La letteratura orientale

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70446

    #1

    La letteratura orientale

    Mi è capitato di leggere, in questi giorni, a breve distanza l'uno dall'altro, due romanzi scritti da autori autoctoni (uno scritto da un cinese e ambientato in Cina e uno scritto da un giapponese e ambientato in Giappone). Leggendo entrambi, secondo me, balza all'occhio quanto sia differente la loro cultura dalla nostra. Anche solo nel modo di scrivere. Hanno uno stile che secondo me è molto particolare, strano agli occhi di chi è abituato a leggere cose più "nostrane". Dal modo di descrivere al modo di esprimersi dei personaggi nei dialoghi. Anche solo come si conducono i dialoghi appare nettamente diverso.
    Ciò nonostante hanno un modo di scrivere comunque piacevole e scorrevole (in linea generale, ovviamente; poi dipenderà dall'autore) ma anche coinvolgente.
    Volevo chiedervi se avete avuto modo di leggere esempi di letteratura orientale e se anche voi avete notato differenze spiccate e soprattutto cosa ne pensate.
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .
  • nahui
    Astensionista

    • 05/03/09
    • 21040

    #2
    Ne discutevo giusto ieri con Der Kommissar. Per natale mi ha regalato un romanzo di un autore giapponese (andava sul sicuro visto che il protagonista è un gatto ed il tono è leggero), e mi chiedeva se mi piacesse. Ma in realtà fatico a comprendere il preteso humor della storia, ed anche il suo senso. Sono solo a pagina 98, speriamo in meglio.
    Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
    (George Bernard Shaw)

    Comment

    • thorpe
      I run these tracks
      • 13/01/05
      • 3473

      #3
      le mie esperienze si fermano a L'arte della guerra di Sun Tzu e al Tao riscritto da Deng Ming Dao
      "Well, it's a dog eat dog. Eat cat too. The French eat frog and I eat you"



      Comment

      • dark lady
        la viaggiatrice
        • 09/03/05
        • 70446

        #4
        A me in realtà piace, ma faccio fatica anch'io a comprendere certe cose. Probabilmente ci sono dinamiche che loro danno per scontate ma che per chi legge da "esterno" non lo sono affatto. Mi chiedo poi se anche loro riscontrino difficoltà di questo tipo nel leggere la letteratura occidentale...
        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

        Comment

        • Morwen
          Cinnamon Girl
          • 03/12/09
          • 7242

          #5
          Io mi sono fermata ai best-seller di Banana Yoshimoto e a Khaled Hosseini.
          La prima non la digerisco proprio, del secondo ho apprezzato Mille splendidi soldi.

          Dark, ma per orientale intendi cinese giapponese, indiana araba?
          Moderatore Viaggi
          Moderatore Musica

          Supermoderatore





          "Find what you love and let it kill you"

          Charles Bukowsky

          Comment

          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70446

            #6
            Io parlavo in generale. Personalmente, come ho scritto nel mio start post, ho letto sia cinese che giapponese, ma le difficoltà di comprensione le ho riscontrate in entrambe. Se avete esperienze anche di altro tipo ben venga.
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

