Ti consiglio un libro illuminante per certe domande che ti poni Piotr: Emanuele Severino "Technè le radici della violenza".
La Casa della Guerra
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[QUOTE=Hristo;591488]Piotr, esiste VERAMENTE qualcuno cheCONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
La calma
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Andiamo piotr, la tua è un'idealizzazione bucolica del terzo mondo, proprio come i romani idealizzavano la vita nei campi o i comunisti gli operai.
I cinesi hanno inventato le più raffinate torture della storia per far rinnegare la loro fede ai monaci buddhisti, e durante il periodo imperiale l'imperatore era seguito da due tizi con la sciabola che tagliavano la testa a chiunque non si fosse inchinato.
Nel mondo arabo la libertà personale è minima, la condizione della donna fa schifo, in alcuni posti vige ancora la legge del taglione e la religione domina ancora vita e politica in modo decisamente peggiore (e più limitante) di qua.
L'india, nazione che rispetto moltissimo per la sua spiritualità, è comunque ancora legata ad un botto di superstizioni, ha una storia millenaria di guerre e frammentazioni (vedi wikipedia) ed ultimamente è filo-americana più dell'italia.
Nella storia nessun paese è esente dallo schifo, per come è la mentalità a livello MONDIALE (non cinese od europeo) il potente domina sul popolo, e se ci riesce pure sugli altri popoli...cambiano le modalità, ma il fine è sempre quello.
Se Gandhi fosse stato europeo non avrebbe avuto le giuste masse di poveri non-indottrinati dietro le spalle, quindi, con il suo metodo, non avrebbe ottenuto molto.
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SEVERINO: SE IL DIVENIRE È UNA FOLLIAOriginariamente Scritto da mat612000 Visualizza MessaggioTi consiglio un libro illuminante per certe domande che ti poni Piotr: Emanuele Severino "Technè le radici della violenza".
La fede nel "divenire", nel "diventare altro", che è il tratto comune di tutta la storia occidentale, la convinzione che regge la nostra fiducia nelle possibilità di progresso, è qualcosa di fondato o è piuttosto una follia estrema, una cieca credenza che non può giustificare la storia dell'uomo? Alla fine di una conversazione tenuta su toni alti, che ha messo certamente a dura prova l'attenzione di almeno una parte del pubblico che gremiva ieri pomeriggio ogni angolo del San Barnaba, Emanuele Severino è tornato sul cavallo di battaglia del suo pensiero espresso in tanti libri di successo: la convinzione che la fiducia nel divenire sia l'errore fondamentale, una sorta di peccato di origine, che ha guastato il pensiero occidentale. Al noto filosofo bresciano era affidata la relazione introduttiva che ha aperto il nuovo ciclo dei Pomeriggi in San Barnaba, dedicato all'"Eterno ritorno del mito" (curato anche questa volta da Antonio Sabatucci, presente sul palco assieme al sindaco Paolo Corsini). Dunque la nuova serie di incontri - a giudicare dal foltissimo pubblico di ieri, parte del quale ha dovuto restare in piedi - prende il via sotto i migliori auspici. Segno che l'indagine sulle origini dell'Occidente, avviata due anni fa con questi Pomeriggi parlando di Nuovo e di Antico Testamento, incontra la voglia di riflessione dei bresciani anche quando si rivolge alle sorgenti greco-classiche della nostra civiltà. Corsini, introducendo l'incontro, ha ricordato che il mito greco pone questioni di estrema attualità: come il conflitto tra legge della coscienza e legge della città che ha travolto Antigone (ne parlerà Gustavo Zagrebelsky il 4 novembre), o la necessaria responsabilità verso i padri assieme alla preoccupazione per i figli richiamate dalla figura di Enea (sarà il tema della conversazione di Roberto Esposito il 9 dicembre). Severino parlando di grecità classica gioca in casa: è da qui infatti che parte la sua filosofia. Passando dai miti delle origini (da quello del Caos e di Urano a quello di Prometeo) ai grandi tragediografi greci, citando le antiche religioni e le similitudini tra le diverse lingue classiche, il filosofo ha ricordato come abitualmente si pensi all'uomo come