Proviamo a discutere seriamente, fuori da luoghi comuni, su basi serie, il problema della pedofilia.
La pedofilia è annoverata tra le malattie nella classifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e attualmente contemplata dal DSM IV tra i disturbi mentali nella categoria delle parafilie (tra le altre parafilie: esibizionismo, frotteurismo, feticismo, masochismo sessuale, sadismo sessuale e voyeurismo).
Il pedofilo è un soggetto che non ha sviluppato una identità sessuale adulta per cui è rimasto sostanzialmente indifferenziato (per questo spesso non sviluppa particolari preferenze tra maschi e femmine).
La pedofilia è, di fatto, sintomo di un disagio psicologico, come tutte le altre parafilie.
I criteri per diagnosticare la pedofilia:
Ora veniamo al punto che più ci interessa:
Si calcola che il 90% di quanti commettono un atto di abuso verso i bambini, hanno subito una violenza nell’ infanzia e il disturbo della pedofilia, statisticamente, insorge nell’adolescenza quando l’individuo sta cercando di definire la propria identità sessuale.
Per chi vive in una situazione di disagio (abuso sessuale, maltrattamenti, famiglia problematica, promiscuità sessuale etc) può essere l’avvio di una serie di complicazioni che si possono concludere con una parafilia conclamata in età adulta.
Le parafilie, come già detto, sono sintomi di un disagio psicologico, che dovrebbe essere curato.
Quanti di loro avrebbero potuto avere uno sviluppo psicosessuale sano se ci fosse stato qualcuno ad ascoltarlo? Di fatto, la via giudiziaria è l’unica via attraverso la quale i pedofili giungono a contatto con un’ istituzione psichiatrica.
E’ allora ancora opportuno continuare a parlare di “mostri” senza averne cognizione di causa?
“La conoscenza oggettiva della pedofilia è la base imprescindibile per poterla curare, risolvere o controllare socialmente; scavalcarla significa avventurarsi sulla strada della vendetta cieca e violenta, alla faccia della civiltà. Questo significa, ancora, non aiutare le vittime.”
La pedofilia è annoverata tra le malattie nella classifica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e attualmente contemplata dal DSM IV tra i disturbi mentali nella categoria delle parafilie (tra le altre parafilie: esibizionismo, frotteurismo, feticismo, masochismo sessuale, sadismo sessuale e voyeurismo).
Il pedofilo è un soggetto che non ha sviluppato una identità sessuale adulta per cui è rimasto sostanzialmente indifferenziato (per questo spesso non sviluppa particolari preferenze tra maschi e femmine).
La pedofilia è, di fatto, sintomo di un disagio psicologico, come tutte le altre parafilie.
I criteri per diagnosticare la pedofilia:
- Durante un periodo di almeno 6 mesi, fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli).
- Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano disagio clinicamente significativo o compromissione nell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento.
- Il soggetto ha almeno 16 anni ed è di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al Criterio 1.
Ora veniamo al punto che più ci interessa:
Si calcola che il 90% di quanti commettono un atto di abuso verso i bambini, hanno subito una violenza nell’ infanzia e il disturbo della pedofilia, statisticamente, insorge nell’adolescenza quando l’individuo sta cercando di definire la propria identità sessuale.
Per chi vive in una situazione di disagio (abuso sessuale, maltrattamenti, famiglia problematica, promiscuità sessuale etc) può essere l’avvio di una serie di complicazioni che si possono concludere con una parafilia conclamata in età adulta.
Le parafilie, come già detto, sono sintomi di un disagio psicologico, che dovrebbe essere curato.
Quanti di loro avrebbero potuto avere uno sviluppo psicosessuale sano se ci fosse stato qualcuno ad ascoltarlo? Di fatto, la via giudiziaria è l’unica via attraverso la quale i pedofili giungono a contatto con un’ istituzione psichiatrica.
E’ allora ancora opportuno continuare a parlare di “mostri” senza averne cognizione di causa?
“La conoscenza oggettiva della pedofilia è la base imprescindibile per poterla curare, risolvere o controllare socialmente; scavalcarla significa avventurarsi sulla strada della vendetta cieca e violenta, alla faccia della civiltà. Questo significa, ancora, non aiutare le vittime.”


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