Relazione per la conferenza dell'8 aprile 2008
A futura memoria. Quando tutto questo finirà verrò personalmente a prendere a schiaffi chi non ha voluto sapere.
Per evitare di ripetermi, faccio una premessa: ciò che dirò in seguito, a parte poche eccezioni, fa diretto riferimento alla Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2, redatta dall’Onorevole Tina Anselmi, Dc.
La p2, o propaganda due, era una loggia massonica che riuniva al suo interno circa mille personalità della realtà politica, militare, economica e mediatica italiana.
Fu istituita nel 1877 e rimase attiva fino all’abolizione delle libertà di associazione durante il fascismo. Rinacque dopo la Liberazione sotto l’influenza della massoneria americana, per opera di Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA.
Verso il finire degli anni 60 gli subentrò Licio Gelli, il quale seguì una “carriera” massonica anomala in quanto rapida: sarà Maestro Venerabile, ovvero il titolo più alto per la massoneria, già nel ’71. Egli aveva partecipato con altri al golpe Borghese, viene ritenuta responsabile della strage dell’Italicus “in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”. Per rendere idea di che soggetto fosse, ricordiamo semplicemente che è stato condannato in via definitiva per:
• procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
• calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;
• tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna;
• bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).
Ci vorrebbero infatti ore per dibattere fruttuosamente sulle responsabilità del personaggio in questione e della detta loggia, ma in questa sede mi limiterò a riferire precise frasi estratte dalla Relazione della Commissione Parlamentare

Veniamo al punto: la p2 aveva preparato il cosiddetto “Piano di rinascita democratica”, che annovera una serie di riforme e di modifiche costituzionali da attuare grazie anche al controllo dei media.

Eccovi un estratto del Piano di rinascita democratica

La scalata iniziò dall’acquisizione del “Corriere della Sera” e procedette molti altri tra cui anche “la Gazzetta dello Sport”,
fino alla creazione del quotidiano massonico per eccellenza: “L’Occhio”, direttore Costanzo.
Come ci riuscirono? Vi risparmio i macchinosi dettagli finanziari, vi basti sapere che Angelo Rizzoli si iscrisse alla P2 durante una crisi finanziaria, e grazie ai movimenti di piduisti e dell’Istituto delle Opere di Religione, la “Rizzoli Corriere della Sera” venne salvata, e si trovò completamente assoggettata alla p2.
Contemporaneamente un altro loro iscritto, Silvio Berlusconi, era entrato nella proprietà de “Il Giornale” ed aveva acquistato telemilano58 (dal 1980 Canale 5).
In questo modo la P2
• poteva condizionare ai propri voleri la condotta dei politici, ai quali l’adesione all’area piduista era ripagata con articoli e interviste compiacenti che garantivano visibilità presso l’opinione pubblica.
• poteva inserire nell’organico del quotidiano personaggi affiliati alla loggia, come Maurizio Costanzo, Silvio Berlusconi, Fabrizio Trecca, con l’ovvio intento di pubblicare articoli graditi alle alte sfere della P2.
• poteva infine censurare giornalisti, come capitò a Enzo Biagi, che sarebbe dovuto partire come corrispondente per l’Argentina, governata da una giunta militare golpista.
Com’era stata possibile questa scalata all’editoria italiana? Vediamo l’articolo 21 della costituzione

dovete sapere che sulla frase “la legge può stabilire controlli sui mezzi di finanziamento” ci fu un aspro dibattito tra socialisti, che volevano la formula “la legge stabilisce controlli”. Chi fu il democristiano a insistere ed ottenere la prima formula? Giulio Andreotti. (cit: Storia del giornalismo italiano – Murialdi) considerato da molti storici (gli unici che abbiamo osato ipotizzare in merito) il vero capo della p2
Erano così messe in pratica le basi per il raggiungimento degli scopi previsti dal Piano.
Nel 1981, con l’irruzione nella residenza di Gelli a Castiglion Fibocchi la loggia venne scoperchiata. La lista, considerata parziale, anche secondo lo stesso Gelli, conteneva 932 nominativi tra cui numerosissime cariche dello stato: 44 parlamentari, 2 ministri del governo, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell'esercito italiano, 4 dell'aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, e soprattutto i direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, ed anche diversi giornalisti ed imprenditori.
