Giovani e droghe!

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  • MaryCarmen
    Opinionista
    • 27/09/06
    • 226

    #1

    Giovani e droghe!

    Oggi in tv il telegiornale
    37
    Si,
    0%
    37
  • MaryCarmen
    Opinionista
    • 27/09/06
    • 226

    #2
    Per prima non ne ho mai fatto uso. Troppa paura ...

    Comment

    • AdrianMaldonado
      Vostra Balordit
      • 15/09/05
      • 12168

      #3
      Spinello? Ahhaahhahahahaaahhahahahahahaha
      Fosse solo quello...
      Au revoir, Adrian Maldonado.

      Mi prude una palla.

      Non vi curate di Lei, continuate pure a mandarmi pics.

      Bella.

      Comment

      • AdrianMaldonado
        Vostra Balordit
        • 15/09/05
        • 12168

        #4
        Ma aspetta almeno la risposta di quelcuno!
        Au revoir, Adrian Maldonado.

        Mi prude una palla.

        Non vi curate di Lei, continuate pure a mandarmi pics.

        Bella.

        Comment

        • beat
          My
          • 12/05/06
          • 5815

          #5
          Comunque non è detto che tra la marea di gente che ha provato una volta, ce ne siano molti che lo fanno abitualmente.
          [SIZE="1"]Non pi

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          • nightfly
            * little wing *
            • 09/06/07
            • 661

            #6
            Be', lo spinello, sinceramente, credo che sia universale... o i tempi sono cambiati anche in questo, grazie ai papa boys?
            [I][SIZE="1"]Quello che la realt

            Comment

            • Gloucester
              Opinionista
              • 29/03/06
              • 5314

              #7
              In una societ

              Comment

              • beat
                My
                • 12/05/06
                • 5815

                #8
                E se poi i drogati si mangiano quelli sani?

                Beh, sempre selezione è.
                [SIZE="1"]Non pi

                Comment

                • nightfly
                  * little wing *
                  • 09/06/07
                  • 661

                  #9
                  Originariamente Scritto da beat Visualizza Messaggio
                  E se poi i drogati si mangiano quelli sani?
                  [I][SIZE="1"]Quello che la realt

                  Comment

                  • Gloucester
                    Opinionista
                    • 29/03/06
                    • 5314

                    #10
                    Originariamente Scritto da beat Visualizza Messaggio
                    E se poi i drogati si mangiano quelli sani?
                    In tal caso otterremo l'affermazione di una generazione di tossicodipendenti la cui progenie, a patto di sopravvivere ad eventuali malformazioni, avrà grandi chances di sviluppare una straordinaria resistenza agli stupefacenti. E poi vuoi mettere lo spettacolo di debordanti ciccioni occidentali che si azzannano per la collottola in preda ad allucinazioni psichedeliche ?
                    Last edited by Gloucester; 29-06-2007, 00:59.

                    Comment

                    • Cornolio
                      hep
                      • 28/09/04
                      • 20779

                      #11
                      [quote=Qfwfq;678647]In una societ

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                      • iron_maiden89b
                        • 29/09/04
                        • 18917

                        #12
                        Io trovo molto più stupido fumare sigarette che spinellli

                        Comment

                        • Cornolio
                          hep
                          • 28/09/04
                          • 20779

                          #13
                          Guarda, tipicamente, sull'effetto immediato, le sigarette sono molto più produttive. Molto meglio inserite nel contesto moderno in cui ci troviamo.
                          Stimola la produzione di dopamina e scarica lo stress.
                          Non lo trovo così diverso dal bere il caffè (anche la caffeina attiva processi dopaminergici) quotidianamente, anche se chiaramente gli effetti sulla "prestazione" sono diversi.
                          La sigaretta è produttiva, la caffeina è produttiva.

                          Mentre tipicamente fumarsi 1/2 canne durante la giornata ci rende parzialmente inabili alle attività della vita moderna.
                          La canna non è produttiva.

                          In questo senso, al di là dei danni alla salute (cervello, che poi senza caffeina non riuscirà a fare un cazzo, e senza nicotina andrà in astinenza. resto del corpo mi pare sia ben noto), le prime due sostenze ti aiutano a sottometterti ai ritmi moderni, ad un certo sistema, un certo stato di cose.
                          Le droghe leggere? Dipende da come le prendi. Non tutti sono in grado, è facile abbandonarcisi

                          Meglio morire a 40 anni per overdose, ma magari avendo scoperto ciò che si voleva vivere nella propria vita, o a 60 di tumore ai polmoni dopo aver fatto una vita di lavoro/casalinga magari non voluta e guidata da volontà altrui?

