1408

recensione 3 di 7
Un film di Mikael Hafström. Con John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony. Genere Horror, colore 104 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Lucky Red


Trama: le stanze d'albergo si sa sono inquietanti di natura. Mike è un autentico esperto di esse, da quando ha perso la figlia cerca disperatamente di riuscire a scoprire l'esistenza di fantasmi dentro a qualcuna di esse, ma apparentemente la ricerca non dà frutto alcuno. Un giorno gli perviene una cartolina in cui c'è una sinistra segnalazione “Dolphin Hotel, non entrare nella 1408”. Speranzoso che sia la volta buona, si reca nel luogo per provare la veridicità sulla maledizione della stanza e dei suoi 56 misteriosi omicidi/suicidi ....
Commento: Da un racconto di Stephen King. Niente case disperse nelle campagne oppure dimore grigie e diroccate per questo film dal titolo solo numerico del regista Mikael Hafström (Derailed - Attrazione Letale del 2006), ma un grande albergo lussuoso nel centro della New York di tutti i giorni.
John Cusack (lo ricorderemo soprattutto per Alta Fedeltà dal romanzo di Norby) è il protagonista praticamente unico (Samuel L.Jackson appare praticamente per 5 minuti ma con una presenza di gran classe) di questo thriller a sfondo parapsicologico/esoterico dove una stanza (non una casa) maledetta proprio non vuole saperne di essere accogliente nei confronti di chi ospita ne tantomeno come in questo caso di chi la sfida. Il racconto, lo diciamo subito, purtroppo è claudicante e senza troppa fantasia, diretto oltretutto con poca energia e fantasia da un regista probabilmente troppo inesperto per agire al confronto di produzioni di questo tipo (effetti sufficenti racchiusi in pochi metri quadri ma inquadrature assolutamente anonime che si limitano ad essere leggermente diverse solo per quelle dall'alto, cercando di creare una sorta di presenza maligna sulla testa del protagonista). Di contro a una buona progressione della costruzione del mistero nelle sue spiegazioni, partendo dal bodynovelcount nella stanza chiusa del direttore Jackson fino all'incontro con mobili e arredamento prima anonimi e poi minacciosi, c'è purtroppo una continuazione del tutto priva di fascino su cosa avviene, con azioni ripetitive e meccanismi fin troppo abusati che dopo un po' stancano. Accostamenti banali d'idea con futuri eventi nei quadri, finestre che portano fuori in una specie di mondo tasca parallelo, cambiamenti di clima privi di ogni spessore narrativo (un termostato maledetto), la supertecnologia che non aiuta nulla in quanto servono nervi saldi e piena convinzione dei propri mezzi, accatastano minuti che alla fine sono solo per riempimento della metratura, rese oltretutto ancora più banali dalle citazioni di altre opere di King poco convincenti, come la radio derivazione di Christine (senza contare per quella della casa maledetta più famosa, quella di Psycho 1 presente sulla tuta da sub).
Gli spaventi poi non sono efficaci, male articolati e senza il giusto senso dell'inganno verso lo spettatore che non si dovrebbe aspettare il loro arrivo.
Cusack tra l'altro non ha proprio la faccia da ruolo per questo tipo di interpretazioni, tenendo conto che effettua espressioni sempre uguali di stupore sena mai voler caricare l'intensità, e la differenza si vede nel breve spazio dove arriva Jackson che domina completamente.
Se poi tenete conto che il finale è del tutto privo di vero fascino e di grande originalità, potrete ben dedurne che alla fine da salvare c'è davvero poco.
In definitiva un film dagli spaventi innocui e dal pathos praticamente nullo, ottimamente orchestrato in campagna pubblicitaria da un ottimo trailer e con un tema affascinante, affidato in maniera totale ad un interprete solista inadatto e ad un regista di valore anonimo che prende spunti da temi che avrebbero fascino in altre ambientazioni, che regala ben poche emozioni durante il suo percorso, colpevolizzando nel giusto una trama ripetitiva e poco ispirata che sarebbe stata salvata solo da un finale e spiegazione eccezionale dei come e dei perchè che purtroppo non è pervenuta. Intrattenimento con brividi innocui da cinema leggero di seconda serata.

recensione 3 di 7
Un film di Mikael Hafström. Con John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony. Genere Horror, colore 104 minuti. - Produzione USA 2007. - Distribuzione Lucky Red


