La domenica delle salme

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • yuri gagarin
    Dall'altra parte del muro
    • 19/06/05
    • 1336

    #1

    La domenica delle salme

    La domenica delle salme
    F. De André
    ( 1990 )
    Tentò la fuga in tram
    verso le sei del mattino
    dalla bottiglia di orzata
    dove galleggia Milano
    non fu difficile seguirlo
    il poeta della Baggina
    la sua anima accesa
    mandava luce di lampadina
    gli incendiarono il letto
    sulla strada di Trento
    riuscì a salvarsi dalla sua barba
    un pettirosso da combattimento.
    I polacchi non morirono subito
    e inginocchiati agli ultimi semafori
    rifacevano il trucco alle troie di regime
    lanciate verso il mare
    i trafficanti di saponette
    mettevano pancia verso est
    chi si convertiva nel novanta
    era dispensato nel novantuno
    la scimmia del quarto Reich
    ballava la polka sopra il muro
    e mentre si arrampicava
    le abbiamo visto tutto il culo
    la piramide di Cheope
    volle essere ricostruita in quel giorno di festa
    masso per masso
    schiavo per schiavo
    comunista per comunista.
    La domenica delle salme
    non si udirono fucilate
    il gas esilarante
    presidiava le strade.
    La domenica delle salme
    si portò via tutti i pensieri
    e le regine del tua culpa
    affollarono i parrucchieri.
    Nell'assolata galera patria
    il secondo secondino
    disse a "Baffi di Sego" che era il primo
    si può fare domani sul far del mattino
    e furono inviati messi
    fanti cavalli cani ed un somaro
    d annunciare l'amputazione della gamba
    di Renato Curcio
    il carbonaro
    il ministro dei temporali
    in un tripudio di tromboni
    auspicava democrazia
    con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
    - voglio vivere in una città
    dove all'ora dell'aperitivo
    non ci siano spargimenti di sangue
    o di detersivo -
    a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
    eravamo gli ultimi cittadini liberi
    di questa famosa città civile
    perché avevamo un cannone nel cortile.
    La domenica delle salme
    nessuno si fece male
    tutti a seguire il feretro
    del defunto ideale
    la domenica delle salme
    si sentiva cantare
    - quant'è bella giovinezza
    non vogliamo più invecchiare -.
    Gli ultimi viandanti
    si ritirarono nelle catacombe
    accesero la televisione e ci guardarono cantare
    per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare
    -voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
    con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio
    voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
    per l'Amazzonia e per la pecunia
    nei palastilisti
    e dai padri Maristi
    voi avevate voci potenti
    lingue allenate a battere il tamburo
    voi avevate voci potenti
    adatte per il vaffanculo -
    La domenica delle salme
    gli addetti alla nostalgia
    accompagnarono tra i flauti
    il cadavere di Utopia
    la domenica delle salme
    fu una domenica come tante
    il giorno dopo c'erano segni
    di una pace terrificante
    mentre il cuore d'Italia
    da Palermo ad Aosta
    si gonfiava in un coro
    di vibrante protesta.

    Credo che La Domenica delle salme sia una sorta di critica
    satirico-amara della societa' italiana ed europea di quegli anni (il
    brano e' del 1990). Il pretesto e' dato dal giorno della caduta del
    Muro di Berlino. Innanzitutto Fabrizio, alla luce della caduta del
    muro, simbolo del comunismo, che rappresentava il sogno di
    tante persone, vede la vittoria della societa' borghese occidentale
    neo-fascista,(la scimmia del quarto reich ballava la polka sopra il muro) che riesce a convincere i poveri che e' vita migliore
    lavare le auto dei ricchi occidentali (i polacchi rifacevano il trucco
    alle troie di regime, ricordate quanti lavavetri quell'anno?)
    piuttosto che vivere in condizione di uguaglianza. E quelli che adesso
    si credono liberi sono invece i futuri schiavi dell'Ovest (ridotti
    come gli schiavi della piramide di Cheope, costruita nell'antico
    Egitto), infatti il testo accomuna schiavo e comunista, cioe' abitante
    dell'Est.

