Spesso su questo forum si parla di guerre presenti e passate, a volte se ne ipotizzano di future.
Spesso si leggono dotte ed asettiche dissertazioni d'arte militare, si propongono interpretazioni di orrendi massacri più realiste del Re, si accusa di buonismo e ingenuità chi inorridisce difronte a certe espressioni della brutalità e della stupidità umana.
Ma noi, uomini e donne informati principalmente con immagini e parole circa le tragedie dell'umanità, sappiamo anche lontanamente cosa succede durante una guerra, cosa c'è dietro gli eserciti e le flotte, che danni una guerra provoca veramente?
Leggete un po' qui se vi va...
"Sono diciassette anni che l’America e la Gran Bretagna si sono imbarcate nella loro “Soluzione finale” del popolo iracheno.
Le quarantadue giornate di bombardamenti a tappeto, festeggiamento a cui si erano uniti altri trentadue paesi, contro una nazione che contava appena venticinque milioni di anime, dotata di un esercito di giovani coscritti, più o meno la metà della popolazione con meno di sedici anni di età, senza aviazione, non era che l’inizio di un assedio totale, sotto l’egida dell’ONU, di una ferocia medievale.
Avendo ridotto, come James Baker si era vantato di fare, l’Iraq all’ "età preindustriale”, questo paese si vide negare ogni normalità: né commercio, né aiuti, né telecomunicazioni, né energia, né trattamento delle acque, né riparazioni delle condotte di acqua potabile, né sementi, né cibo, né medicinali, né equipaggiamento medico…
Diciassette anni prima della data in cui scrivo, l’Iraq entrava nella seconda settimana di barbaro bombardamento a tappeto, quasi ventiquattro ore su ventiquattro, che, allora come oggi (lo ricordo, per paura che lo dimentichiamo di nuovo), ignorava scrupolosamente il protocollo aggiuntivo numero 1 della Convenzione di Ginevra del 1977:
“E’ vietato attaccare, distruggere, rimuovere o mettere fuori uso oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile quali gli alimenti, i raccolti, il bestiame, le installazioni per il trattamento dell’acqua potabile o per irrigazione, allo scopo di privarne la popolazione civile o la Parte avversa nel conflitto … qualunque sia il motivo.”
Il blitzkrieg contro l’Iraq mirava deliberatamente a tutto ciò che era “indispensabile alla sopravvivenza”.
Nell’arco di ventiquattro ore, il più era stato distrutto. L’elettricità fu tagliata in capo a due ore di bombardamento, portando alla morte i pazienti attaccati alle apparecchiature vitali, i neonati nelle incubatrici, le persone che necessitavano di una assistenza respiratoria sotto ossigeno.
I frigoriferi cominciarono a scongelarsi, tutti i medicinali bisognosi di essere refrigerati, così come le sacche per le trasfusioni di sangue o le soluzioni saline destinate ai feriti andarono distrutti. Gli alimenti cominciarono a deteriorarsi e, tra bombardamenti e chiusura delle banche (poco più tardi per paura di saccheggi), i pezzi di ricambio cominciarono a farsi rari fino a diventare del tutto introvabili.
A Najaf, settanta pazienti in dialisi, “amici di lunga data” come dichiarò l’infermiera responsabile del servizio, morirono a causa della mancanza di corrente elettrica. La rete delle condotte di acqua potabile fu deliberatamente distrutta e i pezzi di ricambio successivamente rifiutati da parte del miserabile comitato per le sanzioni dominato dagli Anglo-Americani – un comitato in cui nessuno dei responsabili aveva spina dorsale – e l’acqua del rubinetto è a tutt’oggi mortale.