                          E' facile trovare la propria via senza una sostanza o quell'altra? Anche i cibi compensano in modo non così dissimile dalla sigaretta o dalla birretta o cannetta.
                          Anche guardarsi telefilm uno dietro l'altro. Anche fantasticare. Tante cose.

                          Bisognerebbe trovare un equilibrio. Accogliere i colpi, le sofferenze, senza adagiarsi a qualsivoglia scappatoia. Ma non è facile. Devono togliertela la scappatoia, perchè non la si usi.

                          Ed è per questo che è molto facile trovare persone che si abbandonano ad un "sottosistema" o all'altro. Abbracciano un modo di vivere non perfetto per sè stessi, ma più adatto a sè di altri.
                          Qualcuno dirà che il sessantenne che muore di tumore (manager?) sarà presumibilmente più produttivo del quarantenne (fancazzista?) che muore di overdose. Il primo olio, il secondo sabbia negli ingranaggi del sistema.

                          E chi, mi chiedo, chi può dire quale sia il migliore tra i due? E' relativo, relativo al sistema.
                          Qualcuno dirà che il quarantenne voleva cambiare il sistema. O, se non voleva, è comunque un fardello, un peso, e che quindi anche nolente partecipa al tentativo di distruzione. Perchè il sistema giusto non è questo e va cambiato inceppandolo.
                          Qualcuno dirà che il quarantenne impedisce il progredire della nostra società, lo sviluppo del sistema, il suo cambiamento in meglio "passo passo".

                          Chi può dire quale dei due abbia ragione? Le rivoluzioni sono più distruzione o passo lungo del cambiamento graduale?

                          Non è facile sapere ciò che è giusto. E' molto più facile arrendersi nella ricerca quando si trova una posizione, un'ideale, una filosofia, una religione, un modo di vivere, che più si adatta al nostro sentire.

                          E, in un modo o nell'altro, facciamo tutti inevitabilmente parte del sistema, e questo non è negativo nè positivo. E' e basta

                          Comment

                          • errezerotre
                            shake your mind!
                            • 18/01/07
                            • 3679

                            #14
                            Riporto dal più grande trattato italiano di psichiatria (cassano):

