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  • marsellus wallace
    Opinionista
    • 26/07/06
    • 819

    #436
    Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro
    ( 2007 )

    REGIA
    Julian Jarrold
    SCENEGGIATURA
    Kevin Hood

    PROTAGONISTI
    Anne Hathaway
    James McAvoy
    James Cromwell
    Maggie Smith
    Ian Richardson







    Trama: la vita e gli amori di una giovane Jane Austen prima di diventare famosa con Orgoglio e pregiudizio.

    Commento: Dopo la conturbante parte nel duro Havoc e quella della segretaria dinamica e volitiva ne Il diavolo veste Prada, Anne Hathaway ora interpreta la giovane Jane Austen, la scrittrice del romanzo da cui è stato tratto un film in tempi non lontanissimi (con Keira Knightley) Orgoglio e Pregiudizio. Diretta da Julian Jarrold (Kinky Boots - Decisamente diversi, del 2005), questa pellicola narra in maniera a dir poco asettica le pulsioni di Jane (anche se sarebbe meglio dire le etichettature del sentimento tanto la cosa è mostrata in maniera rarefatta e senza mai eccedere in nessun atteggiamento) verso il giovane avvocato di belle speranze di cui si innamora (interpretato da James McAvoy, che ricordiamo per il recente Espiazione, che guarda caso è diretto dal regista di Orgoglio con la Knightley con protagonista).
    Il film ha un intento ben preciso: mostrare in maniera aggrazziata attraverso il tessuto sociale del tempo una storia d'amore, ostacolata, difficile e che per la connotazione economica delle famiglie interessate valida solo se porta dei benefici in termini di denaro. Di fatto l'intento è ben strutturato (i costumi sono ottimi e la presenza di alcuni caratteristi dona una buona atmosfera, James Cromwell fa il padre di Jane e Maggie Smith la zia dispotica del pretendente) ma il film manca del trasporto, della sanguigna vitalità necessaria per donare spessore alla storia d'amore, rendendo il tutto filologico con un lavoro calato nei tempi a livello di visione generale, ma povero di vera emozionalità. Di fatto ci si concentra moltissimo a mostrare un lavoro pieno di stile (intensi primi piani, insistenza dei ritratti davanti alla finestra), ma di poca anima. Rifiutiamo di fatto di credere che nel momento dell'incontro tra i due amanti ci sia così poca vitalità, tanta leggero trasporto nel trovarsi, toccarsi. Il negare ogni momento di malizia più profonda (compreso quello del bagno da cui le due ragazze si allontanano per non vedere e rimanere pudiche) di fatto nuoce alla vitalità della storia, rispettosa o meno del vero in fondo da tralasciare in quanto è una biografia liberamente ispirata almeno nei dettagli, dato che poi si deve scontrare con il fatto che la delusione che ne consegue porterà a rimanere zitella la scrittrice. Contrapposizioni di amore di una donna che scrive intensamente di una cosa che non conosce (quasi fosse un Salgari che racconta stupendamente di mondi esotici mai visti) e che non riesce a vivere, a stimolare, a conseguire. Lo spettatore di fronte a uno spettacolo che scorre tanto calmo, e anche abbastanza scontato, si ritrova ben presto nel torpore di una storia figlia dei suoi tempi e che non ha la minima proposizione al di fuori, affettuosa biografia che la Hathaway gestisce con una recitazione misurata senza sbavature come da copione, mentre McAvoy rimane decisamente quasi annoiato e solo di passaggio per riscuotere il compenso.
    Certo che vista la prova dell'attrice in Havoc un sensualismo conturbante (cosa nelle sue corde) nel rapporto avrebbe aggiunto un valore sia estetico che di profondità, senza essere inutile e solo di richiamo, rischiando ovviamente di andare contro la filosofia di chi vuole offrire un prodotto d'amore per trovare nel sentimento apatico un fuoco riscaldatore.
    Prodotto davvero troppo di maniera, troppo da manuale, troppo blindato (non solo nella mancanza di sensualità, ma anche nei bivi di racconto) che non troverà sfogo emozionale se non in coloro che cercano l'amor cortese di fattura leggera. In fondo una biografia con poco orgoglio e tanti pregiudizi.
    non solo quentin ma nel nome di quentin...
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    • marsellus wallace
      Opinionista
      • 26/07/06
      • 819

      #437
      Invasion
      (The Invasion)
      Un film di Oliver Hirschbiegel. Con Nicole Kidman, Daniel Craig, Jeremy Northam, Jeffrey Wright, Jackson Bond. Genere Thriller, colore 94 minuti. - Produzione USA 2007.









      Trama: Dopo la caduta dei rottami dello shuttle distruttosi nell'atmosfera terrestre, una misteriosa epidemia sembra aver colpito l'America. le persone diventano prive di emozione e perdono ogni contatto con qualsiasi cosa avviene attorno a loro. A una mamma coraggiosa l'onere di dover cercare di scoprire la causa di tutto ciò ...

      Commento: Nuovo film che riprende il bellissimo classico del 1956 L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel (fatto in uno strepitoso bianco e nero) e che aveva già avuto una riedizione con Terrore dallo spazio profondo con Donald Sutherland (più numerose altre imitazioni).
      La splendida coppia di superstar Craig-Kidman (che rivedremo sotto Natale ne La bussola D'oro) è la protagonista di questo remake che ripercorre modernizzando (con lo shuttle e il massiccio uso della tecnologia domestica d'avanguardia, pc e cellulari) sin dal titolo (Invasion è un serial tv) il vecchio immortale classico che Don Siegel fece con tanto amore e pochi mezzi da un romanzo di Jack Finney del 1955.
      La Kidman è l'affettuosa madre (divorziata) del bambino chiave della storia, personaggio della madre coraggio mai doma che cerca di capire come mai il mondo che conosciamo è in preda a una sorta di apatia collettiva, mentre Craig fa il medico che l'aiuta scientificamente a capire che cosa sta succedendo.
      Decisamente comunque questo film tanto carico di dejavu per chi conosce i film precedenti (ottimo anche il film con Sutherland succitato), con le uniche variazioni di un finale abbastanza stucchevole e della protagonista femminile anzichè maschile, non ha decisamente nessuna importanza, dato che quello che vedete è già stato detto e fatto ampiamente. A livello artistico di racconto non assistiamo a nulla di nuovo, c'è la solita speranza che il pubblico non conosca i lontani antecedenti (di derivazione indiretta lontani neppure troppo, dato che di fatto il tema è stato trattato anche in X-files) per cercare di stupirlo occultamente senza citare il film di Siegel nei credits ma solo il libro di Finney (giuridicamente corretto ma eticamente sbagliato), dato che in fondo usare macchinari nuovi in storie vecchie non è che possa poi aggiungere molto al sugo del tutto. Questa cosa, in un remake tanto ricalcato è ampiamente scontata in fondo, il vero difetto del film sta nel fatto che la storia prosegue a tentoni senza avere un vero ritmo suo, dura solo 94 minuti e molte cose sono messe lì per darsi una sua autorialità di fondo banale (noterete la scena dei manichini che vengono colpiti preludio a quanto succederà in seguito).
      Si cerca di metterla anche sul politico, con il marito impegnato ad alti livelli e alcune connotazioni di ricerca dell'assuefazione intorpidite della mente che farebbe anche comodo in una realtà di oggi, ma mentre il politico di Siegel con la guerra fredda era marcato, presente, questo risulta molto più vacuo e quasi incollato sopra e non amalgamato nella storia.
      Oliver Hirschbiegel (il regista degli ultimi giorni di Hitler con l'ottimo La caduta) dirige star e film con buon mestiere (inquadrature e primi piani sui volti dalle espressioni vacue molto efficaci), ma probabilmente nulla ha potuto per non fare quel finale che la produzione ha fortemente voluto, per motivazioni che non possiamo qui dire per non farlo capire. In definitiva un film in sostanza abbastanza inutile, con alcuni punti uguali ripetuti in location diverse per allungare il brodo, da godere solo e comunque da parte di chi non ha visto l'originale, con effetti speciali di trasfigurazione limitati e molto morbidi, che se non avesse la solita strepitosa bellissima Kidman (che domina il fim) e Craig (attore davvero poliedrico) sarebbe finito nel mare magnum dei film che passato il primo week end vengono tolti dalla programmazione.
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      • marsellus wallace
        Opinionista
        • 26/07/06
        • 819

        #438
        Stardust

        Regia: Matthew Vaughn
        Genere: FANTASTICO
        Durata: 130'
        Cast:
        Claire Danes, Sienna Miller, Michelle Pfeiffer, Robert De Niro, Peter O’Toole e Charlie Cox










        Trama: Per conquistare il cuore della fidanzata Victoria il giovane Tristan (cresciuto senza la madre) deve cercare di portarle una stella caduta che hanno visto assieme esprimendo un desiderio. Partito alla ricerca della donna che impersona le fattezze della stella si troverà a dover scontrarsi con più di un nemico che ha gli stessi obbiettivi di ricerca ...

