La domenica delle salme
F. De André
( 1990 )
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
d annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.
Credo che La Domenica delle salme sia una sorta di critica
satirico-amara della societa' italiana ed europea di quegli anni (il
brano e' del 1990). Il pretesto e' dato dal giorno della caduta del
Muro di Berlino. Innanzitutto Fabrizio, alla luce della caduta del
muro, simbolo del comunismo, che rappresentava il sogno di
tante persone, vede la vittoria della societa' borghese occidentale
neo-fascista,(la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro) che riesce a convincere i poveri che e' vita migliore
lavare le auto dei ricchi occidentali (i polacchi rifacevano il trucco
alle troie di regime, ricordate quanti lavavetri quell'anno?)
piuttosto che vivere in condizione di uguaglianza. E quelli che adesso
si credono liberi sono invece i futuri schiavi dell'Ovest (ridotti
come gli schiavi della piramide di Cheope, costruita nell'antico
Egitto), infatti il testo accomuna schiavo e comunista, cioe' abitante
dell'Est.
E in quel periodo sembrava che questa caduta potesse, chissa' come,
risolvere tutti i problemi di poverta' dell'Europa, e tutti si
lasciavano trasportare dall'ottimismo (il gas esilarante presidiava le
strade e si porto' via tutti i pensieri). Bellissima, a mio avviso, la
strofa "Le regine del TUA CULPA affollavano i parrucchieri", ironica
battuta su quella categoria di piccolo borghesi che si ritiene sempre
e comunque onesta e non coinvolta in nessun problema..
Poi viene citato Curcio, punito dallo Stato come esempio per tutti i
rivoltosi di sinistra ora sconfitti dall'evidenza, reo di aver cercato
di ribaltare un sistema politico che ora, con le mani sui coglioni,
cioe' sperando in una buona sorte dal cielo, spera che non si ammazzi
nessuno ("voglio vivere in una citta' dove all'ora dell'aperitivo non
ci siano spargimenti di sangue e di detersivo").
E d'altronde, dice De Andre', attualmente sei libero solo se sei
armato (lui e suo cugino De Andrade, che se non sbaglio e' un poeta
anarchico spagnolo, ma non ne sono sicuro). Poi nel brano ritorna
ancora quella massa di persone che, dietro il "feretro del defunto
ideale" (il comunismo) si ritrova a godere di una gioia che, invece,
non sara' corrisposta dai fatti.
Poi l'accusa ai cantautori, i suoi colleghi, diversa pero'
dall'Avvelenata di Guccini che conteneva riferimenti personali,
incolpati di avere fatto i buffoni e i leccaculo invece di sfruttare
la loro posizione di nuovi messia per dire un bel "Vaffanculo" a
questa merda di societa'.
Insomma, alla fine il richiamo alla caduta del muro e a quella "pace
terrificante" su cui ognuno potra' pensarla come vuole, ma che ci ha
portato oggi ad avere interventi di pace fatti radendo al suolo gli
ospedali civili.
Forse Fabrizio, morendo, si e' risparmiato quest'ulteriore schiaffo
alla ragione.
"Mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di VIBRANTE PROTESTA"
>...il significato della "Domenicadelle Salme".?
La domenica delle salme rappresenta, a mio parere, la descrizione della avvenuta restaurazione che ha cancellato le utopie e la tensione verso il cambiamento della societa' propria degli anni 70.
E' quindi un elenco di fatti ed episodi che hanno caratterizzato gli anni 80 e 90 durante i quali, nell'indifferenza generale del buonismo imperante, sono stati affossati tutti gli ideali e l'impegno
sociale barattandoli con il vuoto di una tranquillita' terrificante, irreale.
E cosi' si aggirano personaggi dei disordini politici dei 70, come Curcio, visti alla stregua di carbonari
di ottocentesca memoria che affrontano il loro calvario in carcere nello stesso modo di un Pellico o un Maroncelli. Il degrado lascia spazio alla rinascita del quarto reich, sia dal punto di vista sociale col rifiorire dei movimenti di destra accompagnati da episodi di violenza (barboni bruciati) sia da quello
economico con lo strangolamento dei paesi dell'est la loro riduzione a schiavi del ricco occidente.
Anche i politici si adeguano, fingono impegno con i loro discorsi roboanti, ma in realta' si accomodano nella distensione cambiando nomi dei partiti e rinnegando i loro ideali del passato, ormai
decisamente fuori moda: lontani anni luce dalla famiglia del mulino bianco e del manager rampante.
Allo stesso modo anche coloro che avevano cavalcanto la protesta popolare arricchendovisi (i cantanti), nuovi poeti e fautori della cultura popolare di fine millennio rinunciano all'impegno perdendosi in canzonette insignificanti..
Alla fine alla gente non resta che la vibrante protesta del mugugno visto come il cicaleggio,
fastidioso ma in fondo irrilevante, ben diverso come efficacia dalle cannonate dell'autore e del suo
illustre cugino De Andrade.
Questa è a mio avviso una delle più belle e lungimiranti canzoni di Faber nonchè una fotografia perfetta di quel dato periodo storico...Ho anche riportato un paio di interpretazioni del brano prese da un sito internet. A tal proposito chiedo a voi, amanti( e non )di De Andrè, di dare la vostra(interpretazione).....
F. De André
( 1990 )
Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento.
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista.
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade.
La domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del tua culpa
affollarono i parrucchieri.
