Una volta tanto leggo un articolo molto intelligente e critico su media e governi in merito alla guerra in Iraq.
Iraq, una lunga guerra senza faccia - esteri - Repubblica.it
Vi riporto le parti più significative, secondo me
Iraq, una lunga guerra senza faccia - esteri - Repubblica.it
Vi riporto le parti più significative, secondo me
L'impressione che sia una guerra "senza faccia" non è certo dovuta alla mancanza di volti straziati. E' creata dal fatto che quei volti ci appaiono come elementi di una massa anonima. Così ci vengono presentati. Sono annunciati con dei numeri. Accendono la nostra attenzione quando i notiziari quotidiani ci danno l'ammontare delle vittime. A quale cifra sobbalziamo? Quale livello deve raggiungere il sangue iracheno versato per scuotere la nostra sensibilità? Cento? Più di cento? Duecento? Al giorno naturalmente e in un solo attentato. Se i corpi dilaniati in un mercato o davanti a una moschea sono soltanto alcune decine pensiamo, senza troppo riflettere, di istinto, che sia la solita routine, in quella guerra remota, che ci viene raccontata con i numeri.
I numeri che quotidianamente ci rivelano l'orrore suonano spesso falsi. Anzi lo sono. Perché a comunicarceli sono le autorità, civili e militari, che in una guerra non sono tenuti a dire tutta la verità. E i cronisti sono limitati nei movimenti.

e al massimo mi parla del povero palestinese o del povero iracheno picchiato dai marines. Ognuno ci presenta la "sua" realtà, ma è innegabile che la stragrande maggioranza della televisione ci mostri la realtà che tu stai deprecando..
Comment