a un viandante che si muove sulla linea del tempo (sia che si tratti del tempo ciclico della primitiva sapienza mitica dove tutto ritorna, sia che si tratti del tempo lineare dell'uomo occidentale dove la storia è sempre nuova). Quest'uomo-viandante diventa "altro", si immedesima in qualcosa d'altro, diventa potente soprattutto mangiando. E mangiare, come esemplificano tutti i miti greci, è soprattutto cibarsi di Dio. Il cibo insomma è l'immedesimazione nell'altro che è Dio (così è, pur nei suoi diversi significati, anche per l'Eucaristia cristiana). Pure nella Bibbia il "mangiare la mela" viene presentato come la possibilità di diventare come Dio; il Dio dell 'Antico Testamento blocca questo tentativo cacciando Adamo, ricorda Severino; ma il Nuovo Testamento, secondo la fede cristiana, risolve il tentativo fallito perché Cristo conclude la creazione portando tutti gli uomini in Dio. Nel mito greco l'avvicinamento tra gli dèi e l'uomo trova il suo culmine in Dioniso, il dio straniero per il quale non ci sono limiti. E' una mancanza di limiti nel divenire dell'uomo - ricorda Severino toccando un altro punto forte del suo pensiero - che può essere vista come una sorta di anticipazione dello stato in cui si trova la tecnica di oggi, un potere senza più un sapere che ne detti i confini. E' Prometeo per i Greci colui che con il furto del fuoco (padre di tutte le tecniche) tenta di annientare gli dèi, di immedesimarsi in essi. Ma Prometeo fallisce, perché le sue tecniche cresciute nel mito sono più deboli della nuova sapienza ora necessaria all'uomo: la filosofia, che trova la propria stabilità in Dio. Dunque la Grecia, terra del mito, è anche il luogo in cui il mito muore, sottolinea Severino, del quale ci è ovviamente impossibile riferire tutti passaggi. E alla conclusione del suggestivo discorso sul divenire ritenuto dall'Occidente il motore dell'uomo, il filosofo lancia la sua provocazione cui accennavamo all'inizio, pur evitando di fare apodittiche asserzioni: questo concetto di "diventare altro" ha spalle sufficientemente larghe per reggere l'intera storia? O non è forse una folle convinzione? Se così fosse, l'essere sarebbe un "essere eternamente in compagnia di tutti gli altri eterni".
Grazie per la dritta Matt ... sembra molto interessante e mi propongo di
leggerlo ... intanto pubblico un articolo a riguardo, tanto per coinvolgere
anche gli altri in questa cosa e mandare avanti il discorso.
Ho evidenziato lo spunto che mi sembra più interessante ...
lui imputa tutto all'eccessiva fiducia nel "divenire" dell'uomo, nel non
porsi limiti alla crescita potenziale, nel non credere ai corsi e ricorsi ...
in pratica, una conoscienza senza sapere (filosofia) che è autodistruttiva.
E' buffo ma è proprio questa l'accusa che l'oriente spesso rivolge
all'occidente ... e l'americano è visto proprio come un bambino col bazooka.
Forse noi occidentali avremmo bisogno di rivedere la definizione
di "progresso" poiché la nostra è pericolosamente incompleta,
anche se ci illudiamo che lo sia.Last edited by Piotr Aleksejevic; 21-03-2007, 15:16.CONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
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Si, interessante l'analisi di Severino. Quale altro significato attribuire alla venuta di Gesu' Cristo infatti, se non quello della "guarigione" totale dell'umanità? Essa tutta (occidentale ed orientale, meridionale e settentrionale) e' caratterizzata dall'inclinazione al male, alla prevaricazione, al dominio del forte sul debole. Una malattia, una epidemia, una pandemia apparentemente incurabile. Della quale pero' esiste un Divino vaccino...amate i vostri nemici
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[QUOTE=conogelato;591731]Si, interessante l'analisi di Severino. Quale altro significato attribuire alla venuta di Gesu' Cristo infatti, se non quello della "guarigione" totale dell'umanitCONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
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E' l'esatto contrario! Solo l'amore al nemico (l'altro che e' diverso da me) guarisce TUTTO l'uomo dalla malattia della guerra...
