Sono sempre stato amico di una dottrina di pensiero, noiosa ed austera, che vedeva la violenza come male oggettivo, come imperfezione del sistema, indesiderabile nello stato perfetto.
A parte il concetto di "botte", "sganassoni" e termini apprendisti che utilizziamo nel linguaggio comune (e che rendono la violenza una cosa un pò scialba e senza senso) la violenza, in realtà, è semplicemente un'azione fisica o psichica esercitata da una persona su un'altra al fine di indurla a compiere atti che altrimenti non avrebbe compiuto.
Ovvero incidere sul libero arbitrio altrui, vincolandolo fisicamente-dialetticamente-mentalmente-culturalmente per fargli compiere azioni a lui non proprie.
Quindi anche la conoscenza è una forma di violenza, la più grande di tutte probabilmente, visto che violenta il nostro essere base con materiali e nozioni che stravolgeranno il nostro panorama etico-morale-estetico istintuale, innato (sempra che esista qualcosa di innato, io ho seri dubbi).
Considerando vero questo supposto possiamo creare un sistema assiomatico abbastanza coerente dove la violenza è una sorta di vertice assoluto, motore dell'evoluzione (eheh non c'entra "2001 odissea nello spazio"
), primo grande architetto del rinnovamento umano, delle sue evoluzioni, dei suoi cambiamenti.
Cazzo è più complesso di quanto credevo, sto dando troppe cose per scontato, per esempio che esista una variabile diversa dalla violenza e quindi sto postulando l'esistenza di un libero arbitrio (tutto da dimostrare). Altrimenti la violenza non essendo una scelta può essere anche una rotella "naturale" dell'ingranaggio e la sua descrizione con il nome di "violenza" risulterebbe del tutto superflua.
Nell'ultima parte parlo tra me e me.
Chi vuole mi aiuti in questo ragionamento, grazie.
A parte il concetto di "botte", "sganassoni" e termini apprendisti che utilizziamo nel linguaggio comune (e che rendono la violenza una cosa un pò scialba e senza senso) la violenza, in realtà, è semplicemente un'azione fisica o psichica esercitata da una persona su un'altra al fine di indurla a compiere atti che altrimenti non avrebbe compiuto.
Ovvero incidere sul libero arbitrio altrui, vincolandolo fisicamente-dialetticamente-mentalmente-culturalmente per fargli compiere azioni a lui non proprie.
Quindi anche la conoscenza è una forma di violenza, la più grande di tutte probabilmente, visto che violenta il nostro essere base con materiali e nozioni che stravolgeranno il nostro panorama etico-morale-estetico istintuale, innato (sempra che esista qualcosa di innato, io ho seri dubbi).
Considerando vero questo supposto possiamo creare un sistema assiomatico abbastanza coerente dove la violenza è una sorta di vertice assoluto, motore dell'evoluzione (eheh non c'entra "2001 odissea nello spazio"
), primo grande architetto del rinnovamento umano, delle sue evoluzioni, dei suoi cambiamenti.Cazzo è più complesso di quanto credevo, sto dando troppe cose per scontato, per esempio che esista una variabile diversa dalla violenza e quindi sto postulando l'esistenza di un libero arbitrio (tutto da dimostrare). Altrimenti la violenza non essendo una scelta può essere anche una rotella "naturale" dell'ingranaggio e la sua descrizione con il nome di "violenza" risulterebbe del tutto superflua.
Nell'ultima parte parlo tra me e me.
Chi vuole mi aiuti in questo ragionamento, grazie.


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