
                  e questa siepe, che da tanta parte
                  dell’'ultimo orizzonte il guardo esclude.
                  Ma sedendo e mirando, interminati
                  spazi di lì da quella, e sovrumani
                  silenzi, e profondissima quiete
                  io nel pensier mi fingo; ove per poco
                  il cor non si spaura. E come il vento
                  odo stormir tra queste piante, io quello
                  infinito silenzio a questa voce
                  vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
                  e le morte stagioni, e la presente
                  e viva, e il suon di lei. Così tra questa
                  immensità s'’annega il pensier mio;
                  e il naufragar m’è dolce in questo mare.

                  G.Leopardi
                  amate i vostri nemici

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                  • Wolfy
                    Opinionista
                    • 27/09/13
                    • 78

                    #1149
                    I PASTORI
                    Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
                    Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
                    lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
                    scendono all'Adriatico selvaggio
                    che verde è come i pascoli dei monti.

                    Han bevuto profondamente ai fonti
                    alpestri, che sapor d'acqua natia
                    rimanga né cuori esuli a conforto,
                    che lungo illuda la lor sete in via.
                    Rinnovato hanno verga d'avellano.

                    E vanno pel tratturo antico al piano,
                    quasi per un erbal fiume silente,
                    su le vestigia degli antichi padri.
                    O voce di colui che primamente
                    conosce il tremolar della marina!

                    Ora lungh'esso il litoral cammina
                    La greggia. Senza mutamento è l'aria.
                    Il sole imbionda sì la viva lana
                    che quasi dalla sabbia non divaria.
                    Isciacquio, calpestio, dolci romori.

                    Ah perché non son io cò miei pastori?


                    -- Gabriele D'Annunzio

                    "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
                    il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

                    -Paul Velèry

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #1150
                      Tre fiammiferi accesi

                      Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
                      Il primo per vederti tutto il viso
                      Il secondo per vederti gli occhi
                      L'ultimo per vedere la tua bocca
                      E tutto il buio per ricordarmi queste cose
                      Mentre ti stringo fra le braccia.

                      -- Jacques Prévert
                      amate i vostri nemici

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                      • Wolfy
                        Opinionista
                        • 27/09/13
                        • 78

                        #1151
                        AMO TUTTO CIO' CHE E' STATO.

                        Amo tutto ciò che è stato,

                        tutto quello che non è più,

                        il dolore che ormai non mi duole,

                        l’antica e erronea fede,

                        l’ieri che ha lasciato dolore,

                        quello che ha lasciato allegria

                        solo perché è stato, è volato

                        e oggi è già un altro giorno.

                        -Pessoa

                        "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
                        il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

                        -Paul Velèry

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #1152
                          Xenia

                          Dicono che la mia
                          sia una poesia d'inappartenenza.
                          Ma s'era tua era di qualcuno:
                          di te che non sei più forma, ma essenza.
                          Dicono che la poesia al suo culmine
                          magnifica il Tutto in fuga,
                          negano che la testuggine
                          sia più veloce del fulmine.
                          Tu sola sapevi che il moto
                          non è diverso dalla stasi,
                          che il vuoto è il pieno e il sereno
                          è la più diffusa delle nubi.
                          Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
                          imprigionata tra le bende e i gessi.
                          Eppure non mi dà riposo
                          sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

                          -- Eugenio Montale
                          amate i vostri nemici

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                          • partzy
                            Opinionista
                            • 16/10/13
                            • 12

                            #1153
                            Voglio che tu sappia
                            Una cosa.
                            Tu sai com’è questa cosa:
                            se guardo
                            la luna di cristallo, il ramo rosso
                            del lento autunno alla mia finestra,
                            se tocco
                            vicino al fuoco
                            l’impalpabile cenere
                            o il rugoso corpo della legna,
                            tutto mi conduce a te,
                            come se ciò che esiste
                            aromi, luce, metalli,
                            fossero piccole navi che vanno
                            verso le tue isole che m’attendono.