                            Concordo al 100%

                            IL PROBLEMA DELLA LEGALIZZAZIONE DELLA
                            MARIJUANA E DELLE COSIDDETTE DROGHE LEGGERE
                            La liberalizzazione delle “droghe leggere” costituisce un
                            argomento di squisita pertinenza politica. È infatti competenza
                            del legislatore interpretare i dati obiettivi relativi ad
                            un qualsiasi problema in base al contesto socioculturale
                            nel quale opera. Tuttavia, l’argomento è così ricco di suggestioni
                            da dividere anche il mondo scientifico, nonostante
                            la rilevanza dei dati sperimentali e clinici esistenti. I termini
                            leggero o pesante riferiti ad un farmaco non appartengono
                            alle categorie della farmacologia, per cui la definizione
                            droghe leggere, così consolidata nell’opinione pubblica,
                            è priva di rilevanza scientifica. L’attributo “leggero”, riferito
                            alle sostanze di abuso che inducono una lieve tolleranza
                            e dipendenza, è fuorviante. LSD e psilocibina, potentissimi
                            allucinogeni, producono tachifilassi dopo due somministrazioni
                            consecutive. La conseguenza di questo effetto ne
                            preclude l’uso continuato e, quindi, l’induzione di dipendenza.
                            Ma, essendo note le potenziali conseguenze di una
                            intossicazione da psilocibina o LSD, nessuno le classificherebbe
                            come droghe leggere. Neppure il grado di accettazione
                            sociale è utile per distinguere fra droghe leggere e
                            pesanti, come dimostra la diffusione di una sostanza della
                            pericolosità dell’alcol. Per cui, per affrontare il problema
                            della legalizzazione è più corretto fare diretto riferimento a
                            nicotina, caffeina e D9-tetraidrocannabinolo (D9-THC),
                            cioè ai principi attivi del tabacco, caffè e marijuana rispettivamente.
                            Caffè e tabacco sono di libero uso ed eventuali
                            restrizioni sul fumo nei locali pubblici, ancorché esistenti,
                            sono spesso disattese senza gravi conseguenze per i trasgressori.
                            Ricordare i danni da tabacco e il dispendio di risorse
                            economiche e umane che questi danni arrecano è
                            però utile; infatti, sottolinea il ruolo del politico nella mediazionefra la rigidità dei dati obiettivi relativi ad un problema
                            e le istanze socioculturali che lo alimentano. Il contenzioso
                            sulla liberalizzazione delle “droghe leggere” si restringe
                            alla liberalizzazione dell’uso della cannabis o marijuana
                            e dei suoi derivati. Nel mondo scientifico non dovrebbero
                            esistere posizioni ideologiche o preconcette a favore
                            o contro questa eventualità; ma è frequente che, a seconda
                            del contesto nel quale è espresso, il punto di vista
                            del tecnico si presti a interpretazioni di parte. Non esiste
                            un effetto negativo della marijuana che, ancorché grave per
                            chi lo presenta, sia generalizzabile a chiunque ne faccia
                            uso sia cronico che saltuario. L’immensa variabilità interindividuale
                            alla base di questo fenomeno diviene un’arma efficacissima
                            nell’attenuare il valore di deterrente di qualsia-si dato sulla tossicità di questa sostanza. Per questi motivi,
                            in un confronto dialettico, un esperto in farmaci di abuso
                            potrebbe sostenere con eguale probabilità di successo sia il
                            punto di vista della liberalizzazione che quello del proibizionismo.
                            Per quanto riguarda la tossicità acuta da cannabis occorre
                            ricordare che, pur trattandosi di una sostanza le cui proprietà
                            sono note da oltre tremila anni, non risulta un solo
                            caso di morte attribuibile con certezza alla sola cannabis.
                            Gli effetti acuti della marijuana riguardano prevalentemente
                            l’apparato cardiocircolatorio, gastrointestinale, immunocompetente
                            e il sistema nervoso centrale (SNC). Chi fuma
                            cannabis rischia extrasistoli e lievi modificazioni del tracciato
                            ECG, attribuibili al maggior consumo di ossigeno da
                            parte del miocardio. Crisi di angor sono possibili in soggetti
                            a rischio. Gli effetti sulla pressione arteriosa sistemica sono
                            meno uniformi. Più frequenti, per dosi medio-alte, i casi di
                            ipotensione ortostatica e lipotimia. Nonostante le proprietà
                            antiemetiche, i cannabinoidi acutamente possono provocare
                            nausea e vomito, specie se associati ad alcool. Inoltre, sono
                            stati descritti frequenti casi di diarrea. Sull’apparato immunitario
                            umorale e cellulo-mediato i dati disponibili non
                            hanno significato clinico, in quanto le riduzioni di funzionalità
                            riscontrate sono di breve durata e reversibili e, comunque,
                            sempre riferite a concentrazioni di principio attivo
                            superiori di diversi ordini di grandezza rispetto a quelle necessarie
                            per ottenere gli effetti centrali ricercati da chi ne
                            abusa. Fumatori abituali di marijuana riferiscono, anche per
                            basse dosi, un aumento del tono dell’umore, euforia, senso
                            di benessere e rilassamento. L’aumento delle dosi può comportare
                            la comparsa di disturbi motori (tremori, lieve incoordinazione
                            motoria), delle capacità percettive sensoriali
                            e delle capacità cognitive. Pertanto, le risposte di un individuo
                            sottoposto a complessi test associativi, che richiedono