            Comment

            • Frutto
              Opinionista
              • 05/02/10
              • 2025

              #7
              la lingua è un riflesso di come una cultura percepisce, classifica, ordina e cataloga il mondo. a seconda della cultura e della sensibilità che si sono formate in un dato luogo la lingua, in quanto prodotto di quella cultura, riflette queste cose a livello soprattutto lessicale e sintattico. di qui, i sessanta modi di dire neve degli esquimesi o l'ossessiva distinzione tra i tipi di futuro nell'inglese.
              in cinese ci si trova davanti a parole intraducibili, non tanto perchè non le si capisce ma perchè a noi non sarebbe mai venuto in mente di dare un nome a quella cosa perchè irrilevante o inesistente nella nostra cultura, o a modi di costruire le frasi che riflettono l'impianto morfologico (pressochè assente) della lingua, che comporta altri tipi di artifici per veicolare le affermazioni diversi da quelli a cui noi siamo abituati. sono cose che succedono tra tutte le lingue, non esiste mai una sovrapponibilità netta tra parole e tra strutture perchè le culture che le hanno generate sono diverse. chi traduce opera continuamente una mediazione tra la strategia della traduzione il più possibile letterale, ovvero quella che premia e non nega l'alienità del testo in questione e per non perdersi per strada elementi ritenuti cruciali traduce tutto alla lettera rispettando l'impianto originario in cui compaiono tali informazioni, e la strategia dell'addomesticazione, ovvero quella in cui se il romanzo parla di john armstrong che mangia pancake il traduttore dirà che giovanni fortebraccio si mangia una fetta di torta.
              da traduttrice la riflessione che mi viene da fare quando leggo romanzi tradotti è pensare in che percentuale le due strategie di cui sopra si sono mescolate nel prodotto finale, il che non si riflette banalmente solo negli aspetti culturali e lessicali ma anche nelle strutture sintattiche: ovvero, mi si sta presentando un libro tradotto con il pattern delle frasi tipico della lingua di origine oppure si è fatto uno sforzo, più o meno legittimo, per adattarlo alle esigenze del parlante italiano? e inoltre, da che lingua è stato tradotto il tale romanzo? in caso del cinese, se leggete un romanzo cinese tradotto in italiano al 90% quel romanzo sarà stato tradotto non dalla versione originale ma dalla traduzione inglese perchè costa meno, è più facile e veloce e presenta un margine di errore decisamente più basso, perchè se anche al traduttore scappa che john armstrong mangia pancake ci capiamo uguale, se diciamo che liu xiaotong mangia baozi forse un po' meno. quindi si sta facendo una traduzione di una traduzione, con rischi e problemi che in realtà non sono poi tanto minimizzati come invece è nelle intenzioni delle case editrici.

              insomma, i romanzi orientali che io leggo in traduzione, benchè accada poco spesso, mi danno la stessa impressione, li trovo strani a livello linguistico, banana yoshimoto per esempoio mi lascia atterrita ogni volta, ma spesso non sapendo la lingua d'origine non posso verificare. il dubbio che mi permetto di sollevare è che, oltre al fatto che ovviamente le culture sono diverse e quindi anche le lingue sono diverse, probabilmente chi traduce non sempre sa riconoscere gli aspetti fisiologici di una lingua che ha altre modalità espressive e le replica anche in traduzione scambiandole per cifra stilistica dell'autore oppure perchè costretto a dare al romanzo un sapore volutamente e marcatamente esotico.
              No, tu non sei una persona cattiva, tu sei fantastica, sei la persona che preferisco...
              Peccato che di tanto in tanto sai essere una gran troia.

              Comment

              • dark lady
                la viaggiatrice
                • 09/03/05
                • 70446

                #8
                Grazie Frutto, effettivamente la tua spiegazione mi apre nuovi orizzonti, perché io non avevo mai pensato al passaggio della traduzione e a quanto questo possa complicare le cose. Però allora mi viene anche da chiedere - e tu che sei del mestiere magari sai anche come funzionano queste dinamiche -: un traduttore non si accorge che il romanzo che sta traducendo non è molto chiaro o comprensibile? O sono sempre, come dici tu, spesso scelte deliberate dal fatto che deve dare al romanzo "un sapore esotico"?
                “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                Comment

                • Frutto
                  Opinionista
                  • 05/02/10
                  • 2025

                  #9
                  possono essere scelte imposte dall'alto oppure una conseguenza del dover tradurre da un testo già a sua volta tradotto. ma secondo me è proprio la natura delle lingue orientali, non è detto che il testo nasca oscuro e incomprensibile, ma è molto facile che la traduzione di una lingua così distante lo diventi.
                  penso sia capitato a tutti di tradurre un paio di righe, una mail o un cartello, e di rimanere come "prigionieri" delle strutture della lingua originaria. un po' come quando si traduce su due piedi dall'inglese, che usa sempre il pronome possessivo di fronte alle parti del corpo, e ci si ritrova a produrre in maniera molto maccheronica e innaturale delle traduzioni tipo "mi sono lavata i miei capelli ieri"; per non parlare delle posizioni che le parole di solito occupano all'interno della frase, o le preposizioni.. tutti questi sono gli errori normali che si fanno anche nel passaggio inverso, ovvero quando si cerca di parlare un'altra lingua rimanendo però prigionieri della propria e producendo errori o incongruenze, ma non ne si è immuni neanche quando si traduce nonostante in questo caso si ha a che fare con la propria lingua che, almeno in teoria, si dovrebbe conoscere alla perfezione.
                  con le lingue orientali puoi immaginarti che l'ordine di grandezza delle differenze interlinguistiche sia enorme e che queste difficoltà pongano problemi ben più seri di quelli sopra indicati; se non si tengono i due compartimenti linguistici isolati in maniera stagna una lingua penetra nell'altra e il risultato è una traduzione che suona molto male perchè non è italiano e ha echi di cinese/giapponese/indiano che un lettore ignaro non decifra.
                  No, tu non sei una persona cattiva, tu sei fantastica, sei la persona che preferisco...
                  Peccato che di tanto in tanto sai essere una gran troia.