Sembra che questo fosse fin dall’inizio il piano del comando centrale USA. La distruzione della rete idrica dell’Iraq è stata descritta dai professori Nagy e Stephanei Miller come segue: “Un olocausto al rallentatore”. Sono rari i testimoni che potrebbero caratterizzare meglio la situazione. (si veda: Come gli Stati Uniti hanno deliberatamente distrutto la rete idrica dell’Iraq [How the US deliberately destroyed Iraq's water], di Thomas J. Nagy).
La torre delle telecomunicazioni di Bagdad fu anch’essa una delle prime vittime. Era una struttura elegante, slanciata, al bordo del quartiere Mansur. Ora giace, rotta e contorta, come giacciono i corpi di coloro che ci lavoravano. L’Iraq fu così tagliato fuori dal mondo, l’estensione e l’atrocità dei bombardamenti rimanendo in gran parte ignorate, per un tempo considerevole. Gli Iracheni che vivevano per il mondo non avevano più un mezzo che permettesse di sapere loro se le famiglie, gli amici, le persone care, i fidanzati e le fidanzate, i parenti erano ancora vivi o già morti. Le stazioni radio e televisive, in tutto l’Iraq, erano state bombardate affinché nessun avviso potesse essere dato ai civili (i giornalisti, anche loro, normalmente sono coperti da specifiche misure di protezione, ma i decisionisti apparentemente, non solo sono degli illetterati, ma ignorano le leggi).
Gli ospedali, le farmacie, le scuole e i parchi giochi furono bombardati, l’educazione fu sradicata così totalmente che i depositi di materiale didattico che si trovavano in immobili separati dalle scuole (abitualmente in punti di distribuzione centralizzati a qualche chilometro dalle città
furono anch’essi bombardati.
L’agricoltura, in tutte le sue forme, fu deliberatamente presa come bersaglio.
Gli allevamenti di polli furono bombardati, le greggi di pecore e di capre furono mitragliate, circa la metà dei bufali furono uccisi e i prodotti delle campagne sparirono dalla circolazione. I silos, gli hangar agricoli, le fabbriche agro-alimentari furono ridotte in rovine. Un crimine di guerra di un’immensità stupefacente per il quale nessun responsabile, nessun pilota assassino, genocida e infanticida è mai stato trascinato davanti a un qualunque tribunale.
Le industrie farmaceutiche scomparvero, le industrie che producevano siringhe furono annientate.
E, secondo una politica particolarmente psicotica, i paesi che erano stati partners commerciali dell’Iraq e che avevano installato fabbriche e infrastrutture nel paese, bombardarono ciascuno di preferenza quelle che essi stessi avevano costruito! Gli Americani si buttarono a capofitto per bombardare le fabbriche della Pepsi e della Coca-Cola.
Il “valore” militare non aveva mai raggiunto, fino ad allora, un tale abisso di devianza, di offuscamento e di arretratezza mentale.
Avendo usato in abbondanza il napalm e i defolianti, la metà degli alberi dell’Iraq, comprese le immense palme secolari, morirono. Le palme superstiti non diedero alcun frutto per quasi cinque anni.
Nelle fattorie pacifiche, famigliari, in mezzo alle palme, le donne e le bestie abortivano e, spesso, morivano di parto.
I sopravvissuti descrivono tutti un “vapore” che usciva degli aerei, poi le conseguenze – orribili – che colpivano le persone che vivevano all’ombra dei palmeti o dei boschetti, dove nei momenti di riposo ci si recava per godere la freschezza, tutta relativa, ma apprezzabile nelle infernali estati irachene.
E poi, beninteso, la decimazione che veniva dall’alto: sono state lanciate quotidianamente più bombe di quelle sganciate in una giornata media durante la Seconda Guerra Mondiale, in totale l’Iraq è stato devastato da una potenza esplosiva cinque volte superiore a quella d’Hiroshima.