Ora, mentre la “Rizzoli Corriere della Sera” passa ad una amministrazione controllata, la quota azionaria de “Il Giornale” e la proprietà di “Canale 5” non vengono messe in discussione, benchè il suo proprietario fosse iscritto alla p2, e come riporta la Relazione di maggioranza...

Per queste ragioni probabilmente avrete sentito parlare della p2 come la responsabile di un progetto di “golpe morbido”: l’assoggettamento di politica, media, forze dell’ordine, servizi segreti allo scopo di controllare l’opinione pubblica e quindi direzionare gli eventi democratici a piacimento.
Bene, con la scoperta della loggia ci si sarebbe aspettati un discreto sconvolgimento delle strutture inquinate dalla loggia. Purtroppo però ci troviamo di fronte ad una dinamica perversa: la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2 concluderà i propri lavori nel luglio del 1984, ma come ci riporta Sergio Flamigni, commissario della Commissione, nel frattempo verranno promosse delle inchieste amministrative ministeriali, che daranno luogo a dei nulla di fatto. I vari commissari riconosceranno infatti l’estraneità alla loggia dei soggetti accusati. Naturalmente queste conclusioni verranno poi smentite dalla Commissione Parlamentare, ma nessuno riaprirà quelle commissioni interne, lasciando sostanzialmente i piduisti al loro posto, in particolare in parlamento.
L’unico organismo statale che espellerà i piduisti fu la Magistratura.
Tenendo in considerazione questi eventi, vediamo lo sviluppo degli eventi nel mondo dei media: negli anni ’80 si afferma il network Fininvest, che tra il 1982 e 1983 acquisirà Rete4 e Italia1, pur con una legalità incerta:
Una sentenza della Corte Costituzionale aveva dato il via libera alle trasmissioni locali, pur lasciando il monopolio Rai. Il network Fininvest aggirò il problema trasmettendo da ogni regione lo stesso palinsesto. Nacquero dispute sulla legittimità, che culminarono in ben tre decreti-legge: il primo rigettato dal parlamento, il secondo accettato grazie alla spartizione partitica della Rai, il terzo di rinnovo. Poi una sentenza della magistratura romana diede ragione alla Finivest, e dal 1985 al 1990 ci si dimenticò del problema. Fu la Corte Costituzionale e risvegliare il governo e intimarlo di regolamentare la situazone, fu così che venne varata la Mammì, che si limitò a legittimare lo status quo.
La Corte intervenne nel 1994 con una sentenza che bocciava la Mammì in quanto il tetto del 25% di concessioni a singolo soggetto sarebbe contrario al pluralismo previsto dall’articolo 21 della Costituzione.
La Maccanico nel ’97 stabilì che Rete4 doveva essere trasferita su cavo o satellite, ma diede una deroga senza limite, quindi nel 2002 la Corte Costituzionale rispose con una nuova sentenza che fissava la scadenza alla fine del 2003, naturalmente non rispettata.
Arriviamo infine alla Gasparri: crea il “Sistema integrato delle Comunicazioni”, che comprende tutti i media, cinema e internet compresi. Fissa poi un tetto del 20%, ma non alle risorse televisive
La Maccanico prevedeva il 30%, cioè 4 miliardi sui 12 stimati di risorse (televisive). La Gasparri lo porta al 20%, ma risultano essere 5,8 miliardi sui 26 stimati. Una nuova legge polaroid, che salva Rete4. Per questa ragione la Corte Europea ci ha condannati a pagare 300.000€ al giorno.
Non c’è qualcosa che non va?
Inoltre ci sarebbero da citare le numerosissime corrispondenze tra il Piano di Rinascita Democratica e i programmi di Forza Italia. Dalla divisione delle carriere dei Magistrati all’abolizione delle provincie, dall’abolizione della validità dei titoli di studio alla bicamerale.
Non pensate ci sia una curiosa concentrazione di media non diversamente da quello che accadde 30 anni fa? E queste coincidenze?
Chiamo Licio Gelli a rispondere, ecco un articolo de “la Repubblica” di pochi anni fa.

