Ma l'ho capito, ma stiamo a ripetere la stessa cosa da una decina di post
Le case editrici fanno pagare per tutelarsi (non sempre le case editrici si chiamano Mondadori o Rizzoli) e anche per ridurre la domanda di pubblicazioni ("sei sicuro sicuro di voler pubblicare sto libro? anche se lo approviamo poi ti costa, penzaci")
Quindi le case editrici sono poco più che delle tipografie?
Per me è come un piccolo rimborso spese, che non copre il totale. Poi bisogna vedere quante copie stampano o meno. Naturalmente è ovvio che se incontrano il futuro Tom Clancy italiano i soldi non glie li faranno versare, però è giusto anche che si prendano quanto ritengono giusto per premonirsi in caso di fallimento del libro. Purtroppo è scontato che non possono dare fiducia a tutti, sarebbe un rischio troppo grande, specie per le case editrici piccole o medio-piccole.
Aprire una casa editrice è un impresa ad alto rischio. Per guadagnare in modo soddisfacente le copie vendute devono essere davvero molte altrimenti devi chiudere o avere alle spalle molti soldi.
L’unico esempio veramente di successo degli ultimi anni di una nuova casa editrice credo sia l’italiana Voland.
Ha fatto scelte intelligenti e produttive. Io ci sto pensando da un po’ di tempo e proprio seguendo la storia della Voland mi sono resa conto che come prima cosa bisogna associarsi per avere più forza e potersi concedere delle scelte che non siano solo di mercato.
Io credo che lavorerò in questo senso con uno sguardo particolare alla specializzazione.
Ad esempio gli scrittori emergenti irlandesi sono una rivelazione di cui ben presto si accorgerà anche l’editoria italiana e mi interessano molto anche quelli dei paesi dell’est Europa e dell’estremo oriente.
Comment