Piccoli paragrafi di libri amati...

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  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66024

    #391
    Dal Carcere, 22 dicembre 1944

    Carissimi genitori, parenti e amici tutti,

    devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt'e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi.

    Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí... Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina.

    Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri.

    Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po' di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso.

    Vostro figlio Armando

    Viva l'Italia! Viva gli Alpini!


    ARMANDO AMPRINO - (DA LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA)
    amate i vostri nemici

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    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66024

      #392

      Giosuè: Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo? Guido: Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c'è un negozio, là, c'è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh... e coso là, c'è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c'ha un canguro, dico "Si può entrare?", dice "No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo". Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?! Giosuè: Ma noi in libreria facciamo entrare tutti. Guido: No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te? Giosuè: I ragni. E a te? Guido: A me... i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: "Vietato l'ingresso ai ragni e ai visigoti". Oh! E mi hanno rotto le scatole 'sti visigoti, basta eh!

      LA VITA E' BELLA (sceneggiatura)

      la-vita-e-bella.jpg
      amate i vostri nemici

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      • nahui
        Astensionista

        • 05/03/09
        • 21040

        #393
        "La gelosia è un'equazione a tre termini permutabili (indecidibili): si è sempre gelosi di due persone contemporaneamente: io sono geloso di chi amo e di chi lo ama. L'odiosamato (il rivale) è anche amato da me: esso m'interessa, m'incuriosisce, mi affascina (vedi L'eterno marito, di Dostoevskij)."
        Roland Barthes - Frammenti di un discorso amoroso.
        Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
        (George Bernard Shaw)

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66024

          #394
          Dostoevskij dice: «II mondo lo salverà la bellezza».

          Forse, la strada più semplice per capire quello che voleva dire è confrontare le due frasi per prendere coscienza della loro diversità. Nella frase di Solov’èv la salvezza del mondo è una proprietà della bellezza. La frase ci dice che la bellezza è salvifica. Nella frase di Dostoevskij non è detto niente del genere. Qui, piuttosto, si dice che il mondo sarà salvato dalla bellezza, cioè da una delle sue proprietà immanenti. Prerogativa della bellezza non è salvare il mondo, ma permanere in esso inesorabilmente; e in questa immanenza inesorabile della bellezza è riposta la sola speranza del mondo.

          La bellezza, quindi, non è una forza trionfante che incombe sul mondo con funzione salvifica. No, la bellezza è qualcosa che è già presente nel mondo ed è poi proprio in virtù di questa sua presenza che il mondo sarà salvato. La bellezza, come Dio, non lotta, ma permane, e la salvezza giungerà al mondo attraverso lo sguardo dell’uomo che saprà scorgerla in tutte le cose. Che smetterà di rinchiuderla, di imprigionarla.
          Nei taccuini del romanzo lo starec Zosima parla di questa permanenza della bellezza nel mondo affermando che «il mondo è un paradiso [e che] le chiavi le abbiamo noi» (15, 245) , e ancora che «l’uomo è circondato dal mistero di Dio, dal grande mistero dell’ordine e dell’armonia» (15, 246).

          Possiamo descrivere l’azione trasfigurante della bellezza in questo modo: la bellezza realizzata in una persona da come un impulso a che le persone che ha intorno si manifestino nella propria bellezza (è quello che significano le parole di Adelaida sulla bellezza di Nastas’ja Filippovna: «Con tale bellezza si può capovolgere il mondo»). L’armonia (l’armonia è il paradiso — il mondo nella sua condizione perfetta — la bellezza del tutto) è contemporaneamente il risultato e il punto di partenza di questa trasfigurazione reciproca.

          (da Dostoevskij e la natura della bellezza)
          amate i vostri nemici

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66024

            #395
            «Addì 30 settembre, dopo avere raggiunta la spiaggia ed essere campato dal pericolo di annegarmi, in vece di ringraziar Dio per la mia liberazione, avendo prima vomitato una grande copia d’acqua salata, di cui m’avea empiuto lo stomaco, e riavutomi alcun poco, corsi su e giù per la spiaggia, contorcendomi le mani e battendomi testa e faccia e sclamando nella mia miseria e gridando forte: Son disperato! son disperato! finchè spossato e debole fui costretto stendermi sul terreno per riposare, ma non ardii prender sonno per la paura di essere divorato.»