        Commento: tratto dal romanzo grafico di Neil Gaiman (una autentica star del fumetto americano divenuto famoso con la strepitosa saga del Signore dei sogni-Sandman, qui in veste anche di produttore), un bel film fantasy a metà tra due mondi (quello reale e quello immaginario) interpretato da delle star di eccezione come la strepitosa Michelle Pfeiffer che nei ruoli da cattiva (stavolta tocca a una strega) è praticamente la perfezione unica, e il gigione immortale che quando si vuole divertire non ha limiti, cioè Robert de Niro (qua lo vedrete nella parte di un capitano dal nome molto altisonante che non vi diciamo per non togliere la sorpresa e dalle abitudini molto particolari).
        Matthew Vaughn (The Pusher, ma non dimentichiamolo come produttore di Lock & Stock e The Snatch), dirige con mano sicura questa avventura multistrato, che parte da più luoghi per arrivare a una sola destinazione, come se fosse un lungo inseguimento e una caccia senza freno. Il fantasy ormai è un genere che non è più relegato, dopo il Signore degli Anelli, a una nicchia di cultori (come poteva essere quando uscì Legend di Scott per esempio) ma dedicato senza problemi alla gran massa del pubblico che va al cinema con la famiglia, e grazie a questa nuova direzione si sono potuti utilizzare, e chiedere ai produttori, grandi capitali per gli strepitosi effetti speciali (davvero incredibile la nave cattura fulmini ma anche le trasfigurazioni fisiche e le stregonerie sono fatte benissimo con una cg di grandissimo livello) e poter avere i diritti da autori che vogliono un controllo pressochè totale sulla trasposizione filmica delle loro opere (di fatto il progetto del Sandman filmico, che sarebbe ambiziosissimo vista la portata dell'opera, una delle più importanti nel panorama fumettistico di sempre, tarda ad essere accettato). Il film parte, dopo un breve prologo, con la storia di Tristan (un bravo ed ispirato Charlie Cox, presente in Casanova) che deve accontentare la sua fidanzata con la ricerca di una stella caduta (trasfigurata nella bella Claire Danes, ricordiamo la sua partecipazione in La neve nel cuore come ultimo film, ma ha fatto davvero di meglio in film come Shopgirl ), poi la causa del viaggio e del peregrinare diventa una lotta per sopravvivere e lasciare l'ingenuità da parte entrando in un mondo fantastico.
        La porta sul mondo qui è simboleggiata da un muro neppure tanto alto con un buco nel mezzo guardato a vista da un vecchietto esperto di arti marziali (qualcuno si può chiedere come mai nessuno l'ha mai riparato), che Tristan varca grazie ad un espediente magico (la candela di Babilonia). Tutto il resto che dopo viene, è un rutilante scoppiettio di situazioni, con la lotta fratricida tra i sette che devono conquistare il trono grazie alla pietra che la donna/stella porta al collo, la strega che lotta per avere la gioventù eterna (e che ad ogni stregoneria perde in vitalità e bellezza) con lunghi pezzi in cui i duellanti non si incontrano e neppure si riconoscono. Ritmo elevato, interpretazioni coinvolte e coinvolgenti anche dei personaggi secondari,(Deniro su tutti, ma i semicammei di Rupert Everett e di Peter O'Toole sono valorizzanti), paesaggi strepitosi, storia davvero interessante nello svolgimento, consentono al film di essere un buonissimo intrattenimento intelligente per famiglie.
        Se qualche appunto a Stardust va trovato, è da segnalare nella trovata un po' troppo infantile dei fratelli fantasmi, e al troppo copiare delle musiche dalla colonna sonora del Signore degli Anelli (musiche però tra l'altro assolutamente aderenti anche se nel plagio a quanto vediamo), per il resto possiamo sederci in poltrona e goderci questo spettacolo entusiasmante, godendo di una favola a cui tutti vorremmo partecipare, sia nell'incantata innocenza del fanciullo che nella ponderante maturità dell'adulto.
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        • marsellus wallace
          Opinionista
          • 26/07/06
          • 819

          #439
          Molto incinta
          (Knocked Up)
          Un film di Judd Apatow. Con Seth Rogen, Katherine Heigl, Paul Rudd, Leslie Mann, Jay Baruchel, Jonah Hill, Jason Segel, Martin Starr, Maude Apatow, Iris Apatow, Steve Carell. Genere Commedia, colore 129 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Universal Pictures







          Trama: Ben Stone è il classico fannullone che pensa solo a divertirsi, fumare erba e dedicarsi a scherzi e lazzi sul sesso estremo, tanto da voler aprire con la compagnia di amici un sito web che segni l'esatto minuto dove in ogni film appaiono le parti intime femminili. Alison Scott invece è un avvenente bionda in carriera televisiva. Una sera in cerca di sfogo si reca con la sorella in discoteca dove incontra ben con la sua compagnia di fannulloni. Totalmente ubriachi Ben e Alison si dedicheranno a una notte d'amore non protetto dalle conseguenze davvero devastanti per gli orizzonti di vita che si erano prefissati ...

          Commento: Dopo aver diretto 40 anni vergine Judd Apatow dirige una nuova commedia con il sesso come tema (a fare collegamento ideale in un veloce cameo appare Steve Carell protagonista di quel film e del recente un'impresa da Dio) , ampliando però il discorso in maniera più ampia prendendo come tema portante non l'atto in se stesso ma le conseguenze che l'arrivo di una nuova vita può portare a beneficio o disperazione per una forzata esistenza diversa da come se la si aspettava. I due protagonisti si ritroveranno con : una carriera televisiva rovinata per Alison (come sardonicamente a un certo punto le guest intervistate le dicono prendendola in giro per la sua pancia, Eva Mendes in primis), vita oziosa e debosciata per Ben completamente ribaltata. E' la fine delle illusioni della gioventù ... o no? Di fatto il film lascia intravvedere molto di più, effettivamente si dice, citando Ritorno al Futuro e Doc Brown, che quello che è accaduto senza cercalo (la gravidanza) lo si sarebbe volentieri impedito, ma in fondo è anche vero che cominciando prima del previsto una fase di maturità assolutamente inevitabile si parte prima a costruire qualcosa di buono. In mezzo a un campionario vastissimo di amenità tipiche della commedia alla Porky's (rutti, scoregge e battute sul sesso pesantissime) che molte volte si cerca di ingentilire citando Guerre Stellari (davvero tante le volte in cui il capolavoro di Lucas viene tirato in ballo in situazioni stranianti), il percorso di diversificazione e formazione della coppia subisce traumi e riconciliazioni, portando tutto verso un concetto finale ben definito dopo aver fatto tanti percorsi di ritorno alla base di ingenuità e di frivolezza.
          Il personaggio maschio (non solo di Ben, ma anche di Peter) viene maltrattato come se fosse una strada impossibile da asfaltare la cui scorza grezza esce comunque, le donne hanno invece una parte di maggiore consapevolezza, le due sorelle sono viste in maniera diversa, magari oppressive ma che fanno tutto per il bene del futuro e dei figli, e Apatow si concentra a fare in modo che i due opposti nel percorso del film (129 minuti, una durata davvero inusuale per queste commedie che fanno fatica ad arrivare ai 90) lentamente si incontrino, che ognuno abbia il suo tempo per trasformarsi credibilmente e senza repentinità. E il pregio del film, sta proprio in questo, nel voler raccontare qualcosa in una storia piena di lazzi e volgarità più o meno pesanti, raggiungendo comunque un obbiettivo, anche se non certo originalissimo e abbastanza scontato, non solo a livello di racconto ma anche emozionale, chiudendo l'arco narrativo in maniera completa con le parole finali e le foto degli attori da piccoli sui titoli di coda.
          Scelta molto intelligente anche quella di virare in ambienti ospedalieri, presenti spesso nel film, per acclimatare il più possibile la bella protagonista Katherine Heigl (ex fotomodella e protagonista del serial medico Grey's Anatomy dove fa la dottoressa Izzie), rimanendo tra la serietà al vetriolo alla Doc House e alla leggereza di Scrubs.
          Un lavoro eseguito con molta voglia di raccontare qualcosa in un contesto molto leggero, dove ci si possa divertire ma non solo, in una serata scacciapensieri meno scontata di quello che si pensi e che non ci permette di entrare del tutto privi di attenzione. Il titolo italiano, che sembrerebbe la solita invenzione fantasiosa dei distributori è invece una forzata traduzione (per quanto contestabile) meno lontana del titolo originale di quanto si pensi (to get) (knocked up=restare incinta).
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          • marsellus wallace
            Opinionista
            • 26/07/06
            • 819

            #440
            Quel treno per Yuma
            (3:10 to Yuma)
            Un film di James Mangold. Con Russell Crowe, Christian Bale, Peter Fonda, Gretchen Mol, Ben Foster, Dallas Roberts, Alan Tudyk, Vinessa Shaw, Logan Lerman, Kevin Durand, Luce Rains. Genere Western, colore 117 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Medusa








            Trama: il feroce bandito Ben Wade viene catturato per essersi troppo attardato con una piacevole donna. Dopo aver deciso di trasferirlo a Yuma con il treno delle 3:10, il gruppo che scorta il prigioniero si dovrà guardare oltre che dalla banda di Wade che cercherà di liberarlo anche da altre minacce, e determinante sarà il coraggio del contadino Evans, disperato per la situazione della sua fattoria allo stremo, che raggrupperà le forze rimaste per portare a termine il difficile compito ...

