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  • Barrett
    Opinionista
    • 07/10/07
    • 2599

    #8251
    “L’Entranger” (2025) di Francois Ozon
    Tratto dal famoso romanzo di Albert Camus ebbe una prima versione da parte di Visconti con Mastroianni, pellicola che non lasciò tracce e di cui pochi si ricordano. Mersault è ad Algeri, colonia francese, impiegato con poche ambizioni, un tipo apatico che rimane ad ascoltare gli altri senza mai replicare ma ha la fortuna di conoscere una ragazza che lo toglie dal torpore di un’esistenza grigia. Verrà però coinvolto in una vicenda drammatica che ne segnerà il destino. Il film era a Venezia in concorso ed è ammirevole l’impegno di Ozon a mantenere una cifra stilistica pari a quella del libro, malgrado la lentezza di alcune sequenze, necessarie per non discostarsi troppo dall’idea e dai ritmi imposti da Camus, con un b/n discreto, opportunamente anticato per ridurre la tipica patina del digitale. Apprezzabile la parte conclusiva nella quale Mersault ha uno scatto di dignità per contrapporsi alle avversità.

    L’Entranger ***

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    • Barrett
      Opinionista
      • 07/10/07
      • 2599

      #8252
      “Io sono un autarchico” (1976) di Nanni Moretti
      La scorsa settimana Hollywood Party ha festeggiato il cinquantesimo anno del film con la presenza di Moretti. Il regista ha ricordato che la pellicola venne finanziata dal padre con un anticipo pari a tre milioni e settecentomila delle vecchie lire, oggi poco meno di ventimila euro con la rivalutazione, restituendoli poi con gli incassi del successivo “Ecce Bombo”. La storia vede un gruppo di ragazzi mettere su una recita, teatro dell’assurdo naturalmente, con un lavoro preparatorio che vede i ragazzi andar in giro in tenda per conoscersi meglio. All’interno scene esilaranti e surreali con Moretti che apre la polemica con il cinema d’autore italiano dell’epoca, parla esplicitamente de “L’Innocente” di Visconti uscito quell’anno. L’aspetto tecnico è naturalmente insufficiente, con inquadrature fisse, frasi che appaiono buttate lì, ma che poi è lo stile che Moretti ha utilizzato nei film successivi, stile di rottura rispetto al cinema “ufficiale” e questo non solo da un punto di vista tecnico ma anche nei temi trattati. C’è comunque una breve sequenza verso la fine del film che pare di Bertolucci. In trasmissione racconta ancora che il film era stato programmato solo per due giorni in un piccolo cinema romano, per poi essere proiettato anche nei quattro successivi grazie al passaparola e ad alcune recensioni positive. Ogni notte Nanni poi era costretto a portarsi via la pellicola in quanto con il superotto non si disponeva di negativo, esisteva quindi quell’unica copia e questo sino a quando il film non venne riversato su una pellicola di 16 mm. Oggi con il telefonino si riesce a fare tutto, montaggio compreso, senza costi, vedasi Sean Baker. Il superotto segna comunque un’epoca, ce l’aveva anche mio nonno per le vacanze e il cinema di Nanni Moretti, anche nella sua forma più minimale, qualcosa che ancora non si era visto.

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      • Barrett
        Opinionista
        • 07/10/07
        • 2599

        #8253
        “Dossier 137” (2025) di Dominik Moll
        Una ispettrice di polizia indaga su alcuni colleghi che avrebbero ferito gravemente un ragazzo durante una manifestazione dei gilet gialli nel dicembre del 2018 a Parigi. Quello che la donna e i suoi collaboratori notano guardando le foto dell'agguato è la mancanza di uniformi di ordinanza indossati dai poliziotti, tra l’altro appartenenti a una forza speciale, ma con passamontagna e fucili. Il film, in concorso a Cannes l’anno passato, si presta a differenti analisi che riguardano i rapporti tra l'ispettrice e le persone coinvolte anche indirettamente. Soprattutto quelli con i colleghi indagati, che portano a una difesa corporativa da parte dell’arma, in quanto in quell’occasione, secondo l'istituzione, i poliziotti stavano difendendo la Repubblica da delinquenti e facinorosi. I rapporti poi con la madre del ragazzo ferito, rimasto con handicap permanenti, che non crede alla bontà dell’indagine e poi quelli con una testimone, una ragazza di colore che ha girato un video dell'aggressione col telefono, reticente a collaborare lamentando che se il ferito fosse stato nero o giallo la polizia avrebbe tenuto nascosto il fattaccio. Il film è un emblema dei risvolti negativi conseguenti a manifestazioni e proteste per rivendicazioni e diritti negati che portano inevitabilmente a scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, lo vediamo spesso anche qui da noi, è una cosa un po’ generalizzata. Non credo sia un caso che a Cannes il film non abbia visto l'ombra di un premio visto il suo carattere dichiaratamente antigovernativo.

