Poesie

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  • follemente
    Opinionista

    • 22/12/09
    • 11727

    #1606
    Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio


    Notizie sull'acqua

    Sta nella nuvola e nel pozzo,
    nella neve e nella noce di cocco,
    negli occhi e nel fiume,
    nell’arcobaleno e nel lago,
    nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco,
    nella bocca.
    È la maggioranza della superficie.
    È la maggioranza del corpo.
    Una persona è acqua che cammina, dall’acqua di placenta all’acqua del sudario.
    In ebraico è plurale, màim, acque.
    In francese è una vocale sola, eau, ô.
    In greco e in tedesco è neutra.
    In russo e nelle latine è femminile.
    L’impero di Roma si costruì sull’acqua, fu idraulico.
    Resiste più di altri manufatti la fabbrica di archi, gli acquedotti.


    Dal fondo del pozzo avverte il terremoto.
    Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante.
    La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno,
    ad accostarli, esplodono.
    Spegne fuoco, anche quello dei vulcani.
    Fa il pane, fa la pasta.
    È nel bianco e nel rosso dell’uovo. È nella sua buccia.
    È nella carta e nel vino, nelle ciliege e nelle comete.
    Chi la spreca verrà assetato.
    Ho visto città al buio andare coi secchi al fiume,
    ho visto Mostar e Belgrado.
    Ho visto il Danubio avvelenato dalle rovine di Pancevo.
    Sobborgo di industrie distrutte da una guerra aerea.
    Il Danubio in maggio ha avuto la più grande piena del secolo,
    gli argini sono tracimati in alluvioni nel sud della Germania.
    Il Danubio ha chiesto acqua al cielo per lavarsi e l’ha avuta.
    Ma i banchi di aringhe che salgono dal Mar Nero no.
    Chi sporca l’acqua verrà sporcato.
    Secondo Geremia la voce di lod/Dio è chiasso di acque nei cieli.
    Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto:
    «Quant’acqua hai versato?».
    Ognuno di noi sarà pesato a gocce.

    Erri De Luca
    Post stupendo, Bauxite.

    Comment

    • Bauxite
      Cosmo-Agonica

      • 25/12/09
      • 36341

      #1607
      Grazie, lo può fare chiunque e sicuramente anche meglio!

      Comment

      • Bauxite
        Cosmo-Agonica

        • 25/12/09
        • 36341

        #1608


        Ogni bella giornata di novembre
        è quasi sempre un’occasione persa.
        La luce ha fretta
        la luce di novembre non aspetta
        ci pensi sopra e non è più in offerta.
        E ci si illanguidisce alla promessa
        di una felicità, ah, più che certa
        se solo avessi avuto l’accortezza
        di predisporre il giusto materiale:
        un giro inconcludente in bicicletta
        e labbra sfaccendate da baciare.

        Patrizia Cavalli

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #1609
          San Martino

          La nebbia agli irti colli
          Piovigginando sale,
          E sotto il maestrale
          urla e biancheggia il mar;
          Ma per le vie del borgo
          Dal ribollir dè tini
          Va l'aspro odor de i vini
          L'anime a rallegrar.
          Gira sù ceppi accesi
          Lo spiedo scoppiettando:
          Sta il cacciator fischiando
          Su l'uscio a rimirar
          Tra le rossastre nubi
          Stormi d'uccelli neri,
          Com'esuli pensieri,
          Nel vespero migrar.

          Giosuè Carducci
          amate i vostri nemici

          Comment

          • Tiberio
            Opinionista
            • 16/08/16
            • 3530

            #1610
            Poesie per vivere e per non vivere

            4
            Come un uscio che aspetti e fuori è il male
            Quest’uomo vedi e le staccate mani
            Il tormento vitale senza fine
            E un dolore di vita vesperale
            E il suo languore di vuoto intestino
            Stringere e a piedi e visi s’attaccare
            E una lampada messa sul malore
            Notturno le miserie senza nome
            Tra i segni della camera evocate
            Torcere arroventare dilatare

            Lividezza di grazia lapidata
            E’ dappertutto nell’immaginata
            Violenza dei misteri delle vite
            E la canaglia umana sui teatri
            Del suo a rompere rovine darsi
            Emette una colomba senza ali