Trama: le stanze d'albergo si sa sono inquietanti di natura. Mike è un autentico esperto di esse, da quando ha perso la figlia cerca disperatamente di riuscire a scoprire l'esistenza di fantasmi dentro a qualcuna di esse, ma apparentemente la ricerca non dà frutto alcuno. Un giorno gli perviene una cartolina in cui c'è una sinistra segnalazione “Dolphin Hotel, non entrare nella 1408”. Speranzoso che sia la volta buona, si reca nel luogo per provare la veridicità sulla maledizione della stanza e dei suoi 56 misteriosi omicidi/suicidi ....
Commento: Da un racconto di Stephen King. Niente case disperse nelle campagne oppure dimore grigie e diroccate per questo film dal titolo solo numerico del regista Mikael Hafström (Derailed - Attrazione Letale del 2006), ma un grande albergo lussuoso nel centro della New York di tutti i giorni.
John Cusack (lo ricorderemo soprattutto per Alta Fedeltà dal romanzo di Norby) è il protagonista praticamente unico (Samuel L.Jackson appare praticamente per 5 minuti ma con una presenza di gran classe) di questo thriller a sfondo parapsicologico/esoterico dove una stanza (non una casa) maledetta proprio non vuole saperne di essere accogliente nei confronti di chi ospita ne tantomeno come in questo caso di chi la sfida. Il racconto, lo diciamo subito, purtroppo è claudicante e senza troppa fantasia, diretto oltretutto con poca energia e fantasia da un regista probabilmente troppo inesperto per agire al confronto di produzioni di questo tipo (effetti sufficenti racchiusi in pochi metri quadri ma inquadrature assolutamente anonime che si limitano ad essere leggermente diverse solo per quelle dall'alto, cercando di creare una sorta di presenza maligna sulla testa del protagonista). Di contro a una buona progressione della costruzione del mistero nelle sue spiegazioni, partendo dal bodynovelcount nella stanza chiusa del direttore Jackson fino all'incontro con mobili e arredamento prima anonimi e poi minacciosi, c'è purtroppo una continuazione del tutto priva di fascino su cosa avviene, con azioni ripetitive e meccanismi fin troppo abusati che dopo un po' stancano. Accostamenti banali d'idea con futuri eventi nei quadri, finestre che portano fuori in una specie di mondo tasca parallelo, cambiamenti di clima privi di ogni spessore narrativo (un termostato maledetto), la supertecnologia che non aiuta nulla in quanto servono nervi saldi e piena convinzione dei propri mezzi, accatastano minuti che alla fine sono solo per riempimento della metratura, rese oltretutto ancora più banali dalle citazioni di altre opere di King poco convincenti, come la radio derivazione di Christine (senza contare per quella della casa maledetta più famosa, quella di Psycho 1 presente sulla tuta da sub).
Gli spaventi poi non sono efficaci, male articolati e senza il giusto senso dell'inganno verso lo spettatore che non si dovrebbe aspettare il loro arrivo.
Cusack tra l'altro non ha proprio la faccia da ruolo per questo tipo di interpretazioni, tenendo conto che effettua espressioni sempre uguali di stupore sena mai voler caricare l'intensità, e la differenza si vede nel breve spazio dove arriva Jackson che domina completamente.
Se poi tenete conto che il finale è del tutto privo di vero fascino e di grande originalità, potrete ben dedurne che alla fine da salvare c'è davvero poco.
In definitiva un film dagli spaventi innocui e dal pathos praticamente nullo, ottimamente orchestrato in campagna pubblicitaria da un ottimo trailer e con un tema affascinante, affidato in maniera totale ad un interprete solista inadatto e ad un regista di valore anonimo che prende spunti da temi che avrebbero fascino in altre ambientazioni, che regala ben poche emozioni durante il suo percorso, colpevolizzando nel giusto una trama ripetitiva e poco ispirata che sarebbe stata salvata solo da un finale e spiegazione eccezionale dei come e dei perchè che purtroppo non è pervenuta. Intrattenimento con brividi innocui da cinema leggero di seconda serata.



























, dove ci sono dei territori ai margini dominati da varie multiformi etnie anche non umaniformi come quella degli orsi, che vivono in stato di semilatitanza in lande disperse, rispetto al grande potere centrale che domina una società tecnologicamente avanzatissima. L'ipotesi del film è che il controllo per poter essere totale deve agire sin dagli albori sulle due configurazioni del giovane cittadino (sia quella reale che quella dello spirito anima guida, che ognuno ha, configurata in un animale detto Daimon, dove l'empatia è talmente totale da far morire uno in conseguenza della scomparsa dell'altro), impedendo ogni moto di ribellione rispetto a chi comanda. Chiunque si opponga deve giocoforza confrontarsi con la forza fisica della repressione. La vicenda si svolge partendo da una bambina di undici anni che vive teoricamente in piena tranquillità (interpretata dalla giovane Dakota Blue Richards), costretta a una fuga precipitosa dopo aver ricevuto una sorta di dorata macchina rivela verità (La bussola del titolo).


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