Qualcuno di voi potrebbe chiedermi “Ma se la situazione è così grave, perchè, ad esempio, i giornalisti a lui opposti non denunciano la situazione, non gridano allo scandalo?” Innanzitutto vi ricorderete di quello che dicevano Biagi e Montanelli su Berlusconi, ma quella era un’altra classe di giornalismo rispetto a quella odierna. Ed è proprio questo il punto: le loro esperienze li hanno tenuti più distanti dal “conformismo”.
La mia riflessione in merito prende in prestito qualche concetto dalla psicologia, e mi porterà a esprimere le mie perplessità sulla formazione dei giovani giornalisti.
Facciamo un esempio pratico, storico: siamo agli inizi del XIX Secolo, nella Repubblica Cisalpina voluta da Napoleone:

Quando un giornalista si inserisce in un contesto redazionale, subisce dei meccanismi sociali: cerca l’accettazione, ma soprattutto può subire l’influenza di persone più autorevoli, di fronte alle quali tenderemo a fidarci completamente o a non dargli nessuna fiducia. Perché? Per via dell’euristica, ovvero il ragionamento probabilistico: per non valutare di volta in volta ciò che apprendiamo, estremizziamo il giudizio sulla fonte. Far lavorare i giovani prevalentemente come “cronisti” infatti non incentiva lo sviluppo delle capacità critiche, quindi tenderanno ad appiattire le proprie posizioni su quelle dei loro superiori.
A ciò si può aggiungere, nelle redazioni di partito, un meccanismo di gruppo, detta “cultura di gruppo”: si ricercano conferme sul proprio pdv all’interno del gruppo, e trovando conferme il soggetto radicalizza, estremizza, la propria posizione.
Questo non significa che i giornalisti “vengano fuori con lo stampino”, ma secondo me per via di questi dinamiche, all’interno di questi ambienti si formino “cronisti” che diventeranno giornalisti dopo anni passati in contesti che li spingeranno a conformare le proprie posizioni e idee a quelle del contesto. Sostanzialmente ambienti che “inibiscono” le potenzialità critiche dei nuovi giornalisti.
Questo avviene adesso in contesti “stabili e controllati”, come quelli della seconda repubblica italiana. Le redazioni dei quotidiani ricordano come nei primi anni ’90 le tirature fossero andate alle stelle. Perchè? Perchè facevano informazione contro il governo.
Adesso, anche per le ragioni esposte nella prima parte, è tutto maggiormente sotto controllo.
Potremmo fare innumerevoli esempi di come l’informazione sia scadente:
- i casi Cirio e Parmalat, annunciati con largo anticipo da Grillo, ma ignorati dai maggiori mezzi di informazione, e tante grazie da parte dei risparmiatori.
- il Presidente onorario della R.I. Francesco Cossiga ha proposto un disegno di legge che qualifichi come “combattenti” i membri di Gladio, ma al di là delle innumerevoli piste che collegano Gladio alla strategia della tensione, Gianfranco Bertoli, presunto anarchico responsabile della Strage della Questura di Milano, risultò sugli elenchi di Gladio.
Ed ecco la gravità della situazione dell’informazione.
Il fatto che non si faccia informazione su questo, non si renda noto alla gente che cos’era la p2, che si tengano in sordina le notizie che parlano di politici condannati per mafia, che la prescrizione o l’amnistia lavino via qualsiasi tipo di responsabilità per l’imputato o che quando qualcuno prova a informare gli italiani subisce una causa milionaria, e quando la vince nessuno ci informa, e mi riferisco a Luttazzi.
Il mio scopo qui non è quello di dare risposte certe, ma di suscitare dubbi su temi importanti sui quali non c’è dibattito: che significato hanno le corrispondenze tra p2 e Forza Italia? Chi ci garantisce che l’informazione odierna sia corretta, e non corrotta come accadde negli anni ’80? Ci sono dei poteri occulti, che cosa sono la P1 e la Loggia di Montecarlo di cui la Commissione aveva “poche ma inequivocabili prove documentali”? Chi è che decide cosa nel nostro paese?
Stampatelo, leggetelo, passatelo.
Per una più completa descrizione delle vicende p2-media (meccanismi finanziari etc) scaricate il file http://www.discutere.it/p2.zip che preparai a mio tempo per una lezione all'università.
