e i congiuntivi?

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  • Boyakki
    *
    • 01/05/06
    • 1740

    #46
    Originariamente Scritto da Matthias Visualizza Messaggio
    .....
    Ma come sostenevano gli shogun Tokugawa, "tienili ignoranti e governali"...
    Pensate che Orwell, come altri, ha sempre inserito nelle sue dis-topie l'impoverimento della cultura come importante elemento di controllo.
    Ho trovato quantomai affascinante (oltre che inquietante) il ruolo che in 1984 viene dato ai "riduttori" della lingua, geniali impiegati che continuamente limitano i concetti esprimibili, riducendo sempre più i termini utilizzabili dalla gente e incanalando adeguatamente le forme di pensiero... e l'ha scritto 60 anni fa

    "L'ignoranza è forza!"
    Last edited by Boyakki; 07-04-2007, 09:39.
    [I]Sono tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessit

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    • Acquerapide

      #47
      Se tutti rispettavano i congiuntivi era un mondo migliore.



      asd.

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      • Mr. D.
        الإمام محمد بن الحسن المهدى
        • 06/08/06
        • 4221

        #48
        Stavo pensando: pi
        بناهاى آباد گردد خراب
        ز باران و از تابش آفتاب

        پى افكندم از نظم كاخي بلند
        كه از باد و باران نيابد گزند

        از آن پس نميرم كه من زنده*ام
        كه تخم سخن را پراكنده*ام

        هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
        پس از مرگ بر من كند آفرين

        Comment

        • Acquerapide

          #49
          Originariamente Scritto da Mr. D. Visualizza Messaggio
          Stavo pensando: più che l'uso dei congiuntivi, mi sembra che si stia confondendo la differerenza fra testo scritto e parlato. L'uso dei verbi è sempre stato limitato nella lingua comune, di tutti i giorni. Non solo i congiuntivi, ma anche il passato remoto e il trapassato remoto vanno perdendosi, a favore di un più ampio utilizzo dell'imperfetto e del passato prossimo. Di per sé, non è un male: è naturale tendenza del parlato cercare di veicolare le proprie nozioni in modi altri rispetto al testo scritto, auspicando maggiore incisività, brevità etc.
          Però, il parlato può avvalersi di tutta una congerie di codici "analogici" per la comunicazione, come il tono di voce o il linguaggio corporeo, tutti elementi che di solito si esprimono nel testo scritto per mezzo della punteggiatura. Ora, la scarsa organizzazione dl testo, e una punteggiaura caotica rendono i testi molto più incomprensibili che non l'uso sbagliato dei congiuntivi. Nel parlato, invece, le carenze grammaticali vengono compensate dai suddetti codici analogici.
          Scusa, che tono di voce usi per rendere l'idea del trapassato remoto, nel linguaggio parlato?

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          • Mr. D.
            الإمام محمد بن الحسن المهدى
            • 06/08/06
            • 4221

            #50
            Originariamente Scritto da Acquerapide Visualizza Messaggio
            Scusa, che tono di voce usi per rendere l'idea del trapassato remoto, nel linguaggio parlato?
            Di solito, un cavernoso andante, o largo.
            بناهاى آباد گردد خراب
            ز باران و از تابش آفتاب

            پى افكندم از نظم كاخي بلند
            كه از باد و باران نيابد گزند

            از آن پس نميرم كه من زنده*ام
            كه تخم سخن را پراكنده*ام

            هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
            پس از مرگ بر من كند آفرين

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            • nAn
              non ho pi
              • 16/02/07
              • 2996

              #51
              Originariamente Scritto da Mr. D. Visualizza Messaggio
              Di solito, un cavernoso andante, o largo.
              AHAHAHAHA
              AhahahahA
              AHAHAHAHA
              AHAHA
              AHA
              H
              A
              VIAVIA
              dietro il passo,
              tump tump,
              dietro il tasso,
              tump tump,
              per il cartiglio segreto
              dell'
              AHAHAHAHA

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              • nightfly
                * little wing *
                • 09/06/07
                • 661

                #52
                [QUOTE=Xilinx23;290969]

                ... Spesso perch
                [I][SIZE="1"]Quello che la realt

                Comment

                • nightfly
                  * little wing *
                  • 09/06/07
                  • 661