Le armi utilizzate contenevano uranio impoverito, che continua a contaminare l’Iraq e, al di là dell’Iraq, la regione, le persone, la fauna e la flora – e continuerà a farlo per quattro miliardi di anni e mezzo “… la protezione dell’ambiente naturale da danni estesi, prolungati e gravi” è un’altra prescrizione assoluta della Convenzione di Ginevra. Essa vieta assolutamente “…ogni danno all’ambiente naturale, di pregiudizio alla salute della popolazione e alla sua sopravvivenza”.
Le violazioni non possono essere peggiori del fatto di condannare inestimabili generazioni che ancora devono nascere alla morte e alla deformità. I principi di Norimberga sono superati dal modo con cui sono trattati tanto i civili che i soldati: “… assassinio o maltrattamenti … di prigionieri di guerra … e ancora lo sterminio … e altre azioni disumane verso la popolazione civile.”
Le “azioni disumane” commesse contro il popolo iracheno nel 1991 costituiscono crimini di guerra che si può solo sperare, dato che nessuno è stato trascinato davanti alla giustizia, perseguiteranno i loro responsabili fino alla morte.
Il massacro dell’autostrada di Bassora, perpetrato dopo il cessate il fuoco, contro civili in fuga e truppe in rotta che si ritiravano, fatti a pezzi o inceneriti dal “tiro al piccione” del generale Schwarkopf.
Ma tutta la guerra, beninteso, non è stata affatto differente. Saddam Hussein aveva proposto e, di fatto, aveva iniziato il ritiro dal Kuwait prima che iniziasse la carneficina ma, come sempre, per gli Stati Uniti era “troppo tardi” per una conciliazione. Gli autobus, i camion, le automobili in particolare furono presi di mira durante tutti i quarantadue giorni di massacro non-stop. Camion che trasportavano medicinali, carne, prodotti di prima necessità, furono bruciati con i loro conducenti. I soldati occidentali scattarono le loro fotografie dei “trofei di caccia”, orribili, con i resti miserevoli delle vittime calcinate e smembrate.".
Fonte: GlobalResearch.ca - Centre for Research on Globalization
comeDonChisciotte - Politica e Informazione - OPERAZIONE MACELLERIA NEL DESERTO
Spesso si leggono dotte ed asettiche dissertazioni d'arte militare, si propongono interpretazioni di orrendi massacri più realiste del Re, si accusa di buonismo e ingenuità chi inorridisce difronte a certe espressioni della brutalità e della stupidità umana.
Ma noi, uomini e donne informati principalmente con immagini e parole circa le tragedie dell'umanità, sappiamo anche lontanamente cosa succede durante una guerra, cosa c'è dietro gli eserciti e le flotte, che danni una guerra provoca veramente?
Leggete un po' qui se vi va...
"Sono diciassette anni che l’America e la Gran Bretagna si sono imbarcate nella loro “Soluzione finale” del popolo iracheno.
Le quarantadue giornate di bombardamenti a tappeto, festeggiamento a cui si erano uniti altri trentadue paesi, contro una nazione che contava appena venticinque milioni di anime, dotata di un esercito di giovani coscritti, più o meno la metà della popolazione con meno di sedici anni di età, senza aviazione, non era che l’inizio di un assedio totale, sotto l’egida dell’ONU, di una ferocia medievale.
Avendo ridotto, come James Baker si era vantato di fare, l’Iraq all’ "età preindustriale”, questo paese si vide negare ogni normalità: né commercio, né aiuti, né telecomunicazioni, né energia, né trattamento delle acque, né riparazioni delle condotte di acqua potabile, né sementi, né cibo, né medicinali, né equipaggiamento medico…
Diciassette anni prima della data in cui scrivo, l’Iraq entrava nella seconda settimana di barbaro bombardamento a tappeto, quasi ventiquattro ore su ventiquattro, che, allora come oggi (lo ricordo, per paura che lo dimentichiamo di nuovo), ignorava scrupolosamente il protocollo aggiuntivo numero 1 della Convenzione di Ginevra del 1977:
“E’ vietato attaccare, distruggere, rimuovere o mettere fuori uso oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile quali gli alimenti, i raccolti, il bestiame, le installazioni per il trattamento dell’acqua potabile o per irrigazione, allo scopo di privarne la popolazione civile o la Parte avversa nel conflitto … qualunque sia il motivo.”