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a "Baffi di Sego" che era il primo
si può fare domani sul far del mattino
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
d annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo -
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile.
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
- quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare -.
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
-voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo -
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta.
Credo che La Domenica delle salme sia una sorta di critica
satirico-amara della societa' italiana ed europea di quegli anni (il
brano e' del 1990). Il pretesto e' dato dal giorno della caduta del
Muro di Berlino. Innanzitutto Fabrizio, alla luce della caduta del
muro, simbolo del comunismo, che rappresentava il sogno di
tante persone, vede la vittoria della societa' borghese occidentale
neo-fascista,(la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro) che riesce a convincere i poveri che e' vita migliore
lavare le auto dei ricchi occidentali (i polacchi rifacevano il trucco
alle troie di regime, ricordate quanti lavavetri quell'anno?)
piuttosto che vivere in condizione di uguaglianza. E quelli che adesso
si credono liberi sono invece i futuri schiavi dell'Ovest (ridotti
come gli schiavi della piramide di Cheope, costruita nell'antico
Egitto), infatti il testo accomuna schiavo e comunista, cioe' abitante
dell'Est.
E in quel periodo sembrava che questa caduta potesse, chissa' come,
risolvere tutti i problemi di poverta' dell'Europa, e tutti si
lasciavano trasportare dall'ottimismo (il gas esilarante presidiava le
strade e si porto' via tutti i pensieri). Bellissima, a mio avviso, la
strofa "Le regine del TUA CULPA affollavano i parrucchieri", ironica
battuta su quella categoria di piccolo borghesi che si ritiene sempre
e comunque onesta e non coinvolta in nessun problema..
Poi viene citato Curcio, punito dallo Stato come esempio per tutti i
rivoltosi di sinistra ora sconfitti dall'evidenza, reo di aver cercato
di ribaltare un sistema politico che ora, con le mani sui coglioni,
cioe' sperando in una buona sorte dal cielo, spera che non si ammazzi
nessuno ("voglio vivere in una citta' dove all'ora dell'aperitivo non
ci siano spargimenti di sangue e di detersivo").
E d'altronde, dice De Andre', attualmente sei libero solo se sei
armato (lui e suo cugino De Andrade, che se non sbaglio e' un poeta
anarchico spagnolo, ma non ne sono sicuro). Poi nel brano ritorna
ancora quella massa di persone che, dietro il "feretro del defunto
ideale" (il comunismo) si ritrova a godere di una gioia che, invece,
non sara' corrisposta dai fatti.
Poi l'accusa ai cantautori, i suoi colleghi, diversa pero'
dall'Avvelenata di Guccini che conteneva riferimenti personali,
incolpati di avere fatto i buffoni e i leccaculo invece di sfruttare
la loro posizione di nuovi messia per dire un bel "Vaffanculo" a
questa merda di societa'.
Insomma, alla fine il richiamo alla caduta del muro e a quella "pace
terrificante" su cui ognuno potra' pensarla come vuole, ma che ci ha
portato oggi ad avere interventi di pace fatti radendo al suolo gli
ospedali civili.
Forse Fabrizio, morendo, si e' risparmiato quest'ulteriore schiaffo
alla ragione.
"Mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di VIBRANTE PROTESTA"
>...il significato della "Domenicadelle Salme".?
La domenica delle salme rappresenta, a mio parere, la descrizione della avvenuta restaurazione che ha cancellato le utopie e la tensione verso il cambiamento della societa' propria degli anni 70.
E' quindi un elenco di fatti ed episodi che hanno caratterizzato gli anni 80 e 90 durante i quali, nell'indifferenza generale del buonismo imperante, sono stati affossati tutti gli ideali e l'impegno
sociale barattandoli con il vuoto di una tranquillita' terrificante, irreale.
E cosi' si aggirano personaggi dei disordini politici dei 70, come Curcio, visti alla stregua di carbonari
di ottocentesca memoria che affrontano il loro calvario in carcere nello stesso modo di un Pellico o un Maroncelli. Il degrado lascia spazio alla rinascita del quarto reich, sia dal punto di vista sociale col rifiorire dei movimenti di destra accompagnati da episodi di violenza (barboni bruciati) sia da quello
economico con lo strangolamento dei paesi dell'est la loro riduzione a schiavi del ricco occidente.
Anche i politici si adeguano, fingono impegno con i loro discorsi roboanti, ma in realta' si accomodano nella distensione cambiando nomi dei partiti e rinnegando i loro ideali del passato, ormai
decisamente fuori moda: lontani anni luce dalla famiglia del mulino bianco e del manager rampante.
Allo stesso modo anche coloro che avevano cavalcanto la protesta popolare arricchendovisi (i cantanti), nuovi poeti e fautori della cultura popolare di fine millennio rinunciano all'impegno perdendosi in canzonette insignificanti..
Alla fine alla gente non resta che la vibrante protesta del mugugno visto come il cicaleggio,
fastidioso ma in fondo irrilevante, ben diverso come efficacia dalle cannonate dell'autore e del suo
illustre cugino De Andrade.
Questa è a mio avviso una delle più belle e lungimiranti canzoni di Faber nonchè una fotografia perfetta di quel dato periodo storico...Ho anche riportato un paio di interpretazioni del brano prese da un sito internet. A tal proposito chiedo a voi, amanti( e non )di De Andrè, di dare la vostra(interpretazione).....

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