                  #53
                  Originariamente Scritto da mopsa Visualizza Messaggio
                  sempre perplessa di fronte a certe considerazioni, che di certo sono valide. nel senso che la grammatica e la sintassi sono opinabili entro certo limiti e poi zac! si arriva all'errore; ma nel caso di errori (chiamiamoli ancora cos&#236 che si diffondono, si innesca un altro meccanismo, la mobilità della lingua, che non è sistema chiuso e statico, ma in continua evoluzione.
                  Certo, la lingua può e deve essere considerata come un organismo in continua evoluzione, ma questo non può farci pensare che la grammatica e la sintassi siano "opinabili": io, personalmente, non ho nulla contro i forestierismi e, in generale, contro i neologismi, ma da qui a pensare che possano non esistere precise regole grammaticali... beh, no.
                  L'ortografia è, nella maggior parte dei casi, corretta o scorretta: ce n'è è corretto; ce nè è scorretto, e questo non è opinabile. Stesso discorso vale anche per la morfologia e per la sintassi; leggermente più soggettiva è la punteggiatura, ma in fondo anch'essa, in un modo o nell'altro, deve sottostare all'architettura del periodo che costruiamo, se non vogliamo che questo crolli esattamente come crollerebbe un palazzo edificato senza il rispetto di precisi calcoli matematici.

                  Poi, certo, lo ripeto, la lingua si evolve, ma mi pare che l'imbarbarimento attualmente in atto sia ben lontano da un obiettivo di nuova codificazione, che possa anche solo paragonarlo al passaggio dal latino alle lingue romanze.

                  Originariamente Scritto da Alika Visualizza Messaggio
                  Se è per questo usano il passato remoto riferendosi a "ieri", semplicemente al posto del passato prossimo abusato al nord...
                  Dipende: ci sono zone della Sicilia, come il siracusano, in cui si usa solo ed esclusivamente il passato prossimo, ed altre (come il catanese, peraltro così vicino al siracusano), in cui si usa solo il passato remoto quando si parla in dialetto, e solo passato prossimo quando si parla in italiano.
                  Last edited by nightfly; 28-06-2007, 00:14.
                  [I][SIZE="1"]Quello che la realt

                  Comment

                  • Gloucester
                    Opinionista
                    • 29/03/06
                    • 5314

                    #54
                    Originariamente Scritto da nightfly Visualizza Messaggio
                    altre (come il catanese, peraltro così vicino al siracusano), in cui si usa solo il passato remoto quando si parla in dialetto, e solo passato prossimo quando si parla in italiano.
                    Interessante retaggio della lingua latina, in questo caso, che con il perfetto soleva esprimere tanto il passato prossimo quanto il passato remoto.

                    [EDIT]

                    Altro interessante retaggio che mi viene in mente, anche se non direttamente inerente al tema del topic: in alcune zone del centro Italia, come ad esempio la bassa Umbria, quando si vuole dire che qualcuno è pazzo da legare lo si accusa di essere "matto legaturu"; ennesimo retaggio dal latino, in questo caso dal gerundivo "legaturus-a-um".
                    Last edited by Gloucester; 28-06-2007, 00:44.

                    Comment

                    • nightfly
                      * little wing *
                      • 09/06/07
                      • 661

                      #55
                      [QUOTE=Qfwfq;677688]

                      Altro interessante retaggio che mi viene in mente, anche se non direttamente inerente al tema del topic: in alcune zone del centro Italia, come ad esempio la bassa Umbria, quando si vuole dire che qualcuno
                      [I][SIZE="1"]Quello che la realt

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                      • Gloucester
                        Opinionista
                        • 29/03/06
                        • 5314

                        #56
                        Originariamente Scritto da nightfly Visualizza Messaggio
                        Già... però è strana come derivazione, visto che legaturus, in quanto participio futuro, ha valore attivo (laudaturus è colui che loderà, non colui che sarà o dovrebbe essere lodato)... evidentemente, in questo caso, nel passaggio al volgare, ha acquistato il senso di un gerundivo del tipo legandus.
                        E poi è doppiamente strano perchè lego (quello della prima coniugazione, intendo, con il tema in a, come legaturus), in latino, ha il significato di delegare, affidare (pensiamo all'onnipresente legatus: ambasciatore a cui viene affidato un incarico).

