Nel libro Lex naturae, pubblicato circa mezzo secolo fa e diventato prima del Concilio Vaticano II opera di riferimento obbligatorio, il teologo morale Josef Fuchs raccolse le formulazioni del Magistero ecclesiastico sulla legge morale naturale.(1) L'autore ritenne di rintracciare nei documenti del Magistero "due categorie" di formulazioni della legge naturale. Una prima categoria fa riferimento al "fondamento ontologico" della legge naturale, alla "natura delle cose": queste formulazioni identificano la legge naturale con "la natura corporeo-spirituale dell'uomo" e quindi la intendono come natura, norma per l'agire umano. La legge naturale è perciò equiparata ad un ordine normativo, insito nella natura delle cose. Una seconda categoria di formulazioni fa riferimento a ciò che Fuchs chiama "l'aspetto noetico della legge naturale, il suo esser scritta nel cuore, la sua riconoscibilità naturale da parte dell'uomo" (2) .
Con questa classificazione, Fuchs riprese un'opinione diffusa in vasti settori della teologia e della filosofia neoscolastica del tempo, che influenzò anche il linguaggio di molti documenti del Magistero. Ossia, la "legge naturale" sarebbe un ordine della natura che l'uomo può conoscere e che, una volta conosciuto, si impone immediatamente come norma dell'agire morale. (3) Tale schema, in effetti, è dualistico, si basa sulla dicotomia tra "natura"/"ordine naturale" (aspetto "oggettivo") e "ragione"/"conoscenza morale" (aspetto "soggettivo"). La legge naturale riguarda la natura, mentre spetta alla ragione leggere l'ordine morale insito nella natura e seguirlo attraverso il libero arbitrio; ne deriverebbe quindi che la legge naturale "è scritta nel cuore dell'uomo" unicamente in quanto ordine naturale normativo oggettivo conosciuto soggettivamente ed applicato all'agire. Secondo questa concezione, ciò che sarebbe "scritto nel cuore dell'uomo" non è la legge naturale in senso oggettivo, ma solo la conoscenza soggettiva di questa legge. La legge naturale sarebbe invece un codice di norme morali, trovato nella natura come "oggetto" di conoscenza, nel suo essere "legge", però, indipendente da ogni atto cognitivo dell'uomo.
Con questa classificazione, Fuchs riprese un'opinione diffusa in vasti settori della teologia e della filosofia neoscolastica del tempo, che influenzò anche il linguaggio di molti documenti del Magistero. Ossia, la "legge naturale" sarebbe un ordine della natura che l'uomo può conoscere e che, una volta conosciuto, si impone immediatamente come norma dell'agire morale. (3) Tale schema, in effetti, è dualistico, si basa sulla dicotomia tra "natura"/"ordine naturale" (aspetto "oggettivo") e "ragione"/"conoscenza morale" (aspetto "soggettivo"). La legge naturale riguarda la natura, mentre spetta alla ragione leggere l'ordine morale insito nella natura e seguirlo attraverso il libero arbitrio; ne deriverebbe quindi che la legge naturale "è scritta nel cuore dell'uomo" unicamente in quanto ordine naturale normativo oggettivo conosciuto soggettivamente ed applicato all'agire. Secondo questa concezione, ciò che sarebbe "scritto nel cuore dell'uomo" non è la legge naturale in senso oggettivo, ma solo la conoscenza soggettiva di questa legge. La legge naturale sarebbe invece un codice di norme morali, trovato nella natura come "oggetto" di conoscenza, nel suo essere "legge", però, indipendente da ogni atto cognitivo dell'uomo.


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