        Dossier 137 ***

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        • Barrett
          Opinionista
          • 07/10/07
          • 2599

          #8254
          “Mr. Nobody against Putin” (2025) di David Borenstein
          Karabas, Russia, zona degli Urali, proprio nel bel mezzo del Paese, posto freddissimo d’inverno, inquinato dai fumi delle industrie di rame, paesaggio triste caratterizzato da palazzoni grigi, ben diverso dal lusso o dalla bellezza architettonica di Mosca o San Pietroburgo, con l’intera vita sociale dei giovani che ruota intorno alla scuola dove Pavel, già studente all’interno di quelle mura, è l’organizzatore degli eventi e dove lavora anche la madre come bibliotecaria. Pavel è un appassionato documentarista e riprende con telefono e cinepresa i cambiamenti avvenuti nella scuola a seguito dello scoppio della guerra contro l’Ucraina e sino alla sua dipartita, avvenuta nel 2024, scappato insieme al materiale filmato. Il documentario è bellissimo, colpisce soprattutto la seconda parte, con una crescita visibile della qualità dell’opera tanto quanto l’amarezza che trasuda dalle immagini a seguito della propaganda che si è incuneata nella scuola e per la tristezza nel vedere i primi giovani partiti arruolati tornati cadaveri. L’ultima scena mi ha ricordato “Fandango”, per via della festa dell’ultimo giorno di scuola, la maturità raggiunta, la nostalgia del tempo che passa e che segna solitamente la fine dell’innocenza, anche se qui i ragazzi l’avevano persa da tempo. Inutile dire che l’Oscar per il miglior documentario vinto un paio di mesi fa è strameritato.

          Mr. Nobody against Putin ***


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          • Barrett
            Opinionista
            • 07/10/07
            • 2599

            #8255
            “La petite derniére” (2025) di Hafsia Herzi
            Fatima è una ragazza algerina che deve ancora conoscere se stessa. Frequenta un ragazzo ma intuisce che è attratta da persone del suo stesso sesso. Inizia ad usare un’app e il primo incontro è con una donna adulta però interessata solo al sesso. Con il secondo tentativo incontra una coetanea bisex, avvenente, con varie esperienze e con lei Fatima va fino in fondo. Ma è con la terza persona che trova quello che cercava. Si tratta di una ragazza coreana arrivata in Francia all’età di 7 anni, infermiera dello studio medico dove fa delle sessioni per curare un’infezione ai bronchi; gli effetti su di lei sono immediati, si disperdono le sfumature mascoline, smette di indossare un cappellino con visiera, si scioglie i capelli. Con lei va al sex pride, tutto sembra perfetto, è al settimo cielo quando inspiegabilmente la ragazza coreana le confida che non se la sente di proseguire adducendo a un motivo che sembra una scusa. Il film era in concorso l’anno scorso a Cannes dove Nadia Melliti (Fatima) vince il premio per la miglior interpretazione femminile. La ritroviamo successivamente all’università dove inesorabilmente si allargano i suoi orizzonti, anche se continua a pensare alla ragazza coreana. Non è solo l’aspetto sentimentale che continua a farla soffrire, ma anche quello religioso essendo una fervente praticante. Riesce ad ottenere un colloquio con un Imam che le dice che anche se il Corano vieta espressamente i rapporti omosessuali maschili non è che accetta quelli femminili, semplicemente non sono contemplati. Il film è uscito qui in Italia tra le polemiche in quanto vietato ai minori ai 14 anni. Consigliato.