                            Orbene,
                            se a poco a poco cessi di amarmi
                            cesserò d’amarti poco a poco.
                            "Se d’improvviso
                            mi dimentichi,
                            non cercarmi,
                            chè già ti avrò dimenticata"

                            Se consideri lungo e pazzo
                            il vento di bandiere
                            Che passa per la mia vita
                            e ti decidi
                            a lasciarmi sulla riva
                            del cuore in cui ho le radici,
                            pensa
                            che in quel giorno,
                            in quell’ora,
                            leverò in alto le braccia
                            e le mie radici usciranno
                            a cercare altra terra.

                            Ma
                            se ogni giorno,
                            ogni ora
                            senti che a me sei destinata
                            con dolcezza implacabile.
                            Se ogni giorno sale
                            alle tue labbra un fiore a cercarmi,
                            ahi, amor mio, ahi mia,
                            in me tutto quel fuoco si ripete,
                            in me nulla si spegne né si dimentica,
                            il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
                            e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
                            senza uscire dalle mie.


                            (Pablo Neruda, Se tu mi dimentichi)

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                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66028

                              #1154
                              Da brividi
                              amate i vostri nemici

                              Comment

                              • Wolfy
                                Opinionista
                                • 27/09/13
                                • 78

                                #1155
                                LA NOTTE(1° cantore)

                                Trista è la notte, tenebria s’aduna,
                                tingesi il cielo di color di morte:
                                qui non si vede né stella né luna,
                                che metta il capo fuor delle sue porte.
                                Torbido è ’l lago, e minaccia fortuna;
                                odo il vento nel bosco a ruggir forte:
                                giù dalla balza va scorrendo il rio
                                con roco lamentevol mormorio.

                                Su quell’alber colà, sopra quel tufo,
                                che copre quella pietra sepolcrale,
                                il lungo-urlante ed inamabil gufo
                                l’aer funesta col canto ferale.

                                Ve’ ve’:
                                fosca forma la piaggia adombra:
                                quella è un’ombra:
                                striscia, sibila, vola via.
                                Per questa via
                                tosto passar dovrà persona morta:
                                quella meteora de’ suoi passi è scorta.

                                Il can dalla capanna ulula e freme,
                                il cervo geme – sul musco del monte,
                                l’arborea fronte – il vento gli percote;
                                spesso ei si scuote – e si ricorca spesso.
                                Entro d’un fesso – il cavriol s’acquatta,
                                tra l’ale appiatta – il francolin la testa.
                                Teme tempesta – ogni uccello, ogni belva,
                                ciascun s’inselva – e sbucar non ardisce;
                                solo stridisce – entro una nube ascoso
                                gufo odioso;
                                e la volpe colà da quella pianta
                                brulla di fronde
                                con orrid’urli a’ suoi strilli risponde.

                                Palpitante, ansante, tremante
                                il peregrin

                                va per sterpi, per bronchi, per spine,
                                per rovine,
                                ché ha smarrito il suo cammin.

                                Palude di qua,
                                dirupi di là,
                                teme i sassi, teme le grotte,
                                teme l’ombre della notte,
                                lungo il ruscello incespicando,
                                brancolando,
                                ei strascina l’incerto suo piè.

                                Fiaccasi or questa or quella pianta,
                                il sasso rotola, il ramo si schianta,
                                l’aride lappole strascica il vento;
                                eco un’ombra, la veggo, la sento:
                                trema di tutto, né sa di che.

                                Notte pregna di nembi e di venti,
                                notte gravida d’urli e spaventi!
                                L’ombre mi volano a fronte e a tergo:
                                aprimi, amico, il tuo notturno albergo.

                                -Ossian

                                "I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo:
                                il fuoco, l'umidità, il tempo e il proprio contenuto"

                                -Paul Velèry

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