                        Però, visto che siamo OT, magari ne parliamo in un altro 3d... è interessante la presenza di latinismi nei dialetti.
                        Il passaggio dal participio futuro al gerundivo è evidente: participio futuro passivo e gerundivo sono due aggettivi verbali che, seguendo la medesima declinazione, sono pressoché sovrapponibili. Più insolito è che in tal caso il dialetto abbia assimilato la forma attiva del participio futuro con significato passivo e non direttamente la forma passiva (ergo, legaturus in luogo di legandus esse ma col medesimo significato); dilemma al quale non so comunque dare spiegazioni, non conoscendo peraltro abbastanza bene il dialetto umbro. Quanto al significato del termine non sussistono invece incertezze nella misura in cui lo si riconduca non alla voce verbale legare ma a ligare, benché permanga comunque un margine di discrepanza laddove si noti che la voce verbale corretta, coniugata al participio futuro, dovrebbe corrispondere a ligaturus e non legaturus: legare sia strictu senso, sia vincolare con obblighi di natura giuridica o personale (si pensi ad esempio, nel Medioevo, all'attribuzione al pontefice della potestà di solvere et ligare). Ma per estensione si significato, ed a parziale giustificazione di una simile sovrapposizione, possiamo anche osservare che ciò che era delegato al legatus romano in vista delle trattative era il potere senatorio, e che in qualità di rappresentante del senato a tale delega era "vincolato" nella sua azione.
                        Last edited by Gloucester; 28-06-2007, 11:08.

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                        • nightfly
                          * little wing *
                          • 09/06/07
                          • 661

                          #57
                          [QUOTE=Qfwfq;677830]Il passaggio dal participio futuro al gerundivo
                          [I][SIZE="1"]Quello che la realt

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                          • Gloucester
                            Opinionista
                            • 29/03/06
                            • 5314

                            #58
                            Originariamente Scritto da nightfly Visualizza Messaggio
                            Uhm... eppure il participio futuro, in latino, ha solo valore attivo: non esiste il participio futuro passivo.
                            Gerundivo, id est participio futuro passivo. Denominazioni differenti ad indicare il medesimo aggettivo verbale.

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                            • nightfly
                              * little wing *
                              • 09/06/07
                              • 661

                              #59
                              Originariamente Scritto da Qfwfq Visualizza Messaggio
                              Gerundivo, id est participio futuro passivo. Denominazioni differenti ad indicare il medesimo aggettivo verbale.
                              Non vorrei sembrare polemica, ma... in latino (quello classico, eh) ci sono quattro participi, di cui due attivi (presente e futuro) e due passivi (perfetto e gerundivo).
                              Ora, il participio futuro indica l'imminenza di un'azione che si sta per compiere, l'intenzione di compierla o la fatalità che questa si compia (valore attivo).
                              Il gerundivo, invece, indica l'obbligo, la necessità, il dovere morale che un'azione venga compiuta (valore passivo).

                              Non sono una fine conoscitrice del passaggio dal latino classico alle lingue romanze, perciò sul latino medievale non mi sento d'insistere... ma, se parliamo di latino classico, le cose stanno come detto sopra: il gerundivo, pur indicando un'azione che, dovendo essere compiuta, ha in sè l'idea della proiezione nel futuro, non è da considerarsi come un participio futuro passivo (nonostante l'idea di fatalità che il participio futuro è chiamato a suggerire in taluni contesti)... almeno non a tal punto da permettere un'interscambiabilità tra ligaturus e ligandus.

                              Però, ripeto, se parliamo di un'epoca diversa da quella classica, mi zittisco immediatamente.
                              Last edited by nightfly; 28-06-2007, 12:36.
                              [I][SIZE="1"]Quello che la realt

                              Comment

                              • Gloucester
                                Opinionista
                                • 29/03/06
                                • 5314

                                #60
                                Ch'io ricordi, per amor di precisione in latino esiste il participio futuro passivo costituito dalla forma supina del verbo (amatum, laudatum, et cetera) seguita iri. Come tempo verbale non è coniugabile, ragion per cui il suo significato è stato incluso nell'utilizzo che il latino fa del gerundivo in quanto aggettivo verbale declinabile. La definizione di quest'ultimo come participio di necessità è d'altronde eccessivamente rigida, dal momento che tale interpretazione e traduzione deriva più propriamente dall'utilizzo che se ne fa nel costrutto della perifrastica passiva. Poiché, come ricordavi, il gerundivo esprime pur sempre una proiezione nel futuro dell'azione espressa, il suo utilizzo si presta anche a supplire alla mancanza di un participio futuro passivo, talché laudandum esse assume non soltanto il significato "da lodare" (colto nella sua obbligatorietà ed inevitabilit&#224, ma anche quello di "stare per essere lodato" sottendendone un utilizzo al passivo in luogo del detto participio futuro passivo indeclinabile.
                                Last edited by Gloucester; 28-06-2007, 12:43.

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