                  Comment

                  • nahui
                    Astensionista

                    • 05/03/09
                    • 21040

                    #10
                    Originariamente Scritto da Frutto Visualizza Messaggio
                    perchè se anche al traduttore scappa che john armstrong mangia pancake ci capiamo uguale, se diciamo che liu xiaotong mangia baozi forse un po' meno.
                    Ecco, il romanzo che sto leggendo è pieno zeppo di note che spiegano cosa sono i vari baozi disseminati nel testo. Lo trovo estenuante, anche perchè le note sono alla fine del libro, e non a piè di pagina. Se vado a leggere ogni nota mi perdo e mi distraggo, santo cielo mica è un lavoro, e quindi non le sto leggendo, col risultato che spesso non capisco di che mings stanno parlando (non mi riferisco alle ceramiche, ovviamente )
                    Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                    (George Bernard Shaw)

                    Comment

                    • Frutto
                      Opinionista
                      • 05/02/10
                      • 2025

                      #11
                      infatti l'uso delle note esplicative almeno nei romanzi è sconsigliato proprio per questo, e se non sbaglio l'esimio eco sostiene che nella nota il traduttore palesa la sua incapacità. certo, in saggistica l'uso delle note è spesso l'unico artificio possibile ma si ha di fronte gente che non sta cercando evasione, ma il tuo esempio è indicativo che i manuali hanno ragione.
                      anche io ho letto una cosa con le note a fondo libro, non riesco a capire la scelta sadica di strutturare un libro così quando ci sono 3 note per facciata come minimo.
                      No, tu non sei una persona cattiva, tu sei fantastica, sei la persona che preferisco...
                      Peccato che di tanto in tanto sai essere una gran troia.

                      Comment

                      • Doppio
                        Superstite
                        • 04/08/10
                        • 4917

                        #12
                        L'arte della guerra l'ho letto pure io, è un libro che in generale consiglio a chi è interessato alle questioni marziali (ma ancora di più il libro dei cinque anelli del samurai Miyamoto Musashi, quello lo considero un'autentica bibbia)... mi mancano i 36 stratagemmi, ma prima o poi rimedierò.

                        Mhm, romanzi in senso stretto non ne ho letti... ho letto le quasi autobiografie di due registi che amo particolarmente (Akira Kurosawa e Takeshi Kitano... del secondo ho in giro per la casa anche un paio di altri libri acquistati da mio fratello, ma non li ho letti, non so se siano romanzi) e ora che ci penso ho letto anche il maestro di Go di Kawabata Yasunari, non è nemmeno quello propriamente un romanzo, ma sono convinto abbia migliorato il mio gioco.
                        Non avete ancora visto niente

                        Moderatore droghe

                        Comment

                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #13
                          Originariamente Scritto da Frutto Visualizza Messaggio
                          da traduttrice la riflessione che mi viene da fare quando leggo romanzi tradotti è pensare in che percentuale le due strategie di cui sopra si sono mescolate nel prodotto finale, il che non si riflette banalmente solo negli aspetti culturali e lessicali ma anche nelle strutture sintattiche: ovvero, mi si sta presentando un libro tradotto con il pattern delle frasi tipico della lingua di origine oppure si è fatto uno sforzo, più o meno legittimo, per adattarlo alle esigenze del parlante italiano?
                          pensa allo sforzo che deve fare un poer omo che deve tradurre le leggi straniere in incomprensibiliano giuridico, per renderle omogenee al dettato pregresso
                          c'è del lardo in Garfagnana

                          Comment

                          • bumble-bee
                            ...

                            • 10/12/09
                            • 15569

                            #14
                            Originariamente Scritto da thorpe Visualizza Messaggio
                            le mie esperienze si fermano a L'arte della guerra di Sun Tzu e al Tao riscritto da Deng Ming Dao
                            questo è un libro che mi devo procurare.
                            Bambol utente of the decade

                            Comment

                            Working...