            DEFOE - ROBINSON CRUSOE
            amate i vostri nemici

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            • nahui
              Astensionista

              • 05/03/09
              • 21040

              #396
              Chiamiamo "Marziano" il modo in cui parla la gente che sta imparando a salutare, per distinguerlo dal linguaggio terrestre di ogni giorno, il quale, come ci insegna la storia, a partire dai suoi albori in Egitto e a Babilonia, fino a oggi, ha condotto guerre, carestie, pestilenze e morte, e, nei sopravvissuti, a una buona dose di confusione mentale. Mi auguro che a lungo andare il Marziano, correttamente insegnato ed imparato, aiuti ad eliminare queste piaghe. Il Marziano, per esempio, è il linguaggio dei sogni, che mostra come stanno realmente le cose.
              Eric Berne - "Ciao !"...e poi?
              Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
              (George Bernard Shaw)

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              • conogelato
                Candle in the wind

                • 17/07/06
                • 66024

                #397
                Mio padre, uomo saggio e grave, si provò con
                serie ed eccellenti argomentazioni a dissuade
                r-
                mi dal propos
                ito che indovinava in me.
                Una mattina mi convocò in camera sua dov'era
                confinato a causa della gotta, e con molta ve
                e-
                menza mi esternò la sua disapprovazione. Mi
                chiese quali ragioni avessi, a parte il desiderio di
                viaggiare per il mondo, di abbandonare la
                casa
                di mio padre e la mia città natale, dove non
                mancavo di opportune entrature e avevo la
                possibilità di impinguare il mio patrimonio col
                lavoro e con la buona volontà, e condurre così
                una vita agiata e serena. Mi disse che il far fo
                r-
                tuna con iniziative
                avventate e acquistar fama
                con imprese fuori del comune toccava a uomini
                disperati o a coloro che aspirano per ambizione
                a raggiungere posizioni superiori alla propria;
                che si trattava di cose troppo in alto o troppo in
                basso per me, e che la mia condizion
                e si poneva
                a un livello intermedio, cioè al gradino più basso di quelli elevati.


                DEFOE - Robinson Crusoe - Cap.1
                amate i vostri nemici

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                • alienor
                  Opinionista
                  • 07/12/11
                  • 2310

                  #398
                  PARLA MORGANA:

                  Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina.

                  Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l’ultima storia.

                  Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo.

                  Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea, oppure la avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth ed affermano che era vergine.

                  Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell’umanità?


                  E ora che il mondo è cambiato e Artù, mio fratello e amante, che fu re e che sarà re, giace morto (e la gente comune lo dice addormentato) nell’Isola Sacra di Avalon, la storia dev’essere narrata com’era prima che i preti del Cristo Bianco venissero a costellarla di santi e leggende.


                  Il mondo è mutato.

                  Un tempo un viaggiatore, se aveva la volontà e conosceva qualche segreto, poteva avventurarsi con la barca nel Mare dell’Estate e giungere non già a Glastonbury dei monaci, ma all’Isola Sacra di Avalon; allora le porte tra i mondi fluttuavano con la nebbia e si aprivano al volere del viaggiatore.

                  Perché questo è il grande segreto, noto a tutti gli uomini colti del nostro tempo: con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.

                  (da "Le nebbie di Avalon" di Marion Zimmer Bradley)
                  Gutta cavat lapidem.

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                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66024

                    #399
                    "Non lasciavo il Sud per dimenticare il Sud, ma per poter un giorno o l'altro comprenderlo, per potere arrivare ad apprendere che cosa i suoi rigori avevano fatto a me, ai suoi figli. Fuggivo, in modo che il torpore della mia vita difensiva potesse svanire e lasciarmi sentire - anni più tardi e lontano da lì - il dolore che aveva significato vivere nel Sud"

                    RICHARD WRIGHT - RAGAZZO NEGRO
                    amate i vostri nemici

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                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66024

                      #400
                      “Viviamo isolati sul mare dalle molte onde,
                      lontani dagli altri,
                      e nessuno degli altri uomini viene da noi.
                      Ma questo infelice è giunto qui vagando sul mare
                      e bisogna prendersene cura,
                      perché tutti gli stranieri e i fuggiaschi sono protetti da Zeus,
                      e anche un nostro piccolo dono è prezioso”. (Odissea VI, vv. 204-08, i Feaci accolgono Ulisse)
                      amate i vostri nemici