            Commento: Il western, si sa, è un genere che nella sua accezione più pura è ormai morto da tempo. Oramai le sue propaggini di sopravvivenza sono destinate solo alle contaminazioni di ogni genere che mette storie che nulla hanno apparentemente a che vedere con cow boy ed indiani in ambientazioni paesaggistiche e conformazioni ambientali dell'old wild west. Per farlo sopravvivere nella sua totale purezza, la produzione e il regista James Mangold (autore dell'ottimo Walk the line) hanno pensato bene di fare il remake di uno dei western esistenziali più famosi, cioè quel 3:10 to Yuma diretto da Delmer Daves (curiosamente con Invasion abbiamo al cinema contemporaneamente due remake di due film in bianco e nero negli originali quasi dello stesso anno, 1956 per Don Siegel e 1957 per questo) . Al posto di Glenn Ford abbiamo il roccioso ex gladiatore Russell Crowe, al posto di Van Heflin a fare il contadino coraggioso Evans è stato chiamato il Batman cinematografico attuale Christian Bale. Le differenze che hanno portato questa pellicola ad essere 25 minuti più lunga dell'originale (117 contro 92) sono in fondo più di giri di percorso per arrivare allo stesso risultato che di effettivo significato (i concetti base di Daves ci sono tutti), con la diramazione della trama che fa incontrare gli indiani al gruppo e li porta anche a una miniera, forse per dare una connotazione western a 360 che non c'era nel film base che utilizzava gran parte del tempo solo in confronti di pensiero esistenziali che trovavano il culmine nei momenti di stazionamento nella casa e nell'albergo. Mangold ripercorre il passato esagerando il tasso di violenza già all'inizio, dove un assalto cruento alla diligenza finisce in una strage anzichè con i due soli morti dell'originale, dove spunta una gatling e i banditi sono del tutto privi di ogni scrupolo morale a colpire senza pietà anche chi è ferito a terra. Il film, trovando in questa scelta di siringata adrenalinica una caratterizzazione personale, si perde purtroppo quando cerca strade autonome con sottotrame fiacche e poco convincenti (gli incontri con gli indiani, la vicenda per come ci si arriva alla miniera del tutto campata per aria nella logica che vorrebbe più adatto che il percorso fosse fatto al contrario e non verso la stazione) per arrivare ad un finale davvero spiazzante che differisce nelle metodiche anche se non nei concetti.
            I concetti esistenziali di uno dei più "tranquilli" western movies dove si sparava ben poco e in momenti concentrati senza particolare numero di vittime, vengono presi in questo epigono come momenti di sfida per la supremazia di chi sarà il vincitore tra Evans e Wade nello spezzare l'obbiettivo (speranza contro libert&#224 dell'altro, avvicinando li bandito man mano alla coriacea tenacia di chi comunque nella vita di povertà ha trovato l'estrema dignità.
            Il finale poi vuole maggiormente chiarire un avvicinamento a concetto di pulizia e realtà ("Essendo a capo di queste canaglie io non posso non essere marcio fino in fondo!"), unica vera basilare differenza tra i due film, laddove il bandito malinconico faceva capire che comunque la sua vita dissoluta e i suoi compagni sarebbero sempre stata la sua bandiera e la sua compagnia, qui si parte da una consapevole scelta per un nuovo futuro diverso dato che si è fatta piazza pulita con il passato. Le emozioni non mancano per la serratezza degli avvenimenti discostati dai ragionamenti emozionali, ma Crowe e Bale sono lontani anni luce da Ford-Heflin, le troppe diramazioni per renderlo più completo e movimentato (variando le situazioni sempre in ambientazioni tipici dei paesaggi western brulli e aridi) lo perdono di consistenza morale etica, e non basta una buona regia per disaffrancarlo dal passato che viene rimescolato ma in fondo ripetuto senza vera originalità, cercando nella forza e nella violenza linfa vitale che non c'entra molto con gli intenti della storia. Un prodotto che va benissimo per tornare a rivedere paesaggi immortali, per rimettersi di fronte a una cinematografia di un genere che fu, nobilitato da due ottimi attori calati nella parte, ma che soffre troppo della sua origine cinematografica per darsi dignità vera e propria di grande livello. Comunque ci sono tanto poche occasioni per poter vedere un western puro, che cavalcare questo non è davvero una delle esperienze più becere.
            Senza dimenticare che rivedere anche Peter Fonda fa sempre piacere.
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            • marsellus wallace
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              • 26/07/06
              • 819

              #441
              Ratatouille
              Un film di Brad Bird, Jan Pinkava. Genere Animazione, colore 117 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Buena Vista





              Trama: Il topolino remì ha davvero una capacità incredibile, sa cucinare in maniera sublime e il suo olfatto riconosce subito gli aromi migliori del cibo. Un giorno purtroppo questa sua capacità mette nei guai la colonia che deve trasferirsi, e lui rimasto solo finisce addirittura nelle fogne sotto il ristorante di Parigi che porta il nome del suo defunto mentore culinario, Gousteau. Le cose non potrebbero andare meglio, se non fosse che anche con una cucina a disposizione è difficile per un topo poter preparare le pietanze migliori da solo. Ma in aiuto arriva un garzone dai capelli molto particolari e dalle scarse doti culinarie ...

              <u><b>Effetti speciali : il futuro della pixar e il mini-cartone allegato</b></u>

              Stu - Anche Un Alieno Pu&#242; Sbagliare (Lifted)
              Durata00:05:00
              Data di uscita Venerd&#236; 17 Ottobre 2007
              GeneriCortometraggio, Animazione, Fantascienza, Commedia
              Distribuito daBUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (2007)

              Allegato al film Pixar Ratatouille questo strepitoso mini cartone dove un alieno pasticcione cerca di trarre all'interno della sua astronave un malcapitato umano dormiente. Divertente fino al midollo e con delle animazioni strepitose. Cinque minuti di pura dabbenaggine aliena da scompisciarsi dalle risate. I mini corti all'inizio dei film Pixar lasciano sempre il segno.

              <u><b>wall-e</b> </u> : le avventure di un robottino che nei sogni attraverso le galassie viene a conoscenza del suo destino ben diverso da quello di essere un piccolo robot ripulitore.
              Il nuovo film Pixar previsto per l'estate del 2008 minaccia davvero di essere un nuovo centro per la casa di produzione di lassiter!


              le voci italiane del film in serie)
              PERSONAGGI
              DOPP. ORIGINALI
              DOPP. ITALIANI


              REMY Patton Oswalt NANNI BALDINI
              SKINNER Ian Holm RICCARDO PERONI
              ALFREDO LINGUINI Lou Romano MASSIMILIANO ALTO
              DJANGO Brian Dennehy DARIO PENNE
              EMILE Peter Sohn EDOARDO STOPPACCIARO
              ANTON EGO Peter O'Toole PIETRO BIONDI
              AUGUSTE GUSTEAU Brad Garrett ALESSANDRO ROSSI
              COLETTE TATOU Janeane Garofalo DOMITILLA D'AMICO
              HORST Will Arnett PAOLO MARCHESE
              LALO Julius Callahan GIANFRANCO MIRANDA
              FRANCOIS Julius Callahan MASSIMO DE AMBROSIS
              LAROUSSE James Remar MARCO METE
              MUSTAFA John Ratzenberger RENATO CECCHETTO
              AVV. TALON LABARTHE Teddy Newton AMBROGIO COLOMBO
              POMPIDOU Tony Fucile FABRIZIO RUSSOTTO
              GIT Jake Steinfeld MAURO MAGLIOZZI
              AMBRISTER MINION Brad Bird MANFREDI ALIQUO'
              LESSARD GUALTIERO MARCHESI
              VOCE NARRANTE PINO INSEGNO

              dedicato con il cuore a tutti ai miei piccolini che mi riscaldano il cuore, ai miei sei criceti e al piccolo jack che non &#232; pi&#249; tra noi e per il quale tutto questo non sarebbe mai stato. Cos&#236; piccoli sapete donare dei valori tanto grandi.

              signore e signori, sta per essere servito l'umile commento del povero garzone su un film di gran gusto ...

              Ratatouille!

              Commento del giorno alla carta e in salm&#236; da parte di un degustatore estasiato:

