Dunque.
Ho letto qui e là per capire cosa sostenevano le varie fazioni dibattenti.
Secondo me ognuno di voi ha un po' ragione ed un po' torto, ma plaudo maggiormente al pagliaccio nero perchè dopo i post della prima pagina anch'io avevo storto il naso sulla quasi totalità delle cose che sono state dette.
Ora, vogliancazzo di rispondere punto per punto, ma, se non m'è sfuggito, mi pare che nessuno abbia buttato lì un accenno sociologico/antropologico.
La società è patriarcale, è di stampo maschilista.
La condizione della donna è sempre stata quella di individuo sottomesso alla volontà dell'uomo. Basti pensare alle leggi medievali nell'odierno medioriente che condannano alla lapidazione la donna se adultera.
Insomma, contestualizziamo.
Poi è facile parlare "delle donne italiane stupide".
Grazie.
Anche nel 1500. Nel 1500 la donna (esempio), a 30 anni, dopo essere stata ammogliata a 14 anni e aver sfornato 3-4 figli, è la prima a difendere i valori che hanno sottomesso il genere femminile a quello maschile.
Un po' come le donne infibulate che attuano questa pratica alle figlie per il principio del "se l'ho passato anch'io, lo passi anche tu. non ho potuto godere io, non godrai anche tu" (che è, terra terra, quello che cerca di fare il clero...).
Le leggi italiane potranno creare ingiustizie nei confronti dell'uomo. E' vero. Ma in una società che ha da sempre privilegiato il cazzo, mi sembra doveroso, per tutelare "il più possibile" la donna, un approccio del genere.
Tanto per ogni uomo "incarcerato perchè non dà gli alimenti perchè non può" ci sono dieci donne che vengono stuprate.
La cosa dell'aborto fa ridere, sinceramente. Chi deve decidere del suo corpo? L'uomo come prima della legge post referendum? L'uomo pater familias (padre o marito a seconda dei casi)?
No. Per tutelare la donna la legge deve dare a lei l'ultima parola. Se non ce l'ha lei, l'unica alternativa è darla all'uomo.
E allora, così sia cazzo.
Ho letto qui e là per capire cosa sostenevano le varie fazioni dibattenti.
Secondo me ognuno di voi ha un po' ragione ed un po' torto, ma plaudo maggiormente al pagliaccio nero perchè dopo i post della prima pagina anch'io avevo storto il naso sulla quasi totalità delle cose che sono state dette.
Ora, vogliancazzo di rispondere punto per punto, ma, se non m'è sfuggito, mi pare che nessuno abbia buttato lì un accenno sociologico/antropologico.
La società è patriarcale, è di stampo maschilista.
La condizione della donna è sempre stata quella di individuo sottomesso alla volontà dell'uomo. Basti pensare alle leggi medievali nell'odierno medioriente che condannano alla lapidazione la donna se adultera.
Insomma, contestualizziamo.
Poi è facile parlare "delle donne italiane stupide".
Grazie.
Anche nel 1500. Nel 1500 la donna (esempio), a 30 anni, dopo essere stata ammogliata a 14 anni e aver sfornato 3-4 figli, è la prima a difendere i valori che hanno sottomesso il genere femminile a quello maschile.
Un po' come le donne infibulate che attuano questa pratica alle figlie per il principio del "se l'ho passato anch'io, lo passi anche tu. non ho potuto godere io, non godrai anche tu" (che è, terra terra, quello che cerca di fare il clero...).
Le leggi italiane potranno creare ingiustizie nei confronti dell'uomo. E' vero. Ma in una società che ha da sempre privilegiato il cazzo, mi sembra doveroso, per tutelare "il più possibile" la donna, un approccio del genere.
Tanto per ogni uomo "incarcerato perchè non dà gli alimenti perchè non può" ci sono dieci donne che vengono stuprate.
La cosa dell'aborto fa ridere, sinceramente. Chi deve decidere del suo corpo? L'uomo come prima della legge post referendum? L'uomo pater familias (padre o marito a seconda dei casi)?
No. Per tutelare la donna la legge deve dare a lei l'ultima parola. Se non ce l'ha lei, l'unica alternativa è darla all'uomo.
E allora, così sia cazzo.
...
) da parte di una donna o di un uomo come nel caso da te ventilato tantovale riportare l'arbitrarietà dello Stato sulla vita dei cittadini e reintrodurre la pena capitale.
) e gravi turbe psicologiche dovute alla responsabilità e al clima di mobbing malcelato, alla struttura sociale e alle convenzioni del tempo, oltre ai problemi pregressi nei rapporti con il genitore e relativa ansia da prestazione.

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