Penelope

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  • dark lady
    la viaggiatrice
    • 09/03/05
    • 70494

    #16
    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
    se i romani non sono più quelli d'un tempo, forse anche i greci sono cambiati, anche se mi pare fossero parecchio disinvolti anche nell'antichità;

    mah... dovessi giudicare dal temperamento attuale delle locali genti, la signora forse ha aspettato il monarca, ma non il sollazzo
    ho un po' di esperienza personale e de relato, e in Grecia se una ragazza a 14 anni non si dà da fare la mandano dallo psicanalista, anche nelle famiglie più rigide
    uomini piuttosto maschilisti, ma su un fondo di matriarcato e femminilità molto "potente" ed esigente
    Ma infatti so che la Grecia è sempre stata tendenzialmente piuttosto matriarcale. per questo mi stupiva la figura di una Penelope che sta ad aspettare il coglione del marito che se ne va a spasso per il mondo lasciandola a casa a fare la tela.
    Io, che pure non sono greca, al posto suo come minimo avrei cambiato la serratura e testato il materasso coniugale con un'ampia serie di alternative
    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24593

      #17
      Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
      Io, che pure non sono greca, al posto suo come minimo avrei cambiato la serratura e testato il materasso coniugale con un'ampia serie di alternative
      materasso adagiato nell'incavo di un tronco d'olivo secolare, che regge a qualsiasi sollecitazione, per dire, eh...

      comunque, la Grecia che ho visto io, pure in posti sperduti in provincia, ha davvero una cultura peculiare; ricorda molto l'Italia del sud, ma con gli adulti invertiti, nel senso di estremamente liberali sulle cose di sesso, quando non proprio all'incitamento; alle figlie, intendo.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • dark lady
        la viaggiatrice
        • 09/03/05
        • 70494

        #18
        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
        materasso adagiato nell'incavo di un tronco d'olivo secolare, che regge a qualsiasi sollecitazione, per dire, eh...

        comunque, la Grecia che ho visto io, pure in posti sperduti in provincia, ha davvero una cultura peculiare; ricorda molto l'Italia del sud, ma con gli adulti invertiti, nel senso di estremamente liberali sulle cose di sesso, quando non proprio all'incitamento; alle figlie, intendo.
        Non sono mai stata in Grecia, purtroppo, ma deve essere una civiltà affascinante!

        (interessante l'idea del materasso adagiato nell'incavo di un olivo secolare )
        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24593

          #19
          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
          Non sono mai stata in Grecia, purtroppo, ma deve essere una civiltà affascinante!

          (interessante l'idea del materasso adagiato nell'incavo di un olivo secolare )
          è una delle cose su cui Penelope mette alla prova il preteso Ulisse, chiedendogli di spostare il letto;

          una bella vacanza di mare in Grecia te la meriteresti; tantissimi posti molto belli e ben attrezzati; forse non è più tanto economica come quando andavo io, però.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • Breakthru
            Opinionista

            • 30/04/19
            • 5135

            #20
            Forse non è così evidente,tutta la casa è stata costruita attorno al letto

            Comment

            • axeUgene
              Opinionista

              • 17/04/10
              • 24593

              #21
              Originariamente Scritto da Breakthru Visualizza Messaggio
              Forse non è così evidente,tutta la casa è stata costruita attorno al letto
              ulteriore prova dell'ipersessualità dei greci
              c'è del lardo in Garfagnana