            Un bagno vivo di vita distrutta
            Una miseria su tutte affacciata
            Risposte oscure di vita scavata
            Di male proprio nel male di tutti

            Viso illunato in un velo sanguato
            Stringendosi alla bocca di ogni buio
            La luce dentro i corpi torturata
            Disegna un malinconico bel viso
            Col lungo sangue della sua ferita
            E tu eri il suo rantolo infinito
            Un gesto oscuro e vago della vita

            La tortura di essere la vita
            In una carne breve e sciagurata
            Tutto il diabolico viso velato
            In una camera senza uscita
            E i testimoni delle solitudini
            Gli occhi di tutto avulsi e sanguinosi
            E le vesti sporcate e senza vita
            Della bellezza e del terrore umano
            Eccoli grande muta testa farsi
            Il viso triste che patisce sparso

            Tra i sigilli e gli arcani dolorosi
            Col suo sangue alla bocca sempre nuovo
            Per rovesciarlo in quei silenzi un uomo
            Vedi da inutile zelo prostrato;
            Dentro il cuore vivente delle ciglia
            E’ una lettura di come cucite
            Labbra che persero il cielo notturno
            E il loro tendere parola muta
            Tanto è pensiero d’abisso chiuso
            Che lo vedi tramare, essere corpo

            Tra le mute ali del contatto umano
            Il suo letto d’amore e di tortura
            Si disfà si rifà sotto la luna
            E il curvo ho sete del piantato umano
            Grida alla terra sciagura sciagura

            Tu che vortichi vortichi sul piano
            Ahi come dentro a con quanto dolore
            La luce sfanga nel segreto umano
            Vieni al mio espiante anelito creatura o creatura
            Vieni inginòcchiati al mio tormento umano

            10.

            Con quali azioni invece di canzoni
            Chiara faremo la tua notte nera
            Terra che bruci, terra che dolori
            Tristezza d’uomo, malattia d’uomo?
            Fare dolore è tutto il vostro fare:
            Se tu hai guardato in una faccio d’uomo
            Non fare niente; fare bene è non fare

            13.

            La specie umana miserabile è matura
            Da sempre per non essere mai chi suona
            Stanotte nella carne – divino archetto
            Su una schiena di cane ti strofini
            Battuta a morte, magnetico ne sanguini –
            Chi nella casa morta non muore?
            Io, pietà e lutto dell’inconoscibile
            Torso che lotta muto
            Tra una ringhiera e uno steccato stretto
            E ruota in un olivo livido
            Che non ha rive, il cuore.

            39.

            Questo peso implacabile che attrista
            Adorata vergogna di ciascuno
            (La tua essenza nascosta è un lazzaretto
            Una faccia rinchiusa di colpito)
            La piaga sordida dell’io umano,
            Gravezza di voragini in un solo
            Scarso e solitudine di un nome,
            Ricorderai che mai apriva il pugno?

            Il grande orrore della faccia umana
            E’ questa faccia dentro conficcata
            Che con demoni e angeli si bacia;
            L’ulcera lamentosa e sconosciuta
            Nei corpi i cieli della tenerezza
            Incide e slabra, un rigagnolo stinto
            Sulla notte dell’anima sfinita
            Testa le luci sacrificate

            Ricorderai come era stretto il cuore?
            In un’arida gola naufragata
            Dall’alto era gettata una misura
            Di chiaro e crudelmente si rompeva
            Sul fondo che non toccano occhi umani.
            E piangerai sul tuo feroce grumo
            Quando avrai la le dita la strettura
            Che è stato, ombra di un’ombra senza cosa?

            71.

            La porta era chiusa e nera. Dall’interno veniva
            Un affannare d’anime che avvolgeva. Qualcuno apriva.
            – chi vuol piegare alle lacrime, creatura
            Inattesa? Perché ne torchi senza misura
            Dai tuoi più di due occhi per darmi pena
            E sudario, su un lenzuolo muto di cena? –
            Tra un fitto fogliame di vecchie foto, nuda
            La nullità erotica, la nostra vita cruda
            Si spiava come una sete d’amare in un lenzuolo;
            E palpebre fatte mute vidi in un tiepido scolo
            Fare parlante il muro.