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #401
                        Ed ancor tu, d'Enea fida nutrice
                        Caieta, ai nostri liti eterna fama
                        desti morendo; ed essi anco a te diêro
                        sede onorata, se d'onore a' morti
                        è d'aver l'ossa consecrate e 'l nome
                        ne la famosa Esperia. Ebbe Caieta
                        dal suo pietoso alunno esequie e lutto,
                        e sepoltura alteramente eretta.
                        lndi, già fatto il mar tranquillo e queto,
                        spiegâr le vele a' vènti, e i vènti al corso
                        eran secondi; e 'n sul calar del sole,
                        la luna, che sorgea lucente e piena,
                        chiare l'onde facea tremole e crespe.
                        Uscîr del porto; e pria rasero i liti
                        ove Circe, del Sol la ricca figlia,
                        gode felice, e mai sempre cantando
                        soavemente al periglioso varco
                        de le sue selve i peregrini invita:
                        e de la reggia, ove tessendo stassi
                        le ricche tele, con l'arguto suono
                        che fan le spole e i pettini e i telari,
                        e co' fuochi de' cedri e de' ginepri
                        porge lunge la notte indicio e lume.
                        Quinci là verso il dí, lontano udissi
                        ruggir lioni, urlar lupi, adirarsi,
                        e fremire e grugnire orsi e cignali,
                        ch'eran uomini in prima; e 'n queste forme
                        da lei con erbe e con malie cangiati
                        giacean di ferri e di ferrate sbarre
                        ne le sue stalle incatenati e chiusi;
                        e perché ciò non avvenisse ai Teucri,
                        che buoni erano e pii, da cotal porto
                        e da spiaggia sí ria Nettuno stesso
                        spinse i lor legni, e diè lor vento e fuga,
                        tal che fuor d'ogni rischio li condusse.

                        ENEIDE libro 7
                        amate i vostri nemici

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                        • nahui
                          Astensionista

                          • 05/03/09
                          • 21040

                          #402
                          Nel momento in cui ci rendiamo conto di non interessare più a nessuno, nel momento in cui questa consapevolezza, anziché farci soffrire, ci consola e ci calma, allora abbiamo smesso di essere giovani

                          Irène Némirovsky - L'orchessa e altri racconti
                          Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
                          (George Bernard Shaw)

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                          • conogelato
                            Candle in the wind

                            • 17/07/06
                            • 66024

                            #403
                            Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si accòrse che il suo babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nell’acqua, tremava fitto fitto, come se al pover’uomo gli battesse la febbre terzana.

                            Tremava di freddo o di paura? Chi lo sa?... Forse un po’ dell’uno e un po’ dell’altra. Ma Pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura, gli disse per confortarlo:

                            — Coraggio babbo! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi.

                            — Ma dov’è questa spiaggia benedetta? — domandò il vecchietto diventando sempre più inquieto, e appuntando gli occhi, come fanno i sarti quando infilano l’ago. — Eccomi qui, che guardo da tutte le parti, e non vedo altro che cielo e mare.

                            — Ma io vedo anche la spiaggia — disse il
                            burattino. — Per vostra regola io sono come i gatti: ci vedo meglio di notte che di giorno.―

                            Il povero Pinocchio faceva finta di essere di buonumore: ma invece… Invece cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso… insomma non ne poteva più, e la spiaggia era sempre lontana.

                            Nuotò finchè ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte:

                            — Babbo mio, aiutatemi… perchè io muoio...―

                            E il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse:

                            — Chi è che muore?

                            — Sono io e il mio povero babbo!

                            — Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!…

                            — Preciso; e tu?

                            — Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane.

                            — E come hai fatto a scappare?

                            — Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te, sono fuggito anch’io.

                            — Tonno mio, tu càpiti proprio a tempo! Ti prego, per l’amore che porti ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti.
                            — Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt’e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva. ―

                            PINOCCHIO cap. 36
                            amate i vostri nemici

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                            • Pazza_di_Acerra
                              люблю беспокоиться
                              • 09/12/09
                              • 28840

                              #404
                              Ogni più lieto
                              Giorno di nostra età primo s'invola.
                              Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra
                              Della gelida morte. Ecco di tante
                              Sperate palme e dilettosi errori,
                              Il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno
                              Han la tenaria Diva,
                              E l'atra notte, e la silente riva.

                              Giacomino
                              semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                              • axeUgene
                                Opinionista

                                • 17/04/10
                                • 24578

                                #405
                                Originariamente Scritto da nahui Visualizza Messaggio
                                Nel momento in cui ci rendiamo conto di non interessare più a nessuno, nel momento in cui questa consapevolezza, anziché farci soffrire, ci consola e ci calma, allora abbiamo smesso di essere giovani

                                Irène Némirovsky - L'orchessa e altri racconti
                                messo nel carrello amazonico;

                                data la personaggia, è difficile individuare il confine tra il rifiuto e l'auto-isolamento, così come è difficile distinguere le distanze frapposte per disinteresse, da quelle obbligate per rispetto e necessità di non usare violenza sulle vite altrui;
                                mica semplice...
                                c'è del lardo in Garfagnana

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