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66039

                #22
                Originariamente Scritto da Breakthru Visualizza Messaggio
                Ulisse arriva finalmente, a Itaca. Penelope lo aspetta da vent' anni - dieci anni di guerra, dieci anni di peregrinazioni. E’ invecchiata, ma la sua saggezza è rimasta intatta. Dà prova della sua abilità facendo penare i pretendenti che vorrebbero che Ulisse venisse dichiarato morto per dividere con lei il giaciglio. Ulisse si aggira intorno al palazzo, in incognito. Finge di essere un mendicante. Osserva quel mondo, che è il suo, senza di lui. Si fa riconoscere dalla nutrice Euriclea, dal porcaio Eumeo, dal cane Argo, poi stermina i proci, e dopo quest'impresa sembra giunto per lui il momento di farsi riconoscere da Penelope. Eccolo davanti a lei. Penelope lo squadra. Dovrebbe gettarsi fra le sue braccia, e invece no, non si muove. Tace. Telemaco, il figlio, che ha anche lui riconosciuto Ulisse, accusa la madre di avere un cuore di pietra. Penelope non ha un cuore di pietra: è prudente, e conosce bene la mitologia. Sa che gli dèi sono capaci di assumere qualsiasi aspetto, per ingannare gli uomini e più spesso le donne, e dice: « Se veramente / è Odisseo e a casa è tornato, certo noi due / ci riconosceremo anche meglio: perché anche noi / abbiamo dei segni, che noi soli sappiamo, nascosti agli estranei». Questi segni segreti, decisivi nelle fiabe e nelle storie di fantascienza in cui il protagonista, trasformato in rospo o inghiottito da un buco temporale, deve farsi riconoscere da qualcuno che non può riconoscerlo - al suo posto, neanche il protagonista riconoscerebbe se stesso - questi segni segreti non sono dello stesso tipo della cicatrice sulla coscia che la nutrice Euriclea ha notato accanto al fuoco. Potrebbero essere delle parole scambiate facendo l'amore, mormorate nel momento del piacere. Del resto, quando Penelope parla di segni segreti, Ulisse sorride. Forse non è l'unica volta che Ulisse sorride nell’ Odissea, ma è l'unica volta che Omero ce lo dice, e non è certo un caso. Poi Ulisse si fa lavare, ungere e vestire, e quando esce dal bagno vede che Penelope gli ha fatto preparare un letto. Il loro letto. Allora Ulisse racconta la storia di questo letto, massiccio e accogliente, che ha costruito con le sue stesse mani a partire da un tronco d'ulivo. Dice come ha sgrossato il legno, come l'ha piallato, tagliato, levigato, assemblato con perni, intarsiato d'oro, argento e avorio, munito di cinghie di cuoio color porpora, e a mano a mano che parla di quel letto, che è il luogo del loro desiderio, il luogo della loro fecondità, il luogo del loro riposo, Penelope si sente sciogliere le ginocchia e il cuore. Quando Ulisse finisce di parlare, Penelope si getta fra le sue braccia, Ulisse la stringe a sé, e forse ricorda - in ogni caso le ricorda il lettore - le parole che ha detto alla giovane e bellissima principessa Nausicaa quando le è comparso davanti la prima volta: «Gli dèi ti concedano quanto nel tuo cuore desideri, / un marito e una casa, e per compagna la felice / concordia; perché non c'è bene più saldo e prezioso, / di quando con pensieri concordi reggono la casa / un uomo e una donna».



                Da "Il Regno" Emmanuel Carrère- Adelphi
                Grazie Breakthru per aver postato quest'ultimo sublime pensiero sul messaggio di fondo che Omero voleva lasciare a noi postumi. Grazie davvero
                amate i vostri nemici

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                • doxa
                  Opinionista
                  • 30/04/19
                  • 2659

                  #23
                  Caro Cono oggi è il 23 settembre. Nello stesso giorno di cinque anni fa (23 – 9 – 2019) nella sezione viaggi di questo forum cominciai un topic titolato “Itaca”. Mi sono ricordato di lui e ti ripropongo qui alcune immagini




                  Itaca: in lingua greca Ithaki. E’un’isola nel Mar Ionio, nota per essere stata la patria di Ulisse , antico re dell’isola.

                  La piccola città portuale di Vathy è il capoluogo, con case in stile veneziano.

                  L'isola è composta da una parte nord e una parte sud, collegate dall'istmo di Aetos largo appena 600 m nel punto più stretto.

                  Gli scavi archeologici hanno rilevato che nel XXII sec. a. C. Itaca era già abitata.

                  I Romani la occuparono nel II sec. a. C., in seguito divenne parte dell’impero bizantino.


                  ora offro alla tua visione due foto panoramiche di Itaca.






                  Itaca è anche il titolo della poesia scritta da Konstantinos Petrou Kavafis, noto in Italia come Costantino Kavafis. La scrisse nel 1911 pensando al viaggio di Ulisse-Odisseo. Il poeta afferma che non bisogna avere fretta di giungere a destinazione, l’importante è il viaggio non la meta, per vedere, conoscere, apprendere, fare esperienze durante il percorso. E se il punto di arrivo sarà deludente non si dovrà essere tristi, perché la metaforica Itaca ci ha motivati ad intraprendere il viaggio.

                  “Itaca”

                  Se cerchi la tua strada verso Itaca
                  spera in un viaggio lungo,
                  avventuroso e pieno di scoperte.
                  I Lestrigoni e i Ciclopi non temerli,
                  non temere l’ira di Poseidone.
                  […]
                  Pensa a Itaca, sempre,
                  il tuo destino ti ci porterà.
                  Non hai bisogno di affrettare il viaggio;
                  fa’ che esso duri anni, bellissimi,
                  e che tu arrivi all’isola ormai vecchio,
                  ricco di insegnamenti appresi in via.

                  Non sperare ti giungano ricchezze:
                  il regalo di Itaca è il bel viaggio,
                  senza di lei non lo avresti intrapreso.

