[QUOTE=yuri gagarin;663643]Io c'ero(e per fortuna sono kru-muay thai)....e cmq, come faceva giustamente notare nemo, non hai detto praticamente nulla sul massacro infame della scuola diaz ma d'altronde ti capisco: sei sempre uno sbirro( il che
Alla scuola Diaz fu un massacro
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[QUOTE=Solomon Kane;664490]Il mio post voleva essere una risposta alle domande di Adrian Maldonado.
Forse avrei dovuto mandargli un messaggio privato...va beh.
Se non ho detto niente sulla DiazGUAI AI NEMICI DEL POPOLO
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Perchè c'era qualcosa da rispondere?Originariamente Scritto da Acquerapide Visualizza MessaggioLe provocazioni a cui (giustamente, a mio parere) Solomon non rispondeva erano queste, Mat...
Secondo me dire "non c'ero quindi non posso prendere posizione" è un modo per non prendere posizione nemmeno di fronte a quanto dichiarato da un suo superiore (non da Indymedia).
Mi sembra un sotterfugio.
Onestamente faccio anche fatica a capire il senso di questa tua difesa d'ufficio come unico contributo alla discussione.Last edited by mat; 15-06-2007, 19:24.Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
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Gianni De Gennaro
GENOVA - Induzione e istigazione alla falsa testimonianza. La recente iscrizione nel registro degli indagati del prefetto Gianni De Gennaro sarebbe legata ad un'indagine aperta nel corso del processo per lo sciagurato blitz nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova. Un'indagine tesa a dimostrare che i vertici della Polizia di Stato si sarebbero messi d'accordo per raccontare in tribunale un'altra "verità", molto più comoda, sulla sanguinaria irruzione del 21 luglio 2001.
Un piano a tavolino per scagionare alcuni e scaricare le colpe sui rimanenti. Le accuse della locale Procura a De Gennaro sono conseguenza del fascicolo per la "falsa testimonianza" di Francesco Colucci, che sei anni fa era questore nel capoluogo ligure.
Lo scorso 3 maggio Colucci era stato interrogato in aula, e di fronte alle domande dei pm era caduto in un'imbarazzante serie di contraddizioni, "non ricordo" e silenzi. Cambiando versione rispetto a quanto dichiarato subito dopo il G8 aveva indirettamente alleggerito la posizione del prefetto, che da Roma sembrava non aver avuto alcun ruolo nell'operazione.
Alcuni giorni più tardi il questore ha ricevuto un avviso di garanzia per le presunte bugie raccontate. Bugie che gli sarebbero state suggerite dallo stesso De Gennaro. Il mese passato i pubblici ministeri avevano in programma di ascoltare anche il capo della polizia sul blitz alla Diaz, ma all'improvviso l'appuntamento in tribunale era saltato. Con il senno di poi, è facile ritenere che non abbiano voluto convocare in pubblico il prefetto perché sarebbero stato costretti a rivelargli che era ufficialmente indagato in un altro procedimento. L'avviso di garanzia gli è comunque arrivato - l'undici giugno - perché gli inquirenti hanno deciso di sentirlo nei loro uffici, assistito da un avvocato: De Gennaro ha chiesto e ottenuto di differire l'incontro a data ancora da destinarsi.
Tutto ruoterebbe intorno alla presenza alla scuola Diaz, quella notte da dimenticare, dell'uomo che allora era l'addetto stampa del capo della polizia: Roberto Sgalla. Interrogato dai pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, nell'ottobre del 2001 Francesco Colucci raccontò che subito dopo aver deciso la perquisizione dell'istituto - e prima ancora di farvi irruzione - ricevette una telefonata da De Gennaro, che durante il vertice non si era mosso da Roma: "Mi disse di avvertire Sgalla". Era mezzanotte, l'addetto stampa a sua volta chiamò giornali e televisioni: c'era aria di arresti, di riscatto. Dopo due giorni di guerriglia urbana le forze dell'ordine volevano dimostrare di avere ripreso in pugno la situazione. E il prefetto coordinava l'operazione.
Interrogato nel dicembre 2002 dalla Procura di Genova, De Gennaro smentisce la versione del questore: "Prendo atto che il dottor Colucci ha riferito che avrei dato disposizioni di avvisare il dottor Sgalla. Credo che ricordi male. Ricordo bene invece che raccomandai il giorno dopo misura, prudenza e sobrietà nel dare notizia sull'evento". Sei anni più tardi, nel corso del processo che vede imputati 25 tra agenti e superpoliziotti, Colucci ci ripensa: "Fui io a chiamare Sgalla: lo giuro davanti a Dio e allo Stato italiano".
Scatta l'iscrizione nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Poco dopo l'apertura del nuovo fascicolo, ecco il secondo indagato: Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato e indotto un suo subalterno a raccontare l'"altra" verità sulla Diaz.
(20 giugno 2007)GUAI AI NEMICI DEL POPOLO
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Originariamente Scritto da sagittario78 Visualizza Messaggiole chiamate situazioni a rischio queste ?!
infatti...good point sagittario!
se poi si pensa che nella caserma di bolzaneto ha dato persino il suo ehmm ... "contributo" il medico Toccafondi
Last edited by Special_K; 22-06-2007, 12:25.L'incompetenza si manifesta con l'uso di troppe parole. [E.Pound]
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e dopo Di Gennaro
...individuato il successore...File AllegatiLast edited by mat; 23-06-2007, 17:22.Moderatore Debate Square
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Abuso d'ufficio?
Qualche immagine delle conseguenze dell' "abuso d'ufficio"...Moderatore Debate Square
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Quindici condanne e trenta assoluzioni. Dopo nove ore e mezza di camera di consiglio il tribunale di Genova ha emesso una sentenza per i fatti di Bolzaneto, la caserma in cui, nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8. Le pene variano da cinque mesi a cinque anni, la più severa è stata inflitta ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria. Il tribunale ha inoltre condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. I giudici hanno assegnato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva da 2.500 a 15.000 euro.
“Nella sostanza l’accusa di abuso d’autorità è stata riconosciuta. Inoltre è stata riconosciuta la responsabilità di diversi imputati. Qualcosa di grave è successo”, ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati, che ha sostenuto l’accusa insieme con Patrizia Petruzziello, dopo la lettura della sentenza. “Il tribunale”, ha proseguito, “ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente è un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un’istruttoria che ci ha impegnato per anni”.
Secondo l’accusa a Bolzaneto sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella “caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano trattamenti inumani e degradanti”. L’accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l’art.323 (abuso d’ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, abuso d’autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009.
Nel “girone infernale”, descritto dai pm, c’erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata. Le ragazze erano chiamate “puttane” come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: “Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento”. C’è poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. “Gli agenti mi hanno preso in giro”, ha raccontato al processo, “per la mia bassa statura, insultandomi”. Il pm ha ricordato che Massimiliano per un’ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi.
Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l’anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell’ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò: “Vai pure a morire in cella”.
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