            La petite derniére ***
            Last edited by Barrett; 30-04-2026, 07:00.

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            • Barrett
              Opinionista
              • 07/10/07
              • 2599

              #8256
              “Yellow letters” (2026) di Ilker Catak
              Una coppia lavora per il teatro statale turco, l'uomo anche all'Università. A seguito di una piece teatrale vengono sospesi e lui denunciato per aver appoggiato e sostenuto oppositori del governo. Sono quindi costretti a trasferirsi da Ankara a Istanbul, a casa della madre dell'uomo ed essendo completamente cambiate le loro condizioni, costretti ad accettare lavori meno gratificanti. Come spesso accade, per via delle difficoltà economiche saltano fuori gli scheletri, situazioni mai affrontate all’interno della coppia quando le cose andavano bene, ad esempio su come indirizzare la vita familiare futura. Il film all'ultimo Berlino ha vinto l'Orso d'oro, il regista l’avevamo già apprezzato qualche anno fa con “La stanza dei Professori”. Proseguendo, oggetto di ulteriori attriti tra i due si profila quale tipo di attività artistica perseguire, impegnato come nel passato o più commerciale ma redditizio, ciò a seguito di differenti proposte ricevute. Il culmine si verifica durante una lunga discussione a tavola (sequenza riuscitissima) che vede coinvolta anche la figlia adolescente. Non mi ha invece convinto totalmente la piega che il film prende nel finale, con una leggera sfumatura hollywoodiana. Il film è una denuncia contro la censura, sia artistica che civile, come la vediamo espressa in alcuni paesi nei quali l'elemento nazionalista ha ormai preso il sopravvento. Il nostro Paese ha fortunatamente dimostrato di possedere antidoti che hanno smorzato derive pericolose.

              Yellow letters ***

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              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12617

                #8257
                A proposito del Festival di Cannes, nessuna "critica"/recensione?
                (l'assenza di commento non é prova di disinteresse: ti leggo, attentamente, ma non ho competenza in materia tale da rispondere senza banalità ridicole)
                ...vassapé...

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                • Barrett
                  Opinionista
                  • 07/10/07
                  • 2599

                  #8258
                  Ciao Resto. Se era diretto a me il tuo messaggio, magari fossi a Cannes. Invece dovrò aspettare come tutti gli altri che i film escano. Tra l'altro è un'edizione con grandi registi e quindi probabilmente grandi film. Nessun italiano in concorso, che testimonia la povertà del nostro cinema, va detto che alcuni nomi stanno concludendo le riprese e non ce l'hanno fatta a essere presenti a Cannes.

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                  • Barrett
                    Opinionista
                    • 07/10/07
                    • 2599

                    #8259
                    “Le città di pianura” (2025) di Francesco Sossai
                    Due amici di vecchia data decidono di andare a prendere in aeroporto un loro collega scappato anni prima in Argentina per sfuggire a una cattura dopo aver rubato merce dell'azienda e sotterrato il bottino ricavato dalla vendita. Questa, che potrebbe essere già una traccia narrativa, non è la parte fondamentale del film, ma lo è il viaggio da casa all'aeroporto che porterà i due amici a sfruttare ogni occasione per bere, conoscere gente, fermarsi da amici, cazzeggiare. Arrivati a una festa di laurea riescono a convincere un giovane studente, dalla filosofia opposta alla loro, ad aggregarsi. Il film era a Cannes proprio un anno fa nella sezione A Certain Regard e poche settimane fa ha vinto ben 8 David di Donatello detronizzando “La Grazia” di Sorrentino. Per via dei premi è riapparso al cinema e così incuriosito sono andato a vederlo, malgrado i miei dubbi, in generale sul cinema italiano e in questo caso anche per alcune recensioni non proprio positive. E devo dire che mi è piaciuto. La forma è quella tipica del cinema indipendente, niente di ricercato nella direzione, semmai uno stile particolare con l'evidente influenza da parte di alcuni film, primo fra tutti "Il Sorpasso " di Dino Risi e poi tanto cinema americano, anche per via di una colonna sonora costruita essenzialmente su brani rock dall'arpeggio chitarristico. L'elemento principale potrebbe essere quello della goliardia giovanile, del godersi la vita davanti a tutto, in verità si tratta di un film per certi versi amaro. Da un lato i due amici che prendono coscienza di essere mezzo falliti, con la vita che vola via e loro che si comportano ancora come due ragazzi, dall'altro la rappresentazione di un paesaggio deturpato dall'industrializzazione e dallo sviluppo economico accelerato, in alcune sequenze si vedono le ciminiere della zona industriale di Marghera, case squadrate e una villa d'epoca che subirà il passaggio di un'autostrada all'interno del giardino. Non tutto è perfetto, ad esempio il personaggio di Giulio - il ragazzo incontrato alla festa di laurea - non mi pare completamente riuscito, perché ripercorre quei tratti caratteriali tipici di certi film minori della commedia all'italiana, ovvero quel protagonista che si differenzia dal resto del gruppo. In ogni caso David meritati.