A futura memoria. Quando tutto questo finirà verrò personalmente a prendere a schiaffi chi non ha voluto sapere.
Per evitare di ripetermi, faccio una premessa: ciò che dirò in seguito, a parte poche eccezioni, fa diretto riferimento alla Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2, redatta dall’Onorevole Tina Anselmi, Dc.
La p2, o propaganda due, era una loggia massonica che riuniva al suo interno circa mille personalità della realtà politica, militare, economica e mediatica italiana.
Fu istituita nel 1877 e rimase attiva fino all’abolizione delle libertà di associazione durante il fascismo. Rinacque dopo la Liberazione sotto l’influenza della massoneria americana, per opera di Frank Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’OSS, in seguito agente CIA.
Verso il finire degli anni 60 gli subentrò Licio Gelli, il quale seguì una “carriera” massonica anomala in quanto rapida: sarà Maestro Venerabile, ovvero il titolo più alto per la massoneria, già nel ’71. Egli aveva partecipato con altri al golpe Borghese, viene ritenuta responsabile della strage dell’Italicus “in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”. Per rendere idea di che soggetto fosse, ricordiamo semplicemente che è stato condannato in via definitiva per:
• procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;
• calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;
• tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna;
• bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).
Ci vorrebbero infatti ore per dibattere fruttuosamente sulle responsabilità del personaggio in questione e della detta loggia, ma in questa sede mi limiterò a riferire precise frasi estratte dalla Relazione della Commissione Parlamentare
Veniamo al punto: la p2 aveva preparato il cosiddetto “Piano di rinascita democratica”, che annovera una serie di riforme e di modifiche costituzionali da attuare grazie anche al controllo dei media.
Eccovi un estratto del Piano di rinascita democratica
La scalata iniziò dall’acquisizione del “Corriere della Sera” e procedette molti altri tra cui anche “la Gazzetta dello Sport”,
fino alla creazione del quotidiano massonico per eccellenza: “L’Occhio”, direttore Costanzo.
Come ci riuscirono? Vi risparmio i macchinosi dettagli finanziari, vi basti sapere che Angelo Rizzoli si iscrisse alla P2 durante una crisi finanziaria, e grazie ai movimenti di piduisti e dell’Istituto delle Opere di Religione, la “Rizzoli Corriere della Sera” venne salvata, e si trovò completamente assoggettata alla p2.
Contemporaneamente un altro loro iscritto, Silvio Berlusconi, era entrato nella proprietà de “Il Giornale” ed aveva acquistato telemilano58 (dal 1980 Canale 5).
In questo modo la P2
• poteva condizionare ai propri voleri la condotta dei politici, ai quali l’adesione all’area piduista era ripagata con articoli e interviste compiacenti che garantivano visibilità presso l’opinione pubblica.
• poteva inserire nell’organico del quotidiano personaggi affiliati alla loggia, come Maurizio Costanzo, Silvio Berlusconi, Fabrizio Trecca, con l’ovvio intento di pubblicare articoli graditi alle alte sfere della P2.
• poteva infine censurare giornalisti, come capitò a Enzo Biagi, che sarebbe dovuto partire come corrispondente per l’Argentina, governata da una giunta militare golpista.
Com’era stata possibile questa scalata all’editoria italiana? Vediamo l’articolo 21 della costituzione
dovete sapere che sulla frase “la legge può stabilire controlli sui mezzi di finanziamento” ci fu un aspro dibattito tra socialisti, che volevano la formula “la legge stabilisce controlli”. Chi fu il democristiano a insistere ed ottenere la prima formula? Giulio Andreotti. (cit: Storia del giornalismo italiano – Murialdi) considerato da molti storici (gli unici che abbiamo osato ipotizzare in merito) il vero capo della p2
Erano così messe in pratica le basi per il raggiungimento degli scopi previsti dal Piano.
Nel 1981, con l’irruzione nella residenza di Gelli a Castiglion Fibocchi la loggia venne scoperchiata. La lista, considerata parziale, anche secondo lo stesso Gelli, conteneva 932 nominativi tra cui numerosissime cariche dello stato: 44 parlamentari, 2 ministri del governo, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell'esercito italiano, 4 dell'aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, e soprattutto i direttori e molti funzionari dei vari servizi segreti, ed anche diversi giornalisti ed imprenditori.