                  Di più non ha da darti.
                  E se ti appare povera all’arrivo,
                  non t’ha ingannato.

                  Con la saggezza e l’esperienza
                  avrai capito un’Itaca cos’è.



                  p.s. dalla prima cartina geografica hai visto che vicino Itaca c'è l'isola di Cefalonia. Tra il 15 e il 26 settembre 1943 in quell'isola da parte delle truppe militari tedesche ci fu l'eccidio della 33/esima divisione di fanteria "Acqui" dell'esercito italiano, dopo l'annuncio dell'armistizio fra l'Italia e gli anglo-americani l'8 settembre di quell'anno. Oltre la divisione "Acqui" c'erano anche finanzieri, carabinieri e militari della regia marina.

                  Fra quei militari uccisi c'era il fratello della mia nonna materna. Da bambino quando andavo da lei mi rimase impressa quella piccola lampadina sempre accesa davanti la foto di quel ragazzo con la divisa militare di ufficiale dell'esercito.
                  Last edited by doxa; 23-09-2024, 22:13.

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                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66039

                    #24
                    Bellissimo! Grazie Doxa.
                    Ulisse Penelope Telemaco Itaca....tutta l'Odissea è una splendida metafora della vita.
                    amate i vostri nemici

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                    • doxa
                      Opinionista
                      • 30/04/19
                      • 2659

                      #25
                      “Cono de’ Conibus”, degno servitore del Signore, sappi che quando penso a Penelope me la raffiguro soltanto nelle sembianze dell’attrice greca Irene Papas (1926 – 2022), forse perché l’ho vista nel 1968 nell’Odissea, film a colori e a puntate trasmesse dalla Rai. Secondo me la defunta Irene aveva il viso adatto per quel ruolo.




                      Il ruolo di Ulisse era interpretato dall’attore serbo-croato Bekim Fehmiu







                      Bekim Fehmiu (Ulisse) e Irene Papas (Penelope)

                      Il poema omerico ci racconta del ritorno di Odisseo ad Itaca, della sua vendetta contro i Proci e del ricongiungimento con Penelope.
                      Invece la grecista Maria Grazia Ciani nel suo libro titolato “La morte di Penelope” ci propone una storia diversa. Essa infatti riprende quanto riportato da Apollodoro di Atene nel libro “Biblioteca”, nel quale racconta che la regina di Itaca fu sedotta da Antinoo e che Odisseo la rimandò a Sparta da suo padre, il re Icario.

                      Nell’antica Grecia le donne erano di proprietà dei padri e dei mariti. Odisseo sposò Penelope dopo essersela aggiudicata ad una gara di corsa indetta da Icario per scegliere un compagno per la figlia.

                      Nel testo della Ciani, Ulisse tornato ad Itaca, si accorge della tresca tra Penelope ed Antinoo e uccide entrambi, riservando alla moglie l’ultima freccia del suo arco. In pratica uno scenario opposto a quello prospettato da Omero.

                      Dante Alighieri nella “Commedia”, canto XXVI dell'Inferno, narra l'episodio post-omerico del viaggio di Ulisse. Il poeta fiorentino immagina che l'astuto re di Itaca, dopo aver concluso le sue avventure narrate nell'Odissea, intraprenda un'ultima fatale spedizione.

                      Ulisse, motivato dal desiderio di conoscenza e di esplorazione, persuade i suoi anziani compagni a navigare oltre le Colonne d'Ercole, confine tradizionale del mondo conosciuto, per scoprire ciò che giace oltre. Questo viaggio simboleggia la voglia di sapere dell’individuo, ma anche la sua hybris, la presunzione di superare i limiti imposti dalla divinità, che nell'antichità era considerata una grave colpa.

                      L'audace viaggio di Ulisse si conclude con una severa punizione, che riflette la visione medievale della giustizia divina. Dopo un lungo viaggio, Ulisse e i suoi compagni scorgono una montagna imponente, che si rivela essere il monte del Purgatorio, ma prima che possano approdare, un vortice divino colpisce la loro nave, facendola naufragare. Questo epilogo tragico sottolinea il concetto di giustizia divina che pervade l'opera di Dante: nessun uomo può sfuggire al castigo se osa sfidare l'ordine stabilito da Dio.
                      Last edited by doxa; 24-09-2024, 18:32.

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66039

                        #26
                        Dante parteggiava per Troia....
                        Mette Ulisse all'inferno per via dell'inganno del cavallo.
                        amate i vostri nemici

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                        • doxa
                          Opinionista
                          • 30/04/19
                          • 2659

                          #27
                          Ulisse tornò ad Itaca dopo venti anni solo perché amava Penelope ed era re dell’isola ?

                          Allora perché decise, ancora una volta, di lasciare il suo regno e con i suoi compagni intraprendere un altro viaggio, quello nefasto, secondo Dante Alighieri ?(Inferno, canto XXVI).

                          Forse l’eroe fece credere a Penelope di essere caratterialmente rimasto quel che era vent’anni prima e che per lui nulla era cambiato ?

                          La permanenza ad Itaca lo fece consapevole che la moglie non era più quel che lui pensava ? O lui smise di amarla e desiderarla ?

                          Probabilmente nella sua isola si stava annoiando, e Ulisse preferì ripartire con i suoi compagni di avventure per un altro viaggio conoscitivo, ma fu quello senza ritorno.


                          Le cosiddette “Colonne d’Ercole” hanno rappresentato fino al Medioevo il limite ultimo e invalicabile della Terra conosciuta. Secondo il mito, Ercole pose le “colonne” ai lati dello Stretto di Gibilterra.

                          Per Odisseo quest’ultimo viaggio non fu il fato a volerlo ma una sua scelta.

                          Pensando alla sua decisione, il mio pensiero corre allo psicologo statunitense Julian Bernard Rotter (1916 – 2014), conosciuto per aver sviluppato la teoria dell’apprendimento sociale elaborata da Albert Bandura e per il “locus of control” (= luogo di controllo).

                          In psicologia ci sono due “locus of control”:

                          il luogo di controllo interno o interiore, è quello posseduto dagli individui che credono nella propria capacità di controllare gli eventi. Questi soggetti attribuiscono i loro successi o insuccessi a fattori direttamente collegati all'esercizio delle proprie abilità, volontà e capacità;

                          il luogo di controllo esterno, posseduto da coloro che credono che gli eventi della vita, come premi o punizioni, non siano il risultato dell'esercizio diretto di capacità personali, ma dall’esito di fattori esterni imprevedibili, come la fortuna o il fato.

                          Nel primo caso è Ulisse l'agente, nel bene e nel male, che decide del proprio destino; nel secondo, invece, Odisseo crede che siano fattori esterni a condizionare la sua vita.
                          Last edited by doxa; 04-10-2024, 18:25.

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                          • restodelcarlino
                            giullare

                            • 13/05/19
                            • 12626

                            #28

                            scusa @doxa, ma é brevissimissimassai:

                            A me, fin dalla scuola media, Ulisse é sempre stato antipatico.
                            E Telemaco mi dava sui nervi.
                            Psichiatra o Penitenzieria?
                            No, "I vostri sogni" spiegati da cono, no.
                            Fine
                            ...vassapé...

                            Comment

                            • doxa
                              Opinionista
                              • 30/04/19
                              • 2659

                              #29
                              Cantami Carlino del "peloso" Achille l'ira funesta...

                              e cantami anche dei figli di Penelope e Ulisse...

                              Nelle scuole medie ci insegnavano solo alcuni canti dell'Iliade e dell'Odissea, e nell'adolescenza non avevo la "brama" di leggere tutti i canti nei due libri. Per conseguenza ero convinto che quella coppia avesse un solo figlio: Telemaco !

                              Invece ne ebbero tre: Telemaco, Poliporte e Arcesilao.

                              Secondo una versione della leggenda, Telemaco nacque il giorno in cui Odisseo partì per la guerra di Troia e dovette attendere vent'anni prima di rivederlo.

                              Dopo il ritorno a Itaca Odisseo e Penelope concepirono altri due figli: Poliporte e Arcesilao. Questi due “pargoli” sono citati nella “Telegonia”, antico poema epico greco che dopo l’Odissea argomenta sulla parte conclusiva del ciclo troiano.

                              Comment

                              • restodelcarlino
                                giullare

                                • 13/05/19
                                • 12626

                                #30
                                Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
                                Cantami Carlino del "peloso" Achille l'ira funesta...

                                e cantami anche dei figli di Penelope e Ulisse...

                                Nelle scuole medie ci insegnavano solo alcuni canti dell'Iliade e dell'Odissea, e nell'adolescenza non avevo la "brama" di leggere tutti i canti nei due libri. Per conseguenza ero convinto che quella coppia avesse un solo figlio: Telemaco !

                                Invece ne ebbero tre: Telemaco, Poliporte e Arcesilao.

                                Secondo una versione della leggenda, Telemaco nacque il giorno in cui Odisseo partì per la guerra di Troia e dovette attendere vent'anni prima di rivederlo.

                                Dopo il ritorno a Itaca Odisseo e Penelope concepirono altri due figli: Poliporte e Arcesilao. Questi due “pargoli” sono citati nella “Telegonia”, antico poema epico greco che dopo l’Odissea argomenta sulla parte conclusiva del ciclo troiano.
                                Ne ignoravo l'esistenza
                                ...vassapé...

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