            Nacque un dolcissimo benedire furtivo
            Le stanze abitate da tanti accesi
            Movimenti di carne e luce, e sognarli
            Tutti morti non ne calmava il segreto
            Agire di portatori d’impuro
            A tutto, in cui era bello fermarli
            Nella più misteriosa delle pitture.
            E mentre benedicevo mi stupivo
            Della mia voce che su tante nuche cadendo
            Di dolorose bambole era attratta
            In un combattimento senza fine
            Tra gli emblemi del vivere e morire:
            Lamettina di cataclisma sottile
            Una carezza uscita dal grido
            Li scorporava dell’apparire.

            Oh inducible, suscitata
            Da viste pure e impure
            Vertigine rara del chiaroscuro!
            Sul collo dell’anima cade, la testa vola
            Felice, il filo bianco e il filo nero
            Con presa di voragine inflessibile

            Tra le sue labbra. Non era che una lampada
            Su un tavolo, su abisso puro,
            E il niente che chiede pane
            Di nomi ancora alle sfinite mani
            I polsi con più mistero mi succhiava.

            72.

            Vedo un canino stampo di colèra
            Sul viso umano prosciugato, padre
            Contratto che guarda fisso
            Se c’è pietà, e lo sfregio divino
            Brilla sul buio; a quel corpo di vinto
            Portatore e cloaca di misteri
            Una parola dilla, svegliata
            Nelle vie della gola come un medico
            Notturno, una foglia tenera
            Di pianta umida sul passato
            Suo turpe cada.

            Guido Ceronetti

            Last edited by Tiberio; 31-10-2018, 10:49.
            "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

            Comment

            • Tiberio
              Opinionista
              • 16/08/16
              • 3530

              #1611
              Novembre

              Gèmmea l'aria, il sole così chiaro
              che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
              e del prunalbo l'odorino amaro
              senti nel cuore...

              Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
              di nere trame segnano il sereno,
              e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
              sembra il terreno.

              Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
              odi lontano, da giardini ed orti,
              di foglie un cader fragile. È l'estate
              fredda, dei morti.

              Giovanni Pascoli
              "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

              Comment

              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66024

                #1612
                Bella! Anzi, direi quasi sublime.
                Grazie Tiberio
                amate i vostri nemici

                Comment

                • Host eria
                  Opinionista
                  • 05/02/15
                  • 432

                  #1613
                  @Tibe
                  notevole Ceronetti, e non lo conoscevo

                  Comment

                  • Tiberio
                    Opinionista
                    • 16/08/16
                    • 3530

                    #1614
                    Originariamente Scritto da Host eria Visualizza Messaggio
                    @Tibe
                    notevole Ceronetti, e non lo conoscevo
                    si, grande poeta e intellettuale, poco noto al grande pubblico. è morto a settembre di quest'anno
                    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

                    Comment

                    • Host eria
                      Opinionista
                      • 05/02/15
                      • 432

                      #1615
                      Originariamente Scritto da Tiberio Visualizza Messaggio
                      si, grande poeta e intellettuale, poco noto al grande pubblico. è morto a settembre di quest'anno
                      Visto, ho letto di lui.- Non mi sorprende che mi piaccia. Un cioraniano.
                      Voglio: "Sono fragile e sparo poesia" e "Trafitture di tenerezza"
                      Già i titoli sono stupendi
                      peccato non li trovo in formato ebook.
                      Stasera con calma, mi prendo qualche testo ebook tra quelli disponibili.

                      Comment

                      • follemente
                        Opinionista

                        • 22/12/09
                        • 11727

                        #1616
                        Belli "Er caffettiere filosofo"



                        L'ommini de sto monno sò ll'istesso
                        Che vvaghi de caffè nner mascinino:
                        C'uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
                        Tutti cuanti però vvanno a un distino.

                        Spesso muteno sito, e ccaccia spesso
                        Er vago grosso er vago piccinino,
                        E ss'incarzeno, tutti in zu l'ingresso
                        Der ferro che li sfraggne in porverino.

                        E ll'ommini accusì vviveno ar monno
                        Misticati pe mmano de la sorte
                        Che sse li ggira tutti in tonno in tonno;

                        E mmovennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
                        Senza capillo mai caleno a ffonno
                        Pe ccascà nne la gola de la morte.