    E in quel periodo sembrava che questa caduta potesse, chissa' come,
    risolvere tutti i problemi di poverta' dell'Europa, e tutti si
    lasciavano trasportare dall'ottimismo (il gas esilarante presidiava le
    strade e si porto' via tutti i pensieri). Bellissima, a mio avviso, la
    strofa "Le regine del TUA CULPA affollavano i parrucchieri", ironica
    battuta su quella categoria di piccolo borghesi che si ritiene sempre
    e comunque onesta e non coinvolta in nessun problema..

    Poi viene citato Curcio, punito dallo Stato come esempio per tutti i
    rivoltosi di sinistra ora sconfitti dall'evidenza, reo di aver cercato
    di ribaltare un sistema politico che ora, con le mani sui coglioni,
    cioe' sperando in una buona sorte dal cielo, spera che non si ammazzi
    nessuno ("voglio vivere in una citta' dove all'ora dell'aperitivo non
    ci siano spargimenti di sangue e di detersivo").
    E d'altronde, dice De Andre', attualmente sei libero solo se sei
    armato (lui e suo cugino De Andrade, che se non sbaglio e' un poeta
    anarchico spagnolo, ma non ne sono sicuro). Poi nel brano ritorna
    ancora quella massa di persone che, dietro il "feretro del defunto
    ideale" (il comunismo) si ritrova a godere di una gioia che, invece,
    non sara' corrisposta dai fatti.

    Poi l'accusa ai cantautori, i suoi colleghi, diversa pero'
    dall'Avvelenata di Guccini che conteneva riferimenti personali,
    incolpati di avere fatto i buffoni e i leccaculo invece di sfruttare
    la loro posizione di nuovi messia per dire un bel "Vaffanculo" a
    questa merda di societa'.

    Insomma, alla fine il richiamo alla caduta del muro e a quella "pace
    terrificante" su cui ognuno potra' pensarla come vuole, ma che ci ha
    portato oggi ad avere interventi di pace fatti radendo al suolo gli
    ospedali civili.
    Forse Fabrizio, morendo, si e' risparmiato quest'ulteriore schiaffo
    alla ragione.

    "Mentre il cuore d'Italia
    da Palermo ad Aosta
    si gonfiava in un coro
    di VIBRANTE PROTESTA"


    >...il significato della "Domenicadelle Salme".?

    La domenica delle salme rappresenta, a mio parere, la descrizione della avvenuta restaurazione che ha cancellato le utopie e la tensione verso il cambiamento della societa' propria degli anni 70.
    E' quindi un elenco di fatti ed episodi che hanno caratterizzato gli anni 80 e 90 durante i quali, nell'indifferenza generale del buonismo imperante, sono stati affossati tutti gli ideali e l'impegno
    sociale barattandoli con il vuoto di una tranquillita' terrificante, irreale.

    E cosi' si aggirano personaggi dei disordini politici dei 70, come Curcio, visti alla stregua di carbonari
    di ottocentesca memoria che affrontano il loro calvario in carcere nello stesso modo di un Pellico o un Maroncelli. Il degrado lascia spazio alla rinascita del quarto reich, sia dal punto di vista sociale col rifiorire dei movimenti di destra accompagnati da episodi di violenza (barboni bruciati) sia da quello
    economico con lo strangolamento dei paesi dell'est la loro riduzione a schiavi del ricco occidente.

    Anche i politici si adeguano, fingono impegno con i loro discorsi roboanti, ma in realta' si accomodano nella distensione cambiando nomi dei partiti e rinnegando i loro ideali del passato, ormai
    decisamente fuori moda: lontani anni luce dalla famiglia del mulino bianco e del manager rampante.

    Allo stesso modo anche coloro che avevano cavalcanto la protesta popolare arricchendovisi (i cantanti), nuovi poeti e fautori della cultura popolare di fine millennio rinunciano all'impegno perdendosi in canzonette insignificanti..
    Alla fine alla gente non resta che la vibrante protesta del mugugno visto come il cicaleggio,
    fastidioso ma in fondo irrilevante, ben diverso come efficacia dalle cannonate dell'autore e del suo
    illustre cugino De Andrade.



