Buongiorno, oggi è il 10 febbraio;
il giorno deputato a "giorno della memoria" per il ricordo di quanto avvenuto in Istri, Fiume e Dalmazia tra il 1943 ed il 1947.
Cos'è avvenuto?
E' successo che gli italiani residenti inquelle zone subirono un imponente persecuzione etnica, culminata nel tentativo di etnocidio protrattosi fin'ora in veste di negazionismo.
In quegli anni (stando a quando accertato dalla commissione mista italo-slovena) furono rastrellati, deportati ed in seguito uccisi 20.000 civili, in quanto ritenuti etnicamente italiani e socialmente significativi (sindaci, maestri etc..., i primi che devi far sparire se vuoi rimuovere la coscienza collettiva di un popolo); parallelamente a questi fatti la gran parte degli italiani residenti in Istria, Fiume e Dalmazia scelsero gioco forza di lasciare la propria casa e la propria città. 350.000 sono quelli che chiesero asilo in Italia. Ad esempio mia madre naque in un campo profughi nel territorio comunale di Venezia.
Prima ho detto commissione mista italo-slovena; già perchè la posizione ufficiale della repubblica di Croazia (ricorderete le vicende di un anno fa tra Napolitano ed il suo omologo croato) è che tali fatti non siano avvenuti affatto.
Tale tesi negazionista sostiene che nelle regioni di cui sopra non siano stati residenti in alcuna epoca italiani, se non in numero irrisorio e solamente come "occupanti temporanei" prima al soldo di Venezia, poi di Napoleone, poi degli Asburgo (incredibilmente descritti come filoitaliani) infine di Mussolini.
Dunque anche l'esodo risulta agli storici croati non aver affatto avuto luogo.
Al limite segnalano l'espatrio di "croati" in fuga dal comunismo.
Il processo di croatizzazione di ogni memoria culturale italiana in Istria e Dalmazia continua tuttora e non fa che perpetrare il tentativo di etnocidio iniziato tanti anni fa; ed ora è impossibile trovare degli studiosi croati (ad eccezione ovviamente di quelli estratti dalla minoranza etnica italiana, come ad esempio Giacomo Scotti) che parlino anche solo di "tracce" di cultura italiana nell'Adriatico orientale, e vengono "croatizzati alla memoria" tutti gli intellettuali italiani dalmati o istriani, come ad esempio Nicolò Tommaseo, Pietro Bembo, Fausto Veranzio, Giovanni Francesco Fortunio, Francesco Patrizi (paradossalmente tra i padri della lingua italiana).
Scrivo questo intervento perchè non mi va che tanta cultura e tanta storia (che è la mia ed anche la vostra) venga cancellata per sempre.
il giorno deputato a "giorno della memoria" per il ricordo di quanto avvenuto in Istri, Fiume e Dalmazia tra il 1943 ed il 1947.
Cos'è avvenuto?
E' successo che gli italiani residenti inquelle zone subirono un imponente persecuzione etnica, culminata nel tentativo di etnocidio protrattosi fin'ora in veste di negazionismo.
In quegli anni (stando a quando accertato dalla commissione mista italo-slovena) furono rastrellati, deportati ed in seguito uccisi 20.000 civili, in quanto ritenuti etnicamente italiani e socialmente significativi (sindaci, maestri etc..., i primi che devi far sparire se vuoi rimuovere la coscienza collettiva di un popolo); parallelamente a questi fatti la gran parte degli italiani residenti in Istria, Fiume e Dalmazia scelsero gioco forza di lasciare la propria casa e la propria città. 350.000 sono quelli che chiesero asilo in Italia. Ad esempio mia madre naque in un campo profughi nel territorio comunale di Venezia.
Prima ho detto commissione mista italo-slovena; già perchè la posizione ufficiale della repubblica di Croazia (ricorderete le vicende di un anno fa tra Napolitano ed il suo omologo croato) è che tali fatti non siano avvenuti affatto.
Tale tesi negazionista sostiene che nelle regioni di cui sopra non siano stati residenti in alcuna epoca italiani, se non in numero irrisorio e solamente come "occupanti temporanei" prima al soldo di Venezia, poi di Napoleone, poi degli Asburgo (incredibilmente descritti come filoitaliani) infine di Mussolini.
Dunque anche l'esodo risulta agli storici croati non aver affatto avuto luogo.
Al limite segnalano l'espatrio di "croati" in fuga dal comunismo.
Il processo di croatizzazione di ogni memoria culturale italiana in Istria e Dalmazia continua tuttora e non fa che perpetrare il tentativo di etnocidio iniziato tanti anni fa; ed ora è impossibile trovare degli studiosi croati (ad eccezione ovviamente di quelli estratti dalla minoranza etnica italiana, come ad esempio Giacomo Scotti) che parlino anche solo di "tracce" di cultura italiana nell'Adriatico orientale, e vengono "croatizzati alla memoria" tutti gli intellettuali italiani dalmati o istriani, come ad esempio Nicolò Tommaseo, Pietro Bembo, Fausto Veranzio, Giovanni Francesco Fortunio, Francesco Patrizi (paradossalmente tra i padri della lingua italiana).
Scrivo questo intervento perchè non mi va che tanta cultura e tanta storia (che è la mia ed anche la vostra) venga cancellata per sempre.


; infatti ho fatto tutto un calderone di tutti i vari popoli latini balcanici, ognuno dei quali aveva in effetti la sua area di diffussione ed il suo particolare dialetto.
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