              Brad bird torna alla regia dopo Gli Incredibili e lo fa alla grande, con un film strepitoso che riesce a condensare una tale numero di emozioni, sentimenti e spoporzionata abilit&#224; tecnica da soddisfare palati di tutti i tipi, di piccoli e grandi spettatori. il talentuoso e ricercatissimo regista (voce di Edna Mode negli incredibili e doppiatore anche in questo film, ma non dimentichiamo che cre&#242; anche Krusty il clown dei Simpson quando lavorava da Matt Groening) sfodera una performance di livello strepitoso per questo che a tutti gli effetti uno dei pi&#249; bei film di animazione, ma oseremmo dire non solo, degli ultimi anni. La storia del piccolo topino cuciniere Rem&#236; (omaggio a Zol&#224; come il fratello che si chiama Emile) &#232; un condensato pressoch&#232; perfetto di azione, umanizzazione degli animali e concettualizzazione della possibilit&#224; che ognuno pu&#242; arrivare dovunque indipendentemente da chi &#232; (o cosa &#232 se ne ha le capacit&#224;.
              Non c'&#232; un solo secondo nelle quasi due ore di visione che non ci stupiamo per le nuove trovate, che non ci commuoviamo per la pervicace resistenza a tutto e tutti coloro che vorrebbero il piccolo chef in una gabbia per topi oppure che tornasse in seno alla sua famiglia. La forza, la resistenza di questo piccolo esserino sono un monito immenso per non cedere mai di fronte a nulla, sopratutto se sai che puoi contare su un amico sincero anche se imbranato, cos&#236; diverso ma anche cos&#236; uguale per essere un diverso in un mondo che fatica a capire quello che abbiamo dentro per esteriorizzare il tutto.
              Concetti sublimi suonati con corde di violino celestiale sin dalle prime battute, dove un topo si abbandona all'arte del cibo mentre una vecchietta prende il fucile, seguita dalla rocambolesca fuga con esilio che porta comunque il nostro eroe a conoscere il suo alter ego immaginario nelle apparizioni del defunto Gousteau, mentore di una vita da formare e non solo di una ricetta. Il film estrae tutto il possibile da quello che pu&#242; raccontare: con il solito superbo studio Pixar sull'argomento prima di trattarlo (non c'&#232; ricetta presentata che non sia credibilmente circostanziata) viene riproposto il motivo del connubio dei diversi, il buddy-buddy dell'inconsueto, il mistero delle origini, le necessit&#224; della sopravvivenza e ultimo ma non ultimo il riconoscimento della propria arte. I personaggi principali sono caratterizzati benissimo, l'umanizzazione dei gesti di rem&#236; strepitosa, Linguini un imbranato di prima scelta credibilissimo e il personaggio omaggiante della bella interprete di Amelie, Audrey Tatou, forte vigoroso e determinato. I cattivi sono nella loro concezione bassi, come Skinner, subdoli e con la pelle pi&#249; scura, mentre il resto viene rappresentato in najera pi&#249; solare e chiara. Una menzione particolare per il personaggio di Anton Ego, dall'ufficio a forma di bara e dalle fattezze quasi corvine nella sua magrezza e tendenza al gobbo, severo oltre ogni limite ma non cattivo, che ama la gastronomia tanto da considerarsi un critico d'arte e non di cucina. Doppiato da Peter o'toole nell'originale, il personaggio &#232; il summa delle caratterizzazioni a doppia faccia, tanto sfaccettato da essere pi&#249; credibile di un attore vero, ago della bilancia della vicenda e consacrazione del concetto in uno dei finali pi&#249; emozionanti e commoventi da parecchio a questa parte. La Pixar continua con questo Ratatouille il suo percorso di cospargere di gioielli animati la storia del cinema, affrontando temi sempre nuovi e diversi senza mai ripetersi (ricordiamo l'unico suo seguito, per ora, che fu Toy Story), con storie movimentate e intriganti, ma anche dense di sentimento e di speciale umanit&#224;. Un team creativo che cura ogni dettaglio, dal visivo/tecnico a quello della sceneggiatura, dal lato musicale d'accompagnamento (mai preponderante come capita spesso nei Disney) che sembra musica da camera di sottofondo perfetta, al riuscire a bilanciare perfettamente azione e relazione emotiva, senza contare le scene di parigi By night che hanno i chiaroscuri della Nouvelle Vague e il respiro e la luce di vacanze desiderate o vissute nella citt&#224; dell'amore per farci sognare.E ha sfornato caldo e fragrante questo capolavoro a 5 stelle da guida Pirelli degno di sistemarsi nelle migliori tavole: cio&#232; quelle di tutti noi.
              Cosa aspettate ad entrare in un ristorante a tanti schermi per sceglierne uno di gran gusto?
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              • marsellus wallace
                Opinionista
                • 26/07/06
                • 819

                #442
                Resident Evil: Extinction

                Un film di Russell Mulcahy. Con Milla Jovovich, Oded Fehr, Ali Larter, Iain Glen, Ashanti, Mike Epps, Christopher Egan, Spencer Locke, Jason O’Mara. Genere Azione, colore 95 minuti. - Produzione Francia, Australia, Germania, Gran Bretagna, USA 2007.







                Trama: il mondo ormai &#232; ridotto a un deserto dopo che l'infezione propagata dalla Umbrella Corporation si &#232; completamente diffusa. Alice &#232; ridotta a vagare solitaria su uan moto sperando di trovare il modo di liberarsi dei responsabili del terribile contagio che la controllano e monitorano dalla ultima avventura. Trovatosi con un gruppo di fuggiaschi desiderosi di trovare una comunit&#224; di superstiti, dovr&#224; sfoderare tutte le sue abilit&#224; guerriere per aiutare il gruppo e disfarsi di miriadi di zombi affamati di carne fresca e sopratutto dalla follia di Isaac ...

                Commento: Dopo aver ambientato nel primo capitolo la storia dell'Umbrella e dei suoi terribili esperimenti in un laboratorio sotterraneo, seguita da un secondo capitolo in una Detroit isolata per fermare il contagio, ora nel terzo capitolo della saga cinematografica tratta da uno dei videogiochi pi&#249; amata di sempre, tocca al deserto e alle immense zone aride di un America ormai priva di vita se non quella di sparuti gruppi di fuggiaschi.
                Gli sceneggiatori cinematografici del primo episodio si inventarono un personaggio principale che nel gioco non c'era come personaggio giocabile, Alice, per differenziare il film in un punto cardine dalla origine videoluca, poi probabilmente per attirare un gruppo nutrito anche di giocatori alla visione nei seguiti abbiamo visto spuntare Jill Valentine (protagonista del primo e terzo capitolo del gioco), Nemesis (presente nel gioco nel secondo e nel terzo), Carlos viene ripreso in questo e nel secondo film (nel gioco era nel terzo) e ora abbiamo Claire (presente nel secondo capitolo delle consolle e, sempre per Playstation2 e GameCube in Code Veronica). E dulcis in fundus non poteva mancare la nemesi umana di tutti i capitoli del gioco, il perfido Albert Wesker. Un minestrone di trame/riferimento davvero poco logico, ma siccome anche nelle consolle la storia veniva continuamente ribaltata con diaspore di tutti i tipi, anche nel cinema si &#232; pensato di fare un capitolo nomade che omaggia Mad Max e le sue consuetudini di riferimento icona. La bella Milla Jovovich &#232; sempre pi&#249; muscolare e inarrestabile, mentre ormai si va verso la farsa del "ad ogni passo ammazzo lo zombi di turno" che ha la sfortuna di passare da quelle parti, ridicolizzando la trama in una sorta di Commando inarrestabile priva di spessore e di vera attrattiva, tralasciando suspance e paura intrinsica dell'ignoto buio che atterrivano i nostri Joypad.
                Russell Mulcahy (l'autore del primo Highlander e di Razorback-oltre l'urlo del demonio, che lasciava sperare da questi film una carriera pi&#249; luminosa invece poi di perdersi nel tempo) dirige questa pellicola con l'accelleratore sempre premuto, sfruttando dei buoni make-up e degli effetti speciali ridondanti (l'attacco dei corvi &#232; visto quasi come una piaga biblica) per realizzare un rutilante filmetto a tutta grancassa per palati di bocca buona e superfan del videogioco.
                Di fatto il numero di proiettili, colpi di coltelli lunghi ed affilati e le continue fughe verso la salvezza sono una trasposizione di meccanismi videoluci ormai consolidati, combattimenti intervallati da spezzoni di dialogo quasi fossro i filmati in cg delle consolle.
                La Jovovich &#232; davvero dentro nel personaggio ormai, si vede che la diverte e le piace, si impegna in espressioni digrignanti e con il suo splendido corpo fa movimenti flessuosi di valore ginnico, per rendere al massimo lo spirito di donna guerriera, ma non pu&#242; proprio nulla per risollevare la pochezza della trama e le sue insulse variazioni dalla linea del chi mi incontra &#232; morto. Di fatto le sottocospirazioni eseguite dalla Umbrella nel loro rifugio al centro della terra (o quasi, dato che le animazioni in cg ci dicono quanto sono sottoterra e sembrano davvero valori esagerati) sono a dir poco ridicole, con il gruppo capitanato da Wesker che viene sempre preso in giro senza troppo senso dai sogni di gloria folli di Isaac (Iain Glen).
                In questo film potrete vedere le bellezze Ali Larter (Claire) e Ashanti (Betty), mentre una Las Vegas desertica viene ridotta a qualche costruzione in croce tra cui una statua della libert&#224; (ricordando il Pianeta delle scimmie) e una Torre Eiffel, ma chiss&#224; perch&#232; Tokio invece non ha subito la desertificazione.
                In definitiva un film che ai superfan non deluder&#224;, ideale per passare 90 minuti veloci e scacciapensieri di pura azione, condita da effetti splatter di buon livello, ma davvero privo di ogni ispirazione se non in quella vacua e poco valida di dilatare i combattimenti oltre i limiti del dovuto.
                Il finale poi non fa per nulla ben sperare per quelli che saranno gli sviluppi futuri della saga ... possiamo sempre consolarci ricaricando per l'ennesima volta qualcuno dei capitoli del meraviglioso survival horror.
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                • marsellus wallace
                  Opinionista
                  • 26/07/06
                  • 819

                  #443
                  Seta

                  (Silk)

                  Un film di Fran&#231;ois Girard. Con Michael Pitt, Keira Knightley, Alfred Molina, K&#244;ji Yakusho, Sei Ashina, Miki Nakatani, Jun Kunimura, Mark Rendall, Kenneth Welsh. Genere Drammatico, colore 110 minuti. - Produzione Canada, Francia, Italia, Gran Bretagna, Giappone 2007. - Distribuzione Medusa

                  a mia moglie



                  Trama :1861. La stagione dei bachi da seta in un paese della Francia &#232; decisamente difficile e compromessa, le uova sono malate e le larve deboli appena nascono e poi muoiono prima di poter fare i preziosi bozzoli da poter filare. Per cercare di risolvere il problema e salvare l’economia della filanda il giovane Herv&#233; Joncour si allontana dalla amata Helen e si reca con un lungo e tortuoso viaggio nelle lontane lande del Giappone dove vi sono le migliori uova di bachi da seta. Ma l’arrivo nel paese orientale gli far&#224; incontrare una giovane e misteriosa donna che gli rapir&#224; cuore ed emozioni mettendolo in crisi …