    Questa è a mio avviso una delle più belle e lungimiranti canzoni di Faber nonchè una fotografia perfetta di quel dato periodo storico...Ho anche riportato un paio di interpretazioni del brano prese da un sito internet. A tal proposito chiedo a voi, amanti( e non )di De Andrè, di dare la vostra(interpretazione).....
    Last edited by yuri gagarin; 08-05-2007, 14:23.
    GUAI AI NEMICI DEL POPOLO
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    Manca qualsiasi accenno di autocritica. Almeno un passo dove si sottolineasse che dietro il muro, dietro i regimi comunisti tutto c'era meno che l'uguaglianza fra le genti....non dimentichiamoci che il comunismo e' imploso al suo interno, non ci sono state violente resistenze...
    Detto questo, la canzone e' bella e invita alla riflessione.
    amate i vostri nemici

    Comment

    • yuri gagarin
      Dall'altra parte del muro
      • 19/06/05
      • 1336

      #3
      Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
      Manca qualsiasi accenno di autocritica. Almeno un passo dove si sottolineasse che dietro il muro, dietro i regimi comunisti tutto c'era meno che l'uguaglianza fra le genti....non dimentichiamoci che il comunismo e' imploso al suo interno, non ci sono state violente resistenze...
      Detto questo, la canzone e' bella e invita alla riflessione.
      Guarda che De Andrè non doveva mica parlare di comunismo.....ha semplicemente descritto quello che era accaduto(il crollo del muro di Berlino) e lo scenario che si sarebbe presentato di lì a poco(e considerando quello che è successo possiamo tranquillamente dire che ci ha preso in pieno).
      Last edited by yuri gagarin; 08-05-2007, 15:07.
      GUAI AI NEMICI DEL POPOLO

      Comment

      • conogelato
        Candle in the wind

        • 17/07/06
        • 66028

        #4
        Certo, come in quasi tutte le sue canzoni. Un grande, non ci piove.
        amate i vostri nemici

        Comment

        • beat
          My
          • 12/05/06
          • 5815

          #5
          Da Passaggi di tempo, Fabrizio De André (Doriano Fasoli):

          Era tutto quello che avevo dentro, e che sentivo di dover dire. È una canzone un po' rabberciata, perché la musica la abbiamo scritta dopo, la abbiamo cucita sopra il testo, e si sente. L'ho scritta in modo piuttosto colto, anche per distanziarla da Don Raffae'. Sciascia diceva che la canzone, per essere utile, deve essere scritta da un uomo di cultura che sappia, però, esprimersi in maniera popolare. Però il disco mi sembrava un po' fragilino, ed allora ho sentito il bisogno di impiegnarmi, e l'ho fatto, svolazzando anche in alto. Ci sono molti riferimenti letterari. Ho voluto anche sfoggiare un po' di cultura, perché in pochi, magari, hanno letto Oswald De Andrade. Ma non è sfoggio in realtà, perché mi è venuta piuttosto spontaneamente: sai, molto dipende dai panni di cui ci si veste quando si scrive. Ti metti nei panni di Don Vito Cacace e ti viene Don Raffae', ti metti nei panni di chi vuol fare poesia e ti viene La domenica delle salme. Quanto al riferimento alla Baggina, non è la prima volta che mi capita di presagire qualcosa nelle mie canzoni.
          Il riferimento a Curcio è preciso. Io dicevo semplicemente che non si capiva come mai si vedevano circolare per le nostre strade e per le nostre piazze, piazza Fontana compresa, delle persone che avevano sulla schiena assassinii plurimi e, appunto, come mai il signor Renato Curcio, che non ha mai ammazzato nessuno, era in galera da più lustri e nessuno si occupava di tirarlo fuori. Direi solamente per il fatto che non si era pentito, non si era dissociato, non aveva usufruito di quella nuova legge che, certamente, non fa parte del mio mondo morale... Il riferimento poi all'amputazione della gamba, voleva essere anche un richiamo alla condizione sanitaria delle nostre carceri.