Ora, mentre la “Rizzoli Corriere della Sera” passa ad una amministrazione controllata, la quota azionaria de “Il Giornale” e la proprietà di “Canale 5” non vengono messe in discussione, benchè il suo proprietario fosse iscritto alla p2, e come riporta la Relazione di maggioranza...
Per queste ragioni probabilmente avrete sentito parlare della p2 come la responsabile di un progetto di “golpe morbido”: l’assoggettamento di politica, media, forze dell’ordine, servizi segreti allo scopo di controllare l’opinione pubblica e quindi direzionare gli eventi democratici a piacimento.
Bene, con la scoperta della loggia ci si sarebbe aspettati un discreto sconvolgimento delle strutture inquinate dalla loggia. Purtroppo però ci troviamo di fronte ad una dinamica perversa: la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2 concluderà i propri lavori nel luglio del 1984, ma come ci riporta Sergio Flamigni, commissario della Commissione, nel frattempo verranno promosse delle inchieste amministrative ministeriali, che daranno luogo a dei nulla di fatto. I vari commissari riconosceranno infatti l’estraneità alla loggia dei soggetti accusati. Naturalmente queste conclusioni verranno poi smentite dalla Commissione Parlamentare, ma nessuno riaprirà quelle commissioni interne, lasciando sostanzialmente i piduisti al loro posto, in particolare in parlamento.
L’unico organismo statale che espellerà i piduisti fu la Magistratura.
Tenendo in considerazione questi eventi, vediamo lo sviluppo degli eventi nel mondo dei media: negli anni ’80 si afferma il network Fininvest, che tra il 1982 e 1983 acquisirà Rete4 e Italia1, pur con una legalità incerta:
Una sentenza della Corte Costituzionale aveva dato il via libera alle trasmissioni locali, pur lasciando il monopolio Rai. Il network Fininvest aggirò il problema trasmettendo da ogni regione lo stesso palinsesto. Nacquero dispute sulla legittimità, che culminarono in ben tre decreti-legge: il primo rigettato dal parlamento, il secondo accettato grazie alla spartizione partitica della Rai, il terzo di rinnovo. Poi una sentenza della magistratura romana diede ragione alla Finivest, e dal 1985 al 1990 ci si dimenticò del problema. Fu la Corte Costituzionale e risvegliare il governo e intimarlo di regolamentare la situazone, fu così che venne varata la Mammì, che si limitò a legittimare lo status quo.
La Corte intervenne nel 1994 con una sentenza che bocciava la Mammì in quanto il tetto del 25% di concessioni a singolo soggetto sarebbe contrario al pluralismo previsto dall’articolo 21 della Costituzione.
La Maccanico nel ’97 stabilì che Rete4 doveva essere trasferita su cavo o satellite, ma diede una deroga senza limite, quindi nel 2002 la Corte Costituzionale rispose con una nuova sentenza che fissava la scadenza alla fine del 2003, naturalmente non rispettata.
Arriviamo infine alla Gasparri: crea il “Sistema integrato delle Comunicazioni”, che comprende tutti i media, cinema e internet compresi. Fissa poi un tetto del 20%, ma non alle risorse televisive
La Maccanico prevedeva il 30%, cioè 4 miliardi sui 12 stimati di risorse (televisive). La Gasparri lo porta al 20%, ma risultano essere 5,8 miliardi sui 26 stimati. Una nuova legge polaroid, che salva Rete4. Per questa ragione la Corte Europea ci ha condannati a pagare 300.000€ al giorno.
Non c’è qualcosa che non va?
Inoltre ci sarebbero da citare le numerosissime corrispondenze tra il Piano di Rinascita Democratica e i programmi di Forza Italia. Dalla divisione delle carriere dei Magistrati all’abolizione delle provincie, dall’abolizione della validità dei titoli di studio alla bicamerale.
Non pensate ci sia una curiosa concentrazione di media non diversamente da quello che accadde 30 anni fa? E queste coincidenze?
Chiamo Licio Gelli a rispondere, ecco un articolo de “la Repubblica” di pochi anni fa.