                  Commento: Dal libro di Baricco, Franceus Giraud (autore di Il violino Rosso) dirige con mano delicata questo melodramma sospeso tra Francia e Giappone, giocando tutto sul respiro emotivo di un grande amore totale apparentemente inattaccabile ( i due coniugi sono interpretati da Keira Knightley e Michael Pitt) che invece viene messo in discussione dalla ricerca del misterioso e dell’esotico inaspettato. Film praticamente privo di azione, quasi camerale anche nelle scene aperte tanto tutto &#232; privo di vera violenza visiva nelle reazioni e nelle constatazioni delle difficolt&#224;, girato con ricercatezza delle immagini pi&#249; che nella voglia di rendere il racconto meno lineare. Di fatto la storia &#232; semplicissima, non si ingarbuglia o si complica mai, e lascia che siano le situazioni paesaggistiche di un Giappone retr&#242; lontano dalla industrializzazione di oggi, e i giardini della casa di Helen, a farla da padrone, qualcosa di pi&#249; di una cornice, ma quasi una scrittura visiva che ci fa capire come mai il giovane (e paradossalmente innamoratissimo) Herv&#233; Joncour si perda per inseguire un sogno impossibile.
                  Film di questo tipo, autentiche palestre di sperimentazione visiva cercando il valore nelle immagini piuttosto che nella movimentazione delle storie, hanno ovviamente una caratteristica di lenta evoluzione, con lunghi pensieri, immagini fisse con i protagonisti quasi immobili, voci fuori campo che ci guidano nel raccontare il dolore e il disagio dello spirito interno e mai quello visibile ed esterno. Lo spettacolo, o meglio l’illustrato contemplativo, &#232; davvero di prima scelta, con le scelte della nebbia (che si dirada quando arriva l’ancella del nuovo orizzonte spirituale amoroso) che offusca la mente e quelle stupende dei giardini prima incolti e poi rigogliosi che staziano a nuova vita non solo la coppia ma anche la loro esistenza emotiva di singoli, senza essere comunque mai pesante oppure criptico.
                  In paragone ad un budget non proprio faraonico, il film &#232; contrariamente a quanto si potrebbe pensare a seguito dell’ambientazione e delle logiche di racconto, sfarzoso oppure scintillante. In linea con i suoi toni smorzati di racconto, i costumi sono pochi, anche se validi e crdibili, le scenografie prive di interni riccamente decorati (se si esclude il locale di madame Blance e il suo appartamento che comuqnue si vedono solo di sbircio) e anche le persone di contorno sono semplicemente agghindate.
                  Complimenti davvero alla Knightley di ricercare dei personaggi tanto scomodi e di codifica non proprio immediata da parte del grande pubblico (e con Espiazione e questo dimostra di dare corpo , oltretutto in questo caso in maniera defilata e quasi passiva, nella trama lei in fondo &#232; solo la vittima che non reagisce neppure inconsapevole di tutto, a donne di un tempo andato in maniera affascinante), mentre Michael Pitt (che ha lavorato in The Dreamers con Bertolucci) risulta essere un credibile amante contrastato eroso dai suoi viaggi e i suoi segreti, che gli fanno del male nonostante siano difesi e ricercati con pervicace resistenza (erosione che si vede visivamente e iconoclasticamente mostrata con la barba incolta al ritorno dai suoi viaggi, tagliata alla partenza e lunga all'arrivo).
                  Il messaggio che ci viene proposto da questa Seta lentamente sfilata &#232; chiaro, semplice ed univoco : non &#232; la ricchezza dei soldi che ci porta la felicit&#224;, quanto pi&#249; il mistero di trovare nel corpo che incarna i nostri desideri reconditi di completezza e purezza il vero nostro io. E la cosa bella &#232; che non serve andare in capo al mondo per trovarlo ma basta guardarsi poco lontano se non accanto. Meditando su questo la lunga inquadratura finale sui giardini con la voce fuori campo ci indica la strada giusta, di chi vuole essere felici accanto a noi e che pu&#242; capirci. (“Quella donna &#232; lei” dice nel film Michael Pitt all’apice della sua consapevolezza)
                  A questo film si potr&#224; imputare che manca di cercare qualcosa di pi&#249; oltre a un racconto cos&#236; lineare, di dover variare ritmi e situazioni invece di rimanere statico e qualche volta ripetitivo, ma come nei vecchi racconti dell’amor cortese non possiamo certo negare che il ribadire vuol essere un ossequiare il proprio amore infinito per rendere definitiva la cosa, anche se certe volte si crede di omaggiare di attenzioni qualcun altro e invece in fondo si ripete lo stesso monologo verso colei.
                  E se lo si fa con immagini tanto esplicative che molte volte sono prive di parola, ben vengano lavori cos&#236; lontani dalla logica distributiva.
                  Gradevole presenza di Alfred Molina nella parte dell'allevatore di bachi e proprietario delle filande.
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                  • marsellus wallace
                    Opinionista
                    • 26/07/06
                    • 819

                    #444
                    Giorni e nuvole

                    Un film di Silvio Soldini. Con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris, Fabio Troiano, Paolo Sassanelli, Arnaldo Ninchi. Genere Drammatico, colore 116 minuti. - Produzione Italia, Svizzera 2007. - Distribuzione Warner Bros Italia




                    Trama: Elsa e Michele sembrano una coppia perfetta, felici e ricchi, si permettono doni e viaggi senza problemi. Un giorno una momentanea mancanza di sicurezza di Michele fa venire alla luce la verit&#224;, cio&#232; che lui da due mesi non lavora pi&#249; e ora sono sull’orlo della bancarotta. Impreparati a una simile situazione la caduta verso il basso sembra inevitabile e oltretutto pare che per un ex-dirigente caduto in disgrazia adattarsi a fare lavori pi&#249; umili sia una cosa tutt’altro che facile …

                    Commento: Soldini torna alla regia con un film che parla di un tema tanto caro (a lui poi particolarmente, dato che &#232; stato trattato anche in altri suoi film precedenti) ai giorni nostri, (in cui il precariato sembra essere ormai l’unica possibilit&#224; di lavoro esistente per chi vuole entrare a far parte di qualunque azienda, almneo in mnaiera temporanea), la disoccupazione, vista da parte di chi il lavoro lo aveva, di alto livello e ben remunerato, e poi dopo lo ha perso per voler credere in propri ideali e cocciutaggine. Michele (un Antonio Albanese di buon livello anche se non del tutto convincente per via delle sue mossette che in una parte drammatica molte volte stonano) &#232; un personaggio ancorato a convinzioni e blocchi psicologici che gli impediscono di ricominciare (emblematica la scena delle bottiglie di plastica, dove la costrizione fisica di comprimere &#232; un simbolo di quanto il sistema possa bloccare le aspirazioni di ognuno che deve rimpicciolire e occupare meno spazio per esistere al meglio), mentre Elsa (una Margherita Buy una spanna sopra il compagno in intensit&#224; e che una volta tanto non fa la moglie tradita) &#232; pi&#249; dinamica, meglio disposta ad affrontare la situazione difficile adattandosi man mano. La coppia come logico, per quanto si possa voler bene, in un regime di difficolt&#224; economiche si incupisce, perde ogni certezza che aveva e oltretutto ha delle difficolt&#224; a rapportarsi con amici e parenti per comunicare la caduta in disgrazia, e Soldini in questo &#232; preciso e perfetto, lavora a gradini di racconto per far decidere man mano che cosa lasciare indietro nella vita (la lussuosa casa, la barca e poi via via le altre cose) facendo trasparire sempre di pi&#249; il concetto che il lavoro &#232; parte integrante della nostra vita e che serve soprattutto per nobilitare se stessi dando un senso preciso al denaro che invece &#232; solo un prodotto e non una coscienza, un rapportarsi/valutarsi con gli altri nella convivenza forzata della necessit&#224; del dovere quotidiano.
                    La storia deve fare i conti anche con la figlia, grande ed emancipata, che invece si giostra tra fidanzato non accettato e correlazioni familiari, che si dimostra ben pi&#249; matura e lungimirante del genitore che si mette a nudo in una doccia per pulirsi ma non di fronte a chi dovrebbe, soprattutto alla situazione nuova creatasi e a se stesso. Soldini gioca sull’assonanza arte necessit&#224; di vita con l’esplorazione dell’affresco e i suoi progressivi stati di visione, dove le persone devono perdere la propria scorza difensiva esterna per mostrarsi in maniera diversa e meno ruvida, comunque vera, come fa il fidanzato della figlia (Ricky, odiato dal padre ma buono e comprensivo, interpretato da Fabio Troiano) assonanza che raggiunge il culmine nel finale dove cielo e stelle fanno presagire che &#232; ora di guardare avanti ma sinceramente. Trama in fondo abbastanza monocorde, senza particolari accenni al volersene uscire dai binari di racconto, con un sottobosco di personaggi gradevole anche se un po’ troppo manieristici (bont&#224; e semplicit&#224; per concludere sempre sul valore del denaro che non cambia lo spirito, ci sia o non ci sia, delle anime che hanno conosciuto uno stop di vita comunque normale e mai troppo agiato).
                    Una regia attenta non si perde in cose inutili, non immette fastidiose macchiette lasciando la scena ai due protagonisti per quasi tutto l’intero film , con le loro contrapposte reazioni al fallimento economico.
                    Sono questi film con cose gi&#224; viste certamente, ma mai del tutto consolanti oppure scontati, che possono valere benissimo per una serata all’insegna dell’intrattenimento intelligente con temi che ci toccano da vicino.
                    Certo, dall’autore di Pane e Tulipani ci si poteva aspettare qualcosa di un po’ pi&#249; corposo, ma non lamentiamoci di un cinema italiano che comunque vuole raccontare qualcosa senza spocchia anche e soprattutto per ribadire dei problemi e delle condizioni umane e sociali. Soprattutto quando altro cinema italico nella stessa settimana d’uscita si dedica ad attirare folle con prodotti inutili e del tutto privi di qualunque merito, notando che i capitali pubblici Svizzeri che hanno aiutato a crearlo sono sicuramente meglio spesi di quelli italiani.
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                    • marsellus wallace
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                      • 26/07/06
                      • 819