                        [Il caffettiere filosofo]

                        Gli uomini a questo mondo sono lo stesso
                        che chicchi di caffè nel macinino:
                        che uno prima, uno dopo, e l'altro appresso,
                        tutti quanti però vanno a un destino.

                        Spesso mutano sito e scaccia spesso
                        il chicco grosso quello piccolino,
                        e s'ingorgano tutti sull'ingresso
                        del ferro che li frulla fino, fino.

                        E gli uomini così vivono al mondo
                        mescolati per mano della sorte
                        che se li gira tutti in tondo in tondo.

                        E movendosi ognuno, o piano, o forte,
                        senza capirlo mai calano a fondo
                        per cascare nella gola della morte.



                        Sono appena usciti i quattro volumi dei suoi sonetti in un’edizione prestigiosa, a oltre 200 euro. Ci faccio un pensierino, anche se non so ancora se prevede la traduzione in italiano.

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                        • follemente
                          Opinionista

                          • 22/12/09
                          • 11727

                          #1617

                          Comment

                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66024

                            #1618
                            Ode al giorno felice

                            tu al mio fianco sulla sabbia,
                            sei sabbia, tu canti e sei canto.
                            Il mondo è oggi la mia anima,
                            canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
                            lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia essere felice,
                            essere felice perché sì, perché respiro e perché respiri,
                            essere felice perché tocco il tuo ginocchio
                            ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo e la sua freschezza.

                            Pablo neruda
                            amate i vostri nemici

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                            • Magiostrina
                              Chiamatemi Margherita
                              • 18/10/17
                              • 3564

                              #1619
                              Non mi ricordo se l'ho già postata...


                              Verificate ogni parola.

                              Verificate ogni parola
                              verificate ogni riga
                              non dimenticate mai
                              con una tesi è possibile
                              esprimere anche l'antitesi
                              Diffidate dei titoli
                              scritti in grassetto
                              nascondono le cose più importanti
                              diffidate degli articoli di fondo
                              delle inserzioni
                              delle quotazioni
                              delle lettere al direttore
                              e delle interviste di fine settimana
                              anche i sondaggi di opinione sono manipolati
                              le notizie varie escogitate
                              da redattori furbetti
                              diffidate della terza pagina
                              delle critiche teatrali
                              i libri per lo più sono migliori dei loro recensori
                              leggete quello che loro hanno sottaciuto
                              diffidate anche dei poeti
                              in loro tutto suona più bello
                              anche più atemporale
                              ma non è più vero né più giusto
                              Non prelevate niente senza averlo verificato
                              né le parole né le cose
                              né il conto e neppure la bicicletta
                              né il latte e neppure l'aragosta
                              né l'uva e neppure la neve
                              afferratelo, assaggiatelo, rigiratelo da tutte le parti
                              mettetevelo tra i denti come una moneta
                              resiste? ne siete contenti?
                              IL fuoco è ancora fuoco e il fogliame ancora fogliame
                              l'aereo è aereo e la rivolta rivolta
                              una rosa è ancora una rosa?
                              Non smettete mai
                              di diffidare dei vostri giornali
                              anche quando cambiano i redattori
                              o i governi.

                              Horst Bienek
                              Non si ha fiducia negli altri perché essi se la meritano, ma perché merita di averla colui che la prova.

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                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66024

                                #1620
                                L'ALBATROS

                                Sovente, per divertirsi, i marinai
                                catturano degli albatri, grandi uccelli marini
                                che seguono, indolenti compagni di viaggio,
                                la nave scivolante sugli amari abissi .
                                Appena li depongono sulla tolda,
                                questi re dell'azzurro, goffi e vergognosi,
                                lasciano cadere miseramente ai loro fianchi,
                                le grandi, candide ali, come ritirati remi.
                                Com'è molle e goffo questo viaggiatore alato!
                                Lui, poco fa così bello, com'è brutto e ridicolo!
                                Qualcuno gli stuzzica il becco con una pipa
                                un altro, zoppicando, mima l'infermo che prima volava.
                                Assomiglia al principe delle nuvole il Poeta,
                                che rotto alle tempeste irride all'arciere,
                                ma esiliato in terra, fra gli scherni,
                                le sue ali di gigante gli impediscono di camminare.

                                BAUDELAIRE
                                amate i vostri nemici

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