Originariamente Scritto da carondimonio
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Si chiama rischio d'impresa ed è uno dei capisaldi dell'economia liberal-capitalistica.
La loro attività non dovrebbe essere quella di scoprire nuovi o vecchi autori e pubblicandoli prendersi il rischio di un successo o di un fiasco?
Questo in base al valore dell'opera non alla disponibilità o meno dell'autore di sborsare a proprie spese parte dei costi iniziali.
Forse io sono rimasto fermo ad una concezione arcaica dell'editoria e delle case editrici che avevano nei loro comitati scientifici o di lettura veri letterati o di editori che si misero contro tutti pubblicando autori "proibiti", tipo Giangiacomo Feltrinelli quando decise di pubblicare in Italia il Dottor Zivago.
O Einaudi quando pubblicò "Tiro al piccione" di Rimanelli.
E' aberrante il principio in sè di un artista che deve pagare per essere divulgato.
E' come l'avvocato che per difendere un cliente prestigioso lo paga anzichè essere lautamente pagato (perchè bravo) o defenestrato (perchè incapace).

sostengono costi non indifferenti per la pubblicazione. I colossi, poi, accettano quasi esclusivamente lavori su commissione. In genere chi mangia di più è l'agenzia letteraria che si fà promotrice dei neo scrittori e vanta rapporti diretti con i redattori. I prezzi variano secondo le tirature.
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