                      #445
                      Elizabeth - The Golden Age

                      Un film di Shekhar Kapur. Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans, Jordi Moll&#224;, Abbie Cornish, Samantha Morton. Genere Drammatico, colore 114 minuti. - Produzione Gran Bretagna, Francia 2007. - Distribuzione Universal Pictures





                      Trama: Elisabeth &#232; nella sua et&#224; dell'oro. Dopo aver consolidato il suo regno come regina di fede protestante all'interno del suo paese deve ora temere la voglia di egemonia che in nome della cristianit&#224; Filippo di Spagna sta attuando verso i paesi europei. Ma conquistare le terre della regina vergine sar&#224; tutt'altro che facile, se non fosse che a minare la caparbia sicurezza della regnante sia arrivato un giovane condottiero dei mari di cui si invaghisce ...

                      Commento: dopo quasi dieci anni Shekhar Kapur (autore anche de Le 4 piume) seguita a raccontare la storia della regina d'Inghilterra passata alla storia come la regina vergine. Il cast &#232; praticamente lo stesso con la sola variazione della presenza di un nuovo personaggio maschile centrale, Sir Walter Railegh (Clive Owen, ultimo film I figli degli uomini) al posto di Robert Dudley (interpretato da Ralph Fiennes). Si poteva ipotizzare che dopo tutte le congiure di palazzo che avevano caratterizzato il primo episodio, senza particolari scene diverse da quelle interne dei grandi palazzi reali, e aver consolidato la storia, il secondo episodio si scatenasse in furiose battaglie campali e grandi combattimenti tra eserciti. Invece, decisamente no, (nonostante manifesti e trailer lo indicassero pi&#249; o meno chiaramente), continuano i terribili intrighi che possono portare gli avversari al boia o al rogo per conquistare il potere, anche se adesso la mano lungimirante delle losche manovre in movimento &#232; esterna all'Inghilterra, mentre la fase della battaglia &#232; solo nell'ultima splendida mezz'ora di film. Utilizzando spesso la tecnica della visione dall'alto a lui tanto cara con la mdp che sovrasta i protagonisti, Kapur gira una pellicola d'epoca vigorosa, piena di forza, con dei costumi strepitosi (come lo era il primo) e che ha un respiro "politico" maggiore raccontando della nascita della Virginia (da Regina Vergine) e degli Indiani d'America, chiamando in causa anche regni esterni con sovrani da far maritare alla cocciuta regnante (la scena del pranzo a corte con relativo spettacolo &#232; luminosa e piena di ottime coreografie).
                      La storia ha un ritmo davvero valido, con un progressivo cuocere delle cospirazioni, scene di segrete e torture, iconografiche di accuse ben poco velate al clero. Di fatto non si pu&#242; non interpretare come guerre di egemonia (mascherate da guerre per portare la via cristiana del vivere) la simbologia che reca una bandiera navale con Cristo sopra che copre la flotta sventolando al cielo oppure le sete rosse porpora della classe ecclesiastica lavate in continuazione. Messaggio duro, violento, dove il protestantesimo sembra una religione ben pi&#249; permissiva e non si permette di condurre guerre in suo suo nome.
                      Difficile vedere tanta cura nel sistemare gli attori, tanta ricercatezza nel sistemare oggetti oppure nel calibrare parole di furia, alternandoli con gesti di gentilezza (pi&#249; o meno fintamente accondiscendente). Si sottolinea anche il lato umano e femminile della regina, con la storia d'amore verso Railegh (come nel primo verso Dudley) resa impossibile dai voleri di corte per motivi politici, e la gelosia verso la sua ancella. Un film completo nel racconto come recita il sottotitolo, Regina, Donna, Guerriero. Le scene finali della battaglia in mare sono a dir poco strepitose, con l'uso intelligentissimo della cg, e delle situazioni iconografiche che identificano ci&#242; che sta succedendo nell'emozione e nel trasporto, precedute da un intenso monologo con la regina a cavallo che occupa da sola tutto lo schermo senza che nessun elemento che non sia il cielo entri nell'inquadratura di camera.
                      A livello recitativo la Blanchett &#232; strepitosa, dura, decisa, algida, ruvida ma anche donna vera, insicura e piena di paure in alcuni momenti, costruendo come nel primo un ritratto vigoroso, anche se in certi momenti un po' troppo sopra le righe con alcuni eccessi di trasporto. Clive Owen &#232; un po' in ombra, solo di maniera, mentre Geoffrey Rush caratterizza molto bene il personaggio del consigliere fido e saggio. Samantha Morton occupa la sua posizione con garbo facendo la Stuarda, mentre la bella Abbie Cornish &#232; una convincente ancella preferita dalle proprie indipendenti ispirazioni. Recuperate il dvd del primo episodio se non l'avete visto, poi entrate al cinema per godervi un dittico di grande impatto e suggestione, immergendovi completamente nella sfarzosa epoca dell'oro di Elisabetta prima.
                      Ovviamente un terzo capitolo non sarebbe assolutamente sgradito, sperando di non dover aspettare altri dieci anni.
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                      • marsellus wallace
                        Opinionista
                        • 26/07/06
                        • 819

                        #446
                        Die Hard - Vivere o morire

                        (Live Free or Die Hard)

                        Un film di Len Wiseman. Con Bruce Willis, Justin Long, Timothy Olyphant, Cliff Curtis, Maggie Q, Cyril Raffaelli, Mary Elizabeth Winstead. Genere Azione, colore 130 minuti. - Produzione USA, Gran Bretagna 2007. - Distribuzione 20th Century Fox Italia







                        Trama: L'America &#232; in ginocchio a causa di un terribile attacco informatico che ha bloccato sistemi di comunicazione e mandato in black-out un intera costa. L'unico che pu&#242; impedire che avvenga il disastro completo &#232; l'agente McClane, maggiormente motivato dal fatto che hanno preso prigioniera la figlia, a trovare i cyber-terroristi. Ad aiutarlo un giovane hacker di rara bravura e i suoi muscoli d'acciaio e le sue pistole roventi ...

                        Commento: Dopo un palazzo pieno di terroristi, un aereoporto in crisi, le bombe piazzate per tutta la citt&#224; pronte ad esplodere, ecco per John McClane alle prese con il caos informatico e i cyberterroristi. Bruce Willis passano gli anni ma &#232; sempre granitico e ideale per interpretare il personaggio del poliziotto duro e violento, che agisce e spara senza troppo chiedersi il perch&#232;. Purtroppo, man mano che le puntate della saga (e state sicuri che non sar&#224; finita qui) andavano avanti, l'eredit&#224; di Trappola di cristallo (il primo stupendo episodio diretto da John Mc Tiernan), con le sue avvincenti situazioni sempre diverse, la sua feroce muscolarit&#224; sempre umana, e non ultime le sue battute al fulmicotone (la mitica di John-Wayne e Gary Cooper rimane nella storia del cinema), veniva man mano sostituita dall'uso della tecnologia fino ad arrivare a questo capitolo dove la tecnologia stessa &#232; il pericolo, una esposizione al cubo della dipendenza dell'uomo dai computer, le macchine troppo perfette che lottando tra di loro determinano la nostra schiavit&#249;. Il regista Len Wiseman (ha girato i due capitoli di Underworld con la moglie Kate Beckinsale come protagonista) non ci pensa proprio a spessorare il personaggio di McLane (se fosse verde e un metro pi&#249; alto potrebbe tranquillamente fare un giro in qualche storia della Marvel Comics), rispetta i canoni del duro puro senza sfaccettature (a parte l'insipido discorso della figlia e con la moglie liquidata dalla storia come divorziata) e parte a tutta grancassa a mostrare scene inverosimili, giganteschi scontri con proiettili come se piovesse, catastrofi ampliate al massimo. Ma se le prime cose ci possono stare (come un incredibile scena di un Suv in un ascensore) nella saga, fanno parte del suo dna, esplosioni multiple (quelle del terzo capitolo facevano ridere al confronto) cos&#236; elevate non sono assolutamente strade praticabili in un poliziesco, ma sembrano pi&#249; prese per appartenere ad un disaster movie (con una scena che pu&#242; ricordare anche Indipendent Day). Il film poi diversamente dagli altri, accatasta situazioni di reazioni e controreazioni in maniera itinerante, invece di proseguire la trama in maniera omogenea e stratificata, presenta situazioni uguali di scontro in locazioni diverse, si perde in particolari inaccettabili (come la conversazione con l'antifurto oppure le distrazioni dell'affascinante orientale al fulcro dello scontro) e mette un compagno insopportabile a Mclane, un hacker saccente sempre in preda a calo di zuccheri, personaggio stereotipato e del tutto privo di attrattiva e spessore (ben diverso dal Samuel L.Jackson del terzo). Per rendere meglio la muscolarit&#224; dell'eroe ogni volta gli si fa fare domande su ci&#242; che avviene in quanto lui &#232; assolutamente ignorante infatto di computer (un goofieinformatico), gli si fa dire chiaramente che anche se non capisce nulla di diavolerie elettroniche lui comunque vive e sopravvive contro il nemico. Tutto questo gioco di abbassamento intellettivo alla fine risulta pedante e monotono, dato che poi &#232; da ritenersi gi&#224; consolidato dai capitoli precedenti.
                        Nel film troviamo poi il regista Kevin Smith (l'autore dei Clerks e di Dogma) nella parte del misterioso Warlock, Mary Elizabeth Winstead (la cheerleader di A prova di morte) fa la figlia in mezzo al pericolo mentre Justin Long &#232; l'insopportabile Hacker coraggioso. Dei comprimari (compreso il cattivo Timothy Oliphant che fa Gabriel) si salva come impatto solo la bellezza esotica di Maggie Q, letale sicaria esperta di arti marziali, con un personaggio per lo meno intrigante.
                        In definitiva un film che soddisfa in pieno i McClane fans, duro, grosso ed esagerato (anche troppo, ed &#232; qui il suo vero difetto) che non aggiunge nulla per quanto riguarda il personaggio, che a furia di presentare situazioni troppo uguali di fila risulta pi&#249; dilatato che avvincente (130 minuti sembrano davvero troppi come metratura per quello che deve dire), un autentico rutilante carrozzone di effetti speciali per riempire le carenze di una sceneggiatura claudicante che soffre troppo della necessit&#224; di pietrificare le caratteristiche del suo protagonista. Viene poca voglia di gridare Hippy Kai Ye!!! anche se questo urlo &#232; sempre sintomo di grande intensa volont&#224; di lotta contro le avversit&#224;.
                        non solo quentin ma nel nome di quentin...
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                        • moana
                          Opinionista
                          • 15/11/06
                          • 2962

