Piccoli paragrafi di libri amati...

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66024

    #361
    Faceva la quarta elementare. Era un grazioso fiorentino di dodici anni, nero di capelli e bianco di viso, figliuolo maggiore d’un impiegato delle strade ferrate, il quale, avendo molta famiglia e poco stipendio, viveva nelle strettezze. Suo padre lo amava ed era assai, ed era buono e indulgente con lui: indulgente in tutto fuorchè in quello che toccava la scuola: in questo pretendeva molto e si mostrava severo perchè il figliuolo doveva mettersi in grado di ottener presto un impiego per aiutar la famiglia; e per valer presto qualche cosa [p. 66]gli bisognava faticar molto in poco tempo. E benchè il ragazzo studiasse, il padre lo esortava sempre a studiare. Era già avanzato negli anni, il padre, e il troppo lavoro l’aveva anche invecchiato prima del tempo. Non di meno, per provvedere ai bisogni della famiglia, oltre al molto lavoro che gl’imponeva il suo impiego, pigliava ancora qua e là dei lavori straordinari di copista, e passava una buona parte della notte a tavolino. Da ultimo aveva preso da una Casa editrice, che pubblicava giornali e libri a dispense, l’incarico di scriver sulle fasce il nome e l’indirizzo degli abbonati, e guadagnava tre lire per ogni cinquecento di quelle strisciole di carta, scritte in caratteri grandi e regolari. Ma questo lavoro lo stancava, ed egli se ne lagnava spesso con la famiglia, a desinare. — I miei occhi se ne vanno, — diceva, — questo lavoro di notte mi finisce. — Il figliuolo gli disse un giorno: — Babbo, fammi lavorare in vece tua; tu sai che scrivo come te, tale e quale. — Ma il padre gli rispose: — No figliuolo; tu devi studiare; la tua scuola è una cosa molto più importante delle mie fasce; avrei rimorsi di rubarti un’ora; ti ringrazio, ma non voglio, e non parlarmene più.

    Il figliuolo sapeva che con suo padre, in quelle cose, era inutile insistere, e non insistette. Ma ecco che cosa fece. Egli sapeva che a mezzanotte in punto suo padre smetteva di scrivere, e usciva [p. 67]dal suo stanzino da lavoro per andare nella camera da letto. Qualche volta l’aveva sentito: scoccati i dodici colpi al pendolo, aveva sentito immediatamente il rumore della seggiola smossa e il passo lento di suo padre. Una notte aspettò ch’egli fosse a letto, si vestì piano piano, andò a tentoni nello stanzino, riaccese il lume a petrolio, sedette alla scrivania, dov’era un mucchio di fasce bianche e l’elenco degli indirizzi, e cominciò a scrivere, rifacendo appuntino la scrittura di suo padre. E scriveva di buona voglia, contento, con un po’ di paura, e le fasce s’ammontavano, e tratto tratto egli smetteva la penna per fregarsi le mani, e poi ricominciava con più alacrità, tendendo l’orecchio, e sorrideva. Centosessanta ne scrisse: una lira! Allora si fermò, rimise la penna dove l’aveva presa, spense il lume, e tornò a letto, in punta di piedi.

    CUORE - DE AMICIS (IL PICCOLO SCRIVANO FIORENTINO)
    amate i vostri nemici

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66024

      #362
      “Me ne sono accorto da quando sono arrivato a Milano con i tifosi. Quando Massimo Moratti mi ha accolto nel suo ufficio o alla Terrazza Martini in un giorno di temporale; lì mi aspettavano Bergomi e Facchetti. Ho capito che iniziava una nuova vita“.

      JAVIER ZANETTI - GIOCARE DA UOMO
      amate i vostri nemici

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      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66024

        #363
        E infine, si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato. Benché inglobati e trascinati senza requie dalla folla innumerevole dei loro consimili, essi soffrono e si trascinano in una opaca intima solitudine, e in solitudine muoiono o scompaiono, senza lasciar traccia nella memoria di nessuno...

        SE QUESTO E' UN UOMO - Primo Levi
        amate i vostri nemici

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #364
          Ecco che cos'è difficile in quest'epoca: gli ideali, i sogni e le belle aspettative non fanno neppure in tempo a nascere che già vengono colpiti e completamente devastati dalla realtà più crudele. E' molto strano che io non abbia abbandonato tutti i miei sogni perché sembrano assurdi e irrealizzabili. Invece me li tengo stretti, nonostante tutto, perché credo tuttora alla bontà dell'uomo.
          Mi è proprio impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria e della confusione. Vedo che il mondo lentamente si trasforma in un deserto, sento sempre più forte il rombo che si avvicina, che ucciderà anche noi, sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene, che anche questa durezza spietata finirà, e che nel mondo torneranno tranquillità e pace. Nel frattempo devo conservare i miei ideali, che forse nei tempi a venire si potranno ancora realizzare!