Cristo infatti ci ha amato (noi, suoi acerrimi nemici) dando la vita.amate i vostri nemici
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In effetti se non ricordo male per Severino anche il Nuovo Testamento e la religione cristiana passando per le filosofie neoplatoniche sono derivate dal peccato originale teoretico in cui lui individua come conseguenza alcuni dei punti evidenziati sopra.Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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Prossimo Premio Nobel per la Pace a bin Laden.......
I musulmani che hano invaso tutto il nord Africa a la Spagna ed il Sud della Francia erano " pacifisti "...come no !!!
Fortuna che furono fermati da Carlo Martello; gli Ottomani nel 1600 arrivarono sino a Vienna,NON certo come turisti....
I Talebani sono ,oggi,sinonimo di Pace e Fratellanza.....
Nel Sudan ,i villaggi cristiani sono devastati degli integralisti Islamici....folklore,sicuramente...
Ma siamo seri.....
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Inibitelo.I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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Vabbe' allora anche il papa e' un pischello mitizzato.
Cioe', e' vero. Ma che c'entra.I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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Dai Hristo ... sei un ragazzino sveglio e sono certo che leggi benissimo traOriginariamente Scritto da Hristo Visualizza MessaggioL'aver commerciato in spezie e stoffe con l'Oriente, secondo te, ha influito COSI' TANTO sull'Europa medievale? Quanti Marco Polo ci furono nel mondo Antico, e quanto poterono influire su un Europa cristiana e ancora fortissimamente legata al mondo greco-romano?
le righe ... quando quei buzzurri analfabeti di Amalfi e Pisa cominciarono
ad entrare nei porti di Costantinopoli, Antiochia e Alessandria ( cittCONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
La calma
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Non sono un ragazzino!Io sono un bambino vero!
E qua esageri, Piotr. La magnificenza dell'antica Roma era già stata buttata nel dimenticatoio? O per te non era proprio esistita?Originariamente Scritto da Piotr Aleksejevic Visualizza Messaggioa far di conto, a parlare, a notare l'organizzazione mercantile e civile
di quelle metropoli, gli acquedotti, il faro, l'amministrazione civile, migliaia
di pergamene zeppe di antiche conoscienze accumulatesi in secoli erano
a disposizione di chiunque volesse leggerle ...
quello è il carico più importante che quei cafoni riportarono in Europa..
I mercanti delle Repubbliche Marinare non erano neppure in grado di leggere e scrivere? Suvvia! Casomai non erano in grado di leggere il cinese...è per questo che dubito della portata dell'influenza di quelle civiltà sulla nostra.
I secoli bui non erano così tanto bui: forse lo erano se paragonati ai periodi d'oro che, immagino, si stavano svolgendo in altre civiltà.
Nella tua analisi c'è un paradosso: se, come affermi, alla base della civiltà europea ci sono violenza e sopraffazione, dove e come si è inserito l'influsso di civiltà più pacifiche - apparentemente - come quella cinese?
E io credo che lo abbia. Non vedo come sia possibile dire il contrario..tenendo conto che, Piotr, la tua analisi non cambierebbe se ammettessi che l'Europa ha visto molte più scoperte scientifiche del resto del Mondo.Originariamente Scritto da Piotr Aleksejevic Visualizza MessaggioFu proprio l'accanita rivalità, la concorrenza e le guerre che ebbero
uno straordinario effetto acceleratore sul perfezionamento delle scoperte
e sullo sviluppo di nuove ... una società pacifica è sempre più lenta
di una società sul piede di guerra.
Cmq. permettimi di dissentire, a meno che non consideri lo spazzolino
elettrico una scoperta fondamentale per l'umanità, non credo che l'Europa
abbia il primato di scoperte fatte.
Cosa intendi poi per civilità "pacifica"? Pacifica con le popolazioni confinanti o con sè stessa? E come mai, spiegami, in queste civiltà pacifiche non si è sviluppata la democrazia, ma si è quasi sempre assistitito al succedersi di monarchie assolute e dispotiche, che non hanno mai permesso alla popolazione di accedere al potere in alcun modo?[B][FONT="Book Antiqua"]Prima legge del dibattito:
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