                            attenzione e coordinazione motoria, possono apparire inadeguate.
                            Nella guida simulata, ad esempio, deficit prestazionali
                            sono evidenti soprattutto nelle situazioni più complesse,
                            anche se attenuati dalla tendenza del soggetto a ridurre la
                            velocità di guida. Talvolta, i disturbi descritti sono complicati
                            da uno stato ansioso, la cui insorgenza e/o intensità
                            sembra condizionata da particolari contesti ambientali e
                            può assumere il carattere di un attacco di panico. L’evidenza
                            clinica esclude l’esistenza di una “psicosi da cannabis”.
                            Si ritiene, piuttosto, che la cannabis possa scatenare e/o aggravare
                            una preesistente patologia psichiatrica.
                            Chi fuma abitualmente marijuana ha effetti sul sistema riproduttivo
                            quali l’abbassamento del tasso plasmatico di testosterone,
                            che sembra essere transitorio, ed alterazioni
                            delle cellule spermatiche, sia quantitative che qualitative,
                            che sembrano funzionalmente irrilevanti. Nella donna, l’uso
                            cronico di marijuana, durante la gravidanza, può provocare
                            diminuzione di peso alla nascita dei neonati, di entità
                            proporzionale al consumo giornaliero. Inoltre, bisogna ricordare
                            che il D9-THC si è rilevato mutageno in vitro e teratogeno
                            in vivo solo per concentrazioni tissutali che eccedono
                            di gran lunga quelle raggiungibili nei consumatori
                            abituali. Questi effetti, presumibilmente legati a meccanismi
                            di interazione fisico-chimica con i fosfolipidi di membrana,
                            potrebbero essere causa di malformazioni alla nascita.
                            Le alterazioni a carico dell’apparato respiratorio ed i
                            rischi correlati sono del tutto sovrapponibili a quelli relativi
                            al fumo di tabacco. Tuttavia, considerando la differente
                            tecnica di aspirazione, la potenzialità di rischio riferita alla
                            cannabis risulta circa quattro volte superiore. Il significato
                            scientifico e l’esistenza della sindrome amotivazionale rimane
                            dubbia. Deve, infine, essere ricordato il potenziale
                            terapeutico dei cannabinoidi.Categorie quali più o meno efficace, più o meno tossico,
                            provvisto di un indice terapeutico più o meno favorevole
                            sono familiari al farmacologo, che valuta l’efficacia e la tossicità
                            di un farmaco in base a dati statistici di riproducibilità
                            di effetti clinicamente utili o dannosi. Altre forme di
                            comparazione sono meno certe e, spesso, arbitrarie e facilmente
                            portano a confusione fra dati obiettivi e opinioni
                            personali. È più pericoloso guidare quando si è assonnati o
                            nella dimensione vagamente onirica prodotta da una sigaretta
                            di marijuana? Come ottenere dei dati confrontabili su
                            un tale quesito e capaci di consentire una valutazione
                            obiettiva? Il farmacologo descrive come “sindrome neurolettica”
                            gli effetti acuti di cloropromazina e aloperidolo su
                            un soggetto normale, ma come intossicazione acuta i sintomi
                            prodotti dal D9-THC, in quanto privi per ora di un significato
                            terapeutico. Queste limitazioni semantiche non
                            possono essere considerate come valutazioni di tipo eticopolitico,
                            in quanto sono espressione di rigore e, forse, limiti
                            metodologici. Per il farmacologo, una sostanza farmacologicamente
                            attiva è valutabile per i suoi effetti sull’uomo
                            solo in termini di utilità nell’impiego in clinica. Se tale impiego
                            non è previsto, qualunque effetto è visto in termini di
                            perturbazione di una funzione diversamente in equilibrio.
                            In questi termini gli effetti acuti della cannabis e dei suoi
                            derivati non possono essere considerati sullo stesso piano
                            di una serata al concerto o in discoteca, cioè come un momento
                            di distrazione e relax, ma come conseguenza di alterazioni
                            farmacologiche di apparati specifici. I suoi effetti
                            cronici possono essere paragonati a quelli del fumo di tabacco
                            per quanto riguarda il rischio di tumori polmonari,
                            ma non per altre possibili patologie riguardanti il SNC e
                            l’apparato cardiovascolare. Ancora più lontana dalle competenze
                            del farmacologo è una valutazione dei danni socioeconomici
                            conseguenti al proibizionismo in confronto a
                            quelli sanitari conseguenti alla liberalizzazione di una sostanza
                            di abuso, sia essa la cannabis o l’alcool. Anche in tale
                            valutazione facilmente si mescolano criteri estranei agli
                            aspetti sanitario ed economico, cioè principi di salvaguardia
                            di costumi radicati, di necessità di inviare segnali politici
                            precisi. L’uso strumentale del dato farmacologico è corretto
                            nella dimensione politica, non lo è se attuato dallo
                            specialista.


                            Ps: tristemente, la selezione sociale favorisce chi fa uso di droghe

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                            • errezerotre
                              shake your mind!
                              • 18/01/07
                              • 3679

                              #15
                              [QUOTE=Qfwfq;678655]In tal caso otterremo l'affermazione di una generazione di tossicodipendenti la cui progenie, a patto di sopravvivere ad eventuali malformazioni, avr

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