Qualcuno di voi potrebbe chiedermi “Ma se la situazione è così grave, perchè, ad esempio, i giornalisti a lui opposti non denunciano la situazione, non gridano allo scandalo?” Innanzitutto vi ricorderete di quello che dicevano Biagi e Montanelli su Berlusconi, ma quella era un’altra classe di giornalismo rispetto a quella odierna. Ed è proprio questo il punto: le loro esperienze li hanno tenuti più distanti dal “conformismo”.
La mia riflessione in merito prende in prestito qualche concetto dalla psicologia, e mi porterà a esprimere le mie perplessità sulla formazione dei giovani giornalisti.
Facciamo un esempio pratico, storico: siamo agli inizi del XIX Secolo, nella Repubblica Cisalpina voluta da Napoleone:
Quando un giornalista si inserisce in un contesto redazionale, subisce dei meccanismi sociali: cerca l’accettazione, ma soprattutto può subire l’influenza di persone più autorevoli, di fronte alle quali tenderemo a fidarci completamente o a non dargli nessuna fiducia. Perché? Per via dell’euristica, ovvero il ragionamento probabilistico: per non valutare di volta in volta ciò che apprendiamo, estremizziamo il giudizio sulla fonte. Far lavorare i giovani prevalentemente come “cronisti” infatti non incentiva lo sviluppo delle capacità critiche, quindi tenderanno ad appiattire le proprie posizioni su quelle dei loro superiori.
A ciò si può aggiungere, nelle redazioni di partito, un meccanismo di gruppo, detta “cultura di gruppo”: si ricercano conferme sul proprio pdv all’interno del gruppo, e trovando conferme il soggetto radicalizza, estremizza, la propria posizione.
Questo non significa che i giornalisti “vengano fuori con lo stampino”, ma secondo me per via di questi dinamiche, all’interno di questi ambienti si formino “cronisti” che diventeranno giornalisti dopo anni passati in contesti che li spingeranno a conformare le proprie posizioni e idee a quelle del contesto. Sostanzialmente ambienti che “inibiscono” le potenzialità critiche dei nuovi giornalisti.
Questo avviene adesso in contesti “stabili e controllati”, come quelli della seconda repubblica italiana. Le redazioni dei quotidiani ricordano come nei primi anni ’90 le tirature fossero andate alle stelle. Perchè? Perchè facevano informazione contro il governo.
Adesso, anche per le ragioni esposte nella prima parte, è tutto maggiormente sotto controllo.
Potremmo fare innumerevoli esempi di come l’informazione sia scadente:
- i casi Cirio e Parmalat, annunciati con largo anticipo da Grillo, ma ignorati dai maggiori mezzi di informazione, e tante grazie da parte dei risparmiatori.
- il Presidente onorario della R.I. Francesco Cossiga ha proposto un disegno di legge che qualifichi come “combattenti” i membri di Gladio, ma al di là delle innumerevoli piste che collegano Gladio alla strategia della tensione, Gianfranco Bertoli, presunto anarchico responsabile della Strage della Questura di Milano, risultò sugli elenchi di Gladio.
Ed ecco la gravità della situazione dell’informazione.
Il fatto che non si faccia informazione su questo, non si renda noto alla gente che cos’era la p2, che si tengano in sordina le notizie che parlano di politici condannati per mafia, che la prescrizione o l’amnistia lavino via qualsiasi tipo di responsabilità per l’imputato o che quando qualcuno prova a informare gli italiani subisce una causa milionaria, e quando la vince nessuno ci informa, e mi riferisco a Luttazzi.
Il mio scopo qui non è quello di dare risposte certe, ma di suscitare dubbi su temi importanti sui quali non c’è dibattito: che significato hanno le corrispondenze tra p2 e Forza Italia? Chi ci garantisce che l’informazione odierna sia corretta, e non corrotta come accadde negli anni ’80? Ci sono dei poteri occulti, che cosa sono la P1 e la Loggia di Montecarlo di cui la Commissione aveva “poche ma inequivocabili prove documentali”? Chi è che decide cosa nel nostro paese?
Stampatelo, leggetelo, passatelo.
Per una più completa descrizione delle vicende p2-media (meccanismi finanziari etc) scaricate il file http://www.discutere.it/p2.zip che preparai a mio tempo per una lezione all'università.

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