Il blitzkrieg contro l’Iraq mirava deliberatamente a tutto ciò che era “indispensabile alla sopravvivenza”.
Nell’arco di ventiquattro ore, il più era stato distrutto. L’elettricità fu tagliata in capo a due ore di bombardamento, portando alla morte i pazienti attaccati alle apparecchiature vitali, i neonati nelle incubatrici, le persone che necessitavano di una assistenza respiratoria sotto ossigeno.
I frigoriferi cominciarono a scongelarsi, tutti i medicinali bisognosi di essere refrigerati, così come le sacche per le trasfusioni di sangue o le soluzioni saline destinate ai feriti andarono distrutti. Gli alimenti cominciarono a deteriorarsi e, tra bombardamenti e chiusura delle banche (poco più tardi per paura di saccheggi), i pezzi di ricambio cominciarono a farsi rari fino a diventare del tutto introvabili.
A Najaf, settanta pazienti in dialisi, “amici di lunga data” come dichiarò l’infermiera responsabile del servizio, morirono a causa della mancanza di corrente elettrica. La rete delle condotte di acqua potabile fu deliberatamente distrutta e i pezzi di ricambio successivamente rifiutati da parte del miserabile comitato per le sanzioni dominato dagli Anglo-Americani – un comitato in cui nessuno dei responsabili aveva spina dorsale – e l’acqua del rubinetto è a tutt’oggi mortale.
Sembra che questo fosse fin dall’inizio il piano del comando centrale USA. La distruzione della rete idrica dell’Iraq è stata descritta dai professori Nagy e Stephanei Miller come segue: “Un olocausto al rallentatore”. Sono rari i testimoni che potrebbero caratterizzare meglio la situazione. (si veda: Come gli Stati Uniti hanno deliberatamente distrutto la rete idrica dell’Iraq [How the US deliberately destroyed Iraq's water], di Thomas J. Nagy).
La torre delle telecomunicazioni di Bagdad fu anch’essa una delle prime vittime. Era una struttura elegante, slanciata, al bordo del quartiere Mansur. Ora giace, rotta e contorta, come giacciono i corpi di coloro che ci lavoravano. L’Iraq fu così tagliato fuori dal mondo, l’estensione e l’atrocità dei bombardamenti rimanendo in gran parte ignorate, per un tempo considerevole. Gli Iracheni che vivevano per il mondo non avevano più un mezzo che permettesse di sapere loro se le famiglie, gli amici, le persone care, i fidanzati e le fidanzate, i parenti erano ancora vivi o già morti. Le stazioni radio e televisive, in tutto l’Iraq, erano state bombardate affinché nessun avviso potesse essere dato ai civili (i giornalisti, anche loro, normalmente sono coperti da specifiche misure di protezione, ma i decisionisti apparentemente, non solo sono degli illetterati, ma ignorano le leggi).
Gli ospedali, le farmacie, le scuole e i parchi giochi furono bombardati, l’educazione fu sradicata così totalmente che i depositi di materiale didattico che si trovavano in immobili separati dalle scuole (abitualmente in punti di distribuzione centralizzati a qualche chilometro dalle città
furono anch’essi bombardati. L’agricoltura, in tutte le sue forme, fu deliberatamente presa come bersaglio.
Gli allevamenti di polli furono bombardati, le greggi di pecore e di capre furono mitragliate, circa la metà dei bufali furono uccisi e i prodotti delle campagne sparirono dalla circolazione. I silos, gli hangar agricoli, le fabbriche agro-alimentari furono ridotte in rovine. Un crimine di guerra di un’immensità stupefacente per il quale nessun responsabile, nessun pilota assassino, genocida e infanticida è mai stato trascinato davanti a un qualunque tribunale.