          Da in Signora Libertà, Signorina Anarchia intervista di Luciano Lanza:

          D. Perché l'avete scritta?
          R. Volevamo esprimere il nostro disappunto nei confronti della democrazia che stava diventando sempre meno democrazia. Democrazia reale non lo è mai stata, ma almeno si poteva sperare che resistesse come democrazia formale e invece si sta scoprendo che è un'oligarchia. Lo sapevamo tutti, però nessuno si peritava di dirlo. È una canzone disperata di persone che credevano di poter vivere almeno in una democrazia e si sono accorte che questa democrazia non esisteva più.
          D. È dunque un atto d'accusa.
          R. Sicuramente, e lo è anche nei nostri confronti. C'è una tirata contro i cantautori che avevano una voce potente per il vaffanculo, e invece non l'anno fatto a tempo debito. Io credo che in qualche maniera la canzone possa influire sulla coscienza sociale, almeno a livello epidermico, Noto che ci sono tante persone che vengono nel camerino alla fine di ogni spettacolo e che mi dicono: siamo cresciuti con le tue canzoni e abbiamo fatto crescere i nostri figli con le tue canzoni. E non so fino a che punto sia una cosa giusta. Credo che in qualche misura le canzoni possano orientare le persone a pensare in un determinato modo e a comportarsi di conseguenza.




          Che dire.. è De Andrè. Profetico riferimento alla Baggina di Milano, che divenne poi famosa, poco dopo partì la prima denuncia di tangentopoli, alla scimmia del quarto reich che testimonia la preoccupazione per i rigurgiti neonazisti in germania e in europa, la piramide di Cheope "Un monumento aberrante e inutile, direi berlusconiano" ricostruito in un giorno di festa schiavo per schiavo/ comunista per comunista. Chiaro riferimento a Curcio, carbonaro in carcere, non assassino non pentito.
          Riferimento a Pietro Maroncelli raccontando l'amputazione di una gamba, una denuncia alle condizioni sanitarie del carcere in Italia.
          E poi tagliente e chiarissima critica ai colleghi cantautori: Voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio con i pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti per l'Amazzonia e per la pecunia nei palastilisti e dai padri Maristi voi avevate voci potenti lingue allenate a battere il tamburo voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo.
          E in tutto ciò viene trascinato via il cadavere di Utopia, accompagnata dai cori irresponsabili di chi si copre gli occhi ancora e canta spensierato: "quant'è bella giovinezza / non vogliamo più invecchiare" e in sottofondo il suono debole di una sirena. Una pace terrificante.

          E poi.. le cicale.
          Assordanti..

          Canzone assordante.
          Last edited by beat; 08-05-2007, 15:12.
          [SIZE="1"]Non pi

          Comment

          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #6
            Bianca, tu che lo conosci bene, puoi dire se dai suoi testi traspare un "prima" e un "dopo" rapimento in Sardegna? Voglio dire...quell'esperienza lo ha segnato?
            amate i vostri nemici

            Comment

            • yuri gagarin
              Dall'altra parte del muro
              • 19/06/05
              • 1336

              #7
              Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
              Bianca, tu che lo conosci bene, puoi dire se dai suoi testi traspare un "prima" e un "dopo" rapimento in Sardegna? Voglio dire...quell'esperienza lo ha segnato?