                          #447
                          Sweet November - Dolce Novembre

                          Perch&#232; abbiamo avuto o abbiamo un Dolce Novembre nella nostra vita..

                          In comune hanno avuto solo un'ora di snervante attesa nei locali del Dipartimento della motorizzazione. Eppure quel tempo &#232; bastato a Nelson Moss per capire che la bellissima Sara Deever &#232; la donna della sua vita. Per questo ha deciso di lanciarsi nella "missione impossibile" di conquistarla. Solo che Sara &#232; una donna che dalle sue storie non vuole avere aspettative o pressioni di sorta. E lei che, mese dopo mese, sceglie regolarmente il partner cui legarsi. Basteranno le tenere attenzioni di Nelson per infrangere la sua corazza e cambiarle la vita per sempre?


                          Nelson &#232; completamente assorbito dal lavoro di pubblicitario: pensa ad ottenere nuovi incarichi, ad essere lautamente retribuito, a sbaragliare la concorrenza. Costretto a presentarsi all'esame per il rinnovo della patente, si rivolge a Sara, seduta davanti a lui, che, scoperta a parlare, viene allontanata. La ragazza comincia ad inseguirlo, a casa e fuori; e infine Nelson si sente proporre l'offerta di andare a stare da lei per il mese di novembre prossimo a cominciare. Nelson naturalmente rifiuta ma il modo con cui la ragazza motiva questa proposta lo incuriosisce. Giorni dopo la campagna inventata per un hamburger viene rifiutata, Nelson protesta e viene licenziato. Quando arriva a casa, vede che la sua ragazza lo sta abbandonando. Mentre tutto gli va male, l'invito di Sara gli appare come l'unica cosa positiva e accetta. Giorno dopo giorno, Sara gli fa scoprire dimensioni inedite, un modo nuovo di vedere la vita e le cose. Il mese va avanti, e tra i due nasce un deciso sentimento. Nelson va ad un colloquio di lavoro, ma alla fine rifiuta e torna da lei, promettendo di voler cambiare tutto. E' felice Nelson, ma Sara sta male e non pu&#242; pi&#249; a lungo nascondere la propria malattia, un linfoma allo stato avanzato. Dall'ospedale Nelson la riporta a casa, vuole rimanerle vicino, ma lei lo esorta ad andare via: vuole che la ricordi sorridente e che non la veda morire.
                          Last edited by moana; 30-10-2007, 20:19.
                          [FONT="Comic Sans MS"]nulla

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                          • marsellus wallace
                            Opinionista
                            • 26/07/06
                            • 819

                            #448
                            The Bourne Ultimatum - Il Ritorno Dello Sciacallo (The Bourne Ultimatum)



                            Cast Matt Damon, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Julia Stiles, Chris Cooper, Brian Cox, Tom Gallop, David Strathairn, Joan Allen, Daniel Br&#252;hl
                            Regia Paul Greengrass
                            Sceneggiatura Tony Gilroy, Tom Stoppard, Paul Attanasio, George Nolfi
                            Durata 01:40:00
                            Data di uscita Gioved&#236; 1 Novembre 2007
                            Generi Thriller, Azione
                            Distribuito da UNIVERSAL





                            Trama: Jason Bourne &#232; a una svolta, deve ricostruire a tutti i costi il suo passato e rischiarare la sua mente dalla nebbia dei mancati ricordi che la avvolge. Persa la compagna, ora si concentrer&#224; a cercare i suoi ex-compagni per avere spiegazioni certe e precise. La cosa non &#232; assolutamente facile, perch&#232; i grandi capi dell'organizzazione, i soli al corrente del suo segreto, sguinzaglieranno contro di lui ogni possibile forza sul campo. Ma Bourne, si sa, &#232; una macchina inarrestabile pronta all'azione ...

                            Commento: terzo capitolo delle avventure dell'inarrestabile uomo senza memoria creato da Robert Ludlum. Dopo The bourne Identity e the Bourne Supremacy (diretto anche questo da Grenngrass, da ricordare anche per United 93) ecco arrivare il nuovo (conclusivo? non &#232; detto proprio) tentativo di ricordare il suo oscuro passato a suon di calci pugni e spari da parte del martoriato Jason Bourne, dopo aver perso la compagna e la possibilit&#224; di avere una esistenza tranquilla e normale.
                            Il regista inglese gira questo nuovo episodio con un massiccio uso della camera a mano, seguendo l'azione con questo ausilio che permette di rendere concitate le scene anche se dopo un po' il suo utilizzo massiccio potrebbe dare una sorta di effetto mal di mare allo spettatore. Dall'Europa all'America, la ricerca della verit&#224; &#232; senza un secondo di pausa nel movimento, negli inseguimenti, sia che si tratti delle larghe vie d'America che nei caseggiati angusti di Tangeri, negli scontri e nelle sparatorie frenetiche.
                            Il piede &#232; sempre tenuto sull'accelleratore, se ci sono 10 minuti di sole parole con situazioni statiche &#232; tanto, senza troppi preamboli per chi si avvicina solo ora al personaggio di Bourne, dando tutto per acquisito e con una tremenda voglia di distruzione totale del nemico. Stupendi sono gli inseguimenti in macchina (una serie di carambole nel traffico con urti paurosi veramente da togliere il fiato) ma eccezionali sono anche gli inseguimenti a piedi, gli scontri fisici pieni di coreografie varie, le esplosioni e le sparatorie che le due parti non lesinano proprio. Come nei due capitoli precedenti vediamo presente Julia Stiles (si, proprio quella anche di Save the Last dance) tesa ad aiutare come possibile Matt Damon (fisicamente granitico nonostante la sua altezza non eccelsa, decisamente molto innamorato della parte che interpreta senza bisogno di particolari sfaccettature recitativei), mentre la parte di Joan Allen &#232; quella della combattuta detective Pamela Landy. Completano il cast David Strathairn che fa il perfido Noah Vosen, e Albert Finney (che &#232; sempre un piacere vedere al lavoro nonostante la parte defilata) fa il Dr. Albert Hirsch. Il film non dura eccessivamente (100 minuti circa) ma vola via tutto ancora di pi&#249; tutto di un fiato tanto l'azione non ci molla mai la sua presa, le riprese non smettono mai di inquadrare lotte e inseguimenti (sin dall'inizio, senza nessuna anticamera di preparazione) e tutto si svolge senza bisogno di non troppe ma nessuna spiegazione.
                            Per lo spettatore che sia un bene o meno &#232; da vedersi nel proprio gusto personale, in questo modo vengono soddisfatti tutti coloro che vogliono vedere un action ad alta velocit&#224; adrenalinica, ma di contro la troppa linearit&#224; della trama potrebbe insoddisfare chi vuole dal racconto pieghe pi&#249; tortuose e un po' pi&#249; intricate.
                            La forza della saga di Jason Bourne &#232; quella di avere un personaggio che non guarda troppo per il sottile, che agisce incurante delle cose grosse che avvengono e che con questo mistero di fondo del come e perch&#232; tutto &#232; cominciato lascia sempre con l'attenzione volta al momento della grande spiegazione (che c'&#232; stavolta, non preoccupatevi) dimenticando anche che qualche ferita un po' seria con tutte le botte che prende potrebbe anche farsela (a volte ci si domanda se sia un cyborg oppure un uomo) . In definitiva un buon action thriller girato molto bene da un regista capace con delle grandi scene di inseguimento in macchina, che potrebbe procurare come detto sopra qualche momento di fastidio per via della camera a mano, che ha il grande difetto di essere poco chiaro in alcuni momenti in cui ci si chiede come fa ad essere l&#236; nonostante tante cose lo impediscano, troppo lineare per soddisfare i palati pi&#249; esigenti, che fonda tutto sulla fisicit&#224;, il coraggio e la voglia di verit&#224; oltre gli ostacoli del suo personaggio principale di poche parole.
                            non solo quentin ma nel nome di quentin...
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                            • marsellus wallace
                              Opinionista
                              • 26/07/06
                              • 819

                              #449
                              La terza madre

                              Paese: Italia
                              Anno: 2007
                              Durata: 98'
                              Genere: horror
                              Regia: Dario Argento
                              Sceneggiatura: Jace Anderson, Dario Argento, Walter Fasano, Adam Gierasch, Simona Simonetti

                              Interpreti e personaggi

                              Asia Argento: Sarah Mandy
                              Udo Kier: Padre Johannes
                              Cristian Solimeno: Detective Enzo Marchi
                              Coralina Cataldi-Tassoni: Giselle
                              Daria Nicolodi: Elisa Mandy
                              Moran Atias: Mater Lachrimarum
                              Philippe Leroy: Alchimista





                              Trama: Sarah, ricercatrice e studiosa che sta lavorando a Roma, una sera con una collega riceve un pacco di natura misteriosa inviato al loro capo (e compagno di lei) da parte di un prete che si era raccomandato di trattarlo con ogni cura. Al suo interno tre misteriose statuette e un pugnale che, insieme a una misteriosa tunica, potrebbero liberare e scatenare una terribile maledizione stregonesca che aveva avuto origine molti anni prima. Di l&#236; a poco il caos e la follia sembrano aver scelto Roma come dimora, e Sarah sembra essere l'unica che potrebbe evitare il disastro totale combattendo l'atavico nemico che fa capo a una misteriosa madre delle lacrime ...

                              Commento: "Torna Argento ed &#232; subito evento" intonava nel 1987 lo strillone di uno suo film pi&#249; riusciti e giocato tutto su una splendida soggettiva, Opera, stavolta si potrebbe dire che l'ex re del thriller horror italiano (appannato da alcune ultime prove non proprio esaltanti) che non ha mai avuto veri e propri delfini ma solo emulatori pi&#249; o meno capaci che lui ha ispirato, torna alle origini concludendo dopo trenta anni il ciclo narrativo cominciato nel 1977 con il bellissimo Suspiria (vera e propria icona per gli appassionati) e continuato poi nel 1980 con Inferno. Il ritorno alle atmosfere ultraterrene e paranormali di Argento, purtroppo, anche se sicuramente &#232; un netto miglioramento sulla sua recente carriera, non &#232; sicuramente un lavoro che possiamo definire perfetto o a livello dei due lavori iniziatori sopratutto in chiave emozionale d'impatto. Dopo Friburgo (Madre dei Sospiri) e New York (Madre delle tenebre) ora tocca a Roma subire la terribile spirale di follia con l'arrivo inopinato della Madre delle Lacrime, che capitana una variegata congrega di streghe giunta nella citt&#224; millenaria da ogni parte del mondo (vedrete anche streghe giapponesi) per consacrare il culto bagnandolo di sangue.
                              Senza armi fisiche e senza veri compagni di viaggio l'unica che sembra poter far qualcosa sembra essere Sarah (Asia, la figlia d'Argento la cui prova non &#232; sicuramente eccellente, monocorde e poco espressiva), dotata di poteri particolari che la madre, vecchia nemica delle madri, le ha trasmesso.
                              Per confezionare questo dramma horror paranormale Dario non ha esitato a radunare tutti i suoi vecchi collaboratori fidati per cercare di ridare l'atmosfera dei suoi amati lavori del passato, dallo studio del truccatore effettista Sergio Stivaletti (autore dei migliori make-up del cinema horror italiano), e la sua musa Daria Nicolodi (presente nel suo capolavoro Profondo Rosso) che fa la parte della Madre di Sarah, e due grandi vecchi dello schermo come Udo Kier e Philippe Leroy (incredibile il secondo nella parte di un alchimista che da dei consigli a Sarah).
                              La pellicola a livello di effetti gore/splatter non delude di certo, &#232; presente anche una sorta di lancia che penetra una donna dai genitali alla bocca, organi estratti dai corpi ancora vivi per cibarsene, cadute in liquidi cadaverini e altre efferatezze, ma sicuramente nel montaggio qualcosa &#232; stato tagliato (rivedremo il non incluso probabilmente nel dvd unrated) dato che certe scene decisamente molto ben preparate sembrano troppo veloci, poco visibili probabilmente per non far passare il divieto dai 14 anni ai 18 minando il successo di pubblico ed impedendo ai teen, che nulla hanno a che spartire con pellicole di questo tipo radicate in culture di ormai anta anni fa, figlie e bagaglio dei loro genitori, di vederlo.
                              Argento mette nel lavoro odierno il suo passato, si cita in maniera plateale usando una scimmietta, uno studioso su una sedia a rotelle, tutte cose prese da Phenomena, lavora sulla costrizione degli occhi (Opera) e nel contempo prende a prestito l'intuizione (citando il recente caso) di Tarantino di inserire il racconto del passato con delle animazioni sostituendole con dei disegni fissi in bianco e nero, mentre l'indagine di Asia &#232; una sorta di lungo viaggio della ricerca della verit&#224; sui treni dove aveva azione e situazione anche Io non ho sonno, come l'accenno lesbico fa parte di Tenebre.
                              Passando alla pellicola in se stessa, indipendentemente dalle sue contaminazioni o prelevamenti del passato, dopotutto imprescindibili e ricollegabili solo su Suspiria o Inferno, ampiamente ricordati per paura che il pubblico odierno non ne abbia pi&#249; memoria, la trama si muove in maniera incostante e quasi ingenua, calandola in atmosfere degne di tanti anni fa, che i trucchi di gusto trucido artigianale sottolineano in pieno. Il ritrovamento della bara maledetta &#232; troppo casuale e poco credibile, frettoloso e senza dare nessuna atmosfera all'evento base ed iniziatore del film. La protagonista invece di chiedere aiuto come dovrebbe si muove solitaria avanti e indietro senza nessun senso reale di procedura, le scene del caos metropolitano disordinate e poco emotive (si vedono anche persone tranquille che camminano come se nulla fosse in mezzo a pestaggi e spari) e le apparizioni esoteriche pacchiane e senza il giusto carico di soffusa atmosfera, le streghe punk/dark del duemila poco convincenti come look e presenza. Per non parlare poi dei "poteri" di Sarah quasi ridicoli nelle sue procedure di evocazione, o del finale troppo veloce, con l'apparizione di una alleato insperato e la soluzione del tutto che sembra per la sua fulmineit&#224; di esecuzione sotto pressione dei produttori che chiamano a gran voce l'ultimo ciak per limitare i costi.
                              Nel lavoro della Terza Madre, comunque, nonostante delle indelicatezze narrative e situazioni poco immedesimanti in un ottica di fascino esoterico/paranormale/stregonesco, anche i sabba non sono granch&#232;, si nota il grande tentativo di voler tornare a narrare una paura ancestrale dell'ignoto, dove le armi fisiche sono di fatto dei palliativi e delle insicurezze rispetto a quelle psichiche o paranormali (da qui probabilmente la scelta di far agire i protagonisti non solo senza pistole ma anche senza coltelli o altro), dando una connotazione umana al tutto dell'unico che pu&#242; salvare i tanti per destino determinato di progenie, prescelta di natura e unica a dover brandire la falce psicologica della salvezza. Che poi Asia non sappia incarnare a dovere questo summa di compito tanto arduo pu&#242; essere, recitazione come si diceva troppo priva di variazioni, ma gli va riconosciuto senza nessuna ombra di dubbio la voglia di fare scene d'inseguimento, di buttarsi in latrine maleodoranti, di mettersi in gioco ai voleri del padre.
                              Questa terza madre non &#232; una fonte di grande stupore oppure una celestiale conclusione di quanto raccontato trenta anni prima, per essere cos&#236; probabilmente Argento lo doveva fare poco dopo concluso Inferno quando era nel pieno dello splendore creativo, anche perch&#232; sarebbe stato calato maggiormente nel gusto della propria origine, con idee pi&#249; dirette e meno da dover esplicare per ricondurre e un pubblico pi&#249; pronto e meno contaminato da un posteriore background, che vede ormai preparato a quello che segue, ma segna una specie di spartiacque rispetto alle sue innocue produzioni ultime, un impegno a tornare a declamare passioni e stilemi che ne hanno fatto la fortuna del tempo in omaggio a delle voglie dei fan rimaste nel sonno degli anni. Poi che il cantore non abbia pi&#249; la freschezza della giovent&#249;, che non sappia comunicare a dovere emozioni senza perdersi in innocue pieghe di racconto questo &#232; un altro fatto, ma la visione, per cultori oppure per occasionali ricercatori di brividi, scorre via piacevole ma in fondo innocua, senza poi dover chiamare streghe per maledire chi ha proposto lo spettacolo con troppo colpevole ritardo.

                              * come al solito non sono riuscito a contenermi e ho debordato con la rece ho messo in rosso l'opinione base sul film per chi non avesse voglia di leggere tutto il papiro
                              non solo quentin ma nel nome di quentin...
                              quentin tarantino project

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                              • Jena
                                Chiamami Jena...
                                • 15/07/07
                                • 265

                                #450
                                La Terza Madre

                                Delusione.
                                Argento conclude decisamente in malo modo la sua celebre trilogia.
                                Il film cerca di ricalcare tematicamente il tema del male assoluto,come nel capitolo precedente della saga,"inferno",ma
                                -Chiamami Jena...

                                -Life's a bitch and then you live (Micheal Monroe)

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