Le industrie farmaceutiche scomparvero, le industrie che producevano siringhe furono annientate.
E, secondo una politica particolarmente psicotica, i paesi che erano stati partners commerciali dell’Iraq e che avevano installato fabbriche e infrastrutture nel paese, bombardarono ciascuno di preferenza quelle che essi stessi avevano costruito! Gli Americani si buttarono a capofitto per bombardare le fabbriche della Pepsi e della Coca-Cola.
Il “valore” militare non aveva mai raggiunto, fino ad allora, un tale abisso di devianza, di offuscamento e di arretratezza mentale.
Avendo usato in abbondanza il napalm e i defolianti, la metà degli alberi dell’Iraq, comprese le immense palme secolari, morirono. Le palme superstiti non diedero alcun frutto per quasi cinque anni.
Nelle fattorie pacifiche, famigliari, in mezzo alle palme, le donne e le bestie abortivano e, spesso, morivano di parto.
I sopravvissuti descrivono tutti un “vapore” che usciva degli aerei, poi le conseguenze – orribili – che colpivano le persone che vivevano all’ombra dei palmeti o dei boschetti, dove nei momenti di riposo ci si recava per godere la freschezza, tutta relativa, ma apprezzabile nelle infernali estati irachene.
E poi, beninteso, la decimazione che veniva dall’alto: sono state lanciate quotidianamente più bombe di quelle sganciate in una giornata media durante la Seconda Guerra Mondiale, in totale l’Iraq è stato devastato da una potenza esplosiva cinque volte superiore a quella d’Hiroshima.
Le armi utilizzate contenevano uranio impoverito, che continua a contaminare l’Iraq e, al di là dell’Iraq, la regione, le persone, la fauna e la flora – e continuerà a farlo per quattro miliardi di anni e mezzo “… la protezione dell’ambiente naturale da danni estesi, prolungati e gravi” è un’altra prescrizione assoluta della Convenzione di Ginevra. Essa vieta assolutamente “…ogni danno all’ambiente naturale, di pregiudizio alla salute della popolazione e alla sua sopravvivenza”.
Le violazioni non possono essere peggiori del fatto di condannare inestimabili generazioni che ancora devono nascere alla morte e alla deformità. I principi di Norimberga sono superati dal modo con cui sono trattati tanto i civili che i soldati: “… assassinio o maltrattamenti … di prigionieri di guerra … e ancora lo sterminio … e altre azioni disumane verso la popolazione civile.”
Le “azioni disumane” commesse contro il popolo iracheno nel 1991 costituiscono crimini di guerra che si può solo sperare, dato che nessuno è stato trascinato davanti alla giustizia, perseguiteranno i loro responsabili fino alla morte.
Il massacro dell’autostrada di Bassora, perpetrato dopo il cessate il fuoco, contro civili in fuga e truppe in rotta che si ritiravano, fatti a pezzi o inceneriti dal “tiro al piccione” del generale Schwarkopf.
Ma tutta la guerra, beninteso, non è stata affatto differente. Saddam Hussein aveva proposto e, di fatto, aveva iniziato il ritiro dal Kuwait prima che iniziasse la carneficina ma, come sempre, per gli Stati Uniti era “troppo tardi” per una conciliazione. Gli autobus, i camion, le automobili in particolare furono presi di mira durante tutti i quarantadue giorni di massacro non-stop. Camion che trasportavano medicinali, carne, prodotti di prima necessità, furono bruciati con i loro conducenti. I soldati occidentali scattarono le loro fotografie dei “trofei di caccia”, orribili, con i resti miserevoli delle vittime calcinate e smembrate.".
Fonte: GlobalResearch.ca - Centre for Research on Globalization
comeDonChisciotte - Politica e Informazione - OPERAZIONE MACELLERIA NEL DESERTO


Comment