              Ascolta il brano "Hotel Supramonte".
              GUAI AI NEMICI DEL POPOLO

              Comment

              • beat
                My
                • 12/05/06
                • 5815

                #8
                Beh, intanto ti invito ad ascoltare Hotel Supramonte. Nel 91 alla presentazione del disco disse "Parla di un sequestro di persona. Che poi non è finito tanto male." Punto. (grandioso ).
                Da par mio, ho appena finito di leggere Doppio lungo addio, in cui Bubola, che scrisse con lui il testo, ne parla. Bubola (poveri collaboratori, il loro nome non viene mai ricordato) aveva abbozzato "Hotel Miralago" un testo ispirato al rapporto turbinoso con la sua fidanzata del momento. Quando si incontrarono dopo il sequestro e Fabrizio l'ascoltò gli propose di lavorarci su con lui "incrociando i nostri ricordi, come due pittori che lavorano alla stessa parete", e così fu.
                Molte immagini in effetti sono sovrapposte. "Una donna in fiamme e un uomo solo" per esempio si riferisce a Bubola e la sua donna, l'uomo solo e la donna un pò "strega-martire".
                Ad ogni modo ci sono parecchi riferimenti diretti al sequestro. Per esempio la paura di Dori di mostrare ai carcerieri lo smalto rosso sulle unghie dei piedi e l'ironia di Fabrizio quando raccontava che uno dei suoi carcerieri parlava con la erre moscia come Guccini.

                Quindi sì, immagino fosse segnato (tutto ti segna e ti forma in fondo). Ma De Andrè a sentire i suoi collaboratori ne è uscito più entuasiasta di prima, raccontano fosse come un torrente di idee, ispiratissimo. Infatti l'Indiano fu un grande album.

                Siamo Ot Se la cosa ti interessa particolarmente si può continuare via pm.
                [SIZE="1"]Non pi

                Comment

                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66028

                  #9
                  A me paiono riflessioni attinenti, continuiamo qui. Il rapporto Fabrizio-Dori fu cementato dalla prigionia? Ne parla in qualche canzone?
                  amate i vostri nemici

                  Comment

                  • beat
                    My
                    • 12/05/06
                    • 5815

                    #10
                    A proposito di Domenica delle Salme e di collaboratori dimenticati: questa è stata scritta con Mauro Pagani, etnomusicologo.
                    Questa canzone è un fiume di parole ma è (proprio per privilegiare il testo) molto essenziale strumentalmente, solo chitarra violino e kazoo.
                    Last edited by beat; 08-05-2007, 15:57.
                    [SIZE="1"]Non pi

                    Comment

                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #11
                      E suo figlio Cristiano? Ne ricalca le orme secondo te?
                      amate i vostri nemici

                      Comment

                      • beat
                        My
                        • 12/05/06
                        • 5815

                        #12
                        Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                        A me paiono riflessioni attinenti, continuiamo qui. Il rapporto Fabrizio-Dori fu cementato dalla prigionia? Ne parla in qualche canzone?
                        No, era riservato e soprattutto non così esplicito.
                        [SIZE="1"]Non pi

                        Comment

                        • beat
                          My
                          • 12/05/06
                          • 5815

                          #13
                          Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
                          E suo figlio Cristiano? Ne ricalca le orme secondo te?
                          Ci prova.. diciamo.
                          A me personalmente non piace. E purtroppo non mi piace nemmeno Bubola, i testi sono stupendi ma per il resto mi fa accapponare la pelle.
                          Cristiano comunque iniziò prestissimo a collaborare con il padre, qualcosa ce l'ha messo anche lui nei suoi dischi. Con lui canta "Cose che dimentico" e l'ha anche aiutato stendere il testo se non sbaglio. Molto bella.
                          [SIZE="1"]Non pi

                          Comment

                          • EVOKar
                            Stronzo chi legge!!
                            • 08/12/06
                            • 5337

                            #14
                            Ma prima della caduta del muro dov'era De andr
                            [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

                            Comment

                            • mat
                              Il Magnifico
                              • 20/05/05
                              • 17786

                              #15
                              La domenica delle salme è una delle canzoni di De Andrè che più mi ha colpito la prima volta che l'ho sentita.
                              Ancora adesso quando sento la versione live mi vengono i brividi...
                              E' una canzone straziante, cruda, essenziale che non concede nulla a chi l'ascolta, una poesia dolorosa e intima...
                              Moderatore Debate Square

                              "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                              - P. Conte -


                              Angst essen Seele auf

                              Comment

                              Working...