                    Le città di pianura ***

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                    • Barrett
                      Opinionista
                      • 07/10/07
                      • 2599

                      #8260
                      “Amarga Navidad” (2026) di Pedro Almodovar
                      Un regista sta scrivendo la storia del suo prossimo film, titolo Amarga Navidad, protagonista una regista affetta da attacchi di panico da quando ha perso la madre, a sua volta in procinto di scrivere una sceneggiatura su un fatto che riguarda la sua migliore amica. Un film nel film insomma, idea già sviluppata dal cinema altre volte ma che qui appare in una veste nuova. Amarga Navidad era in concorso a Cannes pochi giorni fa, ma non è mai stato considerato tra i favoriti per i premi. Il tema è ancora una volta la malattia, la morte e il suicidio, come nelle ultime opere del regista, ma in questo caso il tema viene trattato in maniera più insistente e tragico. Non tutto il film mi è parso convincente e al contrario della parte centrale, dove l’intreccio con la doppia finzione e le scene che si sovrappongono e si mischiano creano un risultato assolutamente apprezzabile, l’inizio manca di fluidità e alcuni attori non mi sono sembrati all'altezza. Anche la conclusione l'ho trovata un po' forzata come se Almodovar cercasse una conclusione coerente. Da ricordare la fotografia - una luce abbagliante che sembra andare in contrasto con la drammaticità del racconto e la musica, che nelle parti dai risvolti psicologici più accentuati mi ha ricordato quei temi che Hermann scriveva per Hitchcock.

                      Amarga Navidad ***


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                      • ReginaD'Autunno
                        Sovrana di Bellezza

                        • 01/05/19
                        • 12128

                        #8261
                        "Grease" con John Travolta e Olivia Newton John!
                        E ogni volta che lo guardo mi piace sempre di più, perchè mi ricorda la mia infanzia.
                        Corteggiata da l'aure e dagli amori, siede sul trono de la siepe ombrosa, bella regina dè fioriti odori, in colorita maestà la rosa CLAUDIO ACHILLINI
                        La regina del sud sorgerà nel giudizio. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.(MT12:42)

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                        • restodelcarlino
                          giullare

                          • 13/05/19
                          • 12617

                          #8262
                          Barret, che dici di "Fjord", di Cannes?
                          Cannes, orfano dei fratelli Dardenne
                          ...vassapé...

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                          • Barrett
                            Opinionista
                            • 07/10/07
                            • 2599

                            #8263
                            Non vedo l'ora di vederlo.

                            Comment

                            • Ninag
                              Opinionista
                              • 05/03/24
                              • 1562

                              #8264
                              Grazie Barret, sempre interessanti le tue proposte!

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                              • Breakthru
                                Opinionista

                                • 30/04/19
                                • 5135

                                #8265
                                "Fantastic Mr. FOX"
                                film in stop-motion del 2009 diretto da Wes Anderson, l'ho trovato un'ottima opera. Personalmente mi è piaciuto molto, ma devo ammettere di essere di parte, data la mia grande passione per questo tipo di animazione. Resta comunque un lavoro visivamente notevole e divertente che consiglio di recuperare.

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