          ANNA FRANK - DIARIO
          amate i vostri nemici

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          • Neliel*
            Libra
            • 06/10/10
            • 1377

            #365
            «Nel buio totale dietro i miei occhi chiusi, quella piccola pallida luce continuò a vagare molto a lungo, come uno spirito inquieto. In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po' più avanti delle mie dita».

            Norwegian Wood
            ..Spes ultima Dea..

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            • conogelato
              Candle in the wind

              • 17/07/06
              • 66024

              #366
              Ormai tutti e due i pneumatici sul lato destro avevano ceduto, e la DS poggiava sui cerchioni. Ducret mormorò all'autista qualche pacata parola di congratulazione, poi s'incarico di provvedere a sgomberare la zona. Mentre i giornalisti di tutto il mondo commentavano l'attentato e, in mancanza di meglio, riempivano di congetture le colonne dei giornali, la polizia francese, con la Sûreté Nationale in testa e l'appoggio del Servizio segreto e della Gendarmerie, iniziava la più grande operazione poliziesca della storia di Francia. Ben presto doveva trasformarsi nella più colossale caccia all'uomo che il paese avesse mai conosciuto, superata soltanto in seguito dalla caccia a un altro assassino. La storia di quest'ultimo rimane avvolta nel mistero, ma negli archivi della polizia esiste ancora una scheda con il suo nome di battaglia: lo Sciacallo. La prima occasione favorevole si presentò il 3 settembre e, come capita spesso durante le operazioni di polizia, fu un banale controllo a dare dei risultati. A un posto di blocco alla periferia di Valence, sulla strada principale da Parigi a Marsiglia, gli agenti fermarono un'automobile privata con quattro uomini a bordo. Quel giorno, di auto ne avevano fermate a centinaia per controllare i documenti, ma in questo caso particolare uno dei quattro passeggeri ne risultò sprovvisto. Disse di averli perduti, e fu portato a Valence con gli altri tre per l'interrogatorio di prammatica. A Valence si poté stabilire che tra i primi tre passeggeri e il quarto non esistevano rapporti di alcun genere: gli avevano soltanto offerto un passaggio. Vennero quindi rilasciati. Le impronte digitali del quarto uomo furono mandate a Parigi, per verificare che fosse davvero chi diceva di essere. Dodici ore dopo arrivò la risposta: le impronte digitali erano quelle di un disertore della Legione straniera, ventiduenne, e a suo carico c'erano alcune violazioni del codice militare. Tuttavia, il nome che lui aveva dato coincideva: Pierre-Denis Magade. Magade fu condotto alla sede centrale della Police Judiciaire di Lione.

              IL GIORNO DELLO SCIACALLO - F.Forsyte
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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66024

                #367
                Mentre questo dicevano tra loro, un cane
                che stava lì disteso, alzò il capo e le orecchie.
                Era Argo, il cane di Odisseo, che un tempo
                egli stesso allevò e mai poté godere nelle cacce,
                perchè assai presto partì l'eroe per la sacra Ilio.
                Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche
                lo spingevano i giovani; ma ora, lontano dal padrone,
                giaceva abbandonato sul letame di buoi e muli
                che presso le porte della reggia era raccolto,
                fin quando i servi lo portavano sui campi
                a fecondare il vasto podere di Odisseo.
                E là Argo giaceva tutto pieno di zecche.
                E quando Odisseo gli fu vicino, ecco agitò la coda
                e lasciò ricadere la orecchie; ma ora non poteva
                accostarsi di più al suo padrone. E Odisseo
                volse altrove lo sguardo e s'asciugò una lacrima
                senza farsi vedere da Euméo; e poi così diceva:
                " Certo è strano , Euméo, che un cane come questo
                si lasci abbandonato sul letame. Bello è di forme;
                ma non so se un giorno, oltre che bello, era anche veloce
                nella corsa, o non era che un cane da convito,
                di quelli che i padroni allevano solo per il fasto ".
                E a lui, così rispondevi, Euméo, guardiano di porci:
                " Questo è il cane d'un uomo che morì lontano.
                Se ora fosse di forme e di bravura
                come, partendo per Troia, lo lasciò Odisseo,
                lo vedresti con meraviglia così veloce e forte.
                Mai una fiera sfuggiva nel folto della selva
                quando la cacciava, seguendone abile le orme.
                Ma ora infelice patisce. Lontano dalla patria
                è morto il suo Odisseo; e le ancelle, indolenti,
                non si curano di lui. Di malavoglia lavorano i servi
                senza il comando dei padroni, poi che Zeus
                che vede ogni cosa, leva a un uomo metà del suo valore,
                se il giorno della schiavitù lo coglie ".
                Così disse, ed entrò nella reggia incontro ai proci.
                E Argo, che aveva visto Odisseo dopo vent'anni,
                ecco, fu preso dal Fato della nera morte.

                Il cane di Odisseo - (Odissea libro XVII, versi 290-329)
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                • conogelato
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                  • 17/07/06
                  • 66024

                  #368
                  Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
                  la pantera si sdraierà accanto al capretto;
                  il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
                  e un fanciullo li guiderà.
                  La vacca e l'orsa pascoleranno insieme;
                  si sdraieranno insieme i loro piccoli.
                  Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
                  Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide;
                  il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
                  Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
                  in tutto il mio santo monte,
                  perché la saggezza del Signore riempirà il paese
                  come le acque ricoprono il mare.

                  PROFETA ISAIA cap. 11
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                    • 17/07/06
                    • 66024

                    #369
                    «Come l'esperienza insegna l'assenza del padre provoca squilibri psicologici e morali… soprattutto là dove le condizioni sociali e culturali spingono facilmente il padre a un certo disimpegno rispetto alla famiglia o comunque a una sua minor presenza nell'opera educativa, è necessario adoperarsi perché si recuperi socialmente la convinzione che il posto e il compito del padre nella e per la famiglia sono di un'importanza unica e insostituibile»

                    GIOVANNI PAOLO II. L'uomo sposo e padre cap. 25
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                      • 17/07/06
                      • 66024

                      #370
                      Lunedì 9 aprile, giorno nel quale il Carmelo celebrava la festa dell'Annunciazione, rimandata a causa della quaresima, fu scelto come data del mio ingresso. La sera avanti tutta la famiglia era riunita intorno alla tavola alla quale io sedevo per l'ultima volta. Ah, come sono lancinanti quelle riunioni intime! Quando si vorrebbe vedersi dimenticate, ci vengono prodigate le carezze, le parole più tenere, che ci fanno sentire il sacrificio della separazione. Papà non diceva quasi nulla, ma il suo sguardo si fissava su me con amore. La zia piangeva di quando in quando, e lo zio mi usava mille premure affettuose. Giovanna e Maria erano altrettanto piene dì riguardi per me, soprattutto Maria la quale, prendendomi in disparte, mi chiese perdono dei dispiaceri che credeva di avermi dati. E infine la mia cara Leonia, tornata a casa da qualche mese dalla Visitazione, mi colmava più ancora di baci e di carezze. Soltanto di Celina non ho parlato, ma lei intuisce, Madre mia cara, in quale modo trascorse l'ultima notte che abbiamo passata insieme...

                      THERESE DE LISIEUX - Storia di un'anima
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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #371
                        Muhammad Ali è pronto a riscrivere la storia del pugilato.
                        Nessuno crede possa farcela. Neppure i Mussulmani Neri. L’America non ama Sonny Liston, ma non pensa che quel giovanotto dalla lingua lunga e dallo sguardo da folle possa spazzarlo via. C’è voglia di normalità nell’anima tranquilla degli Stati Uniti. I neri stanno svegliandosi, rivogliono quello che è stato loro tolto. I sit-in studenteschi di Nashville, le Freedom Rides, la grande marcia dei duecentomila su Washington, le proteste studentesche in Georgia. E adesso anche lo sport. Un ex carcerato campione dei massimi e un giovane pazzo pronto a sfidarlo. Non c’è pace per l’America.
                        Clay ha abbracciato la causa del popolo nero. Ma l’uomo di cui si fida di più è un bianco, un oriundo calabrese. Il suo manager è nato a Philadelphia e ha guidato al titolo Carmen Basilio. Angelo Mirena, in arte Dundee, è figlio di emigranti che parlano meglio il dialetto che l’inglese. Il papà viene dalla Calabria e asfalta le strade, la mamma è casalinga. Lui è nato nel 1923 a South Philadelphia, al numero 829 di Morris Street. Una zona piena di italiani. Sette figli, più due morti nell’epidemia di diarrea che nel 1917 ha fatto un’autentica strage. In casa Mirena la tradizione è quella del nostro Paese, scandita dallo stesso menù per tutte le settimane dell’anno.
                        Lunedì: carne e patate; martedì: spaghetti con ragù di polpette;mercoledì: piselli, riso, verdure; giovedì: pasta; venerdì: pesce; sabato: sandwich; domenica: pranzo pieno con tre portate, più la frutta. E per bere, in tavola c’è il vino che il papà produce in proprio. Ogni pasto è introdotto dallo stesso rito. Il padre dice che i ragazzi devono portare rispetto alla fatica della mamma. In altre parole devono mangiare. “Mange, mange” sono le parole con cui si chiude sempre il piccolo sermone.
                        Il manager di Clay ha origini italiane. Il più grande amico è un fotografo cristiano, Howard Bingham. Il confidente, giullare, motivatore è un ebreo integrazionista, Bundini Brown. Un clan perfetto.

                        MUHAMMAD ALI' - IL PIU' GRANDE
                        amate i vostri nemici

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                        • Neliel*
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                          • 06/10/10
                          • 1377

                          #372
                          «Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston? »
                          Winston ci pensò un po’ su. « Facendolo soffrire » disse infine.
                          « Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l’automortifìcazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno ne mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l’amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l’esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l’ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano… per sempre.»

                          -1984-
                          ..Spes ultima Dea..

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66024

                            #373
                            Agghiacciante. Ed assolutamente profetico.
                            amate i vostri nemici

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                            • conogelato
                              Candle in the wind

                              • 17/07/06
                              • 66024

                              #374
                              La domenica appresso furon celebrate nel maniero di don Rodrigo, adesso appartenente al marchese di Cognac Martell, le nozze di Renzo con Lucia, per le quali tanto inchiostro fu speso, e tanti imbrogli furono architettati, ma che alfin si conclusero in letizia, e tutti ci trovarono il lor tornaconto, tranne i poveri morti, che però stanno meglio di noi.

                              Da quel momento, tutto si mise a filare come sopra due rotaie. Coloro che avevano avuta la peste, ora crepavano di salute; chi n'era uscito immune sperava di procurarsela, poiché la peste, come si è dimostrato, porta fortuna. Ma, passata la festa gabbato lo santo, dice un vecchio proverbio; e la peste quando ha deciso di andarsene, non la si riacchiappa nemmeno ad inseguirla con un motore a valvole in testa. Siccome poi scrittori hanno presa l'abitudine di descriverla, e ci appioppano tante frottole da screditare una delle malattie più simpatiche, è bene che la peste si lasci un po' desiderare, e non si faccia descrivere più d'una volta per secolo. Quanto a Lucia, con l'andar degli anni divenne un po' troppo rotonda, e non era più la forosetta che faceva sdilinquir di madrigali in carta monetata gli amici di donna Prassede, nella casa di via Tadino. Era però sempre un bel tocco di brianzolarda, e, quando le domandavano se avesse trovata la felicità vicino al suo Renzo, ella rispondeva con un sospiro: «Ah, mon Dieu!...».

                              Siccome, tra i suoi conoscenti, non v'era nessuno che intendesse le lingue forestiere, Lucia, sempre arrendevole di carattere, si dava a spiegare quel che aveva inteso dire con quella frase in purissimo «argot».

                              E diceva: - Il mio Renzo non è certo uno stinco di santo; ma chi mi dice che un altro non sarebbe ancor peggio? E perché lamentarsi? perché arrabbiarsi?... La vita è breve...

                              Questa conclusione, benché trovata da una semplice donna leccobarda, che forse non aveva il cervello di Leonardo da Vinci, a noi è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.

                              La quale, se non v'è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l'ha scritta, e anche un pochino a chi l'ha raccomodata.

                              Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s'è fatto apposta.

                              PROMESSI SPOSI - MANZONI - capitolo finale
                              amate i vostri nemici

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                              • conogelato
                                Candle in the wind

                                • 17/07/06
                                • 66024

                                #375
                                “So che nessuno degli eroi mortali, venendomi innanzi,
                                potrà superarmi con la lancia,
                                seppure abbia in petto un cuore intrepido,
                                o abbia il cuore assai forte o sia fatto di bronzo.
                                Sempre di nascosto i vili tendono insidie ai più gloriosi.
                                Dunque venga innanzi, ancorchè si glori di essere un dio
                                Adirato con i Danai, giacché il cuore mi dice
                                che è Apollo costui dalla funesta oscurità avvolto.
                                Così infatti mia madre un tempo predisse:
                                che perito sarei sotto i suoi dardi
                                dinanzi alle porte Scee. Il suo parlare non fu vano”.
                                Così parlò e con le implacabili mani il funesto dardo
                                Estrasse dall’incurabile ferita donde il sangue
                                Stillò, mentre quello era sfinito e il fato ne domava l’animo.
                                Con ira gettò il dardo che, prontamente giungendo,
                                le Aure portarono via nell’aere e lo diedero ad Apollo,
                                allorché tornava nella divina piana di Zeus. Non era lecito
                                che un dardo immortale scagliato da un dio venisse perduto.
                                Dopo averlo ripreso, il dio tornò nel vasto Olimpo,
                                al concilio degli altri dei immortali, dove
                                insieme si adunavano intenti a rimirare la battaglia dei mortali.”

                                Morte di Achille ILIADE